Partito Democratico compatto a favore, con l'eccezione di Morgano e Zoffoli, contrari i rappresentanti di NCD e Forza Italia (Barbara Matera astenuta), ma con diversi deputati che non hanno votato perché richiamati a Roma da Berlusconi.
IL VOTO DEGLI EUROPARLAMENTARI ITALIANI
SUL RAPPORTO PANZERI - 12 MARZO 2015
Isabella ADINOLFI SI
Movimento 5 Stelle
Marco AFFRONTE SI
Movimento 5 Stelle
Laura AGEA SI
Movimento 5 Stelle
Daniela AIUTO NON HA VOTATO
Movimento 5 Stelle
Tiziana BEGHIN SI
Movimento 5 Stelle
Brando BENIFEI SI
Partito Democratico
Goffredo Maria BETTINI SI
Partito Democratico
Mara BIZZOTTO NO
Lega Nord
Simona BONAFÈ SI
Partito Democratico
Mario BORGHEZIO NO
Lega Nord
David BORRELLI SI
Movimento 5 Stelle
Mercedes BRESSO SI
Partito Democratico
Renata BRIANO SI
Partito Democratico
Gianluca BUONANNO NO
Lega Nord
Nicola CAPUTO SI
Partito Democratico
Fabio Massimo CASTALDO SI
Movimento 5 Stelle
Lorenzo CESA NON HA VOTATO
Nuovo Centrodestra - Unione di Centro
Caterina CHINNICI SI
Partito Democratico
Salvatore CICU NO
Forza Italia
Alberto CIRIO NO
Forza Italia
Sergio Gaetano COFFERATI SI
Lara COMI NON HA VOTATO
Forza Italia
Ignazio CORRAO SI
Movimento 5 Stelle
Silvia COSTA SI
Partito Democratico
Andrea COZZOLINO SI
Partito Democratico
Rosa D'AMATO SI
Movimento 5 Stelle
Nicola DANTI SI
Partito Democratico
Paolo DE CASTRO SI
Partito Democratico
Isabella DE MONTE SI
Partito Democratico
Herbert DORFMANN ASTENUTO
Südtiroler Volkspartei (Partito popolare sudtirolese)
Eleonora EVI SI
Movimento 5 Stelle
Laura FERRARA SI
Movimento 5 Stelle
Raffaele FITTO NO
Forza Italia
Lorenzo FONTANA NO
Lega Nord
Eleonora FORENZA ASTENUTA
Lista Tsipras-L'Altra Europa
Elisabetta GARDINI NON HA VOTATO
Forza Italia
Enrico GASBARRA SI
Partito Democratico
Elena GENTILE SI
Partito Democratico
Michela GIUFFRIDA SI
Partito Democratico
Roberto GUALTIERI SI
Partito Democratico
Kashetu KYENGE SI
Partito Democratico
Giovanni LA VIA NO
Nuovo Centrodestra - Unione di Centro
Curzio MALTESE ASTENUTO
Lista Tsipras-L'Altra Europa
Fulvio MARTUSCIELLO NO
Forza Italia
Barbara MATERA ASTENUTA
Forza Italia
Giulia MOI SI
Movimento 5 Stelle
Luigi MORGANO NO
Partito Democratico
Alessia Maria MOSCA SI
Partito Democratico
Alessandra MUSSOLINI NO
Forza Italia
Pier Antonio PANZERI SI
Partito Democratico
Massimo PAOLUCCI SI
Partito Democratico
Aldo PATRICIELLO NON HA VOTATO
Forza Italia
Piernicola PEDICINI SI
Movimento 5 Stelle
Pina PICIERNO SI
Partito Democratico
Gianni PITTELLA SI
Partito Democratico
Salvatore Domenico POGLIESE NO
Forza Italia
Massimiliano SALINI NO
Nuovo Centrodestra - Unione di Centro
Matteo SALVINI NO
Lega Nord
David-Maria SASSOLI SI
Partito Democratico
Elly SCHLEIN SI
Partito Democratico
Remo SERNAGIOTTO NO
Forza Italia
Renato SORU NON HA VOTATO
Partito Democratico
Barbara SPINELLI ASTENUTA
Lista Tsipras-L'Altra Europa
Antonio TAJANI NON HA VOTATO
Forza Italia
Dario TAMBURRANO SI
Movimento 5 Stelle
Patrizia TOIA SI
Partito Democratico
Giovanni TOTI NON HA VOTATO
Forza Italia
Marco VALLI SI
Movimento 5 Stelle
Daniele VIOTTI SI
Partito Democratico
Marco ZANNI SI
Movimento 5 Stelle
Flavio ZANONATO SI
Partito Democratico
Damiano ZOFFOLI NO
Partito Democratico
Marco ZULLO SI
Movimento 5 Stelle
*
L'Europarlamento dice sì all'aborto e lancia la volata in Italia per le nozze gay
Negli anni ’90, dissolta la Democrazia Cristiana e con essa il terminale politico dei cattolici italiani, i vescovi optarono per una scelta minimalista: militate pure nel partito che volete, dissero ai politici cattolici, l’importante è che troviate l’unità quando si tratti di votare sui valori fondamentali (vita, famiglia, libertà di educazione, tanto per citare i principali). La prima parte è stata ampiamente realizzata, l’unità sulle questioni fondamentali resta una chimera.
