mercoledì 5 febbraio 2014

Per portare il Vangelo nei nuovi areopaghi

[IMG]http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/203q08b1.jpg[/IMG]

Il cardinale Filoni in Brasile parla ai vescovi di concilio e missione.

La necessità di rivedere i canoni della formazione per la missione ad gentes in un contesto multireligioso e multiculturale come l’attuale è stata sottolineata dal cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, durante il corso per i vescovi promosso a cinquant’anni dal concilio Vaticano II, che, iniziato ieri, lunedì 3 febbraio, a Rio de Janeiro, si concluderà venerdì 7. La giornata di martedì 4 è stata inaugurata dall’articolata relazione del cardinale Filoni, il quale ha riproposto l’insegnamento conciliare sulla dimensione missionaria della Chiesa.
Dopo aver ribadito il senso della missione ad intra e di quella ad gentes, il porporato si è soffermato in modo particolare sull’annuncio da portare alle genti di tutti il mondo. La missione, ha detto tra l’altro, nasce dal desiderio di comunione, «in quanto la struttura fondamentale dell’uomo è già in se stessa comunionale». Del resto «la Chiesa è nata come comunione».
Purtroppo nella storia del cristianesimo, ha notato, ci troviamo spesso alle prese con fatti che «contraddicono questa struttura fondamentale della persona, chiamata alla comunione, e della Chiesa come realtà di comunione e di tenerezza. Molte Chiese locali — ha denunciato — si trovano divise a causa di rivalità, di fattori politici, di divisioni etniche. Questi fatti dolorosi sono una testimonianza contraria alla missione di redenzione di Gesù Cristo. Con frequenza, l’uomo postmoderno vede il volto di Gesù Cristo, ma lo vede sfigurato in alcune situazioni delle Chiese locali». Ed è chiaro dunque che «queste divisioni sono assai dannose per la missione della Chiesa».
L’ecclesiologia di comunione, ha notato il cardinale, rimane «ridotta spesso ai documenti» e «l’insieme attuale delle strutture, dell’esercizio dell’autorità, del dialogo fra le stesse Chiese locali non esprimono sufficientemente l’ecclesiologia di comunione e quindi debilitano la missio ad gentes». Da qui la necessità in molti ambiti della Chiesa di «un cambiamento» finalizzato a realizzare «un’ecclesiologia di comunione a tutti i livelli, come Papa Francesco cerca di ispirare con la sua esortazione apostolica Evangelii gaudium. La missio all’interno della propria Chiesa locale e la missio ad gentes al di fuori non sempre costituiscono una priorità per molti responsabili della Chiesa. Non di rado gli stessi organismi dedicati alla promozione della missione non sono entusiasti della missio ad gentes».
«Anche in questo — ha notato — si avverte la tendenza a una missionologia parziale e spesso sfocata, riducendo la missione a uno solo dei suoi aspetti, e spesso anche questi ridotti e parziali». Il cardinale ne ha elencati alcuni: il dialogo interreligioso senza proclamazione del fatto cristiano, il dialogo ecumenico, la promozione di valori comuni, il lavoro di promozione sociale, l’impegno in politica e nell’ambito della «liberazione socio-politica», il lavoro per la giustizia e la pace, l’ecologia. «L’uso missionario della parola di Dio — ha aggiunto — è proverbialmente povero nella Chiesa cattolica».
Nella formazione teologica, «la formazione dottrinale — ha notato poi il prefetto — è l’aspetto prioritario, ma la familiarità con la parola di Dio, la conoscenza dei padri e della grande tradizione della Chiesa è ridotta spesso ai minimi termini». In alcuni Paesi si assiste anche al fenomeno della «facile attrattiva» di alcuni cattolici verso altre Chiese o sette religiose. Al contrario, «le esperienze di fraternità in alcune comunità della Chiesa cattolica e la missione del laico cristiano non attraggono gli altri. In alcuni Paesi dell’America latina, anche nel Brasile stesso, il numero dei cristiani evangelici è cresciuto con una forza notevole negli ultimi anni superando in alcuni luoghi perfino i cattolici1. Le Chiese evangeliche non hanno la preoccupazione della Chiesa cattolica di esaminare con cura il concetto di missione e di definirlo».
