sabato 15 febbraio 2014

La fede in rete, la fabbrica delle bufale e la cura di skype...


Vent’anni fa, nel 1994, Internet non era ancora un’abitudine e la posta elettronica stava giusto incominciando ad affermarsi. Eppure già allora bastava una e-mail per diffondere una notizia falsa e farla sembrare vera.

Che notizia, poi: Microsoft ha comprato la Chiesa cattolica, presto sarà disponibile un programma per scaricare in automatico sacramenti e indulgenze, i diritti digitali della Bibbia passano in esclusiva agli inventori di Windows. Incredibile? Certo che sì, ma nondimeno ci credettero in molti, tanto da indurre la stessa Microsoft a pubblicare una smentita ufficiale. Fu, secondo gli esperti, la prima grande beffa mediatica della rete. E fu, non a caso, una notizia di argomento religioso.

Il Vaticano da una parte e l’islam dall’altra, passando per la complessa realtà delle denominazioni protestanti (sempre nel ’94 circolò la voce dell’acquisizione degli episcopaliani da parte di Ibm) e senza trascurare l’ebraismo, né le filosofie orientali: sono, da sempre, i temi prediletti di quelle che in Italia chiamiamo “bufale” e gli anglosassoni, più compassati, definiscono hoax, “mistificazioni”.

Alcune sono così clamorose da commentarsi da sé, altre vengono confezionate con tale abilità da produrre comunque una qualche confusione. Prendiamo il caso del Pontefice emerito. L’anno scorso, nei giorni del Conclave, ci si poteva imbattere abbastanza facilmente in una “rivelazione” in perfetto stile digital-complottista: Joseph Ratzinger è diventato musulmano, ecco perché non è più Papa. D’accordo, qualcuno che ci casca si trova sempre, ma qui occorreva mettersi d’impegno.

Di maggior verosimiglianza godeva invece, almeno a prima vista, un video diffuso in più occasioni, prima a ridosso degli eventi e, più tardi, sotto forma di retroscena per la rinuncia di Benedetto XVI. Le immagini, raccolte a Berlino nel settembre del 2011, avrebbero mostrato una serie di non meglio identificati “vescovi” che si rifiutavano di stringere la mano al Papa. Peccato che si trattasse della delegazione pontificia, che lo stesso Ratzinger stava presentando al presidente Christian Wulff durante la visita in Germania.

«Internet diffonde informazioni scorrette, ma fornisce anche i mezzi per scoprire il trucco e ristabilire la verità», osserva il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, autorità riconosciuta nel campo della cyberteologia. I più intraprendenti possono effettuare le verifiche per conto proprio, altrimenti non c’è che l’imbarazzo della scelta fra i diversi siti deputati allo smascheramento dei falsi. Il più conosciuto a livello internazionale è probabilmente Snopes.com, mentre gli internauti di lingua italiana sono affezionati alle dettagliate precisazioni del “disinformatico” Paolo Attivissimo, giornalista italo-britannico di stanza a Lugano (attivissimo.blogspot.ch).

Sul fronte opposto non mancano i fenomeni che, emersi inizialmente in rete, hanno successivamente goduto di discreta fortuna su altri media, come nel caso dell’ineffabile Adam Kadmon, l’esoterista mascherato che impazza tra YouTube e tv generaliste con le sue ipotesi fanta-spirituali e, in sostanza, anti-cristiane.

Più di frequente le bufale religiose nascono nel web e nel web muoiono: il telepredicatore americano Joel Osteen che annuncia di aver perso la fede, l’attore Rowan Atkinson (il famoso Mr. Bean) che abbraccia l’islam, il presidente Obama che decide di proclamare un mese per l’orgoglio musulmano negli Usa... secondo il sociologo francese Pascal Froissart provocazioni di questo tipo vengono concepite come una sorta di test sull’opinione pubblica. «Il falso – spiega lo studioso – non è la causa, ma il sintomo di un conflitto interculturale già in atto e che scatena una profusione di commenti ostili e xenofobi verso le comunità differenti, quali esse siano».

Velleitarie ambizioni satiriche, incomprensioni in malafede e desiderio di inquinare il dibattito pubblico sono gli elementi che si ritrovano anche nelle mistificazioni, sempre più frequenti, ai danni di papa Francesco. Le prime, com’è noto, si sono manifestate a pochi minuti dall’elezione e riguardavano il presunto coinvolgimento del cardinal Bergoglio nelle tenebrose vicende della guerra sucia argentina.

La montatura è stata contestata punto su punto da Nello Scavo nel best seller La lista di Bergoglio(Emi). I falsari, nel frattempo, hanno aggiustato il tiro e adesso sul web si sbizzarriscono in deliranti interpretazioni a proposito del crocifisso e del simbolo pontificio, nel quale si anniderebbero arcane simbologie massoniche.

Ai primi di dicembre, inoltre, il sito Diversity Chronicle ha diffuso un surreale documento in cui Francesco dichiarava che «tutte le religioni sono vere, perché tali sono nel cuore di quanti credono in esse». La Bibbia? Affascinante ma datata. L’inferno? Abrogato per rispetto dei diritti umani. E via di questo passo. Reazioni a catena in rete, di volta in volta scandalizzate o entusiastiche.

Peccato che pochissimi abbiano fatto caso alle prime righe dell’articolo, nelle quali si spiegava che il Papa avrebbe pronunciato il discorso a chiusura del Concilio Vaticano Terzo. Va bene che il web è sempre avanti, ma quaggiù, nel mondo reale, siamo rimasti al Vaticano Secondo.

Alessandro Zaccuri (Avvenire)

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La mia cura? Si chiama Skype
 
 
Di cattivo uso della tecnologia si può morire. La storia della ragazzina suicida a Padova, qualche giorno fa, per gli insulti e le incitazioni ignobili ricevute su un social network riempie ancora di inquietudine. Eppure di buon uso della tecnologia si può vivere. E lottare per vivere, chissà, forse anche guarire. Lo sa bene Chiara, una ragazza di Cesena di 14 anni ricoverata all'Ospedale Bambino Gesù di Roma. Che – non importa le flebo e le visite continue di medici e infermieri –, penna e taccuino alla mano, ogni giorno segue le lezioni e rimane in contatto con la propria classe. Grazie a Skype, in video conferenza.
Il sistema è alla portata di tutti: basta un pc, una piccola videocamera e una cuffia con microfono. Il resto lo fa chi lo usa. E alla scuola di Chiara, il liceo classico Monti, hanno deciso di utilizzarlo bene. Tanto da spingere i suoi genitori a scrivere al preside: «Per nostra figlia – scrivono mamma e papà – questo ricovero è stato per la prima volta meno stressante, oseremo dire più piacevole, grazie al fatto che le è stato reso possibile partecipare attivamente alle lezioni, permettendole di sentirsi parte integrante della classe anche mentre attendeva l'ingresso in sala operatoria». Anche il personale ospedaliero del Bambino Gesù è rimasto molto colpito: «Nonostante la moltitudine di ragazzini ricoverati ogni giorno – raccontano i genitori di Chiara – non hanno mai assistito ad un'idea così innovativa, utile a distrarli e a mantenere un'apparente normalità».
Viviana Daloiso (Avvenire)