DOMENICA DOPO PENTECOSTE
SANTISSIMA TRINITÀ
Anno A - Solennità
Celebriamo oggi la Solennità della SS.ma Trinità, la rivelazione al centro della fede cristiana. Prima di essere un mistero che supera la nostra mente, esso è “il Luogo” – nella Scrittura, soprattutto nella tradizione targumica, “il Luogo” [hammaqom], è un Nome divino (cf Gen 28,11): Dio è chiamato “il Luogo”, “il Luogo” dove si concentra in modo indicibile tutto l’amore, tutta la capacità di donazione, tutta la bellezza, la santità, la gloria, la misericordia, l’amicizia, il riposo... Il luogo che contiene tutto, senza essere contenuto da nulla (Filone). Nel Vangelo di oggi Gesù ci rivela che da questo “Luogo”, da questa “comunità di amore”, il Padre ci invia il suo Figlio, “perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. E nel Figlio ci fa dono dello Spirito, primo frutto della Pasqua appena celebrata, Pentecoste che sempre si rinnova nella Chiesa. Per chi crede, ora è possibile ricevere il “dono di Dio” che ci fa una cosa sola con Cristo, ma se siamo in Cristo non c’è più nessuna condanna per noi (cfr. Rom 8:1), perché “chi crede in Lui non è condannato”. Ora, uniti a Cristo, abbiamo accesso al “Luogo” dell’intimità divina, della festa, della benedizione. L’assemblea eucaristica, radunata dalla grazia del Signore Gesù, dall’amore di Dio, nostro Padre, nella comunione dello Spirito Santo, può oggi strapparci dai dubbi, dalle paure dell’esistenza, e innalzarci alla gioiosa chiamata alla vita eterna, al “Luogo” di ogni consolazione, di tutta quella Bellezza che ci sazierà per l’eternità.
(don Ezechiele Pasotti,prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma)
DOMENICA DOPO PENTECOSTE
SANTISSIMA TRINITÀ
Anno A - Solennità
Celebriamo oggi la Solennità della SS.ma Trinità, la rivelazione al centro della fede cristiana. Prima di essere un mistero che supera la nostra mente, esso è “il Luogo” – nella Scrittura, soprattutto nella tradizione targumica, “il Luogo” [hammaqom], è un Nome divino (cf Gen 28,11): Dio è chiamato “il Luogo”, “il Luogo” dove si concentra in modo indicibile tutto l’amore, tutta la capacità di donazione, tutta la bellezza, la santità, la gloria, la misericordia, l’amicizia, il riposo... Il luogo che contiene tutto, senza essere contenuto da nulla (Filone). Nel Vangelo di oggi Gesù ci rivela che da questo “Luogo”, da questa “comunità di amore”, il Padre ci invia il suo Figlio, “perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. E nel Figlio ci fa dono dello Spirito, primo frutto della Pasqua appena celebrata, Pentecoste che sempre si rinnova nella Chiesa. Per chi crede, ora è possibile ricevere il “dono di Dio” che ci fa una cosa sola con Cristo, ma se siamo in Cristo non c’è più nessuna condanna per noi (cfr. Rom 8:1), perché “chi crede in Lui non è condannato”. Ora, uniti a Cristo, abbiamo accesso al “Luogo” dell’intimità divina, della festa, della benedizione. L’assemblea eucaristica, radunata dalla grazia del Signore Gesù, dall’amore di Dio, nostro Padre, nella comunione dello Spirito Santo, può oggi strapparci dai dubbi, dalle paure dell’esistenza, e innalzarci alla gioiosa chiamata alla vita eterna, al “Luogo” di ogni consolazione, di tutta quella Bellezza che ci sazierà per l’eternità.
(don Ezechiele Pasotti,prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma)
MESSALE
Antifona d'Ingresso
Sia benedetto Dio Padre,
e l'unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo:
perché grande è il suo amore per noi.
Colletta
O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa' che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l'unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore...
Oppure:
Padre, fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Es 34, 4b-6. 8-9
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.
Dal libro dell'Èsodo
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Salmo Responsoriale Dn 3,52.56
A te la lode e la gloria nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.
Seconda Lettura 2 Cor 13, 11-13
La grazia di Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Canto al Vangelo Cf Ap 1,8
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia.
