In un’intervista a «la Croix» il patriarca Bartolomeo parla del suo prossimo incontro con Papa Francesco in Terra Santa.
«Dobbiamo dare un segno visibile che l’ecumenismo non arranca e osiamo credere che questo incontro rappresenterà un kairós ecumenico, un momento, un istante propizio per il rafforzamento del pellegrinaggio verso l’unità dei cristiani e la comunione delle nostre Chiese»: intervistato dal quotidiano francese «la Croix» in occasione della sua recente visita a Parigi, il patriarca ecumenico Bartolomeo ha risposto così alla domanda sul prossimo incontro con Papa Francesco che dal 24 al 26 maggio sarà in Terra Santa.
Un incontro destinato a rinnovare, cinquant’anni dopo, lo storico abbraccio fra Paolo VI e il patriarca Atenagora. Tuttavia — precisa l’arcivescovo di Costantinopoli — «non si tratta unicamente di ribadire un impegno ecumenico forte preso cinquant’anni fa ma di intensificare gli incontri al fine di segnare una nuova tappa verso il ristabilimento della piena comunione fra le nostre due Chiese sorelle. L’incontro non sarà meramente protocollare, altrimenti non avrebbe alcun interesse. Vogliamo mostrare che i muri di separazione costruiti nel corso della storia sono sul punto di cedere. La riscoperta della nostra unità si costruisce a partire dal terreno fertile del dialogo».
Bartolomeo spiega che le relazioni fra le Chiese cattolica e ortodossa hanno raggiunto un livello di maturità che permette loro di incontrarsi, di dialogare e di prendere in concreta considerazione il ristabilimento dell’unità: «In cinquant’anni, e grazie all’apertura resa possibile dal concilio Vaticano II, abbiamo percorso un lungo cammino insieme. Il processo continua. Siamo chiamati a trovare le stesse parole per descrivere una sola e unica storia della Chiesa, una sola e unica realtà ecclesiale, plurale nelle sue forme ma che tende a essere unita nella propria fede così come mostrerà, un giorno, la celebrazione di una eucaristia comune». Nell’intervista, raccolta da François-Xavier Maigre e Nicolas Senèze e pubblicata nell’edizione di martedì 4 febbraio, Bartolomeo sottolinea che «i cristiani non possono più permettersi di essere divisi. Ma siamo separati da così tanto tempo che l’unità per il ristabilimento della comunione eucaristica rappresenta un lungo processo. Speriamo che non servano altrettanti secoli per sancire la nostra riconciliazione». Tema delicato resta quello del dialogo teologico: «Per la Chiesa cattolica si tratta di trovare parole nuove per definire il suo modo di intendere il ministero di Pietro, indissociabile da quello di Paolo. La Chiesa ortodossa deve, a sua volta, trovare il modo di armonizzare la propria ecclesiologia di tipo eucaristico e territoriale con un’esistenza ormai distribuita in tutto il mondo. Un tale consenso può vedere la luce solo nel contesto conciliare panortodosso». In tal senso, il patriarca ecumenico ha convocato per il 9 marzo una sinassi dei primati ortodossi: «L’unità — ha detto al riguardo — non si riduce a una somma di considerazioni particolari, ma si nutre della presenza di Cristo eucaristico che anima e ispira il nostro legame di comunione».
La vicinanza tra cattolici e ortodossi si manifesta anche su un altro tema assai caro a Bartolomeo, quello della salvaguardia ambientale. E «non possiamo che gioire» dell’annuncio che Papa Francesco sta preparando un testo sull’ecologia: «Esistono reali prospettive di solidarietà fra le nostre due Chiese, di un ecumenismo pratico e solidale. Perché dietro la crisi ecologica si nasconde l’ombra dell’ingiustizia. I più vulnerabili sopportano una doppia pena: la povertà e i cambiamenti climatici che non fanno che impoverire ulteriormente la loro situazione». Tale duplice preoccupazione ha spinto il patriarcato ecumenico a raddoppiare gli sforzi e, «basandosi sulla teologia ortodossa che vede nella natura un dono di Dio che deve essere trattato con dignità», a sostenere numerose iniziative con l’obiettivo che «il mondo cambi, o meglio, in linguaggio cristiano, si converta. Ci sforziamo di far comprendere il legame che unisce ciascuno dei membri della creazione. Alcuni parlano di interdipendenza, noi preferiamo parlare di comunione».
L'Osservatore Romano
La vicinanza tra cattolici e ortodossi si manifesta anche su un altro tema assai caro a Bartolomeo, quello della salvaguardia ambientale. E «non possiamo che gioire» dell’annuncio che Papa Francesco sta preparando un testo sull’ecologia: «Esistono reali prospettive di solidarietà fra le nostre due Chiese, di un ecumenismo pratico e solidale. Perché dietro la crisi ecologica si nasconde l’ombra dell’ingiustizia. I più vulnerabili sopportano una doppia pena: la povertà e i cambiamenti climatici che non fanno che impoverire ulteriormente la loro situazione». Tale duplice preoccupazione ha spinto il patriarcato ecumenico a raddoppiare gli sforzi e, «basandosi sulla teologia ortodossa che vede nella natura un dono di Dio che deve essere trattato con dignità», a sostenere numerose iniziative con l’obiettivo che «il mondo cambi, o meglio, in linguaggio cristiano, si converta. Ci sforziamo di far comprendere il legame che unisce ciascuno dei membri della creazione. Alcuni parlano di interdipendenza, noi preferiamo parlare di comunione».
L'Osservatore Romano