venerdì 7 febbraio 2014

Pio IX secondo Roncalli



La devozione di Giovanni XXIII per Papa Mastai Ferretti in una relazione di Loris Francesco Capovilla.

(Silvia Guidi) Una stima non formale. Di più: una speciale venerazione, testimoniata da scritti autografi e fatti inequivocabili, come il desiderio di beatificare Papa Mastai Ferretti durante il Vaticano II. È piena di sorprese — o meglio, di particolari che non coincidono con l’immagine vulgata di Papa Roncalli — la testimonianza del cardinale eletto Loris Francesco Capovilla sull’ascendente che la figura di Pio IX ha esercitato sul “Papa buono”, pressoché sconosciuta anche se già edita da oltre trent’anni, nell’articolo «Pio IX nel pensiero e nel cuore di Giovanni XXIII» pubblicato in Pio IX.

Arcivescovo di Spoleto (1827-1832), Atti del terzo convegno di studi storici ecclesiastici su «La figura e l’opera di Pio IX» tenutosi a Spoleto nel 1977 (Spoleto, Vallecchi, Spoleto 1980, pp. 271-290).
«La devozione di Angelo Giuseppe Roncalli a Pio IX — scrive Capovilla — nacque in famiglia, si dilatò in parrocchia e si perfezionò in diocesi. In casa egli vedeva nelle mani del prozio Zaverio, il suo educatore, una biografia popolare di Pio IX. Così pure nella modesta abitazione sorrideva alle pareti una oleografia del pontefice (...) D’altronde Pio IX era morto da tre anni appena allorquando Angelo venne recato al fonte battesimale, il giorno stesso della sua nascita, il 25 novembre 1881».
Divenuto Papa, continua Capovilla, gli riuscì naturale e ritenne doveroso riferirsi ripetutamente alla persona e all’operato di Pio IX, e «seppe farlo senza alcuna inibizione, così che non si potrebbe asserire essersi trattato di improvvisa simpatia, né di omaggio protocollare reso a un suo lontano predecessore. Volle innanzitutto leggere quanto, in proposito, gli venne sotto mano: i volumi dei processi, editi dalla postulazione e dalla congregazione dei riti, il Pio IX di Alberto Serafini, primo volume, pubblicato a fine settembre 1958 e non potuto presentare a Pio XII cui era dedicato, il Pie IX primo volume di Pierre Fernessole. Questo lo lesse in due notti, e dispose che il cardinale Tardini, segretario di Stato, redigesse un riscontro non di semplice complimento, ma auspicante la prosecuzione del lavoro: Sa Sainteté, qui n’a pas oublié les souvenirs des ses rencontres avec vous à la nonciature de Paris, forme les meilleurs voeux pour que vous puissez mener à bon terme l’oevre que vous avez entreprise.
Molti personaggi dei dicasteri e degli atenei romani, chiosa l’autore dell’articolo, potrebbero testimoniare circa l’interesse con cui Giovanni XXIII seguiva le ricerche e gli studi intesi a far piena luce sulla vita e il pontificato di Pio IX «e a sgombrare il terreno verso la sua eventuale e da molti desiderata glorificazione».
All’udienza generale del 1961, rivolgendosi ai millecinquecento pellegrini di Senigallia, il Papa ricordò subito la figura del suo predecessore marchigiano: «I pellegrini di Senigallia vantano una gloria specialissima: Pio IX. E il vecchio Pio IX deve tornare a farsi vedere. Il pensiero va spesso a questo insigne servo di Dio e non è disgiunto dal desiderio per una sua glorificazione, riconosciuta anche sulla terra. Ci sarà il concilio Vaticano II, il quale non può, in qualche modo non riallacciarsi al concilio Vaticano I, voluto e aperto da Pio IX. Chissà che in tale circostanza non ci sia pure l’auspicabile gaudio di vedere Pio IX oggetto di particolare venerazione. Sarà, comunque, quel che Iddio disporrà per la sua maggior gloria. Il Signore è mirabilis in sanctis tuis, tanto in quelli decorati con l’aureola della venerazione ufficiale decretata dal capo visibile della Chiesa, quanto in tutti gli altri che popolano il paradiso. Noi dobbiamo attendere, quaggiù, alla nostra santificazione, il che equivale ad imitare i moltissimi che hanno bene compiuto, con la fede e le opere, il pellegrinaggio terreno».
Quando un personaggio gli era entrato nell’animo, spiega Capovilla «egli ne viveva il rapporto come un’antica amicizia, a prescindere dal periodo storico in cui fosse vissuto. Si dovrà dire pertanto che, più che devoto, egli ne fu amico di Lorenzo Giustiniani, di Carlo Borromeo, di Gregorio Barbarigo, di Cesare Baronio, per citare solo alcuni».
