lunedì 9 giugno 2014

Per una vita non solo nostra


di Costanza Miriano
Chiunque frequenti parrocchie e gruppi e movimenti potrà dirvi, all’occorrenza, tutto il male possibile delle persone del giro, e se non lo farà sarà solo per rispetto del precetto evangelico. Immagino che cose simili le possa (ma non voglia) dire chi ha scelto la vita consacrata.
Noi che conosciamo bene la nostra madre Chiesa possiamo dirne tutto il male possibile, proprio perché la conosciamo. Come con una mamma di una certa età (2000 anni sono una certa età, effettivamente), ne vediamo le rughe, i limiti, ma le vogliamo bene lo stesso, e ci guardiamo bene dal criticarla, soprattutto con quelli che non sono suoi figli.
Alla recente canonizzazione dei due Papi, ho visto gente prestare case, macchine, offrire pasti, passaggi, condivisione, spingere carrozzelle di estranei, offrire acqua e cibo e impermeabili. Per quanto riguarda me, poi, a un certo punto dovevo rientrare in sala stampa, e, sarà la mia vista da talpa, sarà che mi ero alzata alle quattro, non mi ero accorta che c’era un piccolissimo corridoio, da un’altra parte, lasciato libero dalla folla. Ho cominciato a passare tra la gente seduta, facendo spostare, alzare, scomodare. Ho schiacciato, calciato, sfiorato, urtato. Non apposta. Chiedendo scusa in tredici lingue (tra cui il perugino), ma l’ho fatto. Nessuno mi ha mandato a quel paese, nessuno mi ha dato una spintarella per farmi cadere. Anzi, molti mi hanno offerto il braccio per aiutarmi, qualcuno mi ha sorretto, un robusto polacco mi ha quasi presa in braccio.
Io credo che queste cose le facciano solamente i cristiani. Non perché siano, siamo, migliori, ma perché cerchiamo di vivere una vita che non sia più solo nostra. Quando diciamo che il nostro Signore è Gesù Cristo, intendiamo proprio che è il Signore, cioè che vogliamo che comandi sul nostro cuore, e che quindi sia lui a guidare le nostre azioni. Anche quando dobbiamo mettercela tutta a trattenere un «va’ a quel paese». Io mi sa che ne ho meritati parecchi, quel giorno. Per fortuna erano tutti cristiani.
fonte: Credere