venerdì 14 novembre 2014

Destrutturazione antropologica


Famiglia e scuola alleate contro l'ideologia 'gender'

Un documento del Forum delle associazioni familiari invita i genitori a mobilitarsi nei consigli d'istituto e di classe, per riaffermare il diritto ad educare i propri figli

di Federico Cenci
C’è come un fiume carsico che scorre sotto la superficie su cui noi adulti inconsapevolmente camminiamo. Si chiama destrutturazione antropologica e sta estendendo i suoi affluenti nelle scuole sparse per tutto il territorio nazionale. Ha trovato nella crescente diffusione di iniziative di “educazione sessuale” la breccia attraverso cui introdursi, e nel condivisibile obiettivo di contrastare ogni forma di discriminazione il pretesto per i suoi reali obiettivi.
Tale scenario, seppure ancora poco conosciuto ai più, inizia a suggerire una risposta adeguata a gruppi di genitori non disposti ad abdicare al loro ruolo di principali educatori dei propri figli. È in questo senso che si innesta il documento stilato dal Forum delle associazioni familiari, Persona, sessualità, affettività: per una nuova alleanza educativa tra famiglia e scuola.
Nel documento si rileva anzitutto il fallimento delle iniziative di “educazione sessuale” fin qui messe in atto in Europa, testimoniato dal “paradosso” per cui all’aumento dell’informazione sul sesso nelle scuole corrisponde “un aumento delle gravidanze indesiderate, dei tassi di abortività tra le teen-ager, del ricorso alla cosiddetta ‘pillola del giorno dopo’ e della diffusione di malattie sessualmente trasmissibili”.
E queste statistiche non sono l’unico paradosso ad emergere dalla realtà in oggetto. “Proprio la cultura che voleva insegnarci a valorizzare il corpo e le sue pulsioni e ad intendere l’amore come mera emozione - osserva il Forum -, ci conduce paradossalmente alla negazione del corpo come luogo identitario della persona ed alla eliminazione della diversità sessuale e del  suo profondo significato antropologico”. Cultura, questa, infarcita di ideologia gender, la quale si regge sullo stravagante assunto per cui la differenza tra uomo e donna sarebbe frutto non di determinate caratteristiche biologiche, bensì di stereotipi imposti ai bambini.
Tale cultura è stata oggi fatta propria dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unione europea, e recepita dal Governo italiano nel febbraio 2013 con la cosiddettaStrategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. In forza di ciò - sottolinea il Forum - solo nell’anno scolastico 2013-14, 29 associazioni Lgbt sono potute entrare nelle scuole italiane a parlare di gender, senza il minimo coinvolgimento delle associazioni dei genitori e “grazie a 10 milioni di euro stanziati dal Governo”.
Culmine dell’introduzione del gender nelle scuole italiane è stata la diffusione degli opuscoli dell’Unar, organismo del Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, commissionati all’Istituto Beck. Nell’ambito dello stesso progetto Educare alla diversità, si sono contati inoltre libri, strumenti didattici, giochi destinati ad alunni d’ogni età “tanto ambigui, quanto lesivi del fondamentale diritto dei genitori ad educare i propri figli, che la nostra Costituzione tutela chiaramente”, commenta il Forum.
Per riaffermare, dunque, i principi base di una società civile, il Forum sottolinea la necessità di mobilitazione da parte dei genitori. Mobilitazione fin qui già registrata, in Europa e anche in Italia. È grazie ad essa che “la diffusione dei volumetti Unuar è stata per il momento bloccata dal Ministero dell’Educazione”, osserva il Forum. “Ma le ‘lezioni di gender’ - prosegue - sono continuate e continueranno”.
Di qui l’incoraggiamento nei confronti delle associazioni di genitori a rinnovare la corresponsabilità educativa con la scuola. “È fondamentale che i genitori, meglio se in gruppo od in associazione - si legge nel documento del Forum -, facciano sentire la loro voce nel consigli d’istituto, nei consigli di classe, in merito alla diffusione dell’ideologia gendere alla sua proposta nelle classi, riprendendosi il diritto-dovere di educare i propri figli”.
L’appello è inoltre quello di effettuare un monitoraggio delle offerte educative delle scuole, prima di iscrivervi i propri figli. “Sarà quindi importante che i genitori studino attentamente i Pof (Piani di Offerta Formativa) ed i Pei (Progetti Educativi Individuali) offerti dalla scuola”. E si ricorda “in ogni caso che i genitori possono non autorizzare la partecipazione del proprio figlio in caso di mancata condivisione dell’iniziativa”.
Dal canto suo, il Forum promette di non tirarsi indietro, “ora che c’è da sostenere il primario compito educativo dei genitori italiani”. Si mette dunque a disposizione per favorire “l’incontro ed il confronto dei genitori interessati con esperienze in grado di sostenerne la capacità educativa, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità, costruendo reti fra le associazioni di genitori, quelle dei docenti e quelle dei dirigenti scolastici”. È così che si edifica “la presenza e l’azione di cittadinanza attiva nelle scuole, per la promozione di un dialogo rinnovato e responsabile”.


