sabato 7 settembre 2013

Quando la santità non fa notizia



La laica Maria Bolognesi beatificata dal cardinale Angelo Amato nella cattedrale di Rovigo. 

I cristiani non fanno rumore, non fanno notizia. Ma «come gli alberi della foresta, che crescono sani e che ossigenano l’aria, vivono la buona notizia del Vangelo nella discrezione e spesso nella emarginazione. Essi non servono idoli, ma Cristo, via, verità e vita». L’immagine è stata riproposta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, per inquadrare la figura e l’opera di Maria Bolognesi che oggi, sabato 7 settembre, è stata proposta «alla contemplazione, all’ammirazione e all’imitazione dei fedeli» con la sua beatificazione. Il cardinale ha celebrato il rito a nome del Santo Padre, nella cattedrale di Rovigo.
Il ricorso alla testimonianza silenziosa offerta da tanti laici è stato dettato al cardinale proprio dalla vita condotta da questa figlia della diocesi di Adria-Rovigo, una perla di quella «preziosa collana di laici e di laiche, confessori e martiri — come ha detto all’omelia — che attestano la forte vitalità della fede del nostro popolo, che sa discernere, apprezzare e anche vivere con eroismo il Vangelo di Cristo, ridimensionando o silenziando del tutto la vanità e la vacuità di tanto inutile parlare».
La loro discrezione e il loro silenzio «nella gioia, nella carità, nella laboriosità quotidiana e nella fedeltà, la loro identità cristiana» non significano tuttavia «assenza o insensibilità nei confronti dell’odierna società — ha detto ancora — ma saggio distacco da un mondo effimero, vuoto e sempre più lontano dalla saggezza evangelica e quindi sempre più disumano».
Eppure la situazione nella società di oggi sembra dimostrare che i cristiani ci sono, parlano, agiscono e fanno del bene, ma non vengono apprezzati, accettati, seguiti. Facendo ricorso ad una citazione della Lettera a Diogneto il cardinale ha sottolineato quella che ha definito «una verità lampante, indiscutibile e paradossale: i cristiani, nonostante il disprezzo, l’emarginazione e la persecuzione, sono l’anima del mondo. Senza di loro il mondo sarebbe una giungla disumana e invivibile».
In questo conteso il porporato ha inserito l’esperienza della beata Maria Bolognesi, la quale «ha vissuto una straordinaria esperienza di comunione con Dio e di generosa e totale carità verso il prossimo, ma il mondo non la conosce, non la considera sua, la ignora. La Chiesa, però, madre buona e sapiente, conosce questa sua figlia e vede in lei una testimone eroica del Vangelo di Cristo, la onora e la celebra».
Per cinquantacinque anni, ella visse nella discrezione più assoluta il fidanzamento mistico col Signore. Fin da piccola visse l’esperienza della povertà più nera e dell’emarginazione più umiliante. «È commovente — ha detto il cardinale Amato — leggere questa sua esperienza di bambina, rifiutata dai suoi coetanei: “Spesso i bambini non mi volevano a giocare con loro perché ero figlia di N.N.; da sola andavo nell’orto della nonna per vedere se potevo prendere qualche farfallina. Oh! Se Gesù avesse messo anche a me le alette, quando i bambini non mi vogliono con loro, volerei via più in fretta”. Ma Gesù non la emarginava, anzi guardava con affetto questa sua figlia povera e ignorante, che gli voleva tanto bene e che pensava sempre a lui. Maria somigliava alle vergini sagge della parabola evangelica. Vegliava con la lampada della fede sempre accesa in attesa che lo Sposo divino bussasse alla sua porta e la introducesse alle nozze».
La vita di un santo, ha aggiunto «non è una passeggiata in carrozza, ma una via crucis. La vita di Maria non fa eccezione. Lavorò moltissimo, non godette mai degli agi del benessere, patì un lungo elenco di malanni, subì paurose tentazioni diaboliche». Ma non si diede mai per vinta. Non aveva l’istruzione del mondo «ma aveva la saggezza donatale dal Signore — ha sottolineato il porporato — che le parlava ogni giorno, associandola alle sofferenze della sua passione e alla fiamma della sua carità. I suoi molti carismi mistici non le impedirono di spendersi nella carità verso il prossimo soprattutto verso i bambini».
La sua vita, pur nella apparente normalità, fu ricca di esperienze mistiche. Ma «non furono questi i segnali forti della sua santità — ha precisato il cardinale Amato — che, invece, si esprimeva nella pratica di una sconfinata carità verso Dio e verso il prossimo». La sua spiritualità può essere chiamata “spiritualità del quotidiano”, fatta di confidenza in Dio, di presenza di Dio nelle piccole vicende della vita e di obbedienza pronta e sincera alla sua divina volontà».
Quale può essere il suo messaggio per l’uomo di oggi? Che «il terreno buono per accogliere la parola del Signore e farla fruttificare — ha risposto in conclusione il cardinale prefetto — non è la scienza del mondo, ma la sapienza di Dio, da accogliere con cuore semplice e umile».
L'Osservatore Romano