Vangelo Gv 3, 16-18
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Dal vangelo secondo Giovanni«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
*
Sia benedetto Dio Padre,
e l'unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo:
perché grande è il suo amore per noi.
Colletta
O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa' che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l'unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore...
Oppure:
Padre, fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Es 34, 4b-6. 8-9
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.
Dal libro dell'Èsodo
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Salmo Responsoriale Dn 3,52.56
A te la lode e la gloria nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.
Seconda Lettura 2 Cor 13, 11-13
La grazia di Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Canto al Vangelo Cf Ap 1,8
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia.
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Dal vangelo secondo Giovanni«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Se abbiamo fede non c'è più giudizio e condanna, ma solo amore gratuito
Commento al Vangelo della domenica della Santissima Trinità 2014
In mezzo a tante chiacchiere sulla moralità e la giustizia, il Vangelo di oggi ci inchioda tutti alla verità: scrive San Giacomo che la fede senza le opere è morta. Per dire che se non si esplicita in un agire concreto è una fede senza vita, ferma a uno stadio intellettuale o pseudo-mistico, ma priva del soffio dello Spirito.
Nel Vangelo di Giovanni fede e opere quasi coincidono: in esso, infatti, l’opera per eccellenza, è “credere”. E’ l’opera che spalanca le porte della vita alla luce. Credere è, etimologicamente dal greco, appoggiarsi nel Signore.
“Vedere” è “credere”, e credere in Cristo coincide con l'essere in Lui. In Giovanni non v’è nulla di gnostico, intellettuale o ideale. E’ concretissimo, nelle note storiche di cui si serve, come nel mostrare la relazione di Gesù con i suoi discepoli.
Il discepolo amato appare come colui che riposa sul petto di Gesù, e ne percepisce i sentimenti più profondi sino ad identificarvisi. E credere significa anche vedere Gesù dove non lo si vede più nella carne, nei momenti bui dell’esistenza, dove neanche un briciolo di sentimento può consolare.
Nella solitudine della notte, dove ragione e sentire non rispondono all’appello, camminare illuminati dalla sola fede, dall’intimità che supera ogni barriera, come una madre che ha il figlio in guerra e non sa se sia vivo oppure no, che non riceve lettere e notizie, ma che non per questo smette di amarlo, anzi, nella totale incertezza, nella precarietà che fagocita tutto, l’amore si moltiplica a dismisura rompendo gli argini del tempo e dello spazio.
Questo amore è, per Giovanni, la fede. Esso sgorga dal cuore di Dio rivelato nel dono del suo unigenito Figlio. L’amore di Dio che cerca ogni uomo per attirarlo a sé attraverso la Croce innalzata di Gesù.
“Guardare” Cristo crocifisso, fissare quell’amore trafitto dai miei peccati, restarne coinvolto perché Lui si è legato a me al punto di farsi peccato, di lasciarsi stritolare dalle conseguenze dei miei delitti; guardare Cristo crocifisso e vedere l’amore di Dio per me: questa è la fede.
Credere che l’amore che ho sempre sperato è possibile, è ora qui davanti ai miei occhi. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio" significa che Dio ti ha tanto amato da dare a te suo Figlio, capito? Forse no, forse è troppo per la nostra mente e per il nostro cuore. Nessuno ha dato suo figlio per te vero? Neanche cento euro, figurati….
“Dato”, cioè “consegnato”. “Dato”, cioè “regalato”. Gesù deposto nelle tue mani, come accade quando lo accogliamo nell’eucarestia. Come quando le mani del sacerdote si stendono su di noi nella confessione con la quale ogni peccato è perdonato.
Come accade in ogni sacramento, nel quale la Trinità ci chiama, ci avvolge, e viene ad abitare in noi schiudendoci le porte della propria intimità. Tu ed io, poveri, incoerenti, peccatori, indegni. Tu ed io che abbiamo appena giudicato, mormorato. Tuo figlio, che forse ha peccato con la sua fidanzata; tua figlia, che non riesce ad obbedirti; il tuo collega, che ti ha calunniato con il capo.
Basta ascoltare per “vedere” il Figlio consegnato dal Padre e ricevere lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio, l’alito di vita eterna e di amore infinito che spira tra i Due.
