9 NOVEMBRE
DEDICAZIONE DELLA
BASILICA LATERANENSE
Festa
Nella 32.ma Domenica del Tempo ordinario la Chiesa celebra la Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, Cattedrale di Roma. La liturgia ci presenta il Vangelo in cui Gesù caccia i mercanti dal Tempio. Alla richiesta di spiegazioni da parte dei giudei, dice:
«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» ... Egli parlava del tempio del suo corpo.
Su questo brano evangelico, la presentazione di don Ezechiele Pasotti:
Nata come festa della Chiesa che è in Roma, fu in seguito “estesa a tutte le chiese di rito romano per onorare la basilica chiamata chiesa-madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe, e come segno di amore e di unione verso la cattedra di Pietro”. La chiesa cattedrale è madre non solo perché è il luogo da dove è partita l’evangelizzazione della regione, dando alla luce altre chiese, ma innanzitutto perché ci ha dato la vita mediante il battesimo, ci ha resi figli di Dio riversando sopra di noi il dono dello Spirito Santo. Ha fatto di noi il tempio di Dio. Il Vangelo di oggi mostra lo zelo che il Signore Gesù ha per la casa del Padre suo; scaccia dal tempio venditori e cambiamonete, dichiarando loro: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”, e davanti alle proteste dei presenti dichiara: “’Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere’, … parlava del tempio del suo corpo”. Con l’incarnazione del Figlio suo, Dio ha posto la sua dimora nella carne dell’uomo. “Il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo essere noi” ripete San Cesario di Arles (la chiesa-edificio non è che il luogo dove si riunisce la comunità dei cristiani: la “domus ecclesiae”). Non è una cosa scontata, specialmente oggi, quando in nome di Dio molti pensano di poter impunemente fare scempio dell’uomo, ucciderlo. Quanti cristiani danno la vita per la propria fede! Che la festa di oggi ravvivi la comunione con Pietro, ravvivi la comunione tra i cristiani, questo amore e rispetto per l’uomo, vero tempio dove abita Dio.
MESSALE
Antifona d'Ingresso Ap 21,2
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme,
scendere dal cielo, da Dio,
preparata come una sposa adorna per il suo sposo.
Colletta
O Padre, che prepari il tempio della tua gloria con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. Per il nostro Signore...
Oppure:
O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti, fa'che il popolo radunato nel tuo nome ti adori, ti ami, ti segua, e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
Oppure:
O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti, fa'che il popolo radunato nel tuo nome ti adori, ti ami, ti segua, e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Ez 47,1-2.8-9.12 Vidi l'acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest'acqua portò salvezza.
Dal libro del profeta EzechieleIn quei giorni, [ un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, ] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 45
Un fiume rallegra la città di Dio.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Seconda Lettura 1 Cor 3,9c-11.16-17 Voi siete il tempio di Dio.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorinziFratelli, voi siete edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Canto al Vangelo 2Cr 7,16
Alleluia, alleluia.
Ecco, è giunto il tempo in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità.
Oppure:
Io mi sono scelto e ho consacrato questa casa
perché il mio nome vi resti sempre.
Alleluia.
Vangelo Gv 2,13-22 Siete tempio di Dio.
Dal vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
*
DEDICAZIONE DELLA
BASILICA LATERANENSE
Festa
Antifona d'Ingresso Ap 21,2
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme,
scendere dal cielo, da Dio,
preparata come una sposa adorna per il suo sposo.
Colletta
O Padre, che prepari il tempio della tua gloria con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. Per il nostro Signore...
Oppure:
O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti, fa'che il popolo radunato nel tuo nome ti adori, ti ami, ti segua, e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
Oppure:
O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti, fa'che il popolo radunato nel tuo nome ti adori, ti ami, ti segua, e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Ez 47,1-2.8-9.12 Vidi l'acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest'acqua portò salvezza.
