martedì 8 ottobre 2013

Pianeta Cina: tra nuove sfide per le religioni e distanze anti-flirt...

Cattolici cinesi

Gli effetti sul piano della fede della trasformazione demografica nel grande paese asiatico

FABRIZIO MASTROFINIROMA

Nel vasto «pianeta cinese» è in corso una profonda trasformazione che investe la religione. Il punto di partenza è dato dall’esodo dalle campagne verso le città, un fenomeno che ha dimensioni bibliche. Secondo le statistiche ufficiali gli abitanti nelle città hanno superato quelli delle campagne:  690,79 milioni contro 656,56 alla fine del 2011. gli effetti sul piano religioso sono rilevanti. A dedicare servizi a questi aspetti e a documentare i problemi ci sono due agenzie stampa specializzate sull’Asia: Ucanews con sede a Honk Kong ed Eglise d’Asie della Società delle Missioni Estere di Parigi, con sede nella capitale francese.

I dati raccolti, le testimonianze, le analisi, convergono nel sottolineare che la trasformazione demografica ha cominciato ad avere effetti sul piano religioso. Ucanews ha preso ad esempio la storia di Bosco Wang, migrante cattolico, dalla campagna a Guangdong e poi da qui in una cittadina a sud di Shangai. Il primo gravissimo problema che ha affrontato è stato linguistico: trovarsi con sacerdoti in grado di esprimersi solo in cantonese e non in mandarino. «Ho visto – ha raccontato – numerose persone che  durante la messa recitavano il rosario senza seguire la celebrazione. Poi ho capito che non erano in grado di comprendere il sacerdote».

E casi simili sono in grande aumento. Eglise d’Asie in un recente servizio sul problema nota come l’esodo dalle campagne stia ristrutturando sia la Cina sia il cattolicesimo. Come accade nel villaggio di Erquanjing, nel nord-ovest della provincia di Hebei, diocesi di Xiwanzi. Qualche anno fa contava oltre duemila abitanti, praticamente tutti cattolici; oggi sono ridotti ad un centinaio. E secondo le statistiche dell’Istituto di antropologia dell’Università di Pechino ogni giorno spariscono tra 80 e 100 villaggi a causa dell’esodo massiccio verso le città. Un parroco – don Joseph Yang, nel distetto di Yang – ha dichiarato che ogni settimana si trova davanti a volti nuovi nelle sue messe, con la conseguente grande difficoltà di dare risposte pastorali efficaci.
Ma anche le altre religioni e confessioni cristiane affrontano sfide difficili. Ad esempio il mondo buddista, in grande crescita e nonostante sia favorito dal governo perché viene visto come una religione tradizionale dell’Asia, a differenza del cristianesimo che viene percepito come una religione occidentale, dunque importata. Il professor Ji Zhe, sociologo e specialista in storia delle religioni cinesi, dirige un progetto di ricerca internazionale sull’evoluzione del buddismo in Cina.

Attualmente – ha dichiarato a Eglise d’Asie – delle cinque religioni ufficialmente riconosciute (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo, islam), i buddisti costituiscono il più numeroso gruppo di credenti e praticanti». In particolare parliamo del buddismo Mahayana Han, con 100 milioni di fedeli, mentre sono 7,6 milioni i buddisti tibetani e 1,5 milioni i buddisti Theravada. Secondo lo studioso il buddismo è sostenuto dal governo per motivi politici e per interessi economici. Per questi ultimi il caso esemplare è quello del tempio Shaolin nella provincia di Henan, molto famoso per la grande tradizione nelle arti marziali. È un luogo di turismo che raccoglie decine di migliaia di visitatori ogni anno ma i proventi del biglietto di ingresso vanno al 70% al governo locale. E la comunità monastica è sottoposta ad uno stringente controllo amministrativo su come spende quel 30% di introiti che ha a disposizione. Inutili le vibranti proteste che ogni anno vengono sollevate dai monaci. Quanto ai motivi politici l’analisi del professor Ji Zhe è precisa.

