sabato 22 novembre 2014

Un orto e una campana per i pellegrini



Domenica la canonizzazione di Amato Ronconi.

(Remo di Pinto, Presidente nazionale dell’ordine francescano secolare) Dopo le recenti canonizzazioni di Angela da Foligno e Giovanni XXIII, il florilegio di santità dell’ordine francescano secolare si arricchisce ora con la figura di Amato Ronconi. Viene canonizzato da Papa Francesco domenica mattina, 23 novembre, in piazza San Pietro, insieme ad altri cinque beati.
Festeggiato con grande gioia l’8 maggio, il beato Amato Ronconi (1226-1292) è fra le molte figure che caratterizzano il movimento francescano del XIII secolo. Viene ricordato, soprattutto, per due motivi e carismi speciali, riconosciutigli in vita: è stato il fondatore dell’ospizio dei poveri pellegrini della cittadina di Saludecio (Rimini), oggi casa di riposo opera pia beato Amato Ronconi, tuttora aperta e funzionante. Ma, soprattutto, ha incarnato la figura dell’homo viator, del cristiano in cammino che vive da “pellegrino e forestiero”, in perenne tensione verso il Regno. 
Ronconi è figura preziosa per i cristiani del nostro tempo, nella dinamica di una crescita che affonda le proprie radici nella storia per guardare alla missione nella società odierna. Secondo la tradizione, Ronconi nasce a Saludecio — nel medioevo S. Lauditius — nel 1226, anno in cui ad Assisi moriva Francesco. Secondogenito di una famiglia benestante, aveva fin dalla nascita respirato l’atmosfera che l’umile fraticello aveva diffuso anche sulle colline nel sud della Romagna. Pur se le notizie sulla sua biografia sono piuttosto scarne, si sa che nei suoi genitori l’immagine del santo di Assisi era viva e costituiva un forte richiamo a Dio. 
Ancor giovane Amato, scelse di diventare terziario francescano. San Francesco aveva dato la possibilità di seguire gli insegnamenti evangelici e il suo stile di vita anche a quanti rimanevano nel secolo, conducendo una vita laicale, né da chierici, né da eremiti. 
Il terz’ordine francescano ebbe un’enorme importanza nella vita sociale del XIII secolo: l’opera di mettere in circolazione lo spirito di san Francesco nelle relazioni umane, nella vita familiare, nell’espletare una professione o nel governare l’economia e la società avrà un influenza cruciale nella vita pubblica. È quanto accade per Ronconi: rimasto presto orfano dei genitori e ritrovatosi una casa come eredità di famiglia, non poté ignorare le schiere di pellegrini che, fin da bambino, aveva visto passare, nel cammino verso Roma e verso i santuari dell’Italia centrale. Non era facile per questi viandanti trovare un ricovero. Egli aveva una casa da condividere: alloggiare uno di loro era, per lui, accogliere Gesù stesso. 
L’abitazione, in località Monte Orciaro, era lungo la strada, ben in vista, vicina al paese di Saludecio. Ronconi volle realizzare una struttura completa e accogliente. La dotò di una cappella dedicata alla natività della beata Vergine Maria, di un campanile con una campana che potesse indicare, con il suono, l’esistenza di un hospitale. Con la ratifica del suo testamento, gli storici sono venuti a conoscenza che l’hospitale, alla fine del XIII secolo, era una struttura ampia e accogliente, idonea a ospitare anche diversi monaci benedettini. Aveva una cappella dove svolgere le funzioni religiose, un cimitero e l’immancabile orto per sfamare tante persone, come si narra nel miracolo delle rape: il seme piantato al mattino, il frutto raccolto la sera per poterlo offrire ai pellegrini, in una giornata di particolari ristrettezze.
Ma mentre Ronconi lavorava alacremente per adeguare il suo hospitale, cresceva in lui il desiderio di diventare egli stesso pellegrino e di visitare quei santuari che molti suoi ospiti tante volte gli avevano descritto. In particolare desiderava recarsi nella lontana Galizia a visitare la tomba dell’apostolo Giacomo: e questo fu un dono che il Signore gli concesse. 
Morì nel 1292 donando tutti i propri averi, compreso l’hospitale, al monastero benedettino di Rimini. Viene ricordato nella festa dell’8 maggio, che rappresenta una delle più antiche ricorrenze religiose della provincia. La figura del beato permea la cultura e la spiritualità della provincia riminese da otto secoli: la fama di santità che accompagnò in vita e in morte Amato da Saludecio si è manifestata attraverso eventi miracolosi già negli anni immediatamente successivi alla sua dipartita.
L'Osservatore Romano