Dal libro del profeta EzechieleIn quei giorni, [ un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, ] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 45
Un fiume rallegra la città di Dio.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Seconda Lettura 1 Cor 3,9c-11.16-17 Voi siete il tempio di Dio.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorinziFratelli, voi siete edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Canto al Vangelo 2Cr 7,16
Alleluia, alleluia.
Ecco, è giunto il tempo in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità.
Oppure:
Io mi sono scelto e ho consacrato questa casa
perché il mio nome vi resti sempre.
Alleluia.
Dal vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Dio ha inviato il suo Figlio a ricostruire in noi il suo Tempio
Commento al Vangelo di domenica 9 novembre - Dedicazione della Basilica Lateranense
“Si avvicina la Pasqua dei Giudei”, e, profeticamente, il Vangelo di questa Domenica rivela quello che Gesù avrebbe compiuto nella sua Pasqua: “ricostruire il Tempio”. Luogo santissimo della presenza di Dio sulla terra, frammento del Paradiso perduto offerto agli uomini per convertirsi e ritornare alla comunione con Dio era diventato un “mercato”: non serviva più, anzi, era stato trasformato in un’occasione di inciampo per i piccoli, i poveri, i peccatori.
Gesù, divorato dallo zelo divino, sapeva che vi doveva entrare per dedicarlo nuovamente a Dio. Era la missione che il Padre gli aveva affidato: attirare su di sé l’ira dei farisei e dei capi del Popolo per poter coagulare sulla sua carne i peccati di ogni uomo.
Accadde nel Tempio come alla centrale nucleare di Fukushima devastata dallo tsunami. Per bloccare la fuoriuscita di liquido altamente radioattivo vi doveva entrare qualcuno. Per salvare la popolazione giapponese e non solo essa, era necessario che un tecnico si offrisse volontariamente alla morte. Non c’era altra soluzione.
Allo stesso modo Gesù doveva entrare nel Tempio per sanare la ferita inferta dall’inganno del demonio, dalla quale sgorgava il gas letale che stava infettando il cuore del Popolo. Tra tutte le sue menzogne, la più subdola è quella che si infila nelle cose sante.
Fin da principio, infatti, il serpente ha preso di mira la religione, ovvero il rapporto con Dio, per indurre l’uomo a tagliare con Lui. Ha preso spunto dalla Parola di Dio, per sedurre chi a Dio apparteneva.
Per questo Gesù affronta il demonio nel Tempio dove, astutamente, il demonio aveva sparso i suoi fumi velenosi. Doveva smascherarlo dove nessuno era stato capace di riconoscerlo. Il mercato di animali era necessario per il culto, i cambiavalute offrivano un servizio indispensabile all’adempimento delle prescrizioni della Legge. Era difficilissimo vedervi l’opera del nemico.
Come accade anche a noi, nella nostra vita, nella famiglia, nelle nostre parrocchie e comunità. Chi è capace di “rovesciare” l’apparente religiosità per smascherare chi ci sta prendendo anima e vita? Solo Cristo, e chi a Lui è legato intimamente e da Lui inviato come apostolo.
Io? Tu? I nostri parroci? Forse no. Noi siamo quelli accomodati dietro i tavoli a commerciare le cose sante, preghiere per ottenere miracoli, e offerte in cambio di Grazie e guarigioni. Intendiamoci, nulla di male in tutto questo, anzi, come nel compimento delle prescrizioni della Legge. Il male è nella perversione del cuore, nel tentare Dio per comprarlo e obbligarlo a compiere la nostra volontà.
La purezza della religione, infatti, si vede nella capacità di obbedire a Dio ed entrare nella storia che Lui ci presenta. Se non possiamo e cerchiamo di scappare dalla Croce significa che il nostro cuore è corrotto e il Tempio si sta sgretolando. Anche se ci difendiamo con la Legge, anche se appariamo giusti all’esterno.