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Il Cristianesimo 'alternativo' che scimmiotta la tradizione

I giovani, soprattutto attraverso i media, sono bombardati da messaggi fuorvianti che finiscono per creare dubbi e confusione su ogni cosa


di Carlo Climati
Qualche giorno fa, in una parrocchia, ho incontrato un giovane che mi ha fatto una domanda interessante: “La storia che ci insegnano i Vangeli è vera? Dobbiamo davvero credere a ciò che ci dice la Chiesa su Gesù? Oppure sono solo leggende?”.
Non è la prima volta che mi imbatto in ragazzi che mostrano d’avere certi dubbi. Ed è giusto prendere sul serio queste domande, perché sono il frutto di un desiderio sincero di verità e di approfondimento.
I tempi sono cambiati. Un tempo nessuno osava mettere in discussione il Vangelo. Oggi le nuove generazioni sono talmente bombardate di notizie che finiscono per avere dubbi su ogni cosa.
Il mondo di internet, ad esempio, è un grande contenitore dove è possibile trovare tutto e il contrario di tutto. E così si alimentano le storie più bizzarre sulla vita di Gesù, basate su presunti documenti segreti o su testi antichi ritrovati chissà dove.
Intorno a questa moda basata su una specie di “Cristianesimo alternativo” si è sviluppato un bel mercato che frutta denaro: libri, film, fumetti, programmi radiofonici e dvd.
E’ un giro d’affari che punta, soprattutto, al pubblico giovanile, rischiando di trasformarsi in una vera e propria forma di indottrinamento anticattolico. Sfruttando l’innato senso di curiosità dei ragazzi per tutto ciò che appartiene al mondo del mistero, si cerca di diffondere messaggi fuorvianti, proponendoli come verità storiche nascoste.
Ma come si è arrivati a tutto questo? Perché così tanti giovani sembrano essere attratti da certe correnti di pensiero?
Negli ultimi anni i semi di certa disinformazione hanno trovato terreno fertile in una mentalità sincretista e relativista trasmessa ai giovani attraverso vari strumenti: musica, cinema, telefilm, riviste per adolescenti, trasmissioni televisive.
Non è difficile imbattersi in interviste di cantanti o attori, popolarissimi tra i ragazzi, che dipingono Gesù come “uno dei tanti profeti”, riducendolo al livello di un qualsiasi “santone” di oggi.
Non dimentichiamo, poi, le varie “imitazioni” di Cristianesimo che vengono proposte ai giovani attraverso i mezzi di comunicazione. Si cerca di scimmiottare ciò che appartiene alla nostra tradizione, per condurre i ragazzi su strade fuorvianti.
Pensiamo al dilagante commercio di statuine degli angeli “portafortuna”, che non hanno nulla in comune con quelli cristiani. Si presentano con nomi strani e presunti “poteri” simili a quelli di talismani e amuleti.
Un altro esempio è la strumentalizzazione di San Francesco D’Assisi, trasformato dagli ambientalisti più estremisti in una specie di precursore dei “figli dei fiori”.
Questi simboli cristiani rielaborati sono come monete false. Sembrano veri, ma non lo sono. Contribuiscono alla costruzione di un Cristianesimo indebolito, che fa comodo a chi vuole attaccare la Chiesa.
Ma non bisogna essere pessimisti! Tutta questa opera di disinformazione può rappresentare una preziosa occasione per far riscoprire ai ragazzi il Cristo più vero. Alla distanza, potrebbe produrre frutti completamente opposti rispetto ai suoi obiettivi di partenza.
I giovani hanno sete di verità, non di confusione. Dopo una prima fase di ricerca e di approfondimento sapranno certamente distinguere il mare inquinato dalla sorgente dell’acqua pura. E finalmente dissetarsi.

