L’Incontro di Papa Francesco con le Autorità nel Palazzo Presidenziale di Tirana. “Quanto accade in Albania dimostra invece che la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile. La pacifica convivenza tra le differenti comunità religiose, infatti, è un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo”
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
"Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!"
Signor Primo Ministro,
Distinti Membri del Corpo Diplomatico,
Eccellenze, Signore e Signori,
sono molto lieto di essere qui con voi, nella nobile terra di Albania, terra di eroi, che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza del Paese, e terra di martiri, che hanno testimoniato la loro fede nei tempi difficili della persecuzione. Vi ringrazio per l’invito a visitare la vostra patria, chiamata “terra delle aquile”, e per la vostra festosa accoglienza. È trascorso ormai quasi un quarto di secolo da quando l’Albania ha ritrovato il cammino arduo ma avvincente della libertà. Essa ha permesso alla società albanese di intraprendere un percorso di ricostruzione materiale e spirituale, di mettere in moto tante energie e iniziative, di aprirsi alla collaborazione e agli scambi con i Paesi vicini dei Balcani e del Mediterraneo, con l’Europa e con il mondo intero. La libertà ritrovata vi ha permesso di guardare al futuro con fiducia e speranza, di avviare progetti e di ritessere relazioni di amicizia con nazioni vicine e lontane.
Il rispetto dei diritti umani (rispetto dei diritti è una parola essenziale tra voi) tra cui spicca la libertà religiosa e di espressione del pensiero, è infatti condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un Paese. Quando la dignità dell’uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creatività e l’intraprendenza e la personalità umana può dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune.
Mi rallegro in modo particolare per una felice caratteristica dell’Albania, che va preservata con ogni cura e attenzione: mi riferisco alla pacifica convivenza e alla collaborazione tra appartenenti a diverse religioni. Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il Paese e acquista un rilievo speciale in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone un pericoloso fattore di scontro e di violenza, anziché occasione di dialogo aperto e rispettoso e di riflessione comune su ciò che significa credere in Dio e seguire la sua legge.
Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!
Quanto accade in Albania dimostra invece che la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile. La pacifica convivenza tra le differenti comunità religiose, infatti, è un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo. E’ un valore che va custodito e incrementato ogni giorno, con l’educazione al rispetto delle differenze e delle specifiche identità aperte al dialogo ed alla collaborazione per il bene di tutti, con l’esercizio della conoscenza e della stima gli uni degli altri. È un dono che va sempre chiesto al Signore nella preghiera. Possa l’Albania proseguire sempre su questa strada, diventando per tanti Paesi un esempio a cui ispirarsi!
Signor Presidente, dopo l’inverno dell’isolamento e delle persecuzioni, è venuta finalmente la primavera della libertà. Attraverso libere elezioni e nuovi assetti istituzionali, si è consolidato il pluralismo democratico e questo ha favorito anche la ripresa delle attività economiche. Molti, specialmente all’inizio, mossi dalla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, hanno preso la via dell’emigrazione e contribuiscono a loro modo al progresso della società albanese. Molti altri hanno riscoperto le ragioni per rimanere in patria e costruirla dall’interno. Le fatiche e i sacrifici di tutti hanno cooperato al miglioramento delle condizioni generali. La Chiesa Cattolica, da parte sua, ha potuto riprendere un’esistenza normale, ricostituendo la sua gerarchia e riannodando le fila di una lunga tradizione. Sono stati edificati o ricostruiti luoghi di culto, tra i quali spicca il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Scutari; sono state fondate scuole e importanti centri educativi e di assistenza, a disposizione dell’intera cittadinanza. La presenza della Chiesa e la sua azione vengono perciò giustamente percepite non solamente come un servizio alla comunità cattolica, bensì all’intera Nazione. La beata Madre Teresa, insieme ai martiri che hanno eroicamente testimoniato la loro fede – a loro va il nostro più alto riconoscimento e la nostra preghiera – certamente gioiscono in Cielo per l’impegno degli uomini e donne di buona volontà nel far rifiorire la società e la Chiesa in Albania.