Creato come suo Tempio, l’uomo è stato “dedicato” a Dio per far risplendere la sua immagine somigliante nell’universo come in una inesausta liturgia di lode.
Ma cedendo alla menzogna del demonio i progenitori hanno distrutto il Tempio che Dio aveva costruito in loro. E sono stati condannati a vivere lontani da Lui, raminghi ed esuli; altro che liturgia, a causa del peccato la vita si era trasformata in un anticipo dell’inferno: sudore, concupiscenze e divisioni avevano preso il posto dei canti, delle lodi e delle preghiere.
Anche la nostra vita spesso assomiglia più a un coro di voci stonate e senza armonia. Non sappiamo sintonizzarci sui sentimenti e i bisogni di chi ci è accanto. Come Adamo ed Eva abbiamo chiuso i nostri orecchi alla voce di Dio perché la disobbedienza ci ha spinto lontano dalla sua “cattedra”. Non è Dio il nostro Maestro, un altro ne ha usurpato la cattedra...
Ma quanto dura è la legge imposta dal demonio, quanto corrotto il suo insegnamento: precetti esigenti per essere sempre cool, menzogne come lacci tesi a legare le persone; sotterfugi e compromessi per non perdere l’affetto degli altri. E peccati, i sette peccati capitali con i quali ci illudiamo di saziare la fame che non smette un secondo di gridarci dentro.
E invece “distruggono” il Tempio, come accadde a quello di Gerusalemme sotto la furia dei pagani. E anche in noi l’abominio della desolazione, l’idolo del nostro io, l’orgoglio smisurato, siede usurpando la cattedra riservata a Dio.
Ma Dio non ci ha dimenticato! Non può resistere nel vederci crollare sotto i colpi del demonio, del mondo e della carne. Ha compassione e le sue viscere di misericordia ardono di gelosia. Per questo anche questa Domenica invia il suo Figlio a “ricostruire in noi il suo Tempio”.
E compie nella nostra vita ciò che fece quel giorno al Tempio di Gerusalemme, quando prese una "sferza di cordicelle", in greco phragellion, ovvero il flagellum romano, termine che significa allo stesso tempo corda e dolori, in particolare quelli del parto. E cominciò a seminare terrore, come annunciato dai Profeti e come anche la tradizione rabbinica immaginava l'avvento del Messia.
Per questo i Giudei non si stupirono del gesto in sé, ma, indignati, chiesero a Gesù “il segno” che legittimasse il suo "fare queste cose", e certificasse che Lui era il Messia. E Gesù, rispose annunciando l’unico segno, la sua Pasqua, con cui avrebbe dedicato il Tempio all'autentica lode nell'unico e valido sacrificio: il flagello che brandì durante la loro Pasqua, avrebbe lacerato le sue carni, per perdonare ogni uomo e riconsegnargli una carne purificata e capace di amare.
La traduzione letterale dal greco, infatti, recita così: "sciogliete" il "Santo dei Santi" e lo farò "sorgere" in "tre giorni". Lui è il cuore del Tempio, il Luogo della Presenza dove era custodita l'Alleanza. In esso aveva accesso una volta all'anno il solo Sommo Sacerdote, nel giorno solenne dello Yom Kippur, il giorno del perdono e dell'espiazione. Vi entrava pronunciando il Nome del Dio Altissimo, nel quale ogni peccato era perdonato. Il velo che divideva il Santo dei Santi dal resto del Tempio precludendone l'accesso fu squarciato in due, letteralmente “sciolto”, al momento della morte del Signore.
Oggi Gesù entra nella nostra vita allo stesso modo. La sua Parola, come un “flagello”, penetra ben oltre l’epidermide della nostra religiosità, e rompe il “velo” d’ipocrisia che nasconde il marcio che cova nel cuore, destinato da Dio a custodire la sua presenza.
