martedì 22 ottobre 2013

Bambini con il codice a barre

Bambini con il codice a barre.Per soddisfare le esigenze delle coppie omosessuali o per eliminare preventivamente le malattie genetiche; che siano legali o biologici; negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, sembra importare poco. Quel che veramente conta è riconoscere l’esistenza di almeno 3 genitori, tutelandone i diritti. Questa è la nuova, agghiacciante, frontiera della bioetica. Ma ai diritti del bambino chi ci pensa?Tre genitori legali: poligamia in California
di Tommaso Scandroglio

Tre è il numero perfetto. Deve forse aver pensato questo il governatore democratico della California Jerry Brown quando settimana scorsa ha firmato una legge che permette di riconoscere la potestà di tre e più genitori su un unico bambino. La legge nasce dalle situazioni strampalate poste in essere dalle relazioni omosessuali. Infatti la norma viene in aiuto a quei padri biologici che hanno donato il proprio seme al fine di permettere a coppie omosessuali di accedere alla fecondazione eterologa ma che, fino a ieri, non potevano avanzare nessuna pretesa di riconoscimento su quel figlio della provetta. Nel 2011 la Corte suprema aveva dovuto occuparsi del caso di una coppia di lesbiche che dopo aver avuto il loro bebè con l’eterologa si erano lasciate in modo burrascoso. L’una era finita dietro le sbarre, l’altra in ospedale. A chi dare il bambino? Si era rifatto vivo il padre biologico, cioè il donatore di sperma, ma senza risultati: il piccolo fu affidato alle cure di una nuova famiglia.
Il governatore Brown invece pare che abbia scoperto l’uovo di Colombo: per evitare che il figlio dell’eterologa venga sottratto alle coppie omosessuali e per non scontentare nessuno, affidiamolo a tutti e tre. «Alla corte serve la capacità di riconoscere questi cambiamenti – ha commentato Mark Leno, senatore democratico omosessuale - affinché i bambini possano essere supportati da quegli adulti che giocano un ruolo centrale nell’amare e prendersi cura di loro. È importante che i giudici abbiano la capacità di apprezzare il ruolo di tutti i genitori». Una legge che risponde alle “modifiche della struttura familiare” e che viene incontro al benessere dei pargoli anche qualora uno dei genitori decidesse di lasciare gli altri: più scialuppe di salvataggio ci sono meglio è.
Messa così suona bene e pare che, per i bambini, tre sia meglio di due. Ma in realtà, come ha sottolineato il Capitol Resource Institute, per la crescita armonica dei figli questi hanno bisogno solo di due genitori e di sesso differente. La decisione allora non è altro che un’ennesima mossa politica per appoggiare l’ideologia gay.
Ed infatti cosa ti va a scrivere il Fatto Quotidiano svelando gli altarini nascosti? «Si aprono nuovi scenari: due genitori dello stesso sesso non saranno costretti a ricorrere a sconosciuti per procreare, attraverso, ad esempio, l’utilizzo dell’utero in affitto (pratica legale e diffusa negli Usa), ma potranno includere nel nucleo familiare amici o coppie che contribuiranno alla messa al mondo e alla crescita dei figli». Insomma la donna che offre l’utero potrà decidere di far parte della “famiglia”.
Inoltre la legge apre il varco alla poligamia e poliandria: se un bambino può avere più genitori legali perché questi non possono essere legati tra loro anche da vincoli coniugali? E poi questa norma trova curiosi e sinistri addentellati con il concetto di “famiglia allargata” già presente in Occidente da un paio di decenni almeno: una “famiglia” nata con l’assemblaggio di cocci di precedenti legami matrimoniali e non andati in frantumi. Più che “famiglie allargate”, a dire il vero, queste paiono comunità di persone disintegrate/disperate.
Infine questa decisione del governatore Brown offre un’ottima sponda alla propaganda omosessualista. “Voi cattolici e benpensanti – potrebbe obiettare l’attivista gay - ci avete sempre detto che il bambino non può crescere serenamente con due genitori omosessuali perché ha bisogno della figura maschile e di quella femminile. Con questa soluzione eccovi accontentati: la nostra famiglia avrà anche un padre e una madre, all’occorrenza”.
Tutto questo ci fa comprendere come l’ideologia di genere non ha di mira banalmente il “matrimonio” omosessuale, bensì l’annientamento dello stesso concetto di famiglia, termine che dovrà sparire dai vocabolari come le parole maschio, femmina, papà e mamma. Infatti nel concetto di genitorialità multipla, come abbiamo notato, potranno far parte anche eterosessuali. Ma ben venga se questo aiuta a mettere in naftalina la famiglia naturale. Il fine qui non è soltanto puntare alla diffusione dell’idea che l’orientamento sessuale ognuno se lo sceglie delle tonalità che vuole e che tale orientamento deve essere tutelato nei suoi “diritti” di espressione come ad esempio nel diritto di coniugio, qui anche il concetto di nucleo familiare evapora per far posto a nuovi e liquidi insiemi relazionali costruiti secondo i propri desideri e utilità.

