
Alle ore 9.15 di questa mattina, nel Salone della Domus Sanctae Marthae, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti all’Incontro di coordinamento tra gli Organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi in Siria e nei Paesi vicini, promosso dal Pontificio Consiglio "Cor Unum".
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:
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Cari amici!
Vi ringrazio per questo incontro e per tutta l’attività umanitaria che state svolgendo in Siria e nei Paesi vicini, in aiuto alle popolazioni vittime dell’attuale conflitto. Ho incoraggiato io stesso il Pontificio ConsiglioCor Unum a promuovere questa riunione di coordinamento dell’attività svolta dagli organismi di carità cattolici nella regione. Ringrazio il Cardinale Sarah per il suo indirizzo di saluto. Rivolgo uno speciale benvenuto a coloro che provengono dal Medio Oriente, in particolare a chi rappresenta la Chiesa in Siria.
La preoccupazione della Santa Sede per la crisi siriana e in modo più specifico per la popolazione, spesso inerme, che soffre le conseguenze del conflitto, è ben nota. Benedetto XVI ha ripetutamente chiesto che tacciano le armi e che si possa trovare una soluzione nel dialogo per giungere ad una profonda riconciliazione tra le parti. Che tacciano le armi! Inoltre, egli aveva voluto esprimere la sua personale vicinanza lo scorso novembre, inviando il Cardinale Sarah in quelle zone, accompagnando tale gesto con la richiesta di "non risparmiare alcuno sforzo nella ricerca della pace" e manifestando la sua concreta e paterna sollecitudine con un dono a cui hanno contribuito pure i Padri Sinodali lo scorso ottobre.
Anche a me personalmente la sorte della popolazione siriana sta particolarmente a cuore. Il giorno di Pasqua ho chiesto pace «soprattutto per l’amata Siria, ho detto, per la sua popolazione ferita dal conflitto, e per i numerosi profughi che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?».
Di fronte al perdurare di violenze e sopraffazioni rinnovo con forza il mio appello alla pace. Nelle ultime settimane la comunità internazionale ha ribadito l’intenzione di promuovere iniziative concrete per avviare un dialogo fruttuoso con lo scopo di mettere fine alla guerra. Sono tentativi che vanno sostenuti e che si spera possano condurre alla pace. La Chiesa si sente chiamata a dare la testimonianza umile, ma concreta ed efficace, della carità che ha imparato da Cristo, Buon Samaritano. Sappiamo che dove qualcuno soffre, Cristo è presente. Non possiamo tirarci indietro, proprio nelle situazioni di maggiore dolore! La vostra presenza alla riunione di coordinamento manifesta la volontà di continuare con fedeltà la preziosa opera di assistenza umanitaria, nella Siria e nei Paesi vicini che generosamente ospitano chi fugge dalla guerra. La vostra azione sia puntuale e coordinata, espressione di quella comunione che è essa stessa testimonianza, come ha suggerito il recente Sinodo sul Medio Oriente. Alla Comunità internazionale, accanto alla ricerca di una soluzione negoziale del conflitto, chiedo di favorire l’aiuto umanitario per i profughi e i rifugiati siriani, mirando in primo luogo al bene della persona e alla tutela della sua dignità. Per la Santa Sede l’opera delle Agenzie di carità cattoliche è estremamente significativa: aiutare la popolazione siriana, al di là delle appartenenze etniche o religiose, è il modo più diretto per offrire un contributo alla pacificazione e alla edificazione di una società aperta a tutte le diverse componenti. A questo tende anche lo sforzo della Santa Sede: costruire un futuro di pace per la Siria, in cui tutti possano vivere liberamente ed esprimersi nella loro peculiarità.
