sabato 16 marzo 2013

Un affetto nato alla stazione della Metro...

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(Cristian MartiniGrimaldi) Han venido a buscarme al fin del mundo. Sono le parole di Papa Francesco più citate dai giornali argentini il giorno dopo l’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio. Il vescovo di Roma appena eletto ha chiesto alla piazza di pregare per lui. A Buenos Aires lo stanno già facendo da due giorni. Tanto che la preghiera riverbera perfino nella quotidianità dei saluti, alterandoli: nel quartiere centrale, intorno a plaza de Mayo, proprio di fronte alla cattedrale e a quella che sino a due giorni fa era la residenza dell’arcivescovo della città, le parole più pronunciate che si possono cogliere tra la gente — mentre risponde al telefono o si saluta frettolosamente — sono tenemos un Papa. Il buenos dias ormai è questo. E lo sarà ancora per molti giorni.Lourdes ha cinquant’anni, lavora in uno dei tanti piccoli ristoranti infilati tra le calles che danno sulla piazza: «Non mi aspettavo la notizia, nessuno se lo aspettava. Lo conoscevo come cardinale e sapevo che era un uomo molto umile. È una gioia enorme per noi argentini, un Papa che parla spagnolo è una novità assoluta». Alberto, impiegato di banca, è in pausa pranzo: «L’Argentina ha subito prima la colonizzazione europea, poi abbiamo subito una colonizzazione economica e stiamo ancora pagando i debiti che si sono generati in quel periodo. Dagli anni Novanta la vita è certamente migliorata. Ma credo che il Papa, soprattutto questo Papa, possa essere molto più efficace nel cercare di risolvere il flagello della povertà che non le politiche economiche del passato. E non lo dico con ironia. La Chiesa è l’anima dell’individuo, in fondo. Questo può essere un fattore importante per uscire dalla crisi. L’economia si fonda soprattutto sulla fiducia tra gli individui, non solo sulla capacità di fare i conti, e la speranza di fede che un nuovo Papa può effondere è parte stessa della soluzione della crisi, non sono due cose separate. Credo che la società contemporanea — dove la morale è di tipo utilitaristico — dovrebbe guardare anche alla fede come a qualcosa di utile, in senso concreto. Una società depressa spiritualmente è una società senza fiducia nel prossimo, e questo è deleterio per la stessa economia».
All’ingresso della cattedrale c’è un pannello di legno; fissato con quattro puntine da disegno c’è un semplice foglio in formato A4, con la foto a colori di Papa Francesco affacciato su piazza San Pietro. Sopra, una scritta: è l’annuncio cerimoniale destinato a tutto il mondo, eppure letto da qui, l’annuncio, sembra carico di un orgoglio tutto locale: habemus papam.
Sono decine le persone che si accalcano di fronte a questo semplice foglio di stampa per portarsi a casa una foto ricordo. Accanto una signora commenta: «Vivo qui, ma a essere sincera non lo conoscevo. Quando ho visto le immagini al telegiornale sono stata molto colpita dall’umiltà con cui si è presentato. Questo mi ha reso subito orgogliosa. Volevo essere qui oggi, erano anni che non venivo. Mi sono anche sentita un poco in colpa. Credo che questo Papa possa davvero fare qualcosa di grande per la Chiesa e forse anche per la stessa Argentina».
All’angolo della cattedrale c’è Andrés, un giornalaio. Qui passava anche Bergoglio per comprare il giornale. «Una persona estremamente umile, veniva qui a volte anche in “borghese”. Due parole, un saluto, una persona estremamente pacata e gentile, con i piedi per terra, uno del popolo, insomma. Da quando è stato eletto c’è molta allegria in giro, è un orgoglio per tutti noi. L’orgoglio è sudamericano, non solo argentino, sarebbe stata la stessa cosa se fosse stato eletto un Papa brasiliano. È un momento in cui il Sudamerica si sta riprendendo, stiamo cominciando a vedere la luce fuori dal tunnel della crisi. E con un Papa sudamericano la luce si fa ancora più forte».
Gli domando se è vero che prendeva la metropolitana come scrivono i giornali: «Certamente!» risponde, indicando la fermata della linea A in Plaza de Mayo. Mi avvicino alla fermata della metro dove c’è una viavai continuo per le scale che scendono giù, sotto la piazza. E ritornano in mente le parole con le quali Papa Francesco è salito al soglio pontificio: «E adesso incominciamo questo cammino... un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi». Sembra che il lungo cammino sia partito simbolicamente proprio da qui, da questa semplice fermata di metro, proprio in mezzo alla piazza, in mezzo alla gente.