Ascoltare la predicazione della Chiesa, questo Vangelo proclamato in questa domenica, e “credere” che è vero, che esiste un “giudizio” diverso da quello che il mondo conosce, che “condanna” i colpevoli e assolve gli innocenti, spesso scambiando gli uni con gli altri, senza misericordia.
E’ vero che basta lasciarsi raggiungere dalla predicazione della Chiesa come accadde a chi era a Gerusalemme la mattina di Pentecoste, e lasciarsi trafiggere il cuore per schiudere il pertugio nel cuore da dove lo Spirito Santo possa infilarsi e invadere ogni cellula con la “vita eterna”.
E’ vero che chi ascolta “vede” il Figlio, può “credere in Lui” e “non morire”! Prova oggi, e vedrai. Porgi il tuo orecchio, così come sei, senza difenderti, contempla Cristo crocifisso che il Padre consegna a te, e consegnagli la tua vita.
Il tuo matrimonio, deponilo nelle mani trafitte di Cristo e vedrai che perdonerai il tuo coniuge in quello che non hai ancora dimenticato. Infila nella ferita del suo costato il rapporto che oggi ti sta costando di più, e lo vedrai trasfigurato nell’amore.
Lascia che il suo sangue raggiunga il tuo cuore idolatra, attaccato ai soldi, schiavo dell’orgoglio che ti fa mormorare sempre e giudicare tutti; la tua mente intrappolata nella superbia che ti vorrebbe far condurre la tua vita secondo i tuoi schemi, facendoti sbattere così spesso sui fallimenti.
Cerca una seria iniziazione cristiana nella tua parrocchia o in quelle vicine, un cammino di fede dove imparare ad ascoltare, vedere e credere. Da solo non ce la farai, perché abbiamo bisogno di un Popolo con cui camminare e crescere nella fede.
Il mondo e il demonio suo principe sono molto più astuti di noi, i sofismi che sollecitano la ragione come accadde ad Adamo ed Eva ci ingannano, inducendoci a credere che Dio non ci può amare, non ci può perdonare, anzi. Abbiamo bisogno di una Madre come la Chiesa che ci educhi e accompagni nella crescita spirituale, che significa diventare adulti nella fede, uomini nuovi che non muoiono più nei peccati.
In essa possiamo essere ricolmati dello Spirito Santo, essere accolti nell’intimità dalla Trinità, e scoprire che il Padre ci “consegna” suo Figlio incarnato in ogni fratello, anche nel nemico. Anche nel marito insopportabile, anche nella moglie che non te ne fa passare una, anche nel figlio distratto e infantile, anche nelle persone che ti rubano l’onore o non ti accettano.
Dio, infatti, “ti ama tanto da darti suo Figlio” ogni istante, in ogni evento, in ogni persona. Credere questo significa non morire nelle relazioni, tra i tentacoli delle difficoltà, ma avere già oggi la vita eterna.
Ma come posso credere questo se l'evidenza mi dice il contrario? Se i peccati dell'altro mi stanno dinanzi e tutto sembra meno che Gesù Cristo, tutto mi fa pensare meno che all'amore di Dio? E' possibile solo per è rinato in Cristo, per chi si è sentito amato così come è.
Credere è, dunque, lasciarmi amare e perdonare. Credere è smettere di discutere, giustificarmi, scappare nelle tenebre per contraffare le opere malvagie, alla ricerca di rifugi ipocriti e alienanti. Credere è abbandonare ogni pretesa di autosufficienza e ogni auto-giustificazione e lasciarmi giudicare dal "giudizio" di Dio che è pura misericordia.
Ciò significa che, anche se la carne continua a offrire i suoi parametri per guardare e giudicare se stessi e gli altri, la luce della fede ricolloca ciascuno nella Verità dell'amore. Gli errori e i peccati ci fanno male, ma non hanno più il potere di cancellare la speranza, perché la fede tiene sempre aperto lo spiraglio a una nuova possibilità, all'opera della Grazia che riconduce, piano piano, al compimento della volontà di Dio.
Se abbiamo fede non c'è più giudizio e condanna, ma solo amore gratuito, nei riguardi di ogni parola e gesto di chi ci è accanto! Anche quando ci facciamo del male, sì, anche allora, è celato il Figlio, è vivo Cristo che il Padre ci dona per essere accolto nella fede e sperimentare, in ogni evento, la Vita eterna, l'amore oltre la morte e il peccato.
