martedì 11 febbraio 2014

Lourdes: una cronaca mariana



Di seguito un estratto del terzo capitolo del libro di F. Agnoli e G. Tanel “Miracoli – L’irruzione del soprannaturale nella storia” (Lindau, 2013).
Ogni 11 febbraio, nel giorno esatto in cui nel 1858 la Madonna apparve per la prima volta a Bernadette Soubirous, la Chiesa celebra la festa della Madonna di Lourdes.
Questo fatto rileva come le diciotto apparizioni avvenute nello sperduto paesello dei Pirenei siano oramai un dato acquisito, sia per i fedeli, sia per la gerarchia ecclesiastica. «Ben di rado (anzi, forse mai) – scrive lo studioso Vittorio Messori – nella Chiesa si raggiunge l’unanimità, la concordia totale su ciò che non è de fide. Ebbene, la cosa va sottolineata: questa sorta di unicum si è verificato per Lourdes la cui credibilità è apparsa evidente, alla fine, an- che a chi inizialmente dubitava». E l’evidenza della presenza del soprannaturale era talmente grande che a soli quattro anni di distanza, «il 18 gennaio 1962, Mons. Laurence, Vescovo di Tarbes, riconosceva l’autenticità delle apparizioni di Lourdes» e, accanto a esse, delle prime sette guarigioni miracolose.
L’opinione pubblica, in ogni caso, non reagì tutta allo stesso modo: molti furono gli scettici che fecero scudo contro la «grotte-à-miracles, come la definivano sarcastici i polemisti». Ma fu questa un’opposizione che si rivelò essere positiva, in quanto fu foriera di una controprova – secondo una prospettiva di fede – della veridicità dei fatti legati alla veggente Bernadette: la subitanea e perfetta comunanza di tutti, infatti, spesso puzza di zolfo; inoltre, essa fornì ai credenti uno stimolo fondamentale nell’an- dare ad approfondire la fondatezza degli eventi.
[…]
L’eredità della Vergine
Si è visto come la Madonna sia apparsa alla piccola Bernadette in 18 occasioni, in un arco temporale che va dall’11 febbraio al 16 luglio del 1858.
Nel corso di questi incontri, la Vergine non ha parlato molto, ma quando lo ha fatto si è rivolta alla contadinel- la dei Pirenei dandole del voi e utilizzando il bigourdan, il dialetto del luogo, che era la lingua madre di Bernadette.
Alcuni messaggi della Madonna li abbiamo già riportati, ma per chiarezza li presentiamo ora in ordine cronologico, anteponendovi la data.
 Giovedì 18 febbraio 1858 (III apparizione: invito a venire alla Grotta per 15 giorni)
Alla richiesta di Bernadette: «Volete avere la bontà di mettere il vostro nome per iscritto?», la Vergine risponde: «Non è necessario». Per poi aggiungere: «Volete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni?». E: «Non vi prometto di farvi felice in questo mondo, ma nell’altro».
– Mercoledì 24 febbraio 1858 (VIII apparizione: invito alla preghiera e alla penitenza)
«Penitenza! Penitenza! Penitenza!»
«Pregherete Dio per i peccatori».
«Andate a baciare la terra in penitenza per la conversione dei peccatori.»
– Giovedì 25 febbraio (IX apparizione: secondo René Laurentin questo giorno rappresenta la svolta 22)
«Andate a bere alla fontana e a lavarvi.»
«Mangerete di quell’erba che c’è là.»
– Martedì 2 marzo (XIII apparizione)
«Andate a dire ai preti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella.»
«Andate a dire ai preti di far costruire qui una cappella.»
– In giornate non precisamente definite la Madonna ammonisce Bernadette a non rivelare i tre segreti e la preghiera che riguardano in maniera particolare la veggente.
«Vi proibisco di dirlo a chiunque.»
– Giovedì 25 marzo (XIV apparizione: la Signora pronuncia il suo nome, in linea con il dogma proclamato quattro anni prima da papa Pio IX)
«Io sono l’Immacolata Concezione.»
In riferimento a questa reticenza nell’esprimersi, il massimo conoscitore di Lourdes, René Laurentin, afferma: «A me sembra un fatto piuttosto normale. Penso che certe apparizioni oggi parlino troppo, temo che talvolta i veggenti ci mettano del loro, magari in tutta sincerità».
Sappiamo per certo che Aquerò ha rivelato a Bernadette anche «tre segreti e una preghiera altrettanto segreta per assisterla, confortarla, nutrirla nella vita spirituale verso l’annunciato paradiso…». Di più non sappiamo, in quanto la piccola veggente «portò nella tomba le parole che venivano dal Cielo stesso».
A ogni modo, serva di conforto il sottolineare che i tre segreti e la preghiera non erano rivolti all’umanità, ma alla prescelta dalla Madonna, della quale parleremo nel prossimo paragrafo.
[…]
I miracoli: semplici suggestioni o avvenimenti scientificamente accertati?
Scriveva Franz Werfel, scrittore di origini ebraiche, amico di Kafka e autore di Il canto di Bernadette (1941), opera con cui intese assolvere al «voto» per essere scam- pato alla violenza nazista: «Per chi crede, ogni miracolo è superfluo; e per chi non crede, nessun miracolo è suffi- ciente» 35. Posto ciò, vi sono casi in cui anche la scienza è costretta a fermarsi di fronte all’inspiegabilità di taluni avvenimenti.
Prima di addentrarci nello specifico della trattazione, pare importante richiamare un concetto cui si è già fatto riferimento, ovvero che Dio si propone, e non si impone: sta poi alla coscienza dei singoli decidere se credere o meno. E il non credere spesso sembra la strada più comoda – in quanto non implica alcun «salto nel buio», per citare Kierkegaard –, oppure risulta essere una scelta dettata dal fatto che il soggetto coinvolto non è ancora pronto ad abbandonarsi a un Altro.
E, in tal senso, sono illuminanti le parole che Gesù rivolse ai suoi discepoli prima della Passione: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete ancora capaci di portarne il peso» (Gv 16,12).
Parliamo ora delle guarigioni spirituali, quelle che si verificano con maggiore frequenza a Lourdes. Infatti, «più ancora che terra di miracoli, Lourdes è una terra di conversioni. Se le guarigioni corporali restano l’eccezione, la guarigione del cuore è offerta a tutti, e a ciascuno al suo livello, poiché la vita cristiana è fatta di successive e progressive conversioni, a partire dalla prima che coincide normalmente con il battesimo».
Lourdes però è nota soprattutto per le guarigioni fisiche, che gli studiosi Yves Chiron e René Laurentin sono concordi nel definire come intimamente connesse a quelle spirituali: «La guarigione spirituale e quella materiale, però, non posso- no essere tanto separate. Sono convinto che quando accade una vera guarigione spirituale, una vera conversione del cuore, questa esercita un influsso positivo anche sul corpo, un effetto più o meno potente. In qualche raro caso, avviene anche il miracolo, quando cioè la guarigione è più significa- tiva, più organica, più immediata, inspiegabile e durevole. Anche se sempre innestata sul fondo di questa conversione, di questo amore che dà maggior unità alla persona permettendo un influsso benefico anche sulla realtà corporale».
Le guarigioni fisiche avvenute a Lourdes, attestate co- me miracolose dalla Chiesa, sono attualmente 67: un nu- mero veramente esiguo se si considera che dall’inizio del- le apparizioni della Madonna, oltre 150 anni fa, sono stati registrati dall’Ufficio Medico ben 6772 casi di guarigione.
G. Tanel

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Lourdes, perché è tutto vero

di Giuliano Guzzo

Il mistero inquieta, eppure talvolta è inevitabile. Non si può cioè chiedere alla ragione di spingersi sempre oltre, perché arriva un punto superato il quale è la ragione stessa ad arrestarsi e a chiederci – se intendiamo proseguire nella ricerca – di riconoscere che un mistero, in effetti, esiste. Così accade per le apparizioni di Lourdes: possiamo liquidare aprioristicamente quegli eventi come impossibili, oppure lasciarci guidare dalla ragione – che è cosa diversa dal dogma laicista secondo cui o i fatti rientrano in determinati schemi oppure tanto peggio per i fatti – fino a dove può condurci salvo poi avere l’onestà di ammettere, una volta esplorate tutte le alternative possibili, che forse sì, un mistero esiste. Partiamo quindi dal dato indispensabile a qualsivoglia valutazione ragionata: i fatti.
Tutto ebbe inizio l’11 febbraio 1858 – era un giovedì ed erano le 11 del mattino – quando a casa Soubirous, presso Lourdes, dipartimento francese degli Alti Pirenei, si accorsero che mancava legna. Di qui l’esigenza di procacciarsene che spinse la piccola Bernadette (1844-1879), allora quattordicenne, ad uscire di casa in compagnia della sorella e di un’amica. E fu allora, in quella improvvisata ma convinta ricerca, mentre si sfilava le calze apprestandosi ad attraversare un torrente, che la piccola Soubirous, rimasta leggermente attardata rispetto alle altre due fanciulle partite con lei, udì qualcosa di strano ed indefinito: «Cominciai col togliermi le calze. Mi ero appena tolta le prima quando sentii un rumore, come se fosse stato un colpo di vento», raccontò.
Convinta d’essersi sbagliata, la giovane prosegue togliendosi la seconda calza prima di sentire un altro rumore dietro di sé. Stavolta è sicura, perciò si ferma nuovamente, si gira e vede una meravigliosa fanciulla, sorridente e a braccia aperte, come ad invitarla. Persuasa nuovamente di una suggestione – come narra René Laurentin, che a quei fatti ha dedicato anni di ricerca fino a produrre Lourdes. Documents authentiques, sei impressionanti volumi dove tutto è ricostruito, istante per istante – «si strofina gli occhi più volte con energia. La frizione delle palme cancella il paesaggio e la piomba nella notte. I globi compressi, ridotti alla loro consistenza materiale, le procurano un’innegabile sensazione di realtà. Apre di nuovo le palpebre. La fanciulla è sempre là, col suo sorriso» [1].
Inizia dunque così, in quel modo e quel giovedì mattina, uno dei misteri più grandi di tutti i tempi. Un mistero su cui è lecito interrogarsi ancora oggi, anche se più di qualcuno – più per sbrigatività giornalistica che forte di riscontri storici – seguita a ritenere Lourdes nient’altro che «un monumento alla suggestione» [2], continuando così la tradizione di quel «fanatico negazionismo che animava promotori e attivisti – in testa un certo Émile Zola (1840-1902) - di una campagna contro Lourdes, culminata in una mozione di chiusura del santuario rivolta al primo ministro Combés nel 1900» [3]. Il tutto per negare – rigorosamente a priori, conformemente al dogma laicista ricordato poc’anzi   – la possibilità che la Madonna possa essere realmente apparsa, per giunta ben 18 volte, ad una fanciulla spiantata ed analfabeta quale, in effetti, era Bernadette.
La realtà, come ha ricordato recentemente lo scrittore Vittorio Messori, è che non è così facile negare la “verità cattolica” di Lourdes. Cosa che, a onor del vero, tentarono per primi di fare proprio loro, i cattolici del tempo: Don Peyramale, il parroco di Lourdes, in un primo momento ritenne infatti che «la piccola Soubirous» fosse «probabilmente una mitomane» ed anche «tutti i funzionari dello Stato che, a livello locale, ebbero a che fare con Bernadette erano, almeno formalmente, cattolici, eppure la trattarono come un’alienata perché trovavano inconcepibile che, se la Signore del Cielo voleva manifestarsi, si servisse di uno strumento umano così miserabile» [4]. Il punto è che, per quanto ignorante – anche a livello religioso – Bernadette non si smentì mai, neppure una volta.
Non solo: seppe persino smascherare, lei che era così giovane e sprovveduta, i vari tranelli preparati per far sì che smentisse quanto aveva già dichiarato. Al punto che quando un agente le lesse una deposizione leggermente manipolata per estorcerle un assenso l’avrebbe fatta cadere in contraddizione, la posata Bernadette non esitò – tanto erano nitidi e certi i suoi ricordi – ad intervenire: «Lei ha stravolto tutto!» [5]. Nessuno di quelli che incontrarono la giovane, dunque, intravide in lei la possibilità che mentisse. Tanto che, per spiegare le apparizioni, si giunse a considerare ipotesi presto scartate perché inverosimili o assurde, come per esempio quella secondo cui ad “apparire” alla giovane sarebbe stata Marie-Roselle-Pailhasson, la moglie del farmacista di Lourdes, che avrebbe orchestrato il mistico raggiro per occultare le proprie scappatelle all’aria aperta.
In un primo momento fu quindi fatto il possibile per impedire che la notizia degli incontri fra la Madonna e Bernadette – la quale sin dal subito, attenzione, non dichiarò mai d’aver incontrato la Madonna, bensì una piccola fanciulla, anzi Aquerò («Quella là», in dialetto) – circolasse, ed infatti di quei miracolosi eventi, all’estero, non si parlò affatto. E’ lo stesso Messori a rammentarlo in un altro testo: «Aprite, ad esempio, la grande Cronologia Universale edita dalla Utet. Per il 1858 vi troverete due ampie pagine fitte di avvenimenti, anche minuti e curiosi, svoltosi in quell’anno. Ma non vi troverete alcuna traccia di Bernadette e di Lourdes» [6].
All’inizio, sugli incontri della giovane Soubirous, sembrava dunque destinato a calare il silenzio e tutta la vicenda della grotta di Massabielle appariva destinata all’oblio. E invece siamo ancora qui, credenti e non, fedeli e scettici, di fronte al “caso Bernadette”: una fanciulla allegra ma non leggera, spensierata ma mai distratta, che visse l’incontro più straordinario che una persona possa vivere. E le sue non furono certo, come taluni insinuano, sintomi di disturbi mentali o visioni, parola dello stimato dottor Robert de Saint-Cyr che – a differenza dei tanti scettici di allora, che però non incontrarono mai la donna, neppure quando invitati  farlo (quando si conoscono già gli “schemi”, cosa contano i fatti?) – visitò davvero la piccola Soubirous, descrivendola come «ben lungi dall’essere alienata».
Questo perché, continua il medico, la sua natura tranquilla, semplice e amabile non la disponeva «per niente a scivolare in  patologie nervose» [7]. Ma se Bernadette era sana di mente, com’è possibile che abbia avuto per addirittura 18 volte – rammentando parola per parola quei i suoi colloqui con Aquerò –  “solo” delle allucinazioni? Qui lo scettico irriducibile, pur di non ammettersi in difficoltà, potrebbe ribattere ammettendo che alla piccola abbia incontrato effettivamente una donna senza che questo, tuttavia, implichi che la signora fosse la Madonna; dopotutto all’inizio la stessa Bernadette  - lo ricordavamo poco fa – si rifiutò di dichiarare di aver incontrato la Vergine Maria.
Anche considerando questa ipotesi, tuttavia, rimane in piedi un problema non da poco, che è il seguente: «Yo soy la Inmaculada Concepción», io sono l’Immacolata Concezione. Fu dunque la stessa Aquerò, dopo i primi incontri, a presentarsi come la Madonna. Si tratta pur sempre – ribatterà ancora, stremato, lo scettico di professione – di sole parole che in quanto tali non certificano affatto la soprannaturalità del fenomeno. Peccato che la misteriosa Signora sia apparsa a Bernadette anche quando quest’ultima era seguita da svariate decine di curiosi desiderosi di potersi unire a lei in quegli incontri speciali ma che, puntualmente, non vi riuscirono.
Come si può vedere, da qualunque ragionevole prospettiva si parta e a prescindere da quale strada si scelga di imboccare per provare a spiegare Lourdes, alla fine tocca fare sempre i conti col mistero. Un mistero che qui ci mette davanti a due possibilità: quella di tornare indietro e cercare per l’ennesima volta spiegazioni alternative (e, possibilmente, prove che le supportino), oppure quella di riconoscerlo. Tenendo presente un fatto, e cioè che le parole ricordate poc’anzi – «Yo soy la Inmaculada Concepción» – vanno a confermare il dogma dell’Immacolata proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, appena quattro anni prima quei fatti.
Quindi se le cose stanno così, se Lourdes è vera, allora è vera la Chiesa come tali, per forza di cose, sono i suoi insegnamenti, la sua tradizione, le sue remote origini presentate dai Vangeli. Se cioè quel mistero pirenaico è realmente tale, non sono solo le parole di Bernadette ad essere vere: è vero tutto.  La giovane Soubirous somiglia così ad una minutissima chiave che però potrebbe spalancarci lo scrigno più prezioso in assoluto.  A noi, allora, la facoltà di scegliere liberamente, di proseguire come se nulla fosse oppure di fermarci a riflettere su quello che, centocinquantasei anni dopo quella prima apparizione, Bernadette può ancora dirci.
Note: [1] Laurentin R. Lourdes. Cronaca di un mistero, Mondadori, Milano 1996, p. 27; [2] Pievani T., E’ un monumento alla suggestione (e i mercanti ne approfittano),“Lettura”, 5/2/2012, p. 30; [3] Matteucci R. Quanto amore per Dio nelle bestemmie di Zola,“Il Giornale”, 13/3/2010, p. 34; [4] Messori V.Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, Mondadori, Milano 2012, p. 12; [5] Soubirous B. cit. in Bucca N. Tutto su Lourdes, Città Nuova 2007, p. 19; [6] Messori V. Pensare la storia, Sugarco, Milano 2006, p. 97; [7] Messori V. Bernadette non ci ha ingannati, p. 202.