martedì 22 ottobre 2013

Papa Francesco porta avanti il “Non abbiate paura” di Giovanni Paolo II



Il  tweet di Papa Francesco: "Il crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; ci parla di un Amore che sconfigge il male e il peccato." (22 ottobre 2013)

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Ricorre oggi la memoria liturgica del Beato Giovanni Paolo II, che quest’anno coincide con il 35.mo anniversario dell’inizio del suo Pontificato. Si tratta dell’ultima memoria da Beato: il 27 aprile prossimo, infatti, Papa Francesco canonizzerà Karol Wojtyla che diventerà dunque Santo. Per una testimonianza sulla memoria odierna, don Maurizio Mirilli, responsabile della pastorale giovanile di Roma e tra gli ultimi sacerdoti ad essere stati ordinati da Papa Wojtyla:

R. - Sono stato tra gli ultimi ad essere ordinato sacerdote proprio da Giovanni Paolo II, il 2 maggio del 2004. Ricordo quel giorno, ovviamente l’emozione della mia ordinazione: avere le mani in testa - durante l’ordinazione - da parte del Papa, che era malato, seduto e faceva fatica ormai a parlare… Ancora sento addosso quelle mani. Mi inginocchiai per dargli la pace, perché lui era seduto e non poteva alzarsi, faceva fatica a palare, e poggiai le mie mani sui braccioli della sedia e lui mise le sue mani sulle mie: mi diede una stretta forte, forte, forte. Mi guardò negli occhi, con quel suo sguardo penetrante, ed è come se mi avesse detto: “Adesso tocca a te! Forza, coraggio, non aver paura!”. 

D. - Il 22 ottobre del 1978, quindi 35 anni fa, è legato proprio a questo grido in piazza San Pietro: “Non Abbiate paura! Aprite, anzi spalancate, le porte a Cristo”. Parole che hanno dato un po’ la cifra di tutto il suo Pontificato, di tutta la sua testimonianza, anche di sanità. Il coraggio che viene dall’essere con Gesù…

R. - Eh, si! Anche se non riusciva più a parlare, quelle mani strette erano la traduzione - come dire - attraverso il linguaggio dei gesti di quel “Non abbiate paura!”. Quel non aver paura che è rimasto sempre impresso - credo - in tutti, anche in me. Ed è un invito che viene portato avanti dall’attuale Papa Francesco e che è un incoraggiamento un po’ per tutti.

D. - Il 27 aprile dell’anno prossimo, Karol Wojtyla, insieme ad Angelo Roncalli, verrà canonizzato da Papa Francesco. In un qualche modo quel “Santo subito!” del popolo di Dio - l’8 aprile del 2005, ai suoi funerali - viene confermato. Davvero questo dà proprio il senso di come il popolo di Dio abbia sentito subito la santità dell’uomo…

R. - E’ proprio il caso di dire “Vox populi, vox Dei”. Veramente la voce del Popolo di Dio ha fatto sì che la prassi della caonizzazione fosse più veloce. Ancora oggi sentiamo tutti quella voce, quegli sguardi, quegli incoraggiamenti, quelle visite pastorali ovunque nel mondo, ma anche nelle nostre parrocchie qui a Roma. E’ un Papa che ha incontrato davvero tutti quanti e a tutti ha lasciato il segno. 

D. - Papa Wojtyla verrà canonizzato nella Domenica della Divina Misericordia: possiamo sottolineare proprio questo richiamo frequente, da subito, di Papa Francesco alla Divina Misericordia. Quindi anche qui un legame forte con il suo predecessore, che peraltro lo creò cardinale…

R. - Sì, c’è questo legame fortissimo. E’ come se, in qualche maniera, il mandato lanciato da Papa Giovanni Paolo II, con la creazione di questa festa della Divina Misericordia, fosse stato raccolto nella prassi pastorale e operativa da parte di Papa Francesco, il quale ci sta invitando a tradurre nella concretezza del nostro essere sacerdoti, del nostro vivere la Chiesa, una festa che è stata voluta da Giovanni Paolo II. Festa che adesso viene in qualche maniera declinata nella pastorale da parte di Papa Francesco.
Radio Vaticana 

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Un teologo vicino al Papa spiega la "rivoluzione di Francesco"

Il rettore della Pontificia Università Cattolica d'Argentina, Victor Fernandez: "Presentare i precetti di dottrina morale della Chiesa fuori dal contesto significa togliere il cuore del messaggio di Cristo"