Tre giorni di festa per Francisco. Il programma delle iniziative dell’arcidiocesi di Buenos Aires.
Preghiere e campane a festa: così la capitale dell’Argentina, Buenos Aires, si appresta a celebrare da domani, domenica 17 marzo e fino al 19 marzo, tre giorni di festa per l’elezione di Papa Francesco. Con profondo affetto per il loro cardinale arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, divenuto successore di Pietro con il nome di Francisco, cittadini e fedeli affolleranno chiese, strade e piazze per dare testimonianza del loro sostegno al ministero del Papa. L’arcidiocesi, ha reso noto che in collaborazione con le autorità cittadine, sono state programmate una serie di iniziative. Si partirà dunque domani con la celebrazione di una messa presieduta dal nunzio apostolico in Argentina, Emil Paul Tscherrig. La celebrazione eucaristica sarà celebrata alle ore 11.30 nella Catedral Primada. Il rettore della cattedrale, Alejandro Russo, ha spiegato che con l’organizzazione delle celebrazioni liturgiche «si vuole accompagnare l’attesa del popolo di Dio e sostenere quel legame tanto speciale che si è ora creato tra Buenos Aires e Roma». C’è dunque un «clima di attesa» carico di forte emozione tra la popolazione che tanto ama il “suo” Papa e che nelle prossime ore varcherà il portone di quella stessa cattedrale dove il Pontefice ha tante volte presieduto le messe da arcivescovo. Anche in tutte le diocesi del Paese saranno espresse durante le messe speciali intenzioni di preghiera per il pontificato.
Nei gironi scorsi l’arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz e presidente della Conferenza episcopale argentina, José María Arancedo, ha inviato una lettera a tutti i vescovi nella quale chiede di pregare per Papa Francesco: «Ritengo opportuno che domenica si tenga una intenzione particolare di ringraziamento e di preghiera per il ministero che la Chiesa ha affidato al nostro fratello Giorgio, in tutte le messe che si terranno nelle nostre diocesi». Monsignor Arancedo ha anche inviato un messaggio al Papa, in cui esprime la gioia dell’intero episcopato: «Caro Jorge: la nostra gioia viene dalla fede in Gesù Cristo, il Signore della storia, per aver accettato di servire la Chiesa come successore di Pietro».
La “tre giorni” di iniziative proseguirà avendo come protagonisti soprattutto i giovani. Per loro l’appuntamento è lunedì, 18 marzo, sempre nella cattedrale della città. La chiesa sarà pronta ad accoglierli per una veglia di preghiera notturna rivolta «a tutto il popolo di Dio». I giovani si riuniranno dalle ore 20.30 in preghiera, assieme a sacerdoti, religiosi e religiose, per invocare speciali benedizioni per il ministero petrino. I numerosi movimenti giovanili attivi nella capitale porteranno dunque la loro testimonianza di affetto al Papa, alla vigilia della messa per l’inizio del ministero petrino che sarà celebrata a piazza San Pietro il 19 marzo. Martedì prossimo quindi, solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, patrono della Chiesa universale, la capitale argentina vivrà in diretta con Roma questo evento. Per la solenne occasione confluiranno a Buenos Aires fedeli da tutta l’Argentina per seguire la celebrazione in diretta su un maxischermo. A causa del fuso orario, l’appuntamento per i fedeli argentini sarà alle ore 4 del mattino, di fronte alla cattedrale. Dalla chiesa, i fedeli inizieranno poi una processione fino all’obelisco, dove alle ore 5.30, sempre del mattino, in diretta da Roma sarà trasmessa la messa. Il maxischermo sarà rivolto in direzione della città di Roma, a esprimere ancora una volta, con profondo sentimento, il legame che unisce le due capitali distanti migliaia di chilometri, ma mai come adesso unite. Assieme al maxischermo saranno poi posizionati in vari punti della città altri piccoli schermi e impianti audio per consentire a tutti i cittadini di seguire l’evento. Alle ore 12, sempre del 19 marzo, le campane di tutte le chiese dell’arcidiocesi di Buenos Aires e di tutti gli edifici della capitale cominceranno a suonare a festa per dieci minuti in segno di saluto per Papa Francesco.
L'Osservatore Romano, 17 marzo 2013.