Che famiglie, che matrimoni, che fidanzamenti, che amicizie quando si cammina insieme nella Chiesa che ci gesta alla fede! Essa, infatti, trasfigura l’esistenza, e la rende un luogo dove oltrepassare la barriera del peccato; ovunque e con chiunque, come il "vento" che abbraccia tutto senza condizioni.
Ma "chi non crede è già condannato" a cercare vita in cisterne screpolate e senz'acqua, obbligato a darsi sempre più piacere, a soddisfare parossisticamente esigenze vecchie e nuove, perché il male non sazia mai, affama sino a uccidere.
Chi rifiuta Cristo è "già" nell'inferno e "rimane nelle tenebre" che lo allontanano da Dio e dal fratello. E’ vero che portiamo l’esperienza dell’incredulità: tante volte abbiamo preferito le tenebre dei nostri sotterfugi, dei nostri desideri, delle nostre concupiscenze, dei nostri progetti da portare a termine a tutti i costi, a costo di passare sulla vita di chi ci è accanto.
E’ vero che abbiamo tanto giudicato e rifiutato l'altro, incapaci di riconoscervi il volto di Cristo. E' vero, abbiamo sperimentato tante volte la condanna di chi non crede: separazioni, divorzi, dolori, divisioni, lacerazioni e solitudine.
Forse anche oggi siamo in una situazione di condanna, ma proprio per noi sono le parole del Vangelo, per noi è l’amore infinito di Dio. Forse proprio ora. Lasciamoci allora abbracciare da Gesù, così come siamo, fissiamo il suo sguardo che non ci giudica, che desidera solo di farci una cosa con Lui e trasformare la nostra condanna in assoluzione, la morte in vita. Desidera la nostra felicità, essere in Lui e Lui in noi, e insieme nel Padre inondati dello stesso Spirito, per rimanere da ora e per l’eternità nel suo amore.
*
*
La Trinità è comunione d'amore e di luce, e l'uomo ne è l'immagine vera
Lectio Divina per la domenica della Santissima Trinità - Anno A - 15 giugno 2014
Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la sua riflessione sulle letture liturgiche per la domenica della SS.ma Trinità - Anno A – 15 giugno 2014.
Come di consueto, il presule offre anche una lettura patristica.
***
LECTIO DIVINA
La Trinità è comunione d’amore e di luce, e l’uomo ne è l’immagine vera
Rito Romano
Es 34, 4b-6. 8-9; Dn 3,52.56; 2 Cor 13, 11-13; Gv 3, 16-18
Rito Ambrosiano
Es 3,1-15; Sal 67; Rm 8,14-17;Gv 16,12-15
Premessa.
La Trinità è un mistero luminoso: “Come tre soli, ciascuno è contenuto nell'altro, così che c'è una sola luce, data l'intima compenetrazione” (San Giovanni Damasceno). La rivelazione della Santissima Trinità si riassume in modo semplice e profondo nella breve frase della Prima Lettera di San Giovanni: “Dio è amore”. Lui lo è non solo in rapporto a noi o all’Universo creato. Lui lo è in se stesso, nella sua intimità, esenzialmente, infinitamente, eternamente. D’altronde l’amore è veramente se stesso nella relazione con un altro che lo cositutuisce Per essere carità, l’amore deve tendere verso un altro (San Gregorio Magno).
1) Vivere è convivere.
Due sono i Misteri fondamentali della fede cristiana: l’Unità e Trinità[1] di Dio e l’Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.
Tuttavia, nonostante l'importanza che la Trinità riveste per la nostra fede, si ha spesso l'impressione che per molti essa sia niente più di una verità da credere, un mistero del tutto incomprensibile, circa il quale non ci si pongono molte domande.
La Trinità è un dogma che può sembrare lontano e non toccare la vita. Invece è rivelazione del segreto del vivere, della sapienza sulla vita, sulla morte, sull'amore, e ci dice: in principio a tutto è il legame di libertà, cioè comunione d’amore.
Un solo Dio in tre persone: Dio non è in se stesso solitudine ma comunione, l’oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d’amore, reciprocità, scambio, incontro, famiglia, festa. Quando “in principio” Dio dice: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza”, l'immagine di cui parla non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno di Dio, ma è tutte queste cose insieme.
