
Non è dunque una misura la moralità cristiana;
è l'adesione ad una Presenza,
all'Essere che è mistero personale
e origine costitutiva della creatura umana.
Mons. Luigi Giussani
*
Dal Vangelo secondo Luca 11,42-46.
Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!
Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!
*
“Innalzate una siepe per la Torah" avevano insegnato i Padri al tempo dell'esilio. Essi credevano che sul Sinai, accanto alla Torah scritta, Dio avesse rivelato a Mosè anche la Torah orale; una serie di precetti che raggiungevano ogni aspetto della vita - le "altre cose" che Gesù stesso invita a "non trascurare" - perché in tutto fosse protetta la fedeltà all'Alleanza dei figli di Israele, pur vivendo nella Babilonia pagana. E' cura dei figli pagare la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio per ricordare che tutto è dono del Padre e di nulla ci si può appropriare. Dietro a questi precetti, a differenza di quello che può sembrare, vi è l'attenzione ai particolari tipica dell'amore. "Pagare la decima" della menta", di erbaggi piccoli e quasi insignificanti significa accogliere tutto in uno sguardo di rispetto e tenerezza che a tutto dà valore: un marito che ama davvero sa cogliere gli aspetti più nascosti, le sofferenze e le ansie meno evidenti della moglie, senza banalizzare nulla, relativizzando quando qualcosa si fa assoluta, ma cospargendo su ogni ferita il balsamo della compassione che verga d'eterno anche l'attimo più grigio e triste: "L'adempimento di un precetto non è il piegarsi sotto la frusta del legislatore, ma, strettamente inteso, è la felice possibilità di dare un valore eterno a ciò che è transitorio" (N. Oswald). Non c'è dunque contraddizione tra l'amore e il precetto: essa esplode solo quando si assolutizza il fare dell'uomo a scapito del dono di Dio. Le decime erano una siepe che proteggeva dall'oblio di questa verità fondamentale; dimenticando di essere creatura si finisce con il credersi Dio. Per questo i "guai" severi di Gesù non si riferiscono all'osservanza dei precetti, ma sono il lamento funebre per chi ormai è morto nella superbia. Ammettiamolo: siamo sempre alla ricerca di chi, al nostro passare sulle "piazze", si sbracci nei "saluti" perché si accorge di noi e riconosce in noi qualcuno per cui valga la pena perdere dieci secondi. C'è in noi come una calamita che ci spinge verso "i primi posti nelle sinagoghe", quelli nei quali il demonio ci illude che potremmo essere come Dio. Più bravi, più intelligenti perché seduti proprio lì, accanto al suo posto, sperando un giorno di scalzarlo... Ve ne siete accorti? Gesù sta parlando del peccato originale fratelli: guarda i tuoi figli all'ora della merenda e capirai. Perché mai corrono per essere i primi a prendere il panino con la Nutella? Sanno che la mamma ne ha preparato uno per ciascuno, eppure c'è qualcosa che li spinge da dentro verso il primo posto. Se non sei il primo non vali, portiamo tutti dentro il graffio di questa menzogna. Se non diventi come Dio la tua vita non vale: a che ti serve il Paradiso se non sei tu a comandare? E' un'umiliazione fare il giardiniere, la felicità è diventarne il padrone che stabilisce le regole. Ah, siamo giunti al punto fondamentale: la realizzazione dell'uomo si compirebbe nell'assoluta e illimitata libertà di fare ciò che vuole e desidera; ma questo urta inevitabilmente con una legge esteriore a lui, che lo limita però dal di dentro. Quindi, afferma il sillogismo satanico, se poi senti il rimorso, significa che Dio ti ha piantato arbitrariamente una legge dentro il cuore e da essa non puoi emanciparti se non penetri dentro la sua fonte e te ne appropri. Se non tocchi e mangi dell'albero della conoscenza del bene e del male, diventando tu l'autore della Legge. Solo così essa non ti farà più male, ma risponderà di volta in volta alle tue esigenze, assecondando i desideri sui quali apporrà il suo timbro di legalità. La corsa ai primi posti e il bisogno di saluti nelle piazze raccontano di persone cadute nella tentazione originale che spinge il loro "io" verso la cattedra dove, come un dio, stabilire che cosa sia bene e che cosa sia male. A causa del demonio e del peccato, il peggior nemico della Legge è diventata proprio la Legge. Il peccato originale infatti, è l'orgoglio con cui l'uomo vuol diventare Dio per elaborare leggi con le quali imbavagliare la Legge di Dio affinché non gridi più nella coscienza.