Basta con i preti che vivono nel lusso, vi spiego la rivoluzione di Francesco. Con questo titolo il quotidiano La Repubblica ha pubblicato ieri un’intervista di un’intera pagina all’arcivescovo Victor Fernandez, rettore della Pontificia Università Cattolica d’Argentina (PUCA) e teologo molto vicino al Santo Padre.
Il punto centrale, spiega il teologo, è che “Francesco pensa che una Chiesa che vuole uscire da se stessa e raggiungere tutti deve adattare il modo di predicare”. Per questo, spiega monsignor Fernandez, “applica un criterio proposto dal Concilio Vaticano II spesso dimenticato e trascurato: la 'gerarchia delle verità'". Poiché il problema è che “molte volte, i precetti della dottrina morale della Chiesa vengono proposti fuori dal contesto che dà loro significato”, avviene che “non manifestano per intero il cuore del messaggio di Gesù Cristo”.
L’arcivescovo poi precisa: “Per esempio, se un parroco lungo l’anno liturgico parla dieci volte di morale sessuale e soltanto due o tre volte dell’amore fraterno o della giustizia, vi è una sproporzione”. Stesso discorso, aggiunge, “se parla spesso contro il matrimonio fra omosessuali e poco della bellezza del matrimonio”. Infatti, se l’invito “non brilla con forza e appeal, la morale della Chiesa rischia di diventare come un castello di carta. È qui che risiede il nostro più grande pericolo”.
In merito alle caratteristiche di papa Francesco, il direttore della PUCA, spiega: “Senza dubbio egli rimane al di fuori delle discussioni teoriche sul Concilio perché semplicemente interessato a continuare lo spirito di rinnovamento e riforma che viene dal Concilio. In questo senso si pone fuori da ogni ossessione ideologica, senza pause o giravolte, con l'intenzione di portare la Chiesa fuori da se stessa così da raggiungere tutti”.
Quanto alle relazioni, a volte difficili, tra Bergoglio e la presidente argentina Cristina de Kirchner, l’arcivescovo ridimensiona, spiegando che le sue omelie sono state spesso interpretate in chiave politica, quando in realtà nessun politico può affermare “di avere avuto Bergoglio come proprio alleato politico, sia di sinistra sia di destra”. Il presule ampia poi l’orizzonte della problematica: “Penso infatti che chiunque ha una qualche forma di potere, anche di potere ecclesiastico, non può non sentire su di sé lo "sperone" di Bergoglio, come una spina nel fianco, perché egli è e sarà sempre l'interprete di coloro che non hanno potere”.
Monsignor Fernandez poi ricorda: “Nel 2000 Bergoglio ha espresso un suo grande auspicio: "Che il potere non sia un privilegio inespugnabile". E ciò vale per un presidente, un governatore, un uomo d'affari, un cardinale, e anche per i membri della Curia Romana”.
Al tempo stesso il rettore ritiene che “una certa affinità di Bergoglio al peronismo c'è”, nella misura in cui questo “assunse con forza la dottrina sociale della Chiesa”, pur riconoscendo che “ciò non significa che Bergoglio abbia mai sostenuto un qualche potere politico”.
Il teologo vicino al Papa ha parlato anche della predicazione del Pontefice sulla povertà: “Il suo non è amore del sacrificio fine a se stesso né un'ossessione per l'austerità” ma una “spoliazione interiore” in modo da “mettere Dio e gli altri al centro della propria vita e non se stessi”. Fernandez precisa poi che “a Bergoglio non piacciono i sacerdoti princìpi o i vescovi "da aeroporto", o gli ecclesiastici che amano le vacanze troppo costose, le cene nei migliori ristoranti, i preziosi d'oro e d'argento ostentati sui capi di abbigliamento, le continue visite a persone potenti”.
In merito alla riforma della Curia Romana, il teologo afferma che il punto più importante non è tanto la semplificazione della struttura, “ma lo sviluppo di altre forme di partecipazione (sinodi, conferenze episcopali, consultazione dei laici, etc.) che negli ultimi anni sono state più formali che reali”. Sebbene ciò esiga che alcuni settori della curia smettano di essere eccessivamente giuridici, inquisitori e, al tempo stesso, maestosi, correndo il rischio di diventare autoreferenziali. Su questo punto, il rettore della PUCA riconosce che “alcune volte ho sentito personalità della Curia dire "noi" senza includere tutta la Chiesa, e nemmeno il Papa ma soltanto se stessi”.
H. Sergio Mora

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“Il Foglio” - Rassegna "Fine settimana"
(Marco Burini) Non ho mai seguito tanto un Papa come negli ultimi sette mesi, e dire che sulla barca di Pietro ci sto da una vita. Prima non è che occupasse così tanto le mie giornate. Magari ne scrivevo per questo giornale, papista quant’altri mai, ma era solo uno degli (...)

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Guardini, un “maestro” che Bergoglio non ha mai avuto
Settimo Cielo - L'Espresso
 
(Sandro Magister) Nella biografia ufficiale di Jorge Mario Bergoglio, immessa nel sito del Vaticano dopo la sua elezione a papa, c’è un’imprecisione. Là dove si legge: “Nel marzo 1986 va in Germania per ultimare la tesi dottorale…”. Lo scorso 2 aprile (...)

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Diario Vaticano / La nuova curia prende forma così
Chiesa - L'Espresso
 
(***) La riforma complessiva è di là da venire. Ma intanto papa Francesco va avanti di testa sua. Seminando il terrore tra i molti dirigenti ancora in attesa di una conferma. Gli sviluppi del caso Chaouqui (...)