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Forum Famiglie: sessualità non è "idea" di qualche Associazione

Un Piano nazionale per la famiglia: è il progetto che il Forum delle Associazioni familiari presenta oggi alla Camera per affrontare il tema a 360 gradi: dalle questioni economiche all’educazione. Diffuso poi dal Forum un documento su “Persona, sessualità, affettività: per una nuova alleanza educativa tra famiglia e scuola”: vi si  sottolinea, tra l’altro, come nell’anno scolastico 2013-2014, 29 associazioni LGBT siano potute entrare nelle scuole a parlare di “gender” grazie ai 10 milioni di euro stanziati allora dal Governo. La teoria del genere sta dunque entrando sempre di più nelle scuole? Debora Donnini lo ha chiesto al presidente del Forum, Francesco Belletti:
R. – Sì, noi vediamo due criticità. La prima è che questa teoria del "gender" è oggettivamente una “proposta ideologica”, che tende a condizionare i bambini in una fase dell’età assolutamente delicata. E quindi, ci sembra che nella scuola ci debba essere più rispetto, cioè il valore antropologico della differenza sessuale non può essere appiattito su un’idea proposta da poche Associazioni, che hanno ben poco riscontro dal punto di vista del sentire comune del Paese. Ma la cosa più grave è stata che tutta questa operazione è stata fatta sulla testa dei genitori. La parola chiave per noi è “alleanza”: la scuola e la grande emergenza educativa che c’è nel Paese si risolve se si coinvolgono le famiglie anche all’interno delle scuole. E, invece, questa operazione è stata fatta senza consultare le Associazioni familiari, senza chiedere il permesso ai genitori, senza nessun coinvolgimento. Per questo le nostre Associazioni e i genitori in tantissime scuole si sono mobilitati e hanno chiesto di poter mettere voce, di poter discutere. E questo noi lo abbiamo sottolineato con questo documento che abbiamo lanciato oggi, che mette a tema questo come un'altra urgenza. D’altra parte, se il fisco e la situazione economica sono una priorità assoluta per le famiglie, oggi, in questo momento storico altrettanto scoperto è il nervo della responsabilità educativa nei confronti dei figli.
D. – Ma cosa possono fare i genitori per difendere il loro diritto di educare i figli soprattutto su temi sensibili come la sessualità?
R. – Ai genitori è chiesto di interessarsi direttamente della vita dei propri figli nella scuola, perché occorre riscoprire un’alleanza ed eventualmente pretenderla se gli insegnanti e se il contesto scolastico non vogliono avere a che fare con i genitori. Quindi, alle scuole si chiede di riaprire reali rapporti di dialogo con le famiglie. Troppo spesso, ai genitori arriva la notizia dopo che c’è stato un intervento di due ore o di quattro ore di persone di cui non avevano nessuna informazione. E, poi, l’ultima cosa che nel documento valorizziamo, e su cui lavoreremo molto nelle prossime settimane, è quella di valorizzare anche moltissime offerte formative di educazione all’affettività che si basano sullo specifico del familiare, che sono prodotte dai nostri consultori, dalle nostre associazioni.
Radio Vaticana


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La società civile si mobilita: no al gender nelle scuole italiane

Rispondere all’emergenza educativa che, sotterranea ma violenta, si sta imponendo con l’indottrinamento gender nelle scuole di Roma e di tutto il territorio nazionale. Questo l’obbiettivo del Comitato Articolo 26 ispirato al principio della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo in base al quale "i genitori hanno diritto di priorità nella scelta dell’istruzione da impartire ai propri figli". Un concetto ribadito anche dal Papa, secondo il quale la famiglia è il luogo primario dell’educazione. Il Comitato Articolo 26 - che mostra come la società civile si stia mobilitando - denuncia in particolare il caso di un asilo nido della capitale. 
“Margherita ha due mamme: Mery e Franci. Volevano una famiglia, ma mancava il semino. Franci si è fatta dare da una clinica olandese il semino donato da un signore gentile e  l’ha messo nella pancia di Mery”. Parole semplici, corredate da illustrazioni dai colori pastello per “inculcare”, in modo accattivante, l’ideologia del gender tra i bambini già all’asilo nido. Il racconto è contenuto nel volumetto “Piccola storia di una famiglia” edito da Stampatello ed inserito, insieme ad altri testi che promuovono il gender, nel progetto educativo dell’asilo nido comunale del quartiere Bufalotta di Roma “Il Castello Incantato” all’insaputa dei genitori. L’obbiettivo dichiarato, in linea con quanto prescritto dall’Oms e dall’Ue, è la lotta alla discriminazione e all’omofobia, o anche al bullismo, ma la strategia vera punta a decostruire nelle scuole gli stereotipi dei modelli familiari nella primissima infanzia. A denunciare l’episodio è stato il Comitato Articolo 26 costituito da famiglie, insegnanti, psicologi. Ascoltiamo Maria Chiara Iannarelli:

