L’arcivescovo Zimowski nel messaggio per la Giornata internazionale.
La metafora dell’esistenza come un viaggio che fa acquisire una profonda saggezza, aiuta a far comprendere il senso della vecchiaia nella prospettiva cristiana: «Non è il venir meno della vita, ma il suo compimento», come afferma l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, nel messaggio reso noto in occasione della , che si celebra martedì 1° ottobre. Una celebrazione, si legge nel messaggio, destinata ad assumere una sempre maggiore rilevanza se si considera che attualmente sono oltre seicento milioni gli anziani nel mondo e che, nel giro di una decina di anni, raggiungeranno il miliardo.
Il presule ha inteso dunque rilanciare i numerosi appelli di Papa Francesco affinché «tutti ci impegniamo ad avere maggiore considerazione per gli anziani, a difenderne il diritto a una vita dignitosa e alla partecipazione attiva alla comunità e alla società». Il messaggio in sostanza tende proprio a mettere in evidenza il valore della vecchiaia in contrapposizione a una mentalità nichilista imperante in molte società. E rilancia l’esclamazione di Benedetto XVI, quando, nel 2012, visitò una casa famiglia: «È bello essere anziani!». Del resto, considerata l’ampiezza del fenomeno, si capisce perché i Pontefici continuino a invitare tutti, cristiani e uomini di buona volontà, a collaborare per una società più giusta e umana, dove l’anziano non sia più considerato un “peso” o “non utile”.
Purtroppo le persone anziane rischiano di venire trascurate non solo dalla società del profitto e dell’efficienza, ma anche dalla comunità dei credenti. A questo proposito, l’arcivescovo ricorda che nonostante siano passati molti anni dalla Dichiarazione di Taranto sui diritti e sulle cure degli anziani — nella quale si affermava che le persone anziane «hanno l’opportunità di pregare, meditare e crescere nella vita spirituale» ma spesso «non sono incoraggiate a sviluppare la loro spiritualità per una scarsa comprensione dei loro problemi» — ancora oggi «la situazione non è molto mutata».
«Evangelizzare la vecchiaia — si legge nel messaggio — significa scoprire le sue intrinseche e originali possibilità, i suoi propri significati, quei valori che si possono attuare soltanto in questo tratto del cammino dell’uomo. È uno spazio vero per la buona novella». Infatti, nota monsignor Zimowski, «non si evangelizza un’età della vita aggiungendovi qualcosa dall’esterno, né semplicemente riempiendola di cose da fare. È anzitutto questione di significati, non di cose o di attività».
È necessario, nota l’arcivescovo, riscoprire la solidarietà tra anziani e giovani, in modo da comprendere che la Chiesa è «effettivamente famiglia di tutte le generazioni, in cui ognuno deve sentirsi a casa, dove non regna la logica del profitto e dell’avere, ma quella della gratuità e dell’amore». Ciò è occasione per ribadire un concetto fondamentale: quando negli anni della vecchiaia la vita diventa fragile, «essa non perde mai il suo valore né la sua dignità: ognuno è voluto, amato da Dio, ognuno è importante e necessario». Da qui la necessità di una pastorale specifica, che «comprende anzitutto come elemento fondamentale la comunione fra generazioni».
L’arcivescovo fa notare che si dovrebbe provvedere a organizzare una pastorale degli anziani, piuttosto che per gli anziani, in quanto «la persona di una certa età non è prima di tutto oggetto di cura e di attenzione pastorale caritativa, quanto piuttosto soggetto e protagonista potenziale dell’azione pastorale». Riguardo all’assistenza sociale e sanitaria, precisa il presule, «è essenziale che essa sia animata da profonda considerazione per le persone, in comunità che riuniscano non solo le persone anziane, ma anche gli operatori professionali». L’assistenza religiosa agli anziani, conclude, «dovrebbe essere infatti un impegno di tutta la comunità cristiana, oltre che una particolare attenzione del volontariato».