E il voto di ieri al Parlamento Europeo, dove è stato approvato il Rapporto Panzeri sui diritti umani che invoca il diritto all’aborto e spinge i Paesi membri ad introdurre le nozze gay, ne è un illuminante e clamoroso esempio. Ancora più del voto di martedì scorso, quando ad essere approvato è stato il Rapporto Tarabella sull’uguaglianza di genere. Come abbiamo già scritto (clicca qui) i cattolici del PD – con l’esclusione di Morgano e Zoffoli – avevano allora votato a favore prendendo a pretesto la sussidiarietà che comunque il Rapporto Tarabella prevedeva (ovvero il principio per cui ogni Stato decide per sé).
Ieri non c’era neanche quella foglia di fico, e il Rapporto Panzeri è passato con 390 voti a favore, 151 contrari e 97 astensioni. Ancora una volta tra quei 390 voti a favore troviamo anche quelli dei deputati Silvia Costa, Enrico Gasbarra, David Sassoli, Patrizia Toia, che vengono considerati i cattolici del PD insieme a Luigi Morgano e Damiano Zoffoli che invece ancora una volta hanno disobbedito alle indicazioni del Partito e votato contro.
E il voto di ieri al Parlamento Europeo, dove è stato approvato il Rapporto Panzeri sui diritti umani che invoca il diritto all’aborto e spinge i Paesi membri ad introdurre le nozze gay, ne è un illuminante e clamoroso esempio. Ancora più del voto di martedì scorso, quando ad essere approvato è stato il Rapporto Tarabella sull’uguaglianza di genere. Come abbiamo già scritto (clicca qui) i cattolici del PD – con l’esclusione di Morgano e Zoffoli – avevano allora votato a favore prendendo a pretesto la sussidiarietà che comunque il Rapporto Tarabella prevedeva (ovvero il principio per cui ogni Stato decide per sé).
Ieri non c’era neanche quella foglia di fico, e il Rapporto Panzeri è passato con 390 voti a favore, 151 contrari e 97 astensioni. Ancora una volta tra quei 390 voti a favore troviamo anche quelli dei deputati Silvia Costa, Enrico Gasbarra, David Sassoli, Patrizia Toia, che vengono considerati i cattolici del PD insieme a Luigi Morgano e Damiano Zoffoli che invece ancora una volta hanno disobbedito alle indicazioni del Partito e votato contro.
- ECCO IL VOTO DEGLI ITALIANI
A favorire ulteriormente il passaggio della risoluzione c’è anche la deriva del Partito Popolare Europeo che ancora una volta si è spaccato: pur avendo votato contro i singoli paragrafi riguardanti aborto e nozze gay, sul voto finale sono passati da una posizione contraria una settimana fa alla libertà di voto fino all’altro ieri e infine al voto favorevole all’ultimo minuto. Gli italiani del PPE (Forza Italia e NCD), contrari al Rapporto, hanno però fatto mancare all’ultimo il loro peso (e diversi voti) perché diversi esponenti sono tornati a Roma per incarichi di partito.
