martedì 13 ottobre 2015

LE CONSEGUENZE DELLE RIFORME


di Mario Adinolfi
La riforma costituzionale è il grande progetto di Matteo Renzi che si realizza: la riduzione del Parlamento alla dinamica per lui più agevole sperimentata negli anni da sindaco a Firenze. In quella dinamica il potere esecutivo (la giunta in un Comune, il governo sul piano nazionale) prende le decisioni e l'assemblea elettiva si limita a ratificarle, grazie ad un dato politico strutturato e di fatto inamovibile che emerge da elezioni che assegnano un premio di maggioranza consistente dopo un ballottaggio.
L'unico vero interesse di Renzi in questa diciassettesima legislatura repubblicana era davvero questo: abbattere il bicameralismo perfetto che avrebbe reso poco agile la sua capacità decisionale, varare una legge elettorale a doppio turno con premio di maggioranza alla lista che gli permetta di mettere al centro del sistema il suo progetto di Partito democratico della nazione, rendendolo l'albero-motore delle istituzioni. L'obiettivo è raggiunto dal combinato disposto riforma costituzionale-Italicum, roba approvata con un falso strepitare delle opposizioni, ora c'è da capire se queste riforme facciano bene o male al Paese.
Saremo un paese migliore con un Camera sola (di fatto, il Senato non conterà nulla) e una legge elettorale che assegna a chi prevale al ballottaggio un significativo premio di maggioranza? Saremo un paese migliore con un uomo solo al comando, sia esso Renzi, Salvini o Di Maio o un qualsiasi Mister X?
Spieghiamo immediatamente che il sistema che emerge da questa stagione di riforme (monocameralismo di fatto e singolo partito dominante) non ha eguali nel mondo. Negli Stati Uniti l'elezione del potentissimo presidente americano prevede livelli di contrappeso nel Congresso che portano spesso, ne sa qualcosa anche Obama, a avere un Parlamento di colore diverso rispetto al Commander-in Chief e questo condiziona molto l'azione della Casa Bianca. In Francia dove pure da una parte c'è un presidente della Repubblica forte eletto direttamente, dall'altra un sistema di elezione dei parlamentari con doppio turno e ballottaggi, l'esecutivo rappresentato dall'Eliseo è fortemente bilanciato dal ruolo del legislativo e anche qui spesso si registrano casi di "cohabitation", con capo dello Stato e del Governo di colori diversi. In Germania il mitologico modello tedesco porta sempre a governi di coalizione e non prevede premio di maggioranza, ma solo un livello di sbarramento, inoltre il bicameralismo pur non essendo perfetto non è solo di facciata. Anche in Spagna niente premio di maggioranza e proporzionale con una soglia di sbarramento di fatto molto alta.
Forse il sistema più simile potrebbe essere quello inglese che, pur basato sul collegio uninominale e dunque su una legge elettorale diversissima, produce effetti simili a quelli che saranno prodotti dal sistema voluto da Renzi: un uomo al comando, un solo partito a gestire di fatto tutto il potere, una sola Camera decisionale, una figura di Capo dello Stato poco più che onorifica. La democrazia britannica, grazie ai suoi otto secoli di storia, ha però dimostrato di avere al suo interno anticorpi che oserei definire "naturali" che la fragile e molto giovane democrazia italiana non garantisce. Il sistema mediatico britannico è molto duro con la politica, è un vero luogo di contropotere democratico, non ne dipende direttamente come in Italia.
Chi vincerà le prime elezioni con l'Italicum (se il referendum confermativo del 2016 vedrà trionfare come probabile i favorevoli al progetto renziano) si ritroverà in mano un potere immenso, che non potrà essere messo in discussione nel corso della legislatura per via del premio di maggioranza e delle modalità di elezione dei parlamentari, vincolati al sistema dei capolista bloccati. Avrà poi in mano le leve anche la gestione dell'informazione del servizio pubblico radiotelevisivo, che non a caso nel progetto dell'attuale premier deve essere dotato di risorse massicce e incomparabili rispetto ai concorrenti privati (la proposta del canone in bolletta serva a dare alla Rai tre miliardi di euro l'anno).
Le leggi non avranno, inoltre, un iter parlamentare come quelle a cui siamo abituati. Saranno determinate dal governo e di fatto solo ratificate dalla Camera. Già oggi le leggi approvate dal Parlamento che non siano di iniziativa governativa si contano sulle dita di una mano nell'arco di un'intera legislatura. Il rafforzamento della figura del premier renderà tutto questo strutturale.
Mi viene da dire agli italiani: attenti a chi eleggerete, perché non siete gli inglesi. Quegli inglesi che dissero no persino a Churchill dopo la vittoria della seconda guerra mondiale, perché temevano un eccessivo potere di quel personaggio di diritto entrato nella Storia. E gli fecero perdere le elezioni. Gli italiani hanno altra pasta, firmano cambiali in bianco per ventenni (incassarono tali cambiali Giolitti, Mussolini, Berlusconi e nel mezzo il quarantennio abbondante democristiano segnato dalla personalità di Andreotti), si abituano ai loro potenti, li coccolano, urlano loro contro di tutto, ma poi li tengono al potere per lassi temporali molto lunghi, rassicurati nelle e dalle loro mediocrità.
Senza più i contrappesi del bicameralismo perfetto, senza che le elezioni possano costringere a governi di coalizione (che sono stati la cifra del modello democratico italiano e non una cifra deteriore), senza un Parlamento che possa di fatto essere veramente dialettico con il potentissimo premier e con il suo governo, davvero attenti a chi voterete quando nel 2017 (e forse prima) si andrà a eleggere questo uomo solo al comando. Sarà lo stesso Renzi? Lo dico chiaramente, forse tirerei un sospiro di sollievo. Ho paura che il sistema immaginato e costruito da Matteo Renzi genererà leadership assai più pericolose della sua, perché la storia delle riforme costituzionali e elettorali spiega che raramente il capomastro del cantiere riesce ad abitare nell'edificio di potere tirato su per se stesso. La democrazia è sorprendente e qualche volta mette anche paura. Quando andremo a votare ci sarà da tenere presenti entrambi gli elementi.