Di fronte alla rivelazione della Trinità non ci è richiesto soltanto il silenzio, ma anche lo stupore e la gioia, perché si tratta sì di una realtà inaccessibile, infinitamente più grande di noi, ma si tratta anche nel contempo di una realtà luminosa: l'uomo stesso ne viene tutto illuminato nella mente e nel cuore, nella contemplazione e nell’azione.
Questa rivelazione non viene semplicemente a soddisfare il nostro bisogno di conoscere Dio; riguarda direttamente il destino dell’uomo e della creazione.
La salvezza, come comunione di amore di Dio e dell’uomo, riflette i caratteri dei due interlocutori che la costituiscono: Dio e uomo. Ora l’uomo non può essere compreso se non a partire da Dio: fatto ad immagine di Dio, è modellato sul Cristo, immagine perfetta di Dio (Col 1,15). Quindi le domande e le risposte su Dio sono d’importanza fondamentale per capire l’uomo.
Conoscendo il Padre (l’Amante[2]), il Figlio (l’Amato) e lo Spirito (l’Amore), noi intravediamo che, nel suo intimo più profondo, Dio è un dialogo, una vita di amore tra tre Persone. È questa l'originalità della concezione cristiana di Dio, ed è qui che l'uomo trova la spiegazione più vera di se stesso. L'uomo sente insopprimibile la nostalgia della comunità, della solidarietà e del dialogo; ne ha bisogno per vivere e per crescere, ne ha bisogno più dell’aria che respira. Ma è soltanto alla luce della Trinità che questa constatazione acquista un'insospettabile profondità: siamo fatti per incontrarci, per dialogare e amare, perché siamo “immagine di Dio”, e Dio è, appunto – per quanto ci è dato capire – una comunità di amore.
2) La vita è amore.
La vocazione alla comunità è la traccia della Trinità nell'uomo e “se vediamo l’amore, vediamo la Trinità” (Sant’Agostino[3]) che il Papa emerito Benedetto XVI spiega così: “Lo Spirito, infatti, è quella potenza interiore che armonizza il cuore dei credenti col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati lui” (Lett. Enc. Deus Caritas est, n. 19). Lo Spirito ci immette nel ritmo stesso della vita divina, che è vita di amore, facendoci personalmente partecipi dei rapporti intercorrenti tra il Padre e il Figlio. Non è senza significato che Paolo, quando enumera i frutti dello Spirito, ponga al primo posto l’amore: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, ecc.” (Gal 5,22). E, poiché per definizione l'amore unisce, ciò significa anzitutto che lo Spirito è creatore di comunione all'interno della comunità cristiana, come diciamo all'inizio della Santa Messa con un’espressione paolina: “… la comunione dello Spirito Santo [cioè quella che è operata da lui] sia con tutti voi” (2 Cor 13,13). D'altra parte, però, è anche vero che lo Spirito ci stimola a intrecciare rapporti di carità con tutti gli uomini. Dunque, quando noi amiamo diamo spazio allo Spirito, gli permettiamo di esprimersi in pienezza.
I testi della liturgia di oggi, in effetti, attirano la nostra attenzione non tanto sul Mistero delle Tre Persone, ma sulla realtà di amore che è contenuta in questo primo e supremo Mistero della nostra fede. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno, perché sono amore e l’amore è la forza vivificante assoluta, l’unità creata dall’amore è più unità di un’unità puramente fisica. Il Padre dà tutto al Figlio; il Figlio riceve tutto dal Padre con riconoscenza; e lo Spirito Santo è come il frutto di questo amore reciproco del Padre e del Figlio.
Dunque, il brano preso oggi dal Vangelo di San Giovanni ci fa riflettere e contemplare la stupefacente profondità e gratuità dell’amore del Padre che ci dona il Figlio. Questi nel suo farsi carne[4] tocca l’uomo nella sua realtà concreta e in qualunque situazione si trovi. Dio ha assunto la condizione umana per sanarla da tutto ciò che lo separa da Lui, per permetterci di chiamarlo, nel suo Figlio Unigenito, con il nome di “Abbà, Padre” ed essere veramente figli di Dio. Sant’Ireneo afferma: “Questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio” (Adversus haereses, 3,19,1: PG 7,939).
