domenica 8 settembre 2013

Il grido del silenzio



Dopo la veglia (fatta solo in parte) ha portato le bambine, esentate dal digiuno, all'agognato Mac Donalds. Mentre erano in fila hanno sentito una ragazza che voleva tanto il regalo dell'happy meal, Super Mario, e le bambine hanno deciso di regalarle le loro sorprese. Dopo un po' la ragazza le ha raggiunte al tavolo con uno scontrino: due gelati pagati!!! "Mamma! Vedi! Hai ragione tu! È il centuplo quaggiù." "È velo! E poi c'è in omaggio la vita etelna!"
C. Miriano

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Cari amici, la lunga veglia penitenziale guidata ieri da Papa Francesco ha chiuso una giornata di sacrificio, digiuno e preghiera che ha unito cattolici, cristiani, credenti di altre religioni e non credenti in tutto il mondo. Se avete seguito la veglia, iniziata con il Veni Creator Spiritus, proseguita con il rosario e infine culminata con una lunga adorazione eucaristica, vi sarete resi conto di quanto grottesche fossero certe critiche preventive al Papa. Tutto si è svolto in modo sobrio, raccolto, composto, silenzioso. Il vero protagonista è stato soltanto Lui, il Dio fattosi uomo in Gesù Cristo - l’Agnello che si è fatto macellare per i nostri peccati, l’inerme che non ha risposto con la violenza alla violenza – e donato nel pane eucaristico. Mentre nella prima parte la protagonista era stata Maria, raffigurata nell’icona Salus Populi Romani, alla quale Papa Francesco è devoto: l’ha giù visitata molte volte per sostare in preghiera davanti a lei.
Dunque adorazione, preghiera, silenzio. Mi ha colpito vedere alcuni esponenti islamici in prima fila tra le (poche) autorità mettersi in ginocchio davanti al Santissimo come il Papa, come tutti nella piazza. Mi ha colpito – e questo a mio avviso dice della drammaticità della situazione e di come la percepisca Francesco – la lunghezza della veglia (non ho memoria di eventi di questa durata dedicati interamente alla preghiera). Mi ha colpito e commosso vedere l’intensità dello sguardo del Papa, per una volta in piazza senza gli applausi e il consueto entusiasmo della folla.
Mi ha colpito anche l’omelia che ha tenuto. Meditata in ogni sua virgola. Francesco non ha fatto il politico, né lo stratega geopolitico. Non si è addentrato – in un occasione liturgica – nel diritto internazionale. Eppure, a partire dalla Bibbia, dall’anelito di ogni uomo alla pace e all’armonia, dalla constatazione del peccato e dell’egoismo trasforma l’armonia in caos e in conflitto, il Papa ha detto chiaramente tutto ciò che c’era da dire. No all’intervento armato che aggiungerebbe violenza a violenza, con conseguenze incalcolabili. No all’indifferenza per quanto accade in Siria.
“Quando l’uomo – ha detto – pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto… Questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere CainoNoi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!”
«È possibile percorrere un’altra strada?», si domanda il Papa. «Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo!».
Poi Francesco parla della croce. «Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!».
Il digiuno ieri ha unito in una silenziosa catena milioni di persone in tutto il mondo. Nelle diocesi e nelle parrocchie si sono moltiplicate le messe, le preghiere, l’adorazione eucaristica. La pace è un dono di Dio e dunque è a Lui che va chiesta. Ma la pace nasce anche dallaconversione del cuore di ciascuno, dall’impegno di ciascuno.
Tornielli