martedì 13 ottobre 2015

UNIONI GAY, SEMPRE CONTRO LA COSTITUZIONE




di Mario Adinolfi
Con un atto meramente propagandistico approderà in aula per ventiquattro ore prima dell'avvio della sessione di bilancio il disegno di legge sulle unioni omosessuali, per dare un contentino alla base Lgbt a cui era stata promessa l'approvazione al Senato entro il 15 ottobre del ddl Cirinnà. Il ddl Cirinnà con i suoi 19 articoli, alcuni scritti in maniera giuridicamente risibile, come è noto non esiste più. Ora c'è un nuovo testo di 23 articoli che entra in aula al Senato senza essere passato dalla discussione in commissione, con palese violazione del dettame esplicito dell'articolo 72 della Costituzione vigente che recita al suo primo comma: "Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale". Qualcuno ci spiegherà prima o poi l'urgenza di portare in aula con questa modalità incostituzionale un testo che raccoglie infiniti dubbi di esponenti di tutti i partiti politici, che spacca la maggioranza, che legittima con l'istituto della "stepchild adoption" la pratica dell'utero in affitto. Capiamo per carità le pressioni del senatore presidente onorario dell'Arcigay che quella pratica l'ha svolta negli Stati Uniti e ora vuole una legge che riconosca effetti giuridici alla ingente spesa sostenuta per l'acquisto di un bambino e l'affitto di un utero, ma si dà il caso che gli italiani a quella pratica siano in stragrande maggioranza contrarissimi. E allora l'incostituzionalità della legge è incardinata attorno alla questione posta dall'articolo 1: "La sovranità appartiene al popolo". Nel dibattito parlamentare, che durerà mesi, si dia battaglia a questi prepotenti, prevaricatori, antidemocratici.