Gli interventi della storica visita. In occasione della storica visita del Patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, alla città di Milano (14-16 maggio), per le celebrazioni del diciassettesimo centenario dell’Editto di Costantino e Licinio, il Centro Ambrosiano ha pubblicato un volume, dal titolo Chiese in dialogo. Per la vita buona delle nostre città, che raccoglie gli interventi pronunciati da Bartolomeo e dal cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Riportiamo l’introduzione del libro, scritta dal vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale della diocesi.
(Luca Bressan) Un Patriarca (Bartolomeo, Patriarca ecumenico di Costantinopoli) e un cardinale (Angelo Scola, arcivescovo di Milano) impegnati a spiegarci il senso e l’attualità di un evento, l’Editto di Milano del 313, che ha conseguenze ancora vive per l’oggi. Pur nella legittima diversità di letture e valutazioni, il XVII centenario dell’Editto di Costantino e Licinio non poteva non essere colto come lo stimolo utile a rilanciare la riflessione e il dibattito sulla libertà religiosa oggi, e sul ruolo delle religioni — e di conseguenza del cristianesimo — nella costruzione della cultura e della società.
Nasce in questo quadro il dialogo che questo libro testimonia. Lungi dal rimanere confinato nel passato, per i due protagonisti di questa originale lectio, allo stesso tempo storica e credente, l’anniversario dell’Editto di Milano si erge invece denso di domande e di attese non solo per il presente e il futuro della nostra nazione italiana, ma per quelli della stessa Europa e della comunità degli uomini, su scala mondiale.
Il XVII centenario dell’Editto di Milano rilancia in modo chiaro il ruolo decisivo che le religioni possono giocare nella costruzione di una società giusta e solidale, ma ancora più profondamente nell’accompagnare gli uomini nella ricerca di quella felicità e di quella verità che anima le loro domande e accende le loro speranze. Questo anniversario è ricco, denso di significati e domande su cui far riflettere non solo noi cristiani ma ogni religione e fede, offrendo la possibilità di affrontare con intelligenza storica più consapevole le sfide di integrazione e di dialogo che l’imponente mutamento culturale e demografico, oltre che religioso, in atto a livello mondiale sta ponendo ad ogni singolo uomo come alle varie istituzioni nazionali e sovranazionali. È così che mondi culturali che a prima vista potrebbero sembrare molto lontani dall’evento celebrato sono in realtà toccati — e in profondità — dalla tematica che la celebrazione del XVII centenario dell’Editto di Milano ha inteso riportare alla ribalta. Il tema della libertà religiosa, infatti, non può non suscitare interesse, interrogativi e riflessioni nel mondo della scuola e della ricerca, come in quello dell’economia, della salute e dell’aiuto sociale, dello scambio commerciale, del turismo, della giustizia, della politica, della religione.
È proprio pensando a questi mondi che la diocesi di Milano ha deciso di organizzare una serie di eventi che celebrassero l’Editto di Milano. Come cristiani ci sentiamo profondamente coinvolti nella rilettura di un anniversario che ha segnato in modo indelebile la nostra storia, introducendo elementi di novità che hanno consentito al cristianesimo di intraprendere percorsi sino ad allora inesplorati. Una Chiesa che è cresciuta e che allo stesso tempo ha favorito, in modo inedito, il progresso della società e della cultura nella quale entrava a far parte in modo pieno e riconosciuto proprio grazie all’Editto di cui celebriamo l’anniversario.
«L’anniversario dell’Editto di Costantino del 313 — ha scritto il cardinale Scola nella sua lettera pastorale — sarà l’occasione non solo per riprendere il tema della libertà religiosa, ma anche per una riflessione, da condividere con tutte le persone e istituzioni disponibili, sulla rilevanza pubblica della religione e sul bene per l’intera società di una comunità cristiana viva, unita, disponibile a farsi protagonista nel tessuto sociale secondo la sua specifica vocazione e secondo un’idea di società democratica che anche i cristiani hanno contribuito a costruire e devono contribuire a rinnovare». Le conseguenze generate dall’Editto, visibili ancora oggi, sono l’oggetto della riflessione del Patriarca e del cardinale. Possono essere misurate sul piano storico, iconografico, ecumenico, culturale e civile. Sul piano storico, riandando agli eventi di un passato che ha inciso così profondamente sul piano dell’ethos e della coscienza pubblica dell’Occidente cristiano. Sul piano iconografico, mostrando come in seguito all’Editto si sia generato tutto un repertorio simbolico (immagini, manufatti, creazioni artistiche) che ha nutrito per secoli la memoria europea. Sul piano ecumenico, regi- strando la profondità toccata dall’incontro con le Chiese d’Oriente, interessate alla figura affascinante di Costantino, pronte a coglierne il forte elemento di discontinuità nel depotenziare la propria immagine di imperatore, non più divinizzata, ma ricondotta a coordinate storiche e temporali. Sul piano culturale e civile, infine, sollecitando il dibattito pubblico a ripensare la figura di una “nuova laicità” come consegna per l’oggi in una società plurale di un nuovo modo di vivere i rapporti con e tra le religioni, riconoscendo il contenuto positivo della libertà religiosa, ovvero il contenuto di bene che la presenza delle comunità religiose apporta nella individuazione e nella costruzione, dentro lo spazio comune, del bene dell’uomo e della società.