L’anima nostra è fatta così, continua l’autore citando Roncalli, «penetrando oltre le apparenze, si sente attrarre istintivamente là dove si cela la vera grandezza, e innanzi a questa, tutto che circonda gli uomini grandi, anche le piccole cose che li riguardano, assumono talora proporzioni imprevedute, altissimi significati».
Fra le tante testimonianze su Papa Mastai Ferretti, quattro momenti sono particolamente significativi: il venticinquesimo anniversario dei Trattati Lateranensi del 1954, il discorso mariano a Santa Maria Maggiore del 1960, il centenario dell’Unità d’Italia (1961) e il concilio Vaticano II.
Nel discorso pronunciato l’11 febbraio 1954 nella basilica di San Marco, Roncalli prospettava la questione romana nei suoi termini più precisi e complessi, affrontando senza sottintesi il nocciolo della questione, riconoscendo a Giovanni Maria Mastai Ferretti il diritto di difendere «questo piccolo patrimonio apprestato dal Signore per la libertà e la santa indipendenza della missione supernazionale e mondiale» della Chiesa e citando «parole espressive» come la risposta che «con lo spirito arguto e buono che gli era congenito — scrive Roncalli — lo stesso Pio IX diede a un cardinale che lo confortava: “Santità, faccia cuore: la barca di San Pietro non sarà preda della tempesta: è la parola del Signore”. “Già — rispose — ma il Signore non ha parlato dell’equipaggio!».
A onore di Pio IX, continua il futuro Papa Giovanni XXIII, «basta la testimonianza di uno degli uomini politici più in vista del suo tempo, e non molto tenero per la Chiesa: questo vecchio sacerdote, scemato di potere, stremato di forze (...) perseguito ormai da tanti vituperi da quanti applausi era stato assordato un giorno; che non si inchina né davanti a chi lo difende, né davanti a chi l’offende, che non si concilia un nemico solo, con una menzogna o una umiliazione; che negli spiriti dei suoi fedeli tenta di riaccendere l’antica fiamma, facendo guizzare più viva quella dell’animo proprio, provocando l’amore del sacrificio in tanta parte del mondo (...) mantenendo fra i suoi devoti e nel clero una maggiore e più ferma unità che non s’è mai vista, e ciò con il nudo imperio della parola; questo vecchio sacerdote è il più straordinario e mirabile fatto dei tempi nostri, tempi già tanto pieni di novità e di meraviglie».
Nel 2012 la ricognizione del corpo
Nel 1878, durante i funerali di Pio IX, i massoni tentarono di impadronirsi del corpo del Papa per gettarlo, a mo’ di sfregio, nel Tevere. Non vi riuscirono, né, nonostante tutti i loro sforzi, riuscirono a trovare il luogo in cui il corpo venne sepolto. Il tentativo, però, di danneggiare il corpo di Giovanni Maria Mastai Ferretti è quasi riuscito, poco meno di un secolo e mezzo dopo, all’acqua piovana. Ma anche questa volta le spoglie mortali del beato si sono salvate.
A causa dei violenti temporali che hanno allagato Roma nell’ottobre del 2011, infatti, la basilica di San Lorenzo fuori le Mura, al Verano, dove il beato volle essere sepolto, è stata travolta e allagata dalle acque in piena. Sulla chiesa, infatti, confluiscono tre strade in pendenza, una particolarità urbanistica che rende la basilica assolutamente indifesa. E così le acque in piena, non trovando alcuna barriera protettiva, hanno travolto la basilica, e le spoglie mortali di Pio IX. Fortunatamente, però, è stata questione di pochissimo: i frati minori cappuccini e, in particolare, il parroco e rettore della basilica, padre Bruno Mustacchio, hanno rapidissimamente tratto in salvo l’urna di cristallo, adagiandola sopra la mensa dell’altare del Crocifisso. Una mossa che ha evitato danni irreparabili.
Ugualmente, però, l’acqua è riuscita a penetrare all’interno di alcune fessure createsi lungo gli angoli delle lastre di cristallo. I danni hanno richiesto un anno abbondante di lavori: ricognizione e trattamenti conservativi del corpo del beato. Sono infatti durati dal 9 novembre 2011 al 15 febbraio 2013. Le fasi degli interventi sono illustrati, con una dettagliata ricostruzione, nel volume fotografico Beato Papa Pio IX pubblicato a Roma nel 2013, curato dal postulatore della causa di canonizzazione, l’arcivescovo Carlo Liberati.

L'Osservatore Romano