«La religione che si sviluppa di più in Cina è il protestantesimo, soprattutto evangelico, che è più attivo e rivendicativo, non esita a invocare la libertà religiosa ed il rispetto dei diritti dell’uomo, anche grazie ai legami con l’estero e grazie all’organizzazione specifica, difficile da controllare per lo stesso governo. Cattolicesimo ed islam sono ugualmente problematici per il governo centrale, sia sul piano diplomatico, sia sul piano etnico. Ed allora si cerca di favorire l’espansione del buddismo Mahayana Han – gli Han sono l’etnia maggioritaria alla quale appartiene il 92% della popolazione cinese – per tentare di contenere l’espansione di altre religioni».

*
Succede anche questo, così pe ridere un pò...

Maschi e femmine a distanza in Cina c' è il muro anti-flirt

Si cercava anche in Cina, da lungo tempo, la giusta distanza tra maschi e femmine. Il ministero dell' educazione di Pechino, almeno a scuola, l' ha scoperta: mezzo metro. Per la precisione: cinquanta centimetri è il limite massimo della vicinanza. Lo spazio di sicurezza, ossia l' interstizio appropriato fra studente e studentessa, allarga invece la lontananza tra gli ottanta centimetri e il metro. Vietato, per abbondanza di esattezza, ogni contatto fisico, anche involontario. La guerra delle autorità cinesi all' intimità scolastica non ammette deroghe. Chi supererà il «muro del rispetto trai sessi», comeè stato definito da un comunicato del governo, sarà escluso dalla corsa al successo. Il primo sconfinamento nell' atmosfera altrui si risolverà con una comprensiva predica dell' insegnante. Per la seconda invasione è prevista la sospensione dalle lezioni. Oltre c' è l' espulsione dalla scuola. In Occid e n t e è u n a m e d a g l i a dell' adolescenza da esibire nel corso della senilità. In Cina è una macchia indelebile: impedisce l' accesso alle università migliori, compromette il sogno di studiare all' estero, preclude l' iscrizione al partito comunista. Violare i cinquanta centimetri di pertinenza della compagna o del compagno di classe, su ogni lato, spalancherà dunque le porte della disoccupazione, o della miseria. Un internauta di Shanghai, scosso dalla «legge anti-flirt», ha sintetizzato così: «Se non stai alla larga dalle ragazze sei fottuto». Per testare a livello nazionale la divisione nella promiscuità, è stata scelta una scuola media di Chengdu, nel Sichuan. Non è un caso. Tre mesi fa una scolara di tredici anni, durante il cambio di lezione, ha partorito sotto il banco: una femminuccia. Sarebbe una buona notizia, in una nazione spinta all' aborto selettivo dalla legge del figlio unico. Per i cinesi invece, attenti al divieto di tenersi per mano a scuola, o di baciarsi in università, in fabbrica e in ufficio, è stato uno choc. Nove regioni hanno subito adottato il mezzo metro scolastico precauzionale, mentre tutte, «per moralizzare il comportamento dei giovani», hanno introdotto «lezioni di galateo». Il nocciolo della questione resta che negli istituti «l' altra metà del cielo non si sfiora nemmeno con un fiore di ciliegio», come ha titolato il Quotidiano del Popolo. Alla "generazione.it" verrà in realtà insegnato di tutto: come vestirsi «con decoro», come versare il tè, come impugnare i bastoncini, come conversare e perfino come «lasciare in condizioni accessibili» la toilette. L' allarme di Pechino è chiaro: i figli della seconda potenza del mondo, allevati in solitudine e viziati dai nonni a cui vengono affidati da genitori emigrati nelle metropoli, sono maleducati e si credono «imperatori». Conoscono magari l' obbedienza confuciana. Infilano però il naso nella zuppa, spingono, ignorano il contatto con l' altro sesso e se un maschio scolarizzato incontra nel corridoio una "dragon lady", peggio per lei. Petizioni, qualche suicidio, l' eroismo di un autista di Suzhou che ha cacciato dal tram due studenti incapaci di rinviare le effusioni, hanno smosso infine il potere. Per ricordare che l' autoritarismo è pur sempre fondato sull' armonia, è intervenuto anche sugli adulti: niente scatti di carrieraa chi non potrà dimostrare di prendersi cura dei genitori. Complicato ma gestibile. A scuola invece è come con il fuorigioco: questione di centimetri. Un docente di matematica, a Shanghai, ha chiesto un metro al direttore. Eccesso di zelo: licenziato.
 GIAMPAOLO VISETTI PECHINO (Repubblica)