E proprio lì, nel fondo nascosto del nostro intimo, come nella centrale di Fukushima, sana la nostra ferita con il balsamo della sua misericordia, togliendovi la malizia che il demonio vi ha deposto.
Così Gesù, attraverso la Chiesa, ci attira nella sua Pasqua: con i sacramenti che ci uniscono a Lui, perché con Lui venga “distrutto” il corpo che ha peccato, e “ricostruito dopo tre giorni il Tempio del suo corpo” in noi, l’uomo nuovo che rinasce dalla Grazia. “Sciolti” dal peccato, potremo fare della nostra vita una liturgia di santità.
Celebriamo oggi la “Dedicazione della Basilica Lateranense”, la Cattedrale di Roma. In essa il Papa siede sulla sua cattedra, da dove, con il suo magistero, presiede la Chiesa nella carità e pasce il gregge di Cristo.
Ma celebriamo anche la nostra vita “dedicata” nuovamente a Dio, per obbedire alla Parola di Dio che ci annuncia la Chiesa. Non siamo più pecore senza pastore, in noi vi è la cattedra di Cristo che ci guida e ci insegna a compiere la volontà di Dio.
Come nel Rito della dedicazione di una Chiesa, anche noi, unti dello Spirito nel quale Gesù si è offerto al Padre, diveniamo altari consacrati per dedicare a Dio nella carità la nostra vita: ogni relazione, ogni attività è come un'eucarestia dove offrirci a chi ci è accanto.
Siamo chiamati a vivere il matrimonio, il fidanzamento, il lavoro, le amicizie, lo studio come un culto spirituale, elevando al Cielo la lode e il rendimento di grazie per l’amore che ci ha salvato. E’ questo il “segno” atteso da ogni uomo per credere che il Salvatore è davvero arrivato.
La Chiesa, infatti, è il Corpo benedetto di Cristo dedicato a Dio che si offre come uno scudo di carne a raccogliere i flagelli destinati ad ogni generazione. Nell'insulto che oggi ci toglierà l'onore; nella calunnia che ci metterà alla berlina; nella ribellione del figlio; nell'incomprensione del coniuge; nella tentazione della concupiscenza; nella malattia che ci indebolisce; nei fallimenti della missione; in tutto, si nasconde il flagello geloso di Dio che, da un lato ci purifica giorno dopo giorno, e dall'altro lacera il nostro corpo perché il mondo, il prossimo e anche il nemico, abbia accesso alla vita.
*
La Chiesa, luogo dove si celebra la risposta all'amore e all'alleanza di Dio
Lectio Divina per domenica 9 novembre, Dedicazione della Basilica Lateranense
Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per domenica 9 novembre, Dedicazione della Basilica Lateranense.
***
Rito Romano
Dedicazione della Basilica Lateranense
Ez 47, 1-2.8-9.12; Sal 45; 1Cor 3,9-11.16-17; Gv 2, 13-22
Rito Ambrosiano
Ultima Domenica dell’Anno Liturgico - Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
2 Sam 7,1-6.8-9.12-14a.16-17; Sal 44; Col 1,9b-14; Gv 18,33c-37
1) La Chiesa è casa nostra
Oggi si sarebbe dovuta celebrare la XXXII Domenica del Tempo ordinario. Poiché, quest’anno (2014), la domenica cade il 9 novembre1, la Liturgia ci chiede di solennizzare la dedicazione della chiesa-madre di Roma, la Basilica Lateranense, consacrata inizialmente al Santissimo Salvatore e in seguito anche ai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.
Le letture della Messa di oggi ci aiutano a cercare un rapporto vero e profondo di amore con il Signore, che si fa incontrare nelle chiese-templi di pietra, dedicati all’incontro con Lui, e specialmente in Cristo “Tempio del Dio vivente” e nella Chiesa edificata da noi. Tuttavia, prima di riflettere brevemente su tali testi, credo sia utile farsi questa domanda: “Perché è importante per i cristiani celebrare la dedicazione di una chiesa e l’esistenza stessa della chiesa, intesa come luogo di culto?” Per rispondere prendo spunto da queste parole del Vangelo: “È venuto il momento, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”.
