Convegno internazionale della Pontificia Accademia per la vita nella ricorrenza della fondazione.
«Vent’anni per un’istituzione come la nostra equivalgono a venti giorni di una persona. Questo per dire che il nostro è un organismo giovane. Ciononostante di strada ne è stata fatta tanta, e non è stato sempre un cammino facile da seguire, soprattutto considerando le rapide evoluzioni della scienza e i cambiamenti di mentalità, impressionanti per la velocità alla quale si sono realizzati».
Ora si tratta di «andare avanti con coraggio, secondo le indicazioni e gli stimoli di Papa Francesco», afferma il vescovo Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, riflettendo sui vent’anni di vita dell’organismo, voluto da Giovanni Paolo II (11 febbraio 1994) per sostenere «con un supporto scientifico e antropologico l’impegno della Chiesa in favore della vita umana».
Una missione enorme, dichiara il presidente al nostro giornale, «che sarebbe quasi impossibile svolgere senza l’aiuto di scienziati e ricercatori di diverse nazioni del mondo che ci affiancano a seconda delle problematiche da affrontare». Ciò che in questo momento impegna la Pontificia Accademia «è la sfida posta dalla recente decisione assunta dal Belgio a proposito del riconoscimento dell’eutanasia per i bambini malati terminali. È una decisione assurda — commenta il presidente — che può assumere solo gente di potere e non certo gente di sapere. Le motivazioni apportate, poi, non hanno alcun senso. Soprattutto perché la scienza offre infinite alternative. Disponiamo di mezzi tali da poter affrontare qualsiasi situazione». Senza considerare poi i valori intrinseci legati alla malattia e alla persona malata. E la Pontificia Accademia, nel celebrare i suoi vent’anni, ha inteso in qualche modo sottolineare proprio la preziosità dell’essere umano, che non viene mai meno in nessuna fase della vita, «neppure in presenza di malattie deformanti o terminali». Così ha dedicato la sua ventesima assemblea plenaria a un congresso internazionale sul tema «Invecchiamento e disabilità» che avrà luogo dal 20 al 22 febbraio prossimi all’Augustinianum.
I lavori prevedono un workshop che si terrà nel pomeriggio del 20 febbraio e per tutta la giornata seguente, e sarà aperto al pubblico, in particolare a studiosi, ricercatori, operatori sanitari e studenti. La tematica sarà approfondita sotto diverse prospettive: teologico-filosofica, etica e medico-sanitaria, culturale e sociale. L’invecchiamento, ha spiegato monsignor Carrasco de Paula, «di norma ha conseguenze importanti sulle capacità fisiche e intellettuali. Queste disabilità possono imporre delle modifiche alla vita di ciascuno e limitare l’autonomia della persona, aumentando i problemi quotidiani per l’individuo e la famiglia ma anche per la società». La Chiesa — ha proseguito — «è chiamata a una nuova riflessione su questo scenario per dare un contributo e un sostegno sempre più qualificato e adeguato».
Nelle tre sessioni del workshop — dedicate al rapporto tra disabilità e condizione umana, e al tema dell’invecchiamento verso la disabilità, approfondito analizzando dati, problemi, questioni etiche e proposte d’intervento — saranno affrontate e discusse le questioni più attuali del dibattito odierno: tra queste, il problema culturale e sociale dell’anziano disabile, i documenti internazionali a difesa dell’anziano, le malattie che possono condurre alla disabilità e l’assistenza medica (il care) di cui ha bisogno la persona malata, la dimensione antropologica e i principi etici da adottare da parte degli enti e degli operatori sanitari, i bisogni spirituali del disabile, l’attenzione particolare che la Chiesa rivolge agli anziani malati e disabili. Sono stati invitati a partecipare esperti di numerosi Paesi del mondo. Concluderà i lavori l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, con una relazione sul rapporto tra la Chiesa e le persone anziane.
L'Osservatore Romano
*

S.E. mons. Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Academia pro Vita
Abbiamo scelto il tema " Invecchiamento e disabilità", per la nostra Assemblea genarale e il nostro Workshop aperto al pubblico (19-22 febbraio), in funzione della sua importanza e attualità. Con l'aumentare dell'età media sono sempre di più, infatti, gli anziani che con l'avanzare degli anni debbono fare i conti con manifestazioni di disabilità. Allo stesso tempo, chi è disabile da molti anni si deve confrontare con le difficoltà che aumentano e la vita che si complica in seguito all'invecchiamento. La Chiesa offre da tempo dei contributi importantissimi in questa materia. Ma quello che ci sta soprattutto a cuore è risvegliare la dimensione trascendente. Renderci cioè conto che la nostra vita e i nostri problemi vanno collocati in un contesto in cui c'è qualcosa di più di noi stessi. Un qualcosa che è Dio. In questo senso ritengo che sia molto importante ricordarsi di ciò che dice Gesù nel Vangelo: 'ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli, l'avete fatto a me'. Ogni volta che facciamo qualcosa per un nostro simile che è in difficoltà e ha bisogno di aiuto dobbiamo tener conto che lo facciamo per lui esattamente come se lo facessimo per Nostro Signore.