R. – Come in altri asili di Roma accade che i genitori si trovino di fronte alla proposta o già alla fruizione in classe da parte di bambini di un anno e mezzo, due o tre anni – perché parliamo di nidi – di albi illustrati, proposti dalle educatrici o dalle insegnanti con storie di vita omosessuale nei loro particolari, come – ad esempio – la tecnica della fecondazione eterologa; quel che è più grave è che tutto ciò viene deciso senza la condivisione con le famiglie e senza purtroppo che questi progetti presentino fondamenti scientifici, pedagogici e psicologici. Queste iniziative rientrano in progetti patrocinati dal Comune di Roma come, in particolare, “La scuola fa differenza” che ha visto affidato alla Associazione “Scosse” un corso di formazione per molte educatrici di nido in diversi nidi della capitale. I genitori chiedono solo quello che sancisce l’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che sia cioè riconosciuto loro il diritto di priorità nella scelta dell’educazione da dare ai loro figli. Perché siamo tutti d’accordo sul fatto che dobbiamo educare – e lo dico da docente della scuola pubblica da più di 20 anni – tutti i bambini al rispetto di tutte le situazioni personali, ma non ci sono fondamenti scientifici e pedagogici per fare facili sperimentazioni su bambini così piccoli.
D. – Stiamo parlando di progetti inseriti in scuole comunali o statali, per i quali vengono spesi soldi pubblici…
R. – Certo! “La scuola fa differenza” è partito in seguito alla vincita di un bando proposto dal Comune di Roma, ma ci sono molti altri progetti – come “Le cose cambiano” - che insistono sempre sul tema giustissimo della lotta al bullismo omofobico, come è giusta la lotta a tutte le forme di bullismo, ma mancano di fondamenti scientifici e sono – appunto – finanziati dal Comune di Roma.
D. – Colpisce il cospicuo investimento di denaro a fronte delle gravi carenze strutturali nelle quali versano le scuole italiane…
R. – Si pensi anche ai progetti proposti dalla Regione, con un finanziamento di 120 mila euro, da parte di Zingaretti e affidati ad associazioni Lgbt, senza che ci sia stato prima un dialogo costruttivo e un dibattito culturale e politico con le famiglie…
D. – Secondo diversi pedagogisti quando in un bambino si abolisce il principio di evidenza naturale  - e quindi l’essere uomo o donna come dato inconfutabile di natura – la mente potrebbe compensare con squilibri psicotici molto gravi…
R. – Questo è chiaro: noi non possiamo correre il rischio, non possiamo fare sperimentazioni sui bambini! La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nasce dopo lo spaventoso periodo che ha visto la propaganda nazista sui banchi di scuola manipolare le menti. Allora, stiamo attenti! Noi – io sono una insegnante – abbiamo di fronte una responsabilità immensa: dobbiamo rimanere su un piano di ragione, di scienza e fare riferimento al contesto della natura, del biologico, del dato, in cui si può muovere ogni costruzione sociale umana. Purtroppo dico anche che gli standard per l’educazione europea, che sono stati introdotti in Italia nel 2013, parlano nella fascia 4-6 anni di introduzione alla masturbazione precoce infantile; in Austria il primo ministro dell’Educazione ha detto la settimana scorsa che si comincerà a proporre la stimolazione dei genitali e il nudismo nei kindergarten: di fronte a questo noi invitiamo, se ci sono delle perplessità o se ci sono dei dubbi, a contattarci in un’ottica di conoscenza e anche per fare rete di genitori, perché la famiglia è la insostituibile realtà educativa, che è responsabile della formazione dei figli, ma anche dell’edificazione della società umana. Quindi invito a contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica che è info@comitato26.it e a visitare il nostro sito www.comitatoarticolo26.it. La nostra non è da intendere come una battaglia contro qualcuno, ma insieme a tutti per la persona, per i più piccoli e per i più fragili, che sono il nostro futuro!

Radio Vaticana