Ora, però, si presentano nuove sfide a cui dare risposta. In un mondo che tende alla globalizzazione economica e culturale, occorre fare ogni sforzo perché la crescita e lo sviluppo siano posti a disposizione di tutti e non solo di una parte della popolazione. Inoltre, tale sviluppo non sarà autentico se non sarà anche sostenibile ed equo, vale a dire se non terrà ben presenti i diritti dei poveri e non rispetterà l’ambiente. Alla globalizzazione dei mercati è necessario che corrisponda una globalizzazione della solidarietà; alla crescita economica deve accompagnarsi un maggior rispetto del creato; insieme ai diritti individuali vanno tutelati quelli delle realtà intermedie tra l’individuo e lo Stato, prima fra tutte la famiglia. L’Albania oggi può affrontare queste sfide in una cornice di libertà e di stabilità, che vanno consolidate e che fanno ben sperare per il futuro.
Ringrazio cordialmente ciascuno voi per la squisita accoglienza e, come fece san Giovanni Paolo II nell’aprile del 1993, invoco sull’Albania la protezione di Maria, Madre del Buon Consiglio, affidando a lei le speranze dell’intero popolo albanese. Dio effonda sull’Albania la sua grazia e la sua benedizione.
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Vatican Insider
Radio Vaticana
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Vatican Insider
(Andrea Tornielli) Nella prima tappa del viaggio a Tirana Francesco incontra le autorità politiche nel palazzo presidenziale. Indica l'Albania come modello di convivenza tra fedi diverse, e con parole che fotografano la situazione irachena denuncia l'estremismo che uccide strumentalizzando la religione. (...)
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Radio Vaticana
La pacifica convivenza tra le religioni in Albania è "un bel segno per il mondo". Lo ha detto Papa Francesco nel saluto ai 50 giornalisti (di 10 paesi diversi e di ogni tipo di media) che lo seguono oggi in questo viaggio lampo, mentre era in volo da Roma a Tirana. "L'Albania e' un Paese che ha sofferto tanto", ha sottolineato il Papa, ma poi "è riuscita a trovare una pace con le differenze religiose. E questo e' un bel segno per il mondo, il dialogo, la pace e l'equilibrio a favore della governance. Fa tanto bene, per me, che la gente sappia cosa fanno il Papa e le Chiese. Vi auguro - ha detto ai giornalisti - una buona giornata di lavoro e non di riposo, sara' un lavoro un po' forte, una bella giornata laboriosa". "E mi raccomando - ha concluso - pregate per me". (...)
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Francese
Monsieur le Président,
Monsieur le Premier Ministre,
Honorables Membres du Corps Diplomatique,
Excellences, Mesdames, Messieurs,
Je suis très heureux d’être avec vous, sur la noble terre d’Albanie, terre des héros qui ont sacrifié leur vie pour l’indépendance du pays, et terre des martyrs qui ont témoigné de leur foi aux temps difficiles de la persécution. Je vous remercie de votre invitation à visiter votre patrie, appelée « terre des aigles », et pour votre accueil festif.
Près d’un quart de siècle s’est écoulé depuis que l’Albanie a retrouvé le chemin, rude mais passionnant, de la liberté. Celle-ci a permis à la société albanaise d’entreprendre un parcours de reconstruction matérielle et spirituelle, de susciter beaucoup d’énergies et d’initiatives, de s’ouvrir à la collaboration et aux échanges avec les pays voisins des Balkans et de la Méditerranée, de l’Europe et du monde entier. La liberté retrouvée vous a permis de regarder vers l’avenir avec confiance et espérance, de lancer des projets et de tisser à nouveau des relations d’amitié avec les nations voisines et lointaines.
Le respect des droits humains, parmi lesquels se distingue la liberté religieuse et d’expression de la pensée, est, en effet, une condition préalable au développement même du pays qu’il soit social ou économique. Quand la dignité de l’homme est respectée et que ses droits sont reconnus et garantis, fleurissent aussi la créativité et l’esprit d’initiative, et la personnalité humaine peut déployer ses multiples initiatives en faveur du bien commun.