Condividiamo la preoccupazione di Papa Francesco per una 'cultura dello scarto' che tende a escludere anche disabili e anziani. Mi pare un'espressione molto indovinata. Una variante di quel termine 'cultura della morte', introdotto dal Beato Giovanni Paolo II. Quello che va condannato è il trasferimento di un concetto commerciale ai rapporti umani. Io per radermi uso delle lamette definite 'usa e getta'. Esistono degli oggetti che una volta usati non servono più. Ma questo non si può trasferire al mondo degli esseri umani, è assolutamente inammissibile.
Tra gli atteggiamenti sociali da combattere c'è soprattutto l'indifferenza, che, ancora più della secolarizzazione, è il vero male della nostra cultura, della società del terzo millennio. Il fatto è che non si vogliono vedere certe cose sgradevoli, certe sofferenze che ci ricordano che c'è bisogno di noi.
Non credo che l'estendersi di legislazioni contrarie alla vita, che giungono ad autorizzare addirittura l'eutanasia dei minori, come accaduto in Belgio, dipendano dalla diffusione di una cultura contraria alla vita. Credo si tratti di scelte che vengono imposte alle popolazioni attraverso la propaganda e la manipolazione dell'opinione pubblica. Sono leggi che vanno a risolvere problemi inesistenti, perché certe problematiche legate alla sofferenza si possono risolvere molto meglio in altra maniera. La morte non è mai una soluzione, in nessun caso.
Per noi, il 20° anniversario di fondazione della Pontificia Academia pro Vita vuol dire poco. Sono come venti giorni nella vita di una persona. Però ci permette di guardarci indietro e riflettere sul percorso che abbiamo fatto da quando Giovanni Paolo II volle istituire questa Accademia. Io credo che dobbiamo continuare nella linea seguita fino ad adesso e cioè quella di cercare di aiutare a capire quali sono le reali circostanze in cui nascono questi fenomeni che riguardano la vita umana. Basta guardare a tutti i progressi fatti negli ultimi vent'anni dalla medicina e dalle scienze biomediche che ci permettono di guardare al futuro con speranza. Ma la nostra caratteristica è che possiamo considerare questi progressi in modo totalmente obbiettivo, perché non siamo influenzati da fattori economici o dall'opinione pubblica e non siamo soggetti a cliché. Perciò, studiando le fonti scientifiche di queste nuove realtà, possiamo offrire una visione giusta, equilibrata. Ma il nostro intento, lo ricordiamo sempre, non è solo di chiarire le intelligenze. Questi sono temi nei quali bisogna mettere il cuore. Se si usano solo ragionamenti, teorie, ipotesi, il percorso che possiamo fare è molto breve. Quando si parla di vita, dobbiamo sempre avere la coscienza che siamo esseri umani. (a cura di Fabio Colagrande)
Radio Vaticana
Una missione enorme, dichiara il presidente al nostro giornale, «che sarebbe quasi impossibile svolgere senza l’aiuto di scienziati e ricercatori di diverse nazioni del mondo che ci affiancano a seconda delle problematiche da affrontare». Ciò che in questo momento impegna la Pontificia Accademia «è la sfida posta dalla recente decisione assunta dal Belgio a proposito del riconoscimento dell’eutanasia per i bambini malati terminali. È una decisione assurda — commenta il presidente — che può assumere solo gente di potere e non certo gente di sapere. Le motivazioni apportate, poi, non hanno alcun senso. Soprattutto perché la scienza offre infinite alternative. Disponiamo di mezzi tali da poter affrontare qualsiasi situazione». Senza considerare poi i valori intrinseci legati alla malattia e alla persona malata. E la Pontificia Accademia, nel celebrare i suoi vent’anni, ha inteso in qualche modo sottolineare proprio la preziosità dell’essere umano, che non viene mai meno in nessuna fase della vita, «neppure in presenza di malattie deformanti o terminali». Così ha dedicato la sua ventesima assemblea plenaria a un congresso internazionale sul tema «Invecchiamento e disabilità» che avrà luogo dal 20 al 22 febbraio prossimi all’Augustinianum.
I lavori prevedono un workshop che si terrà nel pomeriggio del 20 febbraio e per tutta la giornata seguente, e sarà aperto al pubblico, in particolare a studiosi, ricercatori, operatori sanitari e studenti. La tematica sarà approfondita sotto diverse prospettive: teologico-filosofica, etica e medico-sanitaria, culturale e sociale. L’invecchiamento, ha spiegato monsignor Carrasco de Paula, «di norma ha conseguenze importanti sulle capacità fisiche e intellettuali. Queste disabilità possono imporre delle modifiche alla vita di ciascuno e limitare l’autonomia della persona, aumentando i problemi quotidiani per l’individuo e la famiglia ma anche per la società». La Chiesa — ha proseguito — «è chiamata a una nuova riflessione su questo scenario per dare un contributo e un sostegno sempre più qualificato e adeguato».