Però, queste parole fanno sorgere altre domande, quali: “A che titolo, allora, noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa di pietra, se ognuno di noi può adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella sua casa? Perché questo obbligo di andare in chiesa ogni domenica?”.
La risposta è che Gesù Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri. Lui è venuto a formarsi un popolo, una comunità di persone, che sono in comunione con Lui e tra di loro.
In effetti, è da tener presente che da sempre l’uomo religioso ha cercato in tutti i modi rendere presente e visibile la divinità, anche quando la fede affermava che si trattava di un Dio invisibile ed inaccessibile alle umane facoltà. Il Popolo eletto, per volere divino, costruì il famoso tempio di Gerusalemme per dare una dimora a Dio, godere della sua presenza e testimoniare la reciproca fedeltà all'alleanza. Nella cristianità, la chiesa di mura, quale nuovo tempio del Dio tra noi, ha assunto un significato più profondo: è il luogo, dove i fedeli celebrano, in comunione di fede, i divini misteri. E’ il luogo, dove Dio stesso si rende presente in mezzo a noi per intessere un dialogo perenne con noi, suoi figli, e dove, sotto le specie eucaristiche, ci nutre con il suo corpo e il suo sangue. È il luogo dove i misteri divini si svelano nelle celebrazioni liturgiche e dove la chiesa come edificio rende visibile la Chiesa vera, quella intesa come comunione di fedeli che, in Cristo, sperimentano la fraternità. È perciò anche il luogo della festa, che trova la più alta espressione nella celebrazione eucaristica, memoriale della morte e risurrezione del Signore.
Fin dalle prime lezioni di catechismo abbiamo imparato che con il battesimo ognuno di noi è diventato tempio di Dio e che Gesù ha insegnato che il tempio di Dio è, innanzitutto, il cuore dell'uomo che ha accolto la sua parola. Riferendosi a sé e al Padre suo celeste disse di ogni credente cristiano: “Noi verremo in lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23) e San Paolo scrive ai cristiani di Corinto: “Non sapete che voi siete il tempio di Dio?” (1 Cor 3, 16). Se, dunque, il tempio di Dio è il credente, non va dimenticato che il luogo della presenza di Dio e di Cristo è anche quello, “dove due o più sono riuniti nel suo nome” (Mt 18, 20). Dal Concilio Vaticano II la famiglia cristiana è chiamata “chiesa domestica” (Lumen gentium, 11), cioè divino tempio di famiglia, proprio perché, grazie al sacramento del matrimonio, essa è, per eccellenza, il luogo in cui “due o più” sono riuniti nel suo nome e lì c’è Lui.
2) La Chiesa luogo di una Presenza.
Ormai il “luogo” nuovo in cui adorare il Padre è il corpo del Cristo risorto. Già l’accennava Gesù stesso nella discussione con i giudei, offesi grandemente per aver scacciato dal tempio i venditori di animali e cambiavalute. Come si legge nel Vangelo di oggi, gli Ebrei chiedevano un segno che spiegasse perché il Messia avesse fatto quel gesto così violento. E Gesù rispose con un segno profetico: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo, così ricordarono i discepoli dopo la sua risurrezione. Nel colloquio con la donna samaritana riaffiora il medesimo concetto. Alla domanda dove si doveva adorare Dio: sul monte Garizim o in Gerusalemme, Gesù, pur sapendo che la salvezza verrà dai giudei, si mette al di sopra di quelle questioni. Il luogo in cui l’uomo può entrare in contatto con Dio non è il monte Sion a Gerusalemme in Giudea, né il monte Garizim in Samaria, ma la persona di Gesù, che ha dedicato il suo Corpo sulla Croce e da allora ogni altare è monte sacrificale. “E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (cfr. Vangelo di oggi). Dio è Spirito e Vita, come è Amore e Luce. I suoi adoratori non si prostrano con sacrifici di sangue e di animali bruciati (olocausti), ma si elevano a lui in Spirito, come figli amati che sanno amare.