Il pensiero del Papa va in questo momento anche alle comunità cristiane che abitano la Siria e tutto il Medio Oriente. La Chiesa sostiene quelle sue membra che oggi sono particolarmente in difficoltà. Esse hanno il grande compito di continuare a rendere presente il Cristianesimo nella regione in cui è nato. Ed è un nostro impegno favorire la permanenza di questa testimonianza. La partecipazione di tutta la comunità cristiana a questa grande opera di assistenza e di aiuto è un imperativo nel momento presente. E pensiamo tutti, tutti pensiamo alla Siria. Quanta sofferenza, quanta povertà, quanto dolore di Gesù che soffre, che è povero, che è cacciato via dalla sua Patria. E’ Gesù! Quello è un mistero, ma è il nostro mistero cristiano. Guardiamo Gesù sofferente negli abitanti dell’amata Siria.
Vi ringrazio ancora per questa iniziativa e invoco su ciascuno di voi la benedizione divina. Essa si estende in particolare ai cari fedeli che vivono in Siria e a tutti quei siriani che attualmente sono costretti a lasciare le loro case a motivo della guerra. Voi qui presenti siate lo strumento per dire al caro popolo siriano e del Medio Oriente che il Papa li accompagna ed è loro vicino. La Chiesa non li abbandona!
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All’inizio dell’incontro il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, aveva rivolto al Pontefice il seguente indirizzo di saluto.
Beatissimo Padre,
Sin dall’inizio, il Pontificio Consiglio Cor Unum ha seguito con crescente preoccupazione l’evoluzione della crisi umanitaria in Siria. La grande attenzione del Santo Padre emerito, le sue preghiere, i suoi richiami, la volontà stessa dei padri riuniti per il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, mi hanno condotto personalmente in Libano, per volontà e mandato esplicito di Benedetto XVI, nel novembre scorso, non soltanto per esprimere tangibilmente la vicinanza della Chiesa universale con un sostegno per l’assistenza immediata alle vittime del conflitto, ma anche con l’obiettivo concreto di incontrare gli organismi caritativi cattolici impegnati nell’accoglienza e nell’aiuto operativo, in Siria e nei Paesi limitrofi, al fine di coordinarne al meglio gli interventi. Come paventato all’epoca, la prospettiva è, e purtroppo continua ad essere, quella di un lavoro di lungo periodo, di un’emergenza che si protrarrà nel tempo e che si estenderà ulteriormente, richiedendo un lavoro sempre più capillare e intenso in tutta la regione, da parte di tutti.
Di qui la necessità di convocare questo secondo incontro di coordinamento, importante per tornare a sottolineare la volontà di tutte le organizzazioni di lavorare in comunione e di testimoniare insieme l’amore e la prossimità di Dio verso la popolazione siriana, vittima di questa situazione di crudele violenza. È questo l’impegno che le offre Cor Unum, insieme a ciascun organismo, beatissimo Padre. Desideriamo altresì ringraziarla per la paterna attenzione con la quale ella segue questa emergenza, nonché per la sollecitudine in questo senso della Segreteria di Stato.
Per noi, questa emergenza, come del resto tutte le situazioni di questo tipo, è fatta di persone, di volti, di storie di dolore e disperazione: è per queste persone che Le chiediamo, Santità, una parola di conforto. Impetriamo anche una sua speciale parola alla comunità internazionale, affinché faccia di tutto per fermare questa guerra, che ha già ucciso più di 80.000 persone, e anche una sua parola di incoraggiamento per le comunità cristiane della regione che si sono immediatamente mobilitate, nell’essenzialità dei loro mezzi, per soccorrere quanti bussavano alle loro porte.
Il cuore della Chiesa batte all’unisono con chi soffre e tutti, pastori, fedeli, volontari, organismi cattolici, sono le mani del buon Samaritano che si chinano a sollevare il prossimo e non si limitano a nutrire il suo corpo, ma gli offrono anche il nutrimento dell’anima, l’esperienza dell’amore di Cristo, che consente loro riconoscere in chi è necessitato il volto di Gesù sofferente.
Grazie, Santità, per la parola che vorrà donarci.