A favorire ulteriormente il passaggio della risoluzione c’è anche la deriva del Partito Popolare Europeo che ancora una volta si è spaccato: pur avendo votato contro i singoli paragrafi riguardanti aborto e nozze gay, sul voto finale sono passati da una posizione contraria una settimana fa alla libertà di voto fino all’altro ieri e infine al voto favorevole all’ultimo minuto. Gli italiani del PPE (Forza Italia e NCD), contrari al Rapporto, hanno però fatto mancare all’ultimo il loro peso (e diversi voti) perché diversi esponenti sono tornati a Roma per incarichi di partito.
Eppure il voto di ieri era davvero importante perché ha rappresentato una svolta nell’indirizzo politico europeo: il paragrafo 136 infatti «riconosce il diritto inalienabile di donne e ragazze all’integrità del corpo e a prendere autonomamente decisioni quali, tra le altre, il diritto ad accedere volontariamente alla pianificazione familiare e all’aborto sicuro e legale». È la prima volta che un documento approvato dal Parlamento Europeo introduce l’aborto tra i diritti fondamentali.
È vero che non si tratta di una risoluzione vincolante, per cui gli Stati non devono necessariamente adeguare le loro legislazioni in merito, ma è chiaro che si tratta di una pressione politica molto forte che, ad esempio, servirà per ulteriori attacchi alla possibilità di obiezione di coscienza per il personale sanitario, un istituto già pesantemente sotto assedio. L’approvazione di documenti molto spinti a livello internazionale dà infatti un forte impulso alle lobby locali per ottenere certi risultati politici invocando le decisioni dell’Unione Europea o dell’ONU.
Da notare che anche solo relativamente al paragrafo 136 Costa, Sassoli e Gasbarra hanno votato a favore, mentre la Toia – almeno in questo caso – ha votato contro insieme a Morgano e Zoffoli. Sempre la Toia si è invece soltanto astenuta sull’altro paragrafo controverso, quello che spinge al riconoscimento delle nozze gay. Prendendo atto che c’è un crescente numero di paesi nel mondo che ha legalizzato i matrimoni o le unioni civili fra persone dello stesso sesso (in realtà sono appena 17, non un granché su circa 200 Stati), «incoraggia le istituzioni della UE e gli Stati membri a contribuire alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso o delle unioni civili fra persone dello stesso sesso come questione politica, sociale, umana e di diritti civili».
È vero che non si tratta di una risoluzione vincolante, per cui gli Stati non devono necessariamente adeguare le loro legislazioni in merito, ma è chiaro che si tratta di una pressione politica molto forte che, ad esempio, servirà per ulteriori attacchi alla possibilità di obiezione di coscienza per il personale sanitario, un istituto già pesantemente sotto assedio. L’approvazione di documenti molto spinti a livello internazionale dà infatti un forte impulso alle lobby locali per ottenere certi risultati politici invocando le decisioni dell’Unione Europea o dell’ONU.
Da notare che anche solo relativamente al paragrafo 136 Costa, Sassoli e Gasbarra hanno votato a favore, mentre la Toia – almeno in questo caso – ha votato contro insieme a Morgano e Zoffoli. Sempre la Toia si è invece soltanto astenuta sull’altro paragrafo controverso, quello che spinge al riconoscimento delle nozze gay. Prendendo atto che c’è un crescente numero di paesi nel mondo che ha legalizzato i matrimoni o le unioni civili fra persone dello stesso sesso (in realtà sono appena 17, non un granché su circa 200 Stati), «incoraggia le istituzioni della UE e gli Stati membri a contribuire alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso o delle unioni civili fra persone dello stesso sesso come questione politica, sociale, umana e di diritti civili».
La conseguenza di questo voto potrebbe essere quasi immediata in Italia, visto che è in dirittura d’arrivo la discussione in Parlamento proprio sulle unioni civili, che il Partito Democratico vorrebbe rendere del tutto simili al matrimonio. Il voto di Strasburgo darà ulteriore forza a chi spinge per tale provvedimento. E visto l’indirizzo preso a Strasburgo possiamo facilmente immaginare che per sbarrare la strada a questo progetto non si potrà certo contare sui famosi «cattolici del PD» e sull’unità intorno ai valori fondamentali.