Il Verbo di Dio si fa carne non per un obbligo giuridico, ma per una esigenza libera di amore, grazie ad una sovrabbondanza d’amore. La Trinità non è altro che questo mistero sovrabbondante d'amore che dal cielo si è riversato sulla terra superando ogni frontiera, ogni confine. Dio ci fa dono del suo Figlio amato, ma non dimentichiamo che è un dono per tutti: per il mondo intero.
E per questo che, sempre nel brano evangelico di oggi, San Giovanni prosegue dicendo che Dio ha mandato il Figlio per salvare il mondo, non per giudicarlo. Ma ciò non toglie che la presenza del dono determini una crisi: il dono del Padre può essere accolto o rifiutato.
3) La vita è accogliere la Vita.
Qual è la nostra vocazione? Quella di viver la vita trinitaria: non c’è altra vocazione che questa. Ognuno di noi è chiamato a vivere la vita di Dio. E la vita di Dio è la Santissima Trinità. La nostra vocazione è questa. Non è quella di fare scuola, di mandare avanti il laboratorio, di lavorare in casa, di badare ai bambini; la nostra vocazione non è nemmeno la semplice preghiera. La nostra vocazione è Dio stesso, è essere in Lui, vivere Lui. La nostra vocazione a questo ci chiama: a credere all’amore, ad accoglierlo, a viverlo.
Chi, almeno una volta nella sua giornata, non fa il segno della croce o non recita la preghiera del Padre nostro? Gesti che indicano la nostra naturale appartenenza a Dio, il quale vuole renderci divini, come Lui. E questo i Santi lo avevano compreso benissimo, vivendo la loro stessa vita incarnando il modello dell’amore trinitario per le strade del mondo, poveramente come S. Francesco d’Assisi, paternamente con San Pio da Pietrelcina, caritatevolmente come Madre Teresa di Calcutta, nascostamente, dietro le grate di un monastero di clausura come Santa Teresina del Bambin Gesù, familiarmente come i Coniugi Martin, genitori della Santa di Lisieux.
Risplende tra tutti i Santi la Vergine Maria, la creatura più vicina alla SS.ma Trinità: figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo. La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta umile serva dell’Amore: ha saputo accogliere la volontà del Padre concependo così il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei, l’Onnipotente, ha potuto costruire un tempio degno di Lui, facendone il modello e l’immagine della Chiesa, casa di comunione per ogni uomo ed ogni donna.
Ci aiuti Maria, specchio della Trinità, a crescere nella fede e ad accogliere nella nostra vita il mistero trinitario, un mistero che ci parla di amore, di accoglienza e di comunione.
Ci siano di esempio le Vergine Consacrate nel mondo che nella quotidianità della vita custodiscono la chiamata alla santità mediante un’esistenza semplice, mediante un lavoro “profano”. Con il loro stile di vita nel mondo rendono presente Cristo nella vita quotidiana, per trasformare il mondo secondo il Cuore di Dio-Trinità. Queste donne fanno ciò soprattutto mediante la pratica dei consigli evangelici. In effetti “La vita consacrata, pertanto, è chiamata ad approfondire continuamente il dono dei consigli evangelici con un amore sempre più sincero e forte in dimensione trinitaria : amore al Cristo, che chiama alla sua intimità; allo Spirito Santo, che dispone l'animo ad accogliere le sue ispirazioni; al Padre , prima origine e scopo supremo della vita consacrata. Essa diventa così confessione e segno della Trinità, il cui mistero viene additato alla Chiesa come modello e sorgente di ogni forma di vita cristiana.” (San Giovanni Paolo II, Es. Ap.
Post-Sinodale Vita Consecrata, n. 21)
*
LETTURA PATRISTICA
Sant’Atanasio, Vescovo (296 - 373)
Dalla Lettera 1 a Serapione, 28-30
(PG 26, 594-595. 599)
Luce, splendore e grazia della Trinità
Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.
La nostra fede é questa: la Trinità santa e perfetta é quella che é distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma é tutta potenza creatrice e forza operativa. Una é la sua natura, identica a se stessa. Uno é il principio attivo e una l'operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, é mantenuta intatta l'unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che é al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed é in tutte le cose (cfr. Ef 4, 6). E' al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.
