
Il caso dei «graviora delicta». Tutela della fede e giustizia
Contro il sacramento.Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento che il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha pronunciato in occasione di un corso di studio, svoltosi il 9 e il 10 marzo presso la Pontificia università urbaniana, dedicato ai delitti contro il sacramento della penitenza.
(Gerhard Muller) La Chiesa non ritiene che la dottrina cristiana sia un prodotto delle interessanti elucubrazioni di qualcuno, sulle quali fare esercizi logici ma scollegati dalla realtà. La dottrina cristiana è, invece, la verità che deve essere vissuta ogni giorno per ottenere la salvezza ottenuta per noi da Gesù Cristo, nostro Signore.
Già nel Nuovo Testamento si possono trovare preziose indicazioni al riguardo. Così, san Paolo aveva raccomandato a Timoteo (1 Timoteo, 1, 1-11) di rimanere in Efeso perché in quella città alcuni insegnavano «dottrine diverse» e provocavano problemi che mettevano in pericolo la fede, discutendo circa «favole e genealogie interminabili». Questi si facevano forti nella pretesa di «essere dottori della legge», ma le loro interpretazioni erano deviate.
Alla fede e alla sana dottrina si oppongono non solo le dottrine diverse, ma anche i gravi peccati di cui la Prima lettera a Timoteo fornisce una lista. La carità viene così collegata alla sana dottrina e, pertanto, alla verità in essa contenuta.
Nella cultura dei nostri giorni si è diffusa la pretesa di svincolare il diritto, la politica, l’economia da ogni riferimento ai fondamenti antropologici e alla trascendenza che sono la base e danno un senso a tutte queste dimensioni pratiche della vita umana. A volte, sotto l’influenza di tali correnti, si cerca di svincolare nel piano ecclesiale la dottrina e la verità dalla prassi, dal diritto oppure dalla pastorale.
Considerando il diritto canonico, san Giovanni Paolo II ci ricordava, nella costituzione Sacrae disciplinae leges, che Cristo non aveva voluto distruggere l’eredità della legge e dei profeti, ma che gli ha dato compimento e che questo modo nuovo è entrato a formare parte dell’eredità del Nuovo testamento. San Paolo, insegnando che la giustificazione si ottiene per mezzo della fede, non annulla il decalogo né nega l’importanza della disciplina nella Chiesa di Dio (cfr. 1 Corinzi, 5 e 6). Anzi, gli scritti del nuovo testamento fanno percepire meglio l’importanza della disciplina e «fanno meglio comprendere come essa sia più strettamente congiunta con il carattere salvifico dello stesso messaggio evangelico».
Questo è così proprio a causa dell’inscindibilità fra la dottrina e la prassi cristiana. Non si tratta soltanto di un collegamento esterno, come se l’esigenza comportasse soltanto un coordinamento di ambedue le cose di per sé separate e autonome. L’unità si trova invece nella fonte da dove scaturiscono in ultima istanza, cioè da Cristo, che è via, verità e vita (cfr. Giovanni, 14, 6).
Dicevano gli scolastici operari sequitur esse. All’essere cristiano corrisponde anche la verità di Cristo e così anche un operari proprio, secondo la verità. La dottrina e la prassi non sono due cose estrinseche l’una all’altra, ma esse si compenetrano l’una con l’altra sin dalla loro comune fonte ontologica.
Il Catechismo della Chiesa cattolica, in cui troviamo prima la parte circa la professione di fede, per poi entrare nella celebrazione del mistero, la vita in Cristo e la preghiera, mostra in tale sua struttura la relazione tra dottrina e prassi. Questo rapporto si può trovare anche nel famoso distico medievale che, parlando della sacra Scrittura diceva: «La lettera insegna i fatti, l’allegoria che cosa credere, il senso morale che cosa fare, e l’anagogia dove tendere». Infatti, si rileva qui la convinzione che tutti i quattro sensi provengono dalla stessa rivelazione, consegnata nella sacra Scrittura.
La Chiesa, cosciente dell’importanza capitale delle scelte libere e personali che ognuno deve fare, come Cristo ha insegnato quando ha detto che «non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!» (Matteo, 15, 11), è altrettanto convinta della necessità della disciplina e delle leggi per poter compiere adeguatamente la missione a lei affidata, perché il suo stesso Signore ha stabilito come si devono comportare i suoi discepoli, per esempio, nel sermone della montagna (cfr. Matteo, 5-7).
Da quanto emerge nella Prima lettera a Timoteo, possiamo renderci conto che, oltre alle dottrine diverse, anche i comportamenti che sono discordanti da essa danneggiano la fede. Il compito di tutelare la fede porta, per la natura delle cose, a occuparsi anche della disciplina, in quanto gli ostacoli a quella, tante volte, provengono dalla non corrispondenza delle azioni con le parole. In questo caso agire giustamente e ristabilire la giustizia dove è mancata, in quanto possibile, sono esigenze radicate nel Vangelo.
L’inizio del nuovo millennio ha significato per la Chiesa una seria sfida nella quale è stata messa in dubbio la credibilità dei suoi insegnamenti a causa di certe azioni, i graviora delicta, da parte di alcuni suoi figli e dalla mancata risposta per affrontarli. Non ci basta dire che si tratta di menzogne provenienti dai nemici della Chiesa, che comunque profittano della circostanza.
Il dovere di cercare la giustizia nei casi dei graviora delicta in nessun modo può considerarsi opposto ai doveri della carità e della misericordia. Né la carità, come virtù più alta consistente nell’amore verso Dio e verso il prossimo, né la misericordia, come inclinazione alla compassione e all’aiuto per le miserie degli altri, possono essere vere se proposte sulla base dell’ingiustizia.
Tutti quelli che nella Chiesa sono investiti della potestà ordinaria, aiutati dai loro collaboratori, hanno il dovere di prevenire e di vigilare per evitare la commissione di tali delitti. Se, purtroppo, questi delitti si verificano, è noto che essi ricadono sotto la competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede che, però, ha sempre bisogno dell’aiuto e della collaborazione degli ordinari e di canonisti ben preparati per poter agire efficacemente e prudentemente.
L'Osservatore Romano