venerdì 14 novembre 2014

Preti così




Lettera dei vescovi italiani ai sacerdoti. 

«La formazione dei ministri ordinati e la riforma della loro vita sono il compito di tutta la comunità cristiana, sono responsabilità del vescovo e di tutto il presbiterio. Insieme». Parte dalla città di san Francesco una lettera dai toni familiari e propositivi destinata a ogni sacerdote italiano. A scriverla è l’intero episcopato, che usa parole di stima e gratitudine per la generosa e quotidiana testimonianza offerta dai sacerdoti, pronti — come sottolineato da Papa Francesco nel messaggio alla Cei — a spendere la vita tra la gente delle parrocchie, a educare i ragazzi, ad accompagnare le famiglie, a visitare i malati, a farsi carico dei poveri. 
L’occasione è stata l’assemblea generale dei vescovi italiani che per quattro giorni — da lunedì 10 a giovedì 13 — ha affrontato come tema principale proprio quello della vita e della formazione permanente del clero.
«L’attenzione al ministero presbiterale — ha spiegato il cardinale presidente Angelo Bagnasco, illustrando il comunicato finale dei lavori — non intendeva ridursi a un suo semplice aggiornamento, quanto a coglierlo nel quadro di riforma della Chiesa “in uscita missionaria”». In tal senso, viene indicato nella lettera, lo stesso incontro di Assisi ha dimostrato «quanto siamo determinati a porre mano all’impresa di ripensare la formazione permanente fino a farne un capitolo di quella riforma della Chiesa che Papa Francesco richiama con insistenza e che non si può fare senza un nostro rinnovamento». L’ampiezza di questa prospettiva — viene sottolineato nel comunicato finale — «è emersa anche dall’interesse con cui, fin dalla prolusione, i pastori si sono soffermati sulla situazione delle famiglie e del Paese, fino a lasciarsi interrogare dalle persecuzioni in cui versano tanti credenti». Infatti, la voce di questi fratelli è risuonata in assemblea sia attraverso il racconto della visita appena compiuta dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana in Terra Santa, sia con la testimonianza offerta dall’arcivescovo di Erbil dei Caldei. «I vescovi — aggiunge il comunicato — hanno manifestato il loro impegno per coinvolgere le comunità cristiane in una rete di solidarietà umana e cristiana, contribuendo a mantenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica e a non far sentire dimenticati quanti soffrono a causa della loro fede».
Una sensibilità che riecheggia anche nella lettera ai sacerdoti, laddove si rileva che «in questo tempo la missione della Chiesa e la vita delle comunità cristiane devono affrontare delle sfide che per molti aspetti ricadono sui preti, ne rendono particolarmente gravoso il ministero». Tuttavia, alla riconoscenza si è accompagnata la consapevolezza della irrinunciabilità di un percorso di riflessione e di confronto collegiale con il quale «ravvivare il dono di Dio». Tale necessità è accelerata dalle trasformazioni in corso che — è stato evidenziato — non vanno cercate solo all’esterno della Chiesa. Alla contrazione numerica del clero si associa il venir meno dell’omogeneità della cultura religiosa dei candidati, sulla quale fino a un recente passato poteva innestarsi la formazione al presbiterato.
Condannando gli scontri avvenuti in questi giorni nel quartiere romano di Tor Sapienza contro un centro per immigrati, il cardinale Bagnasco ha sottolineato come «ricordiamo continuamente con i nostri sacerdoti e le nostre comunità la necessità di avere un cuore accogliente verso le tante persone che in situazioni di difficoltà nei loro Paesi, per la persecuzione o la guerra o la violenza, cercano lidi e un futuro migliore». E ha aggiunto: «Tutte le intemperanze, le delusioni che possono esserci o addirittura le reazioni violente indicano la difficoltà di questa sfida ma sono anche un appello per le persone singole e per la società nel suo complesso perché questa sfida si possa affrontare insieme in modo costruttivo».
L'Osservatore Romano