L'Osservatore Romano
(Luca Bressan) Un Patriarca (Bartolomeo, Patriarca ecumenico di Costantinopoli) e un cardinale (Angelo Scola, arcivescovo di Milano) impegnati a spiegarci il senso e l’attualità di un evento, l’Editto di Milano del 313, che ha conseguenze ancora vive per l’oggi. Pur nella legittima diversità di letture e valutazioni, il XVII centenario dell’Editto di Costantino e Licinio non poteva non essere colto come lo stimolo utile a rilanciare la riflessione e il dibattito sulla libertà religiosa oggi, e sul ruolo delle religioni — e di conseguenza del cristianesimo — nella costruzione della cultura e della società.
Nasce in questo quadro il dialogo che questo libro testimonia. Lungi dal rimanere confinato nel passato, per i due protagonisti di questa originale lectio, allo stesso tempo storica e credente, l’anniversario dell’Editto di Milano si erge invece denso di domande e di attese non solo per il presente e il futuro della nostra nazione italiana, ma per quelli della stessa Europa e della comunità degli uomini, su scala mondiale.
Il XVII centenario dell’Editto di Milano rilancia in modo chiaro il ruolo decisivo che le religioni possono giocare nella costruzione di una società giusta e solidale, ma ancora più profondamente nell’accompagnare gli uomini nella ricerca di quella felicità e di quella verità che anima le loro domande e accende le loro speranze. Questo anniversario è ricco, denso di significati e domande su cui far riflettere non solo noi cristiani ma ogni religione e fede, offrendo la possibilità di affrontare con intelligenza storica più consapevole le sfide di integrazione e di dialogo che l’imponente mutamento culturale e demografico, oltre che religioso, in atto a livello mondiale sta ponendo ad ogni singolo uomo come alle varie istituzioni nazionali e sovranazionali. È così che mondi culturali che a prima vista potrebbero sembrare molto lontani dall’evento celebrato sono in realtà toccati — e in profondità — dalla tematica che la celebrazione del XVII centenario dell’Editto di Milano ha inteso riportare alla ribalta. Il tema della libertà religiosa, infatti, non può non suscitare interesse, interrogativi e riflessioni nel mondo della scuola e della ricerca, come in quello dell’economia, della salute e dell’aiuto sociale, dello scambio commerciale, del turismo, della giustizia, della politica, della religione.
È proprio pensando a questi mondi che la diocesi di Milano ha deciso di organizzare una serie di eventi che celebrassero l’Editto di Milano. Come cristiani ci sentiamo profondamente coinvolti nella rilettura di un anniversario che ha segnato in modo indelebile la nostra storia, introducendo elementi di novità che hanno consentito al cristianesimo di intraprendere percorsi sino ad allora inesplorati. Una Chiesa che è cresciuta e che allo stesso tempo ha favorito, in modo inedito, il progresso della società e della cultura nella quale entrava a far parte in modo pieno e riconosciuto proprio grazie all’Editto di cui celebriamo l’anniversario.
«L’anniversario dell’Editto di Costantino del 313 — ha scritto il cardinale Scola nella sua lettera pastorale — sarà l’occasione non solo per riprendere il tema della libertà religiosa, ma anche per una riflessione, da condividere con tutte le persone e istituzioni disponibili, sulla rilevanza pubblica della religione e sul bene per l’intera società di una comunità cristiana viva, unita, disponibile a farsi protagonista nel tessuto sociale secondo la sua specifica vocazione e secondo un’idea di società democratica che anche i cristiani hanno contribuito a costruire e devono contribuire a rinnovare». Le conseguenze generate dall’Editto, visibili ancora oggi, sono l’oggetto della riflessione del Patriarca e del cardinale. Possono essere misurate sul piano storico, iconografico, ecumenico, culturale e civile. Sul piano storico, riandando agli eventi di un passato che ha inciso così profondamente sul piano dell’ethos e della coscienza pubblica dell’Occidente cristiano. Sul piano iconografico, mostrando come in seguito all’Editto si sia generato tutto un repertorio simbolico (immagini, manufatti, creazioni artistiche) che ha nutrito per secoli la memoria europea. Sul piano ecumenico, regi- strando la profondità toccata dall’incontro con le Chiese d’Oriente, interessate alla figura affascinante di Costantino, pronte a coglierne il forte elemento di discontinuità nel depotenziare la propria immagine di imperatore, non più divinizzata, ma ricondotta a coordinate storiche e temporali. Sul piano culturale e civile, infine, sollecitando il dibattito pubblico a ripensare la figura di una “nuova laicità” come consegna per l’oggi in una società plurale di un nuovo modo di vivere i rapporti con e tra le religioni, riconoscendo il contenuto positivo della libertà religiosa, ovvero il contenuto di bene che la presenza delle comunità religiose apporta nella individuazione e nella costruzione, dentro lo spazio comune, del bene dell’uomo e della società.