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Tre genitori biologici: bambini Ogm nel Regno Unito
di Gianfranco Amato

La Gran Bretagna si ostina a voler detenere il guinness dei primati nelle mefistofeliche sperimentazioni genetiche, praticate nel sempre più inquietante laboratorio faustiano dell’Università di Newcastle. Dopo i noti tentativi di realizzazione di ibridi e chimere, ora è il turno della creazione di una nuova razza umana, attraverso procedimenti che avrebbero mandato in visibilio l’alchimista rinascimentale svizzero Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso, il primo a tentare la creazione in laboratorio dell'homunculus.
Il governo di Sua Maestà britannica, infatti, ha deciso di concedere il via libera alla fecondazione in vitro mediante l’utilizzazione del Dna di tre persone diverse. Secondo questa tecnica l'embrione viene prodotto con materiale genetico dei due genitori, fatta eccezione per una parte, corrispondente al Dna mitocondriale, che invece deriva da una donatrice. Si dovrebbero evitare così circa centocinquanta malattie derivanti dal mitocondrio materno, ovvero la centrale energetica della cellula. Per il miglioramento della specie umana, e l’eliminazione di possibili patologie genetiche, ecco arrivare i figli di tre genitori biologici. La nuova super razza destinata a sconfiggere le malattie e a soppiantare gli umani di serie B finora conosciuti dalla nostra civiltà. È qualcosa che fa venire i brividi, e più che ricordare le farneticazioni eugenetiche naziste del Neue Mensch, sembra richiamare alla mente le profezie distopiche di Aldous Huxley.
Fortunatamente c’è ancora qualcuno, però, che riesce ad indignarsi pubblicamente. Lodevole, ad esempio, è l’iniziativa di trentaquattro membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa – tra cui due soli italiani: l’on. Elena Centemero del Pdl e l’on. Jonny Crosio della Lega Nord – che hanno deciso di sottoscrivere una formale dichiarazione (written declaration no. 557 - doc.13325 del 3 ottobre 2013)* contro l’iniziativa governativa britannica. I coraggiosi trentaquattro, infatti, hanno riconosciuto la discutibile tecnica procreativa come una evidente «pratica di carattere eugenetico», e in quanto tale vietata dalla normativa internazionale. Nella dichiarazione si cita, infatti, l’art. 24 della Dichiarazione Universale sul Genoma e sui Diritti Umani dell’Unesco che ritiene «contrari alla dignità umana gli interventi sulle cellule germinali»; l’art. 13 della Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina, il quale sancisce che «un intervento finalizzato a modificare il genoma umano non può essere intrapreso che per delle ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solamente se non ha come scopo di introdurre una modifica nel genoma dei discendenti»; l’art.3, secondo comma, lett.b), della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, il quale stabilisce che nell’ambito della medicina e della biologia deve essere sempre rispettato «il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone»; l’art.13, paragrafo 91, del rapporto esplicativo della Convenzione dei Diritti dell’Uomo e della Biomedicina, il quale proclama che «qualunque intervento finalizzato alla modifica del genoma dei discendenti è vietato», con la conseguenza che «per quanto riguarda, in particolare, le modifiche di spermatozoi od ovociti nell’ambito di un processo di fecondazione, queste non possono essere autorizzate». C’è, quindi, qualcuno ancora disposto a protestare contro quest’assurda idea di creare bambini geneticamente modificati.
A questo proposito vengono in mente la accese polemiche scaturite tempo fa dalla decisione della Commissione europea di autorizzare la coltivazione della patata Ogm Amflora, prodotta dalla multinazionale Bayer, decisione con cui si è posto fine all’embargo sulle nuove colture di organismi geneticamente modificati, che resisteva nell’Ue dall’ottobre del 1998. Un carosello vivace di proteste si è levato contro il provvedimento comunitario anche da parte di ambientalisti, verdi, greenpeacer, ecologisti, naturalisti, forti di un sondaggio che mostrava come il 74% degli europei fosse contrario agli Ogm. Allora volarono parole grosse. Si parlò di «aberrazione contro natura», di «arrogante atto di violenza per forzare la natura ai progetti dell’uomo», di «stupro dell’ordine naturale del creato». Chissà cosa pensano questi strenui difensori dell’ordine naturale del creato – sempre pronti ad indignarsi quando si tratta di piante o animali – di quello che gli scienziati di Newcastle e il governo britannico intendono fare della natura umana.

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La crisi italiana è spiegata dal crollo delle nascite
di Riccardo Cascioli
Domenica scorsa sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia offriva una immagine scoraggiante quanto realistica dell’Italia, un paese – diceva – che «non sta precipitando nell’abisso. Più semplicemente si sta perdendo, sta lentamente disfacendosi». E giù a descrivere impietosamente un paese che dalla giustizia all’istruzione e alla burocrazia, dalla classe politica a quella imprenditoriale, è l’immagine di un paese paralizzato, fermo al passato, avvitato su se stesso, in cui «la crisi è lo specchio di tutti i nostri errori passati così come delle nostre debolezze e incapacità presenti».