Nelle tre sessioni del workshop — dedicate al rapporto tra disabilità e condizione umana, e al tema dell’invecchiamento verso la disabilità, approfondito analizzando dati, problemi, questioni etiche e proposte d’intervento — saranno affrontate e discusse le questioni più attuali del dibattito odierno: tra queste, il problema culturale e sociale dell’anziano disabile, i documenti internazionali a difesa dell’anziano, le malattie che possono condurre alla disabilità e l’assistenza medica (il care) di cui ha bisogno la persona malata, la dimensione antropologica e i principi etici da adottare da parte degli enti e degli operatori sanitari, i bisogni spirituali del disabile, l’attenzione particolare che la Chiesa rivolge agli anziani malati e disabili. Sono stati invitati a partecipare esperti di numerosi Paesi del mondo. Concluderà i lavori l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, con una relazione sul rapporto tra la Chiesa e le persone anziane.
L'Osservatore Romano
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S.E. mons. Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Academia pro Vita
Abbiamo scelto il tema " Invecchiamento e disabilità", per la nostra Assemblea genarale e il nostro Workshop aperto al pubblico (19-22 febbraio), in funzione della sua importanza e attualità. Con l'aumentare dell'età media sono sempre di più, infatti, gli anziani che con l'avanzare degli anni debbono fare i conti con manifestazioni di disabilità. Allo stesso tempo, chi è disabile da molti anni si deve confrontare con le difficoltà che aumentano e la vita che si complica in seguito all'invecchiamento. La Chiesa offre da tempo dei contributi importantissimi in questa materia. Ma quello che ci sta soprattutto a cuore è risvegliare la dimensione trascendente. Renderci cioè conto che la nostra vita e i nostri problemi vanno collocati in un contesto in cui c'è qualcosa di più di noi stessi. Un qualcosa che è Dio. In questo senso ritengo che sia molto importante ricordarsi di ciò che dice Gesù nel Vangelo: 'ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli, l'avete fatto a me'. Ogni volta che facciamo qualcosa per un nostro simile che è in difficoltà e ha bisogno di aiuto dobbiamo tener conto che lo facciamo per lui esattamente come se lo facessimo per Nostro Signore.
Condividiamo la preoccupazione di Papa Francesco per una 'cultura dello scarto' che tende a escludere anche disabili e anziani. Mi pare un'espressione molto indovinata. Una variante di quel termine 'cultura della morte', introdotto dal Beato Giovanni Paolo II. Quello che va condannato è il trasferimento di un concetto commerciale ai rapporti umani. Io per radermi uso delle lamette definite 'usa e getta'. Esistono degli oggetti che una volta usati non servono più. Ma questo non si può trasferire al mondo degli esseri umani, è assolutamente inammissibile.
Tra gli atteggiamenti sociali da combattere c'è soprattutto l'indifferenza, che, ancora più della secolarizzazione, è il vero male della nostra cultura, della società del terzo millennio. Il fatto è che non si vogliono vedere certe cose sgradevoli, certe sofferenze che ci ricordano che c'è bisogno di noi.
Non credo che l'estendersi di legislazioni contrarie alla vita, che giungono ad autorizzare addirittura l'eutanasia dei minori, come accaduto in Belgio, dipendano dalla diffusione di una cultura contraria alla vita. Credo si tratti di scelte che vengono imposte alle popolazioni attraverso la propaganda e la manipolazione dell'opinione pubblica. Sono leggi che vanno a risolvere problemi inesistenti, perché certe problematiche legate alla sofferenza si possono risolvere molto meglio in altra maniera. La morte non è mai una soluzione, in nessun caso.
Per noi, il 20° anniversario di fondazione della Pontificia Academia pro Vita vuol dire poco. Sono come venti giorni nella vita di una persona. Però ci permette di guardarci indietro e riflettere sul percorso che abbiamo fatto da quando Giovanni Paolo II volle istituire questa Accademia. Io credo che dobbiamo continuare nella linea seguita fino ad adesso e cioè quella di cercare di aiutare a capire quali sono le reali circostanze in cui nascono questi fenomeni che riguardano la vita umana. Basta guardare a tutti i progressi fatti negli ultimi vent'anni dalla medicina e dalle scienze biomediche che ci permettono di guardare al futuro con speranza. Ma la nostra caratteristica è che possiamo considerare questi progressi in modo totalmente obbiettivo, perché non siamo influenzati da fattori economici o dall'opinione pubblica e non siamo soggetti a cliché. Perciò, studiando le fonti scientifiche di queste nuove realtà, possiamo offrire una visione giusta, equilibrata. Ma il nostro intento, lo ricordiamo sempre, non è solo di chiarire le intelligenze. Questi sono temi nei quali bisogna mettere il cuore. Se si usano solo ragionamenti, teorie, ipotesi, il percorso che possiamo fare è molto breve. Quando si parla di vita, dobbiamo sempre avere la coscienza che siamo esseri umani. (a cura di Fabio Colagrande)
Radio Vaticana