martedì 6 gennaio 2015

7 gennaio


Alba sul Mare di Galilea

La nascita del bambino Gesù segna la fine dell’antico ordine, 
il mondo pagano,
nel quale le rivendicazioni di Cesare 
apparivano impossibili da sfidare.
Adesso vi è un nuovo re,
il quale non confida nella forza delle armi,
ma nella potenza dell’amore.
Egli porta speranza a tutti coloro che,
come lui stesso,
vivono ai margini della società.
Porta speranza a quanti sono vulnerabili
nelle mutevoli fortune di un mondo precario.
Dalla mangiatoia, Cristo ci chiama a vivere 
da cittadini del suo regno celeste,
un regno che ogni persona di buona volontà
può aiutare a costruire qui sulla terra.

Benedetto XVI, articolo sul Financial Times, dicembre 2012

*
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
 
 (Dal Vangelo secondo Matteo 4, 12-17.23-25)
*


L'arresto di Giovanni accende la missione di Gesù, come accade sempre nella storia della Chiesa: il martirio degli apostoli è il dissodamento della terra prima della missione. E' il miracolo morale che ha sostituito i miracoli fisici con i quali nei primi momenti Dio preparava le persone ad ascoltare la Buona Notizia predicata dagli apostoli. I segni e i prodigi che avrebbero accompagnato la missione si sarebbero compiuti negli apostoli stessi, perché in loro era vivo Cristo. Gli apostoli, infatti, sono il Vangelo che predicano, ovvero il miracolo dell'amore nella dimensione della Croce, che abbraccia il nemico, chiunque sia. E per andare a cercare il nemico perduto nel peccato Gesù che si rifugia a Cafarnao, nella "Galilea delle