Celebrazione in San Pietro nella memoria del beato Giovanni XXIII.
«L’Oriente sente oggi più che mai il bisogno» della parola e della intercessione di Giovanni XXIII, «perché nella Terra di Gesù, in Siria e Iraq la pace sia il pane sicuro per i giorni dell’umanità. Per motivi di giustizia, verità e amore possano i cristiani rimanere in pace, praticando nella libertà la loro fede, là dove sono nati. Per gli stessi motivi i profughi, i rifugiati e i migranti trovino solidarietà e pace senza perdere la fede». Lo ha auspicato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che stamane, venerdì 11 ottobre, memoria liturgica del beato Pontefice, ha celebrato in San Pietro la messa nel cinquantesimo della morte.
All’annuale celebrazione dei fedeli bergamaschi residenti a Roma o di passaggio come pellegrini, si sono uniti in questa circostanza rappresentanti delle Chiese orientali e la comunità del Pontificio Collegio Etiopico, a significare il rendimento di grazie a Dio dell’intero oriente cristiano per Giovanni XXIII. All’altare dove riposano le sue spoglie, con il porporato hanno concelebrato infatti gli arcivescovi Souraphiel, metropolita di Addis Abeba e capo della Chiesa alessandrina di rito Gee’z di Etiopia ed Eritrea; Farhat, già nunzio apostolico in Turchia, dove Roncalli fu rappresentante pontificio dal 1934 al 1944; e Vasil’, segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; i vescovi di Adigrat, Endebir e Harar, sempre in Etiopia; il sottosegretario della Congregazione per le Chiese Orientali, monsignor Malvestiti, con altri collaboratori della Santa Sede e della Curia romana originari della diocesi di Bergamo; i parroci della Trasfigurazione e di San Domenico in Roma; e una quarantina di sacerdoti.
Definendolo «pastore mite e generoso», «umile discepolo» del Signore, «in costante docilità allo Spirito Santo», il cardinale Sandri ha ricordato l’incipit del memorabile discorso pronunciato da Papa Giovanni l’11 ottobre 1962 aprendo il concilio Vaticano II: Gaudet Mater Ecclesia. Infatti «proprio lui continua col suo esempio e con l’ardente preghiera a diffondere sulla terra la gioia evangelica, sostenendo la Chiesa affinché si rallegri, sempre e comunque: l’ora della tristezza e quella della amarezza sono destinate a lasciare il passo alla gioia cristiana, che nessuno potrà sottrarre ai discepoli fedeli. La sposa di Cristo gioisce perché è immacolata e bella, nonostante le debolezze dei suoi figli».
Successivamente il cardinale si è soffermato sulla presenza al rito di esponenti delle Chiese orientali cattoliche, come segno di «doveroso riconoscimento a un “amico sincero” come fu Giovanni XXIII. L’Oriente lo ringrazia perché egli ne apprezzò la speciale vicinanza al Signore, attestata dalle antiche e venerabili tradizioni teologiche e liturgiche». Del resto, ha spiegato, queste Chiese «furono le prime ad ereditare dagli apostoli, dai martiri e dai padri “i riflessi della luce pasquale e il riverbero del fuoco mai spento della Pentecoste”. Il suo magistero è perciò di singolare attualità e ha anticipato, specie nel concilio ecumenico, la convinzione di Giovanni Paolo II allorché affermò la necessità “che anche i figli della Chiesa di tradizione latina possano conoscere in pienezza questo tesoro” (Orientale lumen, 1)». Ecco allora tra i due Pontefici — che per volontà di Papa Francesco saranno proclamati santi insieme il 27 aprile — «un innegabile punto di incontro: l’elogio di quella diversità spirituale che esalta l’unità ecclesiale».
Infine il cardinale Sandri ha rievocato il recente incontro tra Papa Francesco e i pellegrini della diocesi natale di Giovanni XXIII. Nel suo discorso il Santo Padre commentò il motto episcopale del predecessore: oboedientia et pax. «Egli — ha concluso il porporato — seppe essere un “uomo di pace”, per quella appassionata obbedienza di fede che ne distinse fin dall’infanzia il cammino nella storia come credente e pastore. Era la fede, interiormente custodita, a rallegrare la sua coscienza per manifestarsi poi in opere di pace».