A questo deve aggiungersi anche il fatto che l’insegnamento della teologia è poco orientato alla missione. «Molti seminari e centri di insegnamento teologico cattolico — ha lamentato il porporato — non offrono alcun corso sulla teologia della missione. Gran parte della formazione sembra essere orientata alla professione ministeriale. Esiste poco interesse per la missio ad intra, e ancora molto meno per la missio ad extra. Molti candidati al sacerdozio, con il loro stile di vita e le loro preoccupazioni, dimostrano che non si trovano in missione ad gentes, non considerando la predicazione del Vangelo come la sentiva Paolo: “Non è per me un vanto predicare il vangelo; e un dovere per me; guai a me se non predicassi il vangelo!” (1 Corinzi, 9, 16). Abbiamo bisogno di una visione chiara della missione di Dio al mondo, del luogo del dialogo, dell’inculturazione, dello sviluppo umano, della promozione dei “valori del Regno”, all’interno però di una chiara teologia cristologica e soteriologica».
In ogni caso, tutti questi aspetti «non esauriscono la realtà della missione di Dio al mondo in Gesù Cristo. Il pentimento, il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio e con il prossimo — ha proseguito il cardinale Filoni — si compiono in Gesù Cristo. Senza questa caratteristica la Chiesa sarebbe come qualsiasi altra organizzazione umana. Gesù Cristo è la pace dell’uomo, la redenzione, la riconciliazione e la sapienza di salvezza. Per i cristiani, il cammino verso il regno, il cammino verso l’uomo, passa sempre e solo attraverso Gesù Cristo. Qualsiasi altro cammino non è cammino» e si finisce in vicoli ciechi.
Il cardinale ha quindi affrontato la questione dell’importanza del dialogo, oggi effettivamente parte integrante della missio ad gentes, precisando anzitutto che «il dialogo e i rapporti sociali non la esauriscono» e quindi che «il dialogo interreligioso non è possibile là dove non è in atto il dialogo intra-religioso. I problemi attuali che si trovano nell’inculturare il Vangelo nella liturgia, nella legislazione canonica, nell’uso delle risorse spirituali, dimostrano il bisogno urgente di tale attenzione. La storia della missione ad gentes dimostra spesso le conseguenze negative di una tale disattenzione».
La riflessione del porporato si è poi rivolta al mondo attuale della postmodernità, nel quale esistono situazioni di difficile confronto o di chiara ambiguità. «Questo mondo — ha notato il prefetto — risulta spesso impermeabile alla fede cristiana, dato che rifiuta esperienze trascendenti. Dopo c’è anche il mondo tecnocratico, che pretende di risolvere i problemi per mezzo della tecnologia. Quello della politica si propone di riorganizzare il mondo basandosi su ideologie politiche spesso ben lontane dall’esperienza cristiana. Esiste anche un mondo dove si diffondono alcune tendenze, dove la religione è ridotta a un puro spiritualismo disincarnato. Infine, bisogna parlare del mondo della new age, che afferma di poter offrire benessere fisico e psicologico all’uomo contemporaneo». Si tratta di forme di un nuovo gnosticismo, ha osservato il cardinale Filoni. E «anche se è complessa la strada per entrare nei nuovi areopaghi sociali e culturali creati dalle culture contemporanee, è evidente che la formazione per la missione richiede nuovi stili di formazione. In ogni zona culturale la missione deve immaginare i propri metodi per farsi presente ed entrare in ogni specifico ambiente sociale e religioso. In primo luogo, è richiesta una conoscenza profonda di quanto c’è dietro e sotto l’attuale fenomeno culturale. In secondo luogo, è necessario creare un nuovo linguaggio di comunicazione e di missione che riesca a percepire questo mondo culturale nuovo».
Infine il porporato ha voluto sottolineare l’importanza del principio di sussidiarietà nella Chiesa, la quale «non si può paragonare ad alcun sistema politico nel senso moderno del termine. È un mistero di comunione, al cui capo c’è Cristo stesso e dove Pietro e gli altri apostoli e i loro successori hanno il mandato ricevuto da Cristo “di pascere il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. ascoltati” (1 Pietro, 5, 2-4)». È compito dei vescovi essere vigilanti. Un compito spesso «scomodo e impopolare», ha notato ancora il cardinale Filoni, tuttavia necessario proprio per la buona riuscita della missione. Infine una raccomandazione: «Dobbiamo imparare a uscire dalle nostre tradizioni per arrivare alla verità piena». Questo, ha notato, è anche il senso di ogni inculturazione «che si realizza nella misura in cui si accoglie la singolarità di Cristo nella propria vita».
L'Osservatore Romano