Je me réjouis particulièrement d’une heureuse caractéristique de l’Albanie, qui est préservée avec beaucoup de soin et d’attention : je fais référence à la cohabitation pacifique et à la collaboration entre ceux qui appartiennent à différentes religions. Le climat de respect et de confiance réciproque entre catholiques, orthodoxes et musulmans est un bien précieux pour le pays, et acquiert une importance spéciale à notre époque où le sens religieux authentique est travesti par des groupes extrémistes, et où les différences entre les diverses confessions sont déformées et instrumentalisées, en en faisant un dangereux facteur d’affrontement et de violence ; cela au lieu d’en faire une occasion de dialogue ouvert et respectueux, et de réflexion commune sur ce que signifie croire en Dieu et suivre sa loi.
Que personne ne pense pouvoir se faire de Dieu un bouclier lorsqu’il projette et accomplit des actes de violence et de mépris ! Que personne ne prenne prétexte de la religion pour accomplir ses propres actions contraires à la dignité de l’homme et à ses droits fondamentaux, en premier lieu celui à la vie et à la liberté religieuse de tous !
Ce qui se passe en Albanie démontre, au contraire, que la cohabitation pacifique et fructueuse entre personnes et communautés appartenant à des religions différentes est, non seulement souhaitable, mais concrètement possible et réalisable. En effet, la cohabitation pacifique entre les différentes communautés religieuses est un bien inestimable pour la paix et pour le développement harmonieux d’un peuple. C’est une valeur qui est gardée et qui s’accroît chaque jour par l’éducation au respect des différences et des identités spécifiques, ouvertes au dialogue et à la collaboration pour le bien de tous, et par l’exercice de la connaissance et de l’estime les uns des autres. C’est un don qui est toujours demandé au Seigneur dans la prière. Puisse l’Albanie continuer toujours sur cette route, devenant pour beaucoup de pays un exemple dont on s’inspire !
Monsieur le Président, après l’hiver de l’isolement et des persécutions, est venu enfin le printemps de la liberté. À travers des élections libres et de nouvelles formes institutionnelles, le pluralisme démocratique s’est consolidé et cela a favorisé la reprise des activités économiques. Beaucoup de personnes, surtout au début, poussées par la recherche d’un travail et de meilleures conditions de vie, ont pris le chemin de l’émigration et participent à leur manière au progrès de la société albanaise. Beaucoup d’autres ont redécouvert les raisons de rester dans le pays et de le construire de l’intérieur. Les peines et les sacrifices de tous ont contribué à l’amélioration des conditions générales.
L’Église Catholique, de son côté, a pu reprendre une existence normale, reconstituant sa hiérarchie et renouant le fil d’une longue tradition. Des lieux de culte ont été construits ou reconstruits, parmi lesquels se distingue le sanctuaire de Notre Dame du Bon Conseil, à Scutari ; des écoles ont été fondées ainsi que d’importants centres éducatifs et d’assistance, à la disposition de tous les citoyens. La présence de l’Église et son action sont dès lors perçues à juste titre non seulement comme un service à la communauté catholique, mais aussi à la nation tout entière.
La bienheureuse Mère Teresa, avec les martyrs qui ont héroïquement témoigné de leur foi – à eux va notre plus haute reconnaissance et notre prière – se réjouissent certainement au ciel de l’engagement des hommes et des femmes de bonne volonté pour faire refleurir la société et l’Église en Albanie.
Mais maintenant de nouveaux défis se présentent auxquels il faut répondre. Dans un monde qui tend à la mondialisation économique et culturelle, il convient de faire tous les efforts pour que la croissance et le développement soient mis à la disposition de tous, et pas seulement d’une partie de la population. De plus, un tel développement ne sera pas authentique s’il n’est aussi durable et équitable, c’est à dire s’il ne se souvient pas des droits des pauvres et ne respecte pas l’environnement. À la mondialisation des marchés il est nécessaire que corresponde une mondialisation de la solidarité ; la croissance économique doit s’accompagner d’un plus grand respect de la création ; en même temps que les droits individuels, ceux des réalités intermédiaires entre l’individu et l’État doivent être protégés, et la première de toutes ces réalités c’est la famille. L’Albanie aujourd’hui peut affronter ces défis dans un cadre de liberté et de stabilité, qui sont consolidées et qui font bien espérer pour l’avenir. Je remercie cordialement chacun de vous pour l’accueil délicat et, comme le fit saint Jean Paul II en avril 1993, j’invoque sur l’Albanie la protection de Marie, Mère du Bon Conseil, lui confiant les espérances de tout le peuple albanais. Que Dieu répande sur l’Albanie sa grâce et sa bénédiction.
