domenica 22 settembre 2013

Il card. Tagle: Papa Francesco ha colpito il cuore dei fedeli dell’Asia



“Francesco abbraccia tutti come Gesù ma sui princìpi non farà compromessi”
intervista a Luis Antonio Tagle a cura di Paolo Rodari
in “la Repubblica” del 22 settembre 2013
«Il cristianesimo non è un insieme di princìpi. È il volto di Dio che s’incarna per accogliere ogni
uomo. Francesco è questo volto che intende portare al mondo. Dunque, è un errore sostenere che in
lui esiste una frattura fra annuncio del Vangelo e difesa dei valori o dei princìpi cosiddetti non
negoziabili. Questa non è l’intenzione del Papa».
Luis Antonio Tagle, 56 anni, arcivescovo di Manila ed esponente di punta della Chiesa asiatica,
secondo più giovane cardinale presente nell’ultimo conclave, fresco autore di Gente di Pasqua
(Editrice missionaria italiana), commenta la prima intervista concessa da Francesco alla carta
stampata (giovedì suLa Civiltà Cattolica).
Eminenza, il pontificato in corso suona per molti come una rivoluzione. È Jorge Mario
Bergoglio il Papa destinato a portare la Chiesa ad aperture impensabili soltanto fino a pochi
mesi fa?
«Nell’intervista rilasciata a padre Antonio Spadaro, Francesco spiega che la fede è una realtà
complessa che tiene assieme annuncio e valori, accoglienza e morale. Certo, la domanda è: cosa
viene prima? Francesco, e noi seguiamo il suo esempio, è naturalmente portato a mostrare anzitutto
il volto buono di Dio. E mostrando questo volto, prima che i princìpi, egli fa sì che quasi
naturalmente tutti siano più disponibili a comprendere anche gli insegnamenti della Chiesa. Altro
che relativismo, insomma. In questo senso il suo è un vero approccio missionario. Se, al contrario,
egli partisse soltanto dai princìpi, la gente a cui si rivolge si chiuderebbe a riccio. Mentre è
incontrando il volto del mistero che si può comprendere, senza fratture e risentimenti, ciò che è
giusto e ciò che è sbagliato. L’apertura di Francesco c’è, dunque, ma non nel senso di uno
stravolgimento dell’insegnamento della Chiesa. È un’apertura di stile, un modo di porsi che non
dimentica la morale ma che, possiamo dire, la precede. La gente cerca il contatto con Dio. Gesù
abbracciava tutti, così Francesco».
La Chiesa è uscita da mesi difficili, un ristagno che sembrava fiaccarla. Perché in conclave
avete scelto Bergoglio? Era necessario rompere col passato e iniziare qualcosa di totalmente
nuovo?
«Come lei ben sa, durante il conclave non c’è stata nessuna campagna o propaganda a favore o
contro qualcuno. I cardinali hanno eletto papa il cardinale Bergoglio in seguito a un processo di
ascolto reciproco e di preghiera. Il suo appello per una Chiesa più missionaria, che si concentri sulla
“periferia” piuttosto che su sé stessa, è stato condiviso da molti cardinali».
Fra i papabili c’era anche lei, almeno per i media. Si sentiva tale?
«Sapevo che i media mi annoveravano tra i papabili, ma questa cosa mi ha fatto solo ridere. Non è
una cosa che ho preso sul serio. Avevo chiaro che la mia missione era quella di unirmi agli altri
cardinali per eleggere un nuovo Papa, non per far eleggere me. Prima e durante il conclave non ho
avuto l’impressione che vi fossero fazioni in conflitto. Anzi, mi ha edificato il comune amore per la
Chiesa e per l’umanità che ha motivato la scelta dei cardinali. Tutti desideravano solo il bene della
Chiesa e una rinnovata fedeltà alla missione della Chiesa nel mondo di oggi».
L’impressione è che ancora oggi, a fronte di una Chiesa stanca in Europa, ve ne sia un’altra
lontana dall’Occidente più viva. È così?
«La “stanchezza” della Chiesa in alcune parti del mondo, così come è stata espressa al Sinodo dei
vescovi scorso, spesso proveniva da una sincera preoccupazione per lo stato della fede nelle culture,
che non sono più aperte alla religione come una volta. Credo che in parte essa derivi anche da un
senso d’incertezza o di tristezza a causa del calo numerico dei cattolici praticanti e dell’“ostilità” di
alcuni settori nei confronti della Chiesa. Capisco perfettamente quanto siano pesanti queste
situazioni. Le Chiese in Asia e in altri continenti vivono da secoli una situazione di minoranza e di
persecuzione. È per questo che ci rallegriamo anche solo quando due o tre persone si riuniscono nel
nome di Gesù. Queste minuscole greggi sono la vera presenza della Chiesa. La Chiesa è viva. Come
il lievito che viene mescolato nella pasta di pane per farla crescere, crediamo che il segreto influsso
della Chiesa in molte parti dell’Asia contribuisca al bene comune e alla presenza del regno di Dio».
Si parla con insistenza di un viaggio del Papa in Asia. Siamo vicini a un cambiamento nei
rapporti fra Pechino e Roma?
«Mio nonno (il padre di mia madre) nacque in Cina e da ragazzo emigrò nelle Filippine. Sposò una
donna filippino-cinese. Così, da questo punto di vista sono vicino alla Cina. Ma francamente non
sono stato coinvolto direttamente nelle questioni essenziali che riguardano le relazioni sinovaticane. Credo che la lunga storia dell’impegno missionario dei gesuiti in Cina possa aiutare papa
Francesco a individuare la risposta adeguata necessaria per il nostro tempo. Nelle Filippine
assistiamo la Chiesa in Cina soprattutto attraverso l’educazione e la formazione dei seminaristi
cinesi, dei sacerdoti e dei religiosi che studiano nelle varie università e centri di apprendimento».