Nella trilogia su Gesù di Nazaret.
(Gerhard L. Muller) Opera omnia. Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervento del cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede alla presentazione — il 20 marzo all’Istituto superiore di scienze religiose San Roberto Bellarmino di Capua — del sesto volume, tomo primo, dell’opera omnia di Joseph Ratzinger Gesù di Nazaret. La figura e il messaggio (Libreria Editrice Vaticana) che raccoglie i tre titoli della trilogia su Gesù di Nazaret.
(Gerhard L. Muller) Con la trilogia di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI su Gesù di Nazaret non siamo di fronte a un saggio di un teologo privato, che avanza le proprie ipotesi di ricerca, né dinanzi a un documento del Pontefice nel suo servizio magisteriale. Altresì, ci è offerto, con rigore scientifico e sapienza spirituale, il frutto di una lunga e intensa «ricerca personale del volto del Signore» donato umilmente a coloro che avvicinano la figura di Gesù con onestà intellettuale e sincero spirito di ricerca. Dopo aver chiarito il genere letterario della sua opera — non si tratta di una vita di Gesù né di una cristologia, ma si richiama al trattato sui «misteri della vita di Gesù» — l’autore afferma di essere «guidato dall’ermeneutica della fede, ma al contempo tenendo conto responsabilmente della ragione storica, necessariamente contenuta in questa stessa fede». Dal punto di vista del metodo, occorre coniugare continuità e novità a molteplici livelli: tra l’Antico e il Nuovo Testamento; tra il Gesù del ministero pubblico e il Signore risorto; tra il Gesù dei Vangeli, la Chiesa primitiva e le successive generazioni cristiane. Dal punto di vista del contenuto, si tratta di uno sguardo che si volge all’incontro personale con Cristo, nella fede della Chiesa.
Alla luce delle alterne vicende della ricerca storica su Gesù, la nuova impostazione della cristologia dogmatica avverte l’esigenza irrinunciabile di ricomporre prospettiva “dall’alto” e prospettiva “dal basso”, evitando di accettare come punto di partenza l’alternativa tra Gesù storico e Cristo della fede. La considerazione dell’inscindibile nesso tra storia e trascendenza, costitutivo dell’evento di Cristo, attestato dai Vangeli, permette di sottrarsi ai due estremi: da una parte, a una concezione oggettivistica della rivelazione; dall’altra, a un soggettivismo trascendentalistico. Solo una riflessione storica trascendentale rende ragione del superamento dell’opposizione tra soggetto e oggetto, tra storia e dogma, tra Gesù della storia e Cristo della fede.
A partire da questa consapevolezza critica, è possibile volgersi alla confessione di Gesù come Cristo, che si fonda su un evento contingente storico non deducibile. L’identificazione del Crocifisso-Risuscitato, quale mediatore del regno escatologico di Dio, procede dal giudizio originario dei discepoli, che riconoscono nell’evento pasquale la sola via di accesso alla persona del Gesù storico.
L’unità di Gesù con Dio è il contenuto della confessione di fede originaria, riconosciuta sia nella forma predicata e vissuta dal Gesù pre-pasquale, sia nella relazione intradivina del Figlio eterno col Padre, cui si accede mediante l’evento pasquale. Tale percezione, tuttavia, rimane inaccessibile a una conoscenza puramente naturale dei discepoli, perciò dipende dall’azione dello Spirito Santo — dono del Crocifisso-Risorto tornato al Padre.
Con la trilogia abbiamo di fronte la vivida rappresentazione del «protagonista finalmente apparso» che non corrisponde al cadavere vivisezionato dell’esegesi scientifica, quanto piuttosto alla presenza attuale di Gesù nella vita della Chiesa, trasmesso dalla tradizione dei testimoni, nella ininterrotta catena che va da Pietro ai suoi successori. Tale opera vale dunque a mostrare che il Verbo di Dio veduto, udito, toccato e contemplato dai discepoli (cfr. 1 Giovanni, 1, 1-4), la cui memoria viva è trasmessa dalla Chiesa, è la misura per tutti coloro che nutrono speranza che Dio possa incontrarli nella storia, nella loro storia.