L'apostolo Paolo, allorché scrive ai Corinzi sulle realtà spirituali, riconduce tutte le cose ad un solo Dio Padre come al principio, in questo modo: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo é lo Spirito; e vi sono diversità di ministeri, ma uno solo é il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo é Dio, che opera tutto in tutti» (1 Cor 12, 4-6).
Quelle cose infatti che lo Spirito distribuisce ai singoli, sono date dal Padre per mezzo del Verbo. In verità tutte le cose che sono del Padre sono pure del Figlio. Onde quelle cose che sono concesse dal Figlio nello Spirito sono veri doni del Padre. Parimenti quando lo Spirito é in noi, é anche in noi il Verbo dal quale lo riceviamo, e nel Verbo vi é anche il Padre, e così si realizza quanto é detto: «Verremo io e il Padre e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Dove infatti vi é la luce, là vi é anche lo splendore; e dove vi é lo splendore, ivi c'è parimenti la sua efficacia e la sua splendida grazia.
Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). Infatti la grazia é il dono che viene dato nella Trinità, é concesso dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi partecipi di esso, noi abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito.
Efrem, Diatessaron, 21, 7
Dio ama infinitamente il mondo
Abramo aveva molti servitori; perché Dio non gli dice di sacrificare uno di loro? Perché l’amore di Abramo non si sarebbe rivelato attraverso un servitore; occorreva per questo il suo stesso figlio (Gn 22,1-18). Parimenti c’erano molti servitori di Dio, ma egli non mostrò il suo amore verso le creature tramite nessuno di loro, bensì tramite il proprio Figlio, grazie al quale fu proclamato il suo amore per noi: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Jn 3,16).
Cromazio di Aquileia, Sermo, 33, 1
Dalla bontà di Dio dipende il nostro vivere
È oltremodo giusto che noi inneggiamo a lui, perché il nostro essere e il nostro vivere non sono in nostro potere né dipendono da noi, ma dal suo favore e dalla sua bontà. Dobbiamo dunque cantare a questo Dio, che è ed è sempre stato, le grandezze che gli competono e si addicono alla lode della sua maestà, cioè: che egli è eterno, che è onnipotente, che è immenso, che è creatore del mondo e suo salvatore, che ha avuto per gli uomini tale amore da offrire persino il Figlio suo per la salvezza del mondo, come dice egli stesso nel Vangelo: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figliolo unigenito, affinché chiunque in lui crede non perisca, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16).
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NOTE
[1] Il mistero trinitario è alla base della fede cristiana, eppure paradossalmente, pur se la fede dei primi cristiani di fatto era già trinitaria (cfr. Mt 28,16 e 1 Cor), il termine stesso Trinità compare solo alla fine del II° secolo d. C. con Teofilo di Antiochia, per indicare il mistero del Dio che è ad un tempo Uno e rivelato in tre Persone: Padre Figlio Spirito Santo.
[2] E S. Agostino scrive suggestivamente nel suo “De Trinitate”,: “Dio Padre, nel pensare, genera interiormente la propria sapienza, o Verbo. Ma è soprattutto una relazione di amore che lega la mente pensante al suo Logos. Allora, se vedi la carità, tu vedi la Trinità. Il Padre è donazione infinita senza riserve, il Figlio è accoglienza attiva, lo Spirito è perfetta unità di colui che dona e di colui che accoglie. Sono tre: l’Amante, l’Amato, l’Amore”.
[3] Non saremo mai abbastanza grati ad Agostino per aver impostato il suo discorso sulla Trinità sulla parola di Giovanni: “Dio è amore” (1 Gv 4,10). Dio è amore: per questo, conclude Agostino, egli è Trinità! “L'amore suppone uno che ama, ciò che è amato e l'amore stesso”- Il Padre è, nella Trinità, colui che ama, la fonte e il principio di tutto; il Figlio è colui che è amato; lo Spirito Santo è l'amore con cui si amano.
[4] “Il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). Qui la parola “carne”, secondo l’uso ebraico, indica l’uomo nella sua integralità, tutto l’uomo, ma proprio sotto l’aspetto della sua caducità e temporalità, della sua povertà e contingenza.