Un mese di preghiera e di azione negli Stati Uniti.
«Tutti i membri della Chiesa possono portare guarigione al mondo, sostenendo la bellezza della vita umana e della inesauribile misericordia di Dio». Con l’inizio, a ottobre, del Respect Life Month, il mese dedicato negli Stati Uniti alla preghiera e all’azione per affermare il valore e il rispetto della dignità dell’essere umano, giunge l’appello dei vescovi. In una nota il cardinale arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley, presidente del Comitato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale, ha posto in evidenza le molteplici minacce alla vita, a partire dai tentativi di diffondere le pratiche abortive, e la necessità di coinvolgere ogni persona «per condividere la verità sulla vita umana». Il Respect Life Month è un’iniziativa che si ripete fin dal 1972 e viene celebrata in 195 tra diocesi e arcidiocesi. Tradizionalmente il mese di preghiera e di azione si apre nella prima domenica di ottobre.
Tale periodo costituisce il nucleo centrale del Respect Life Program, il programma dedicato alla difesa dei valori cristiani fondamentali, che copre gli anni 2013-2014. Ispirato alle parole di Papa Francesco che parla a ogni persona di buona volontà, si legge in un comunicato dell’episcopato, il programma ha come slogan: «Aprite i vostri cuori alla vita!». Il cardinale O’Malley osserva: «Viviamo in una società secolarizzata, dove i non nati, i malati e gli anziani sono spesso considerati come persone superflue e minacciate da atti di violenza o di indifferenza».
Il porporato fa riferimento, in particolare, ai 55 milioni di aborti effettuati nel Paese a partire dalla sentenza del 1973 Roe vs Wade, e anche alla promozione del suicidio assistito. «Solo l’amore compassionevole che cerca di servire i più bisognosi — conclude nella nota il cardinale — qualunque sia il prezzo a livello personale, è abbastanza forte da superare la cultura della morte e consentire di costruire una civiltà dell’amore». Nel gennaio scorso, il cardinale O’Malley aveva presieduto presso la basilica del santuario nazionale dell’Immacolata Concezione, a Washington, la messa per l’avvio della Marcia per la vita. Per l’occasione il porporato aveva affermato che «troppi americani vedono l’aborto come un male necessario» e ha esortato i fedeli a lavorare per dimostrare che non è così e che l’aborto «è semplicemente il male», aggiungendo che «Cristo, attraverso la sua Chiesa, ci spinge a essere difensori della vita in una cultura della morte».
Il tema della tutela della vita e il rispetto della libertà di coscienza contro le pratiche abortive è al centro di una lettera che il cardinale O’Malley ha scritto assieme al presidente del Comitato per la libertà religiosa della Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Baltimore, William Edward Lori. Nella lettera, indirizzata al Congresso di Washington, si chiede l’approvazione della legge dal titolo «Health Care Consciences Rights Act». Si tratta di una normativa volta a tutelare la libertà di coscienza degli operatori sanitari contro i nuovi regolamenti delle autorità federali che prevedono all’interno dei piani assicurativi privati la copertura, sotto la definizione di «servizi di cura preventivi», della somministrazione di farmaci abortivi. Come è noto, vescovi cattolici e rappresentanti di altre comunità religiose, sono in prima linea nel difendere la libertà delle proprie istituzioni e organizzazioni. Ospedali, cliniche private e anche organizzazioni caritative, non rientranti nella stretta definizione «di datore di lavoro religioso» devono infatti assicurare ai dipendenti questi piani assicurativi o prestare assistenza sanitaria anche a persone che chiedono di abortire. L’alternativa è soltanto tra la cessazione delle attività o la violazione dei propri convincimenti morali e religiosi. I vescovi, si sottolinea nella lettera, «sostengono fortemente l’accesso universale alle cure sanitarie, ma tale accesso è minacciato in riferimento alla tutela della libertà di coscienza: coloro che contribuiscono a fornire l’assistenza sanitaria non dovrebbero essere costretti a scegliere tra il preservare i propri convincimenti o adeguarsi al sistema». Nella lettera si ricorda che sono decine le cause giudiziarie già promosse dalle istituzioni e organizzazioni sia religiose che laiche contro i regolamenti sanitari, pertanto è aggiunto, «occorre riaffermate il diritto dei cittadini a vivere in accordo con le loro convinzioni più profonde circa la santità della vita».