La crisi, dice Galli della Loggia, non è semplicemente economica, è una crisi di identità. Ma sembra poi affidare la speranza per uscire da questa situazione a una non meglio identificata nuova classe dirigente – politica ed economica - che però non si sa bene da dove dovrebbe saltare fuori, visto che i dirigenti sono degni rappresentanti della società che li esprime.

Bisogna invece riconoscere che la crisi di identità riguarda tutto il popolo italiano, che già da tempo ha smesso di credere nel futuro e nella vita, e per questo è condannato lentamente all’estinzione se non interverrà un fattore nuovo.

Per capire basta soffermarsi sugli ultimi dati dell’Istat sulle nascite in Italia, diffusi pochi giorni fa. Nei primi 4 mesi del 2013 sono nati 163.078 bambini, ottomila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: con questo ritmo a fine anno la contrazione rispetto al 2012 potrebbe essere di 23-24 mila nascite portando il numero complessivo di nati a 511mila, se non un record negativo, comunque molto vicino. Peraltro, sempre guardando ai primi quattro mesi del 2013, registriamo anche un saldo negativo tra nascite e morti che arriva a 54201 unità.  Dopo il leggero – ma molto leggero - miglioramento dell’inizio 2000, l’Italia dunque si ricandida a guidare la classifica dei paesi a più basso indice di fertilità al mondo.

Qualcuno sostiene che questo calo sia anche una conseguenza della crisi economica: con meno soldi in tasca, più precarietà nel lavoro – si dice – si fa fatica a metter su famiglia e pensare anche di avere figli. Ma questo, che pare un ragionamento di buon senso, è invece smentito dalla realtà. Perché queste ultime sono solo piccole variazioni di una tendenza che però è ormai netta da oltre quattro decenni, da quando cioè il tasso di fertilità delle donne italiane è crollato ben sotto la media europea, che è attualmente intorno agli 1,5 figli per donna. In altre parole, il crollo delle nascite precede la crisi economica e, anzi, ne è una causa, anzi la causa principale e strutturale.

In realtà si smette di mettere al mondo figli non per mancanza di soldi ma per mancanza di fiducia nel futuro, e non è un caso che il crollo delle nascite in Italia abbia accompagnato il rapido processo di secolarizzazione, che poi dal punto di vista sociale e legislativo si è tradotto in diffusione della contraccezione, introduzione del divorzio e poi dell’aborto con tutto quel che ne consegue.

Dal punto di vista economico le conseguenze non si sono fatte attendere. L’effetto più evidente del rapido invecchiamento della popolazione è quello dell’aumento insostenibile della spesa previdenziale e assistenziale, che non potrà che peggiorare negli anni a venire. Basti pensare alle cifre presentate alla Settimana sociale dei cattolici lo scorso settembre dal demografo Giancarlo Blangiardo: nel 2041 «la fascia di età più rappresentata nella struttura degli italiani diventerà quella dei 70enni».

Ma la mancanza di nascite significa pure invecchiamento della forza lavoro (con perdita di competitività conseguente), minori investimenti, restringimento della base per l’imposizione fiscale (si abbassa la percentuale della forza lavoro sul totale della popolazione). In queste condizioni l’aumento delle tasse diventa la strada più facile per compensare la minore base per l’imposizione fiscale a fronte di spese sociali sempre più elevate. Fino al punto da diventare insopportabili per il sistema, cosa a cui l’Italia è già arrivata.

A rendere maggiormente drammatica la situazione è l’assoluta incoscienza e irresponsabilità di politici e intellettuali di questo paese (ma il problema è europeo) che non sanno o non vogliono vedere questa situazione e quindi impediscono che ci si interroghi seriamente su possibili soluzioni. Probabilmente perché questo costringerebbe a mettere in discussione una serie di idoli della nostra società: la disgregazione della famiglia naturale è la prima causa di questa situazione e allora bisognerebbe pensare a rafforzarla anziché prenderla a picconate come si sta facendo. Aiutare le donne a portare avanti le gravidanze anziché invocare (e finanziare) l’aborto come diritto umano già chiuderebbe il gap tra nascite e morti. Bisognerebbe poi smetterla di promuovere l’ideologia di genere e stili di vita omosessuali, che per definizione sono sterili e saranno quindi il colpo di grazia per questa società.

Se queste sono osservazioni elementari su cui qualsiasi governante dovrebbe ragionare, c’è anche un livello più radicale a cui affrontare la questione.

La mancanza di fiducia nel futuro, infatti, non si cura con l’ottimismo della volontà né a colpi di legge. E’ qualcosa che ha a che fare con le domande elementari e più profonde che sono nel cuore di ogni uomo, sui motivi per cui vale la pena vivere, sulle ragioni per cui vale la pena costruire: studiare, lavorare, sposarsi e mettere al mondo figli.

E’ il punto sui cui anche i nostri vescovi dovrebbero riflettere maggiormente: invece di pensare a cosa dovrebbero fare i governi, dovrebbero preoccuparsi maggiormente di come testimoniare la bellezza di una vita piena di senso che scaturisce dall’incontro con Cristo. Se il problema dell’Italia – e dell’Occidente - nasce con la secolarizzazione la risposta più radicale è solo una nuova evangelizzazione, ovvero una proposta chiara e affascinante di vita.