sabato 22 novembre 2014

Pionieri della vita religiosa in India


Domenica la canonizzazione di Kuriakose Elias Chavara e di Eufrasia Eluvathingal. 

(Cherian Thunduparampil, Postulatore generale dei carmelitani di Maria Immacolata) Un religioso e una religiosa indiani, figli della Chiesa siro-malabarese, saranno canonizzati domenica 23 novembre da Papa Francesco in piazza San Pietro. Si tratta di Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia e di Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore. Due figure legate a filo doppio dalla comune esperienza di vita consacrata. Infatti Kuriakose Elias Chavara, primo vicario generale della Chiesa siro-malabarese nella diocesi di Verapoly, è stato anche il fondatore della prima congregazione maschile in terra indiana e, insieme al carmelitano scalzo di origini italiane Leopoldo Beccaro, della prima femminile. Proprio a quest’ultima apparteneva Eufrasia Eluvathingal, prima religiosa di una congregazione femminile fondata in India. 
Nato il 10 febbraio 1805 da genitori cattolici nel piccolo villaggio di Kainakary, in diocesi di Changanacherry, sulla costa occidentale del Kerala, Kuriakose (Cyriac) Elias Chavara crebbe fin da piccolo nella pietà e nella devozione a Dio, e in particolare alla sacra famiglia. Nel 1818 entrò nel seminario di Pallipuram. Alla fine del percorso di formazione, il 29 novembre 1829, il vescovo Maurelius Stabilini, vicario apostolico di Verapoly, lo ordinò sacerdote. Aveva 24 anni
Subito dopo, raggiunse il suo parroco, padre Thomas Palackal, e padre Thomas Porukara, che avevano in mente di iniziare una forma di vita comunitaria. L’11 maggio 1831 a Mannanam fu posta la prima pietra per una casa religiosa che venne dedicata a san Giuseppe. Questo fu il primo istituto religioso locale maschile della Chiesa indiana, ora conosciuto come i carmelitani di Maria Immacolata. 
Insieme al missionario italiano Beccaro, fondò poi il 13 febbraio 1866 a Koonammavu il primo convento di suore, che presero il nome di terz’ordine delle carmelitane scalze, sviluppatosi successivamente in due congregazioni distinte, le carmelitane teresiane per la Chiesa latina e le suore della Madre del monte Carmelo per la Chiesa siro-malabarese. Lo scopo dell’istituzione era l’educazione delle ragazze e l’elevazione spirituale delle donne.
L’8 dicembre 1855 il sacerdote emise i voti religiosi e prese il nome di Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia, assumendo la carica di primo priore della comunità religiosa. Ricoprì tale ruolo fino alla morte. 
Nel frattempo avviò il primo seminario a Mannanam e altri seminari in vari monasteri. La sua vita fu dedicata interamente al servizio della Chiesa siro-malabarese. 
Nel 1861 uno scisma minacciava la Chiesa del Kerala, determinando una situazione molto critica. Quale nuovo vicario generale, egli viene ricordato per la sua lotta strenua, la sua posizione forte, la sua obbedienza, il legame con la Santa Sede e la sua efficace leadership nel salvare la Chiesa dallo scisma. A questo riguardo, Pio IX gli espresse il proprio grande apprezzamento attraverso una lettera personale.
Tra le varie e molteplici attività, trovò anche il tempo per scrivere opere letterarie e di spiritualità. I suoi consigli alle famiglie cristiane, redatti sotto forma di un Testamento di un padre amorevole, conservano grande rilevanza anche ai nostri giorni. 
Il suo motto era: «Santificazione di sé e salvezza degli altri». Vero uomo di preghiera, non chiuse gli occhi dinanzi alle necessità e alle sofferenze dei suoi simili. Si impegnò dunque al massimo per il benessere generale del popolo, specialmente dei poveri, degli analfabeti, degli emarginati e degli oppressi. Fu un grande pioniere nel campo dell’istruzione e dell’informazione. In breve, si potrebbe definirlo un Karmayogi, un uomo che ha unito la contemplazione al servizio dell’uomo. 
Trascorse i suoi ultimi giorni nel monastero di Koonammavu. Nell’ottobre del 1870 si ammalò gravemente e rimase completamente cieco per circa tre mesi. Morì il 3 gennaio 1871. Fu beatificato nel 1986 in Kerala. 
Di origini aristocratiche fu invece Eufrasia Eluvathingal, nata il 17 ottobre 1877 nel villaggio di Kattoor. Presto entrò nel collegio delle suore carmelitane a Koonammavu, ma dovette aspettare circa nove anni per abbracciare la vita religiosa, a causa delle cattive condizioni di salute.
Al momento della ridivisione dei vicariati siro-malabaresi in Kerala, si trasferì ad Ambazhakkad, il primo convento della diocesi indivisa di Trichur. Divenne postulante il 10 maggio 1897 e ricevette il nome di Eufrasia del sacro Cuore di Gesù. L’anno seguente, il 10 gennaio 1898, ci fu la sua vestizione. Il 24 maggio 1900, alla benedizione del nuovo convento a Ollur, offrì a Dio i suoi voti religiosi. Il vescovo di Trichur, John Menacherry, fu suo direttore spirituale. A conoscenza delle esperienze mistiche che le accadevano, il presule le ordinò di confessare tutto a lui e, se ciò non fosse stato possibile, di scrivergli tutto riguardo alla sua vita spirituale. Lei obbedì e gli inviò lettere ogni volta che non poteva comunicare con lui personalmente. Nonostante lei chiedesse ripetutamente di distruggerle, a sua insaputa il vescovo le conservò e rappresentano la principale fonte di conoscenza della sua santità.
Emessa la professione, fu assistente e poi prima maestra delle novizie. Dopo nove anni di servizio, nel 1913 fu nominata superiora. Fu una vera madre per le consorelle. Mostrava anche una particolare preoccupazione per i malati e i deboli. Come superiora mise sempre in pratica quello che insegnava. Conducendo un’austera vita di santità, fu un esempio per le sorelle.
Nella sua vita spirituale, seguiva il suo modello, santa Teresa d’Ávila. Raggiunse le vette più alte del misticismo: era solita sedere ore e ore vicina al santissimo sacramento per parlare a Gesù eucaristico. Durante il tempo di ringraziamento dopo la comunione aveva estasi, visioni e rivelazioni. Nutrì una devozione profonda verso Maria, che le apparve diverse volte e la aiutò con opportuni consigli a diventare santa.
A 75 anni si ammalò e fu costretta a letto. La gente accorreva da ogni dove e cercava la sua benedizione. Morì il 29 agosto 1952 e fu seppellita nel cimitero del convento. Successivamente il 30 gennaio 1990 i suoi resti furono trasferiti nella navata centrale della cappella del convento di Santa Maria a Ollur. È stata beatificata nel dicembre 2006.
L'Osservatore Romano