
Martedì 13 ottobre il cardinale prefetto emerito della Congregazione per i vescovi ha presieduto a Fátima una concelebrazione in ricordo dell’ultima delle sei apparizioni mariane (13 ottobre 1917). Pubblichiamo in italiano uno stralcio dell’omelia pronunciata dal porporato in portoghese.
(Giovanni Battista Re) Le apparizioni della Madonna sono una manifestazione della sollecitudine materna della beata Vergine Maria nei nostri riguardi. Sono un segno della vicinanza della Madonna ai nostri problemi, alle nostre difficoltà; sono espressione del desiderio della Madonna di soccorrere noi, uomini e donne, coinvolti quaggiù nella lotta contro le forze del male; sono un segno della sua materna misericordia.
La Chiesa ha sempre considerato le apparizioni e le visioni come appartenenti alla sfera privata, perché non aggiungono nulla a quanto già conosciamo grazie alla rivelazione pubblica contenuta nella Sacra scrittura. Per questo la Chiesa non ha mai voluto legare la fede a queste manifestazioni. I suoi interventi si limitano a permetterne ufficialmente il culto. Ma le nostre certezze sono fondate sulla Sacra scrittura, cioè sulla rivelazione divina che si è chiusa con la morte dell’ultimo apostolo.
Le apparizioni della Madonna qui a Fátima sono un appello alla conversione, alla penitenza, alla preghiera, alla santità. Il contenuto dell’appello di Fátima è, pertanto, profondamente radicato nel Vangelo, poiché il messaggio di Fatima coincide con il messaggio evangelico. È — ripeto — una chiamata a cambiare vita, a pregare e a fare penitenza.
Il Papa Giovanni Paolo ii ha voluto mettere in luce come il messaggio di Fátima si collochi al centro delle preoccupazioni mondiali e degli avvenimenti tragici del secolo scorso, caratterizzato da due guerre mondiali e da due dittature: il nazismo (che è durato dodici anni) e il comunismo dell’Unione Sovietica (che è durato settant’anni). Due ideologie che hanno calpestato i diritti umani e che sono state causa di immani sofferenze. La lotta contro Dio è stata grande.
La Madonna apparendo qui ai tre pastorelli e adattandosi alle loro capacità intellettuali ha fatto riferimento alle due guerre: una che stava per finire e una che sarebbe scoppiata più tardi e che avrebbe causato enormi sofferenze. Inoltre, in una impressionante visione, fece vedere ai tre pastorelli i danni immani che il regime dell’Unione Sovietica, nella sua adesione all’ateismo, avrebbe recato all’umanità, spargendo i suoi errori per il mondo e facendo pagare un alto prezzo di sangue a tanti cristiani per la fedeltà alla loro fede.
Ora che — per volere di Papa Giovanni Paolo ii — anche la terza parte del segreto è stata resa pubblica, sappiamo che nella menzionata visione ai tre pastorelli era contenuta anche la previsione che la lotta contro Dio e contro la Chiesa sarebbe giunta fino al punto di voler uccidere il Papa. Di fatto il 13 maggio 1981 — proprio in un 13 maggio! — ci fu l’attentato alla vita del Papa. Ma — come ha dichiarato Giovanni Paolo ii — la mano della Madonna ha guidato la traiettoria del proiettile in modo che il Papa potesse sopravvivere. Quella pallottola è ora incastonata nella corona posta sulla testa della statua della Madonna proprio qui a Fátima.
I fatti a cui il segreto di Fátima fa riferimento riguardano vicende appartenenti ormai al passato, ma il messaggio di Fátima continua ed è diretto anche a noi: esso è rivolto anche al nostro tempo e ripropone alla Chiesa e al mondo moderno i valori eterni del Vangelo. Il messaggio di Fátima orienta al cuore del Vangelo e ci indica la strada che porta al Cielo.
La Madonna ci accompagni e ci aiuti a camminare per le strade del Vangelo e a fare la volontà di Dio, trovando in essa la nostra pace.
L'Osservatore Romano