3) Festa di Cristo e nostra.
Quella di oggi è una festa del Figlio di Dio che si è fatto uomo, ha messo la sua tenda – il suo corpo - tra noi. Le Chiese di pietra sono un segno di questa sua presenza: è lui che ci parla, dà se stesso in cibo, presiede la comunità raccolta in preghiera. Nella festa della dedicazione della Basilica Lateranense, ogni comunità locale, oltre a esprimere la propria comunione con la Sede di Pietro, ricorda e celebra anche la dedicazione della propria chiesa locale, piccola o grande che sia. Gesù insegna che il tempio di Dio è, innanzitutto, il cuore dell'uomo che accoglie la sua Parola. E ogni qual volta questa Parola sarà accolta, dice Gesù: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Dunque, non è una festa strana quella di oggi, anche se sembra onorare delle “mura” antiche e importanti, quelle della Basilica di San Giovanni in Laterano, mentre le letture della Messa ci invitano a spostare l’attenzione sul loro significato simbolico. Certo, questa festa ci ricorda il valore simbolico di questa particolare Cattedrale, che ci rimanda alla Cattedra di Pietro e dei suoi successori, i Papi, come punto di riferimento e garanti dell’unità della fede. Tuttavia oggi celebriamo, soprattutto, la Chiesa quale edificio spirituale, di cui, come ci ricorda San Paolo nella seconda lettura, siamo noi le pietre vive, costruite sopra il fondamento che è Cristo.
“Se casa di Dio siamo noi stessi, noi veniamo edificati in questa vita per essere dedicati alla fine del tempo. L’edificio o, meglio, la costruzione comporta fatica, la dedicazione è motivo di gioia. Quello che si è verificato mentre la chiesa veniva costruita, avviene ora che i credenti si sono radunati in Cristo. Come dal legno dei boschi e dalla pietre dei monti è nata la chiesa, dal battesimo e dalla catechesi le pietre vive sono state sgrossate, squadrate, levigata quasi trovandosi in mani di muratori e di artigiani” (S. Agostino, Serm. 336, In dedicatione Ecclesiae).
Le Vergine consacrate nel mondo vivono con particolare intensità questa dedicazione, offrendosi corpo e anima completamente a Cristo sull’esempio della Vergine Maria, Madre della Chiesa. La Madonna fu la prima tenda del Verbo di Dio, colei che, per prima e in modo unico, diede corpo al Corpo di Cristo. Suggerisco quindi di chiedere a Maria Santissima di poter custodire fedelmente nel nostro cuore Colui Che lei custodì anche sotto il suo cuore. La nostra preghiera alla Madonna e l’esempio delle Vergini consacrate ci aiuterà ad abbandonarci allo Spirito, perché soltanto nell’abbandono allo Spirito Santo si compie il mistero di questo prolungamento dell'Incarnazione che è la vita cristiana, di questo prolungamento di Incarnazione divina, che è il mistero stesso della Chiesa e della santità di ciascuno di noi.
*
NOTE
1 Oggi, la liturgia celebra la ‘Dedicazione della Basilica Lateranense’, costruita dall'imperatore Costantino, sul colle Laterano e, a quanto risulta, questa festa, già dal XII secolo era celebrata il 9 novembre. Inizialmente fu una festa solo della città di Roma. In seguito la celebrazione fu estesa a tutte le Chiese dell'Urbe e dell'Orbe, come segno di comunione e di unità verso la cattedra di Pietro che, secondo S. Ignazio di Antiochia, ‘presiede a tutta l'assemblea della carità’ e, secondo S. Clemente di Alessandria, ‘presiede alla verità’.