Inglese
Mr President,
Mr Prime Minister,
Distinguished Members of the Diplomatic Corps,
Your Excellencies, Ladies and Gentlemen,
I am very happy to be here with you, in this noble land of Albania, a land of heroes who sacrificed their lives for the independence of the nation, and a land of martyrs, who witnessed to their faith in difficult times of persecution. I am grateful for the invitation to visit your country, called “the Land of the Eagles”, and for your warm welcome.
Almost a quarter of a century has passed since Albania re-embarked upon the arduous but rewarding path of freedom. This experience has allowed Albanian society to take up the process of material and spiritual reconstruction, to foster an increase of enthusiasm and initiatives, and to create a spirit of cooperation and exchange with countries of the Balkans, the Mediterranean, Europe and indeed with the rest of the world. This rediscovered freedom has helped you look to the future with trust and hope, establishing new projects and renewing friendly relations with countries both near and far.
Respect for human rights, among which religious freedom and freedom of expression stand out, is the preliminary condition for a country’s social and economic development. When the dignity of the human person is respected and his or her rights recognized and guaranteed, creativity and interdependence thrive, and the potential of the human personality is unleashed through actions that further the common good.
There is a rather beautiful characteristic of Albania, one which is given great care and attention, and which gives me great joy: I am referring to the peaceful coexistence and collaboration that exists among followers of different religions. The climate of respect and mutual trust between Catholics, Orthodox and Muslims is a precious gift to the country. This is especially the case in these times where an authentic religious spirit is being perverted and where religious differences are being distorted and instrumentalized. This creates dangerous circumstances which lead to conflict and violence, rather than being an occasion for open and respectful dialogue, and for a collective reflection on what it means to believe in God and to follow his laws.
Let no one consider themselves to be the “armour” of God while planning and carrying out acts of violence and oppression! May no one use religion as a pretext for actions against human dignity and against the fundamental rights of every man and woman, above all, the right to life and the right of everyone to religious freedom!
What the experience in Albania shows, rather, is that a peaceful and fruitful coexistence between persons and communities of believers of different religions is not only desirable, but possible and realistic. The peaceful coexistence of different religious communities is, in fact, an inestimable benefit to peace and to harmonious human advancement. This is something of value which needs to be protected and nourished each day, by providing an education which respects differences and particular identities, so that dialogue and cooperation for the good of all may be promoted and strengthened by mutual understanding and esteem. It is a gift which we need to implore from God in prayer. May Albania always continue to walk this path, offering to other countries an inspiring example.
Mr President, after a winter of isolation and persecution, the springtime of freedom has finally come. By means of free elections and new institutional structures, a democratic pluralism has been consolidated which is now favouring economic activity. Many people, especially at the beginning, chose to emigrate in search of work and a better standard of living, and in their own way contributed to the advancement of Albanian society. Many others rediscovered reasons for staying in their homeland, wanting to build it up from within. The efforts and sacrifices of all have improved the life of the nation in general.
The Catholic Church, for its part, has resumed a normal existence, re-establishing its hierarchy and taking up once more the line of a long tradition. Places of worship have been built or rebuilt. Among these, the Sanctuary of Our Lady of Good Counsel at Scutari holds a special place. Similarly, schools and centres of education and healthcare have been established for the use of all citizens. The presence of the Church and its activities are therefore rightly seen as a service, not only to the Catholic community, but rather to the whole nation.
Blessed Mother Teresa, together with the martyrs who witnessed to their faith – to whom we pray and offer our appreciation – most certainly are rejoicing in heaven because of the work of men and women of good will who contribute to the flourishing of civil society and the Church in Albania.
Today, however, new challenges arise which must be faced. In a world that tends to economic and cultural globalization, every effort must be made to ensure that growth and development are put at the service of all and not just limited parts of the population. Furthermore, such development will only be authentic if it is sustainable and just, that is, if it has the rights of the poor and respect for the environment close to heart. Alongside the globalization of the markets there must also be a corresponding globalization of solidarity; together with economic growth there must be a greater respect for creation; alongside the rights of individuals, there must be the guaranteed rights of those who are a bridge between the individual and the state, the family being the first and foremost of such institutions. Today Albania is able to face these challenges in an atmosphere of freedom and stability, two realities which must be strengthened and which form the basis of hope for the future.
I offer my heartfelt gratitude to each of you for your gracious welcome, and, as Saint John Paul II did in April 1993, I invoke upon Albania the protection of Mary, Mother of Good Counsel, entrusting to her the hopes of the entire Albanian people. May God abundantly pour out his grace and blessing upon Albania.
Spagnolo
Señor Presidente
Señor Primer Ministro
Distinguidos Miembros del Cuerpo Diplomático
Excelencias, Señoras y Señores
Estoy muy contento de encontrarme con ustedes en esta noble tierra de Albania, tierra de héroes, que sacrificaron su vida por la independencia del país, y tierra de mártires, que dieron testimonio de su fe en los tiempos difíciles de la persecución. Les agradezco la invitación a visitar su patria, llamada “tierra de las águilas”, y por su festiva acogida. Ha pasado ya casi un cuarto de siglo desde que Albania ha encontrado de nuevo el camino arduo pero apasionante de la libertad. Gracias a ello, la sociedad albanesa ha podido iniciar un camino de reconstrucción material y espiritual, ha desplegado tantas energías e iniciativas, se ha abierto a la colaboración y al intercambio con los países vecinos de los Balcanes y del Mediterráneo, de Europa y de todo el mundo. La libertad recuperada les ha permitido mirar al futuro con confianza y esperanza, poner en marcha proyectos y tejer nuevas relaciones de amistad con las naciones cercanas y lejanas.
El respeto de los derechos humanos, entre los cuales destaca la libertad religiosa y de pensamiento, es condición previa para el mismo desarrollo social y económico de un país. Cuando se respeta la dignidad del hombre, y sus derechos son reconocidos y tutelados, florece también la creatividad y el ingenio, y la personalidad humana puede desplegar sus múltiples iniciativas en favor del bien común.
Me alegro de modo especial por una feliz característica de Albania, que debe ser preservada con todo cuidado e interés: me refiero a la convivencia pacífica y a la colaboración entre los que pertenecen a diversas religiones. El clima de respeto y confianza recíproca entre católicos, ortodoxos y musulmanes es un bien precioso para el país y que adquiere un relieve especial en este tiempo en que, de parte de grupos extremistas, se desnaturaliza el auténtico sentido religioso y en que las diferencias entre las diversas confesiones se distorsionan e instrumentalizan,
haciendo de ellas un factor peligroso de conflicto y violencia, en vez de una ocasión de diálogo abierto y respetuoso y de reflexión común sobre el significado de creer en Dios y seguir su ley. Que nadie piense que puede escudarse en Dios cuando proyecta y realiza actos de violencia y abusos. Que nadie tome la religión como pretexto para las propias acciones contrarias a la dignidad del hombre y sus derechos fundamentales, en primer lugar el de la vida y el de la libertad religiosa de todos.
Lo que sucede en Albania demuestra en cambio que la convivencia pacífica y fructífera entre personas y comunidades que pertenecen a religiones distintas no sólo es deseable, sino posible y realizable de modo concreto. En efecto, la convivencia pacífica entre las diferentes comunidades religiosas es un bien inestimable para la paz y el desarrollo armonioso de un pueblo. Es un valor que hay que custodiar y hacer crecer cada día, a través de la educación en el respeto de las diferencias y de las identidades específicas abiertas al diálogo y a la colaboración para el bien de todos, mediante el conocimiento y la estima recíproca. Es un don que se debe pedir siempre al Señor en la oración. Que Albania pueda continuar siempre en este camino, sirviendo de ejemplo e inspiración para muchos países.
Señor Presidente, tras el invierno del aislamiento y las persecuciones, ha llegado por fin la primavera de la libertad. A través de elecciones libres y nuevas estructuras institucionales, se ha consolidado el pluralismo democrático que ha favorecido también la recuperación de la actividad económica. Muchos, movidos por la búsqueda de trabajo y de mejores condiciones de vida, sobre todo al comienzo, tomaron el camino de la emigración y contribuyen a su modo al progreso de la sociedad albanesa. Otros muchos han descubierto las razones para permanecer en su patria y construirla desde dentro. El trabajo y los sacrificios de todos han contribuido a mejorar las condiciones generales.
La Iglesia católica, por su parte, ha podido retomar una existencia normal, restableciendo su jerarquía y reanudando los hilos de una larga tradición. Se han edificado o reconstruido lugares de culto, entre los que destaca el Santuario de la Virgen del Buen Consejo en Scutari; se han fundado escuelas e importantes centros educativos y de asistencia, para toda la ciudadanía. La presencia de la Iglesia y su acción es percibida justamente como un servicio no sólo para la comunidad católica sino para toda la Nación.
La beata Madre Teresa, junto a los mártires que dieron testimonio heroico de su fe –a ellos va nuestro reconocimiento más alto y nuestra oración– ciertamente se alegran en el Cielo por el compromiso de los hombres y mujeres de buena voluntad para que florezca de nuevo la sociedad y la Iglesia en Albania.
Sin embargo, ahora aparecen nuevos desafíos a los que hay que responder. En un mundo que tiende a la globalización económica y cultural, es necesario esforzarse para que el crecimiento y el desarrollo estén a disposición de todos y no sólo de una parte de la población. Además, el desarrollo no será auténtico si no es también sostenible y ecuo, es decir, si no tiene en cuenta los derechos de los pobres y no respeta el ambiente. A la globalización de los mercados es necesario que corresponda la globalización de la solidaridad; el crecimiento económico ha de estar acompañado por un mayor respeto de la creación; junto a los derechos individuales hay que tutelar los de las realidades intermedias entre el individuo y el Estado, en primer lugar la familia. Albania afronta hoy estos desafíos en un marco de libertad y estabilidad que hay que consolidar y que representa un buen augurio para el futuro.
Agradezco cordialmente a cada uno por la exquisita acogida y, como hizo san Juan Pablo II, en abril de 1993, invoco sobre Albania la protección de María, Madre del Buen Consejo, confiándole las esperanzas de todo el pueblo albanés. Que Dios derrame sobre Albania su gracia y su bendición.
Portoghese
Senhor Presidente,
Senhor Primeiro-Ministro,
Ilustres Membros do Corpo Diplomático,
Excelências, Senhoras e Senhores!
Sinto imensa alegria por estar aqui convosco, na nobre terra da Albânia: terra de heróis, que sacrificaram a vida pela independência do país, e terra de mártires, que testemunharam a sua fé nos tempos difíceis de perseguição. Obrigado pelo convite para visitar a vossa pátria, chamada «terra das águias», e pela vossa recepção festiva.
Já passou quase um quarto de século desde que a Albânia reencontrou o caminho árduo mas emocionante da liberdade. Esta permitiu à sociedade albanesa empreender um percurso de reconstrução material e espiritual, pôr em movimento tantas energias e iniciativas, abrir-se à colaboração e a permutas com os países vizinhos dos Balcãs e do Mediterrâneo, da Europa e do mundo inteiro. A liberdade reencontrada permitiu-vos olhar para o futuro com confiança e esperança, iniciar projectos e tecer de novo relações de amizade com nações vizinhas e distantes. Na realidade, o respeito dos direitos humanos, entre os quais sobressai a liberdade religiosa e a liberdade de expressão do pensamento, é condição preliminar para o próprio progresso económico e social de um país. Quando a dignidade do homem é respeitada e os seus direitos são reconhecidos e garantidos, florescem também a criatividade e a audácia, podendo a pessoa humana explanar suas inúmeras iniciativas a favor do bem comum.
Alegro-me de modo particular por uma característica feliz da Albânia, que deve ser preservada com todo o cuidado e atenção: refiro-me à convivência pacífica e à colaboração entre seguidores de diferentes religiões. O clima de respeito e mútua confiança entre católicos, ortodoxos e muçulmanos é um bem precioso para o país e adquire uma relevância especial neste nosso tempo em que é deturpado, por parte de grupos extremistas, o autêntico sentido religioso e são distorcidas e manipuladas as diferenças entre as várias confissões, fazendo daquelas um perigoso factor de conflito e violência, em vez de ocasião de diálogo aberto e respeitoso e de reflexão comum sobre o que significa crer em Deus e seguir a sua lei.
Ninguém pense em poder tomar a Deus por escudo, enquanto projecta e comete actos de violência e vexação! Ninguém tome a religião como pretexto para as suas acções contrárias à dignidade do homem e aos seus direitos humanos fundamentais, principalmente o direito de todos à vida e à liberdade religiosa!
O que está a acontecer aqui na Albânia demonstra, pelo contrário, que a convivência pacífica e fecunda entre pessoas e comunidades pertencentes a diferentes religiões é não só desejável, mas também concretamente possível e realizável. A convivência pacífica entre as várias comunidades religiosas é, efectivamente, um bem inestimável para a paz e o desenvolvimento harmonioso de um povo. Trata-se de um valor que deve ser defendido e incrementado, cada dia, através da educação para o respeito das diferenças e das identidades específicas abertas ao diálogo e à cooperação para o bem de todos, através do exercício do conhecimento e da estima de uns pelos outros. É um dom que se deve pedir, incessantemente, ao Senhor na oração. Que a Albânia possa continuar sempre por esta estrada, tornando-se um exemplo de inspiração para tantos países!
Senhor Presidente, depois do inverno do isolamento e das perseguições, veio finalmente a primavera da liberdade. Através de eleições livres e novos ordenamentos institucionais, consolidou-se o pluralismo democrático, e isto favoreceu também a retoma das actividades económicas. Muitos, especialmente no início, motivados pela busca de trabalho e de melhores condições de vida, tomaram o caminho da emigração e contribuem, à sua maneira, para o progresso da sociedade albanesa, enquanto outros redescobriram as razões para permanecer na pátria e construí-la a partir de dentro. As fadigas e os sacrifícios de todos cooperaram para a melhoria das condições gerais.
Por sua vez, a Igreja Católica pôde retomar uma existência normal, reconstituindo a sua hierarquia e reatando os fios duma longa tradição. Foram edificados ou reconstruídos lugares de culto, entre os quais sobressai o Santuário de Nossa Senhora do Bom Conselho em Escutári; foram fundadas escolas e importantes centros de educação e de assistência, postos à disposição de toda a população. Por isso, a presença da Igreja e a sua actividade são vistas, justamente, como um serviço à nação inteira, e não apenas à comunidade católica.
Com certeza, a Beata Madre Teresa juntamente com os mártires que testemunharam heroicamente a sua fé – para eles vai o nosso mais alto reconhecimento e a nossa oração – alegram-se no Céu pelo empenho dos homens e mulheres de boa vontade em fazer reflorescer a sociedade e a Igreja na Albânia.
Agora, porém, apresentam-se novos desafios a que se deve dar resposta. Num mundo que tende à globalização económica e cultural, é preciso fazer todo o esforço possível para que o crescimento e o progresso sejam postos à disposição de todos e não apenas de uma parte da população. Além disso, tal progresso só será autêntico se for também sustentável e equitativo, isto é, se tiver bem presente os direitos dos pobres e respeitar o meio ambiente. À globalização dos mercados é preciso que corresponda a globalização da solidariedade; o crescimento económico deve ser acompanhado por um maior respeito pela criação; e, juntamente com os direitos individuais, hão-de ser tutelados também os direitos das realidades intermédias entre o indivíduo e o Estado, sendo a primeira delas a família. Hoje a Albânia pode enfrentar estes desafios num quadro de liberdade e estabilidade, que hão-de ser consolidadas permitindo olhar o futuro com esperança.
Agradeço cordialmente a cada um de vós pela delicada hospitalidade e, como fez São João Paulo II em Abril de 1993, invoco sobre a Albânia a protecção de Maria, Mãe do Bom Conselho, confiando-Lhe as esperanças de todo o povo albanês. Deus derrame sobre a Albânia a sua graça e a sua bênção.