*

La campagna di fraternità della Chiesa in Brasile. No al commercio delle persone

Il drammatico fenomeno della tratta degli esseri umani sarà il tema della prossima Campagna di Fraternità, la tradizionale iniziativa di solidarietà promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana durante il periodo quaresimale. L’intento, come ogni anno, è quello di richiamare l’attenzione dei fedeli e dell’opinione pubblica nazionale su un argomento di particolare rilevanza sociale. Nel 2011, per esempio, la Campagna fu dedicata alla difesa del creato e all’educazione ambientale («Fraternità e vita del pianeta»), nel 2012 al diritto alla salute («Fraternità e salute pubblica»), nel 2013 alla missione nell’universo giovanile («Fraternità e gioventù»). Quest’anno, appunto, la tratta delle persone.

La campagna, giunta ormai alla sua cinquantunesima edizione, prenderà il via il 5 marzo prossimo, mercoledì delle Ceneri, con lo slogan — «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi» — tratto dal quinto capitolo della Lettera di San Paolo ai Galati. Numerose le iniziative di sensibilizzazione, formazione e preghiera poste in calendario con l’intento di far comprendere meglio il fenomeno della tratta e preparare “agenti pastorali” in grado di aiutare le comunità impegnate in questa lotta. Il traffico di esseri umani e quello connesso della schiavitù, infatti, sono una piaga ancora molto diffusa in Brasile, come conferma anche il numero delle retate condotte dalle autorità del Paese nel 2013. L’ultima è del 21 gennaio scorso, quando oltre trenta persone sono state liberate nel corso di un’operazione condotta in cinque centri clandestini di produzione di carbone. Un caso eclatante, che ha confermato le preoccupazioni dei vescovi sulla diffusione della schiavitù in tanti settori dell’economia brasiliana. In quella occasione, commentando l’operazione delle forze dell’ordine, il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale arcivescovo di Aparecida, Raymundo Damasceno Assis, aveva ricordato come il traffico degli esseri umani sia un’attività favorita dalla miseria e dalle disuguaglianze sociali, di cui approfittano trafficanti senza scrupoli. Il porporato aveva quindi richiamato lo Stato ad adottare «misure adeguate per sradicare la schiavitù, proteggere chi lotta contro questa piaga e punire in modo esemplare i responsabili».
Sempre per contrastare questo grave fenomeno, la Commissione episcopale per la Carità, la Giustizia e la Pace ha avviato lo scorso autunno un gruppo di lavoro specificamente dedicato al problema, che ha forti implicazioni anche a livello pastorale. Secondo l’organizzazione non governativa Walk Free Foundation, nel solo Brasile sarebbero almeno 200.000 le persone ridotte in schiavitù.
Sorta sulla spinta rinnovatrice del concilio Vaticano II, la Campanha da Fraternidade fu adottata per la prima volta nel 1964. L’iniziativa, nel suo intento di coinvolgere l’intera comunità cattolica brasiliana, rappresenta ormai tradizionalmente un importante strumento per vivere lo spirito quaresimale di conversione, di rinnovamento interiore e di azione comunitaria in preparazione alla Pasqua. Ogni anno, infatti, come accennato, viene fissato un tema specifico su cui riflettere e un obiettivo particolare da raggiungere. Per l’occasione viene anche preparato uno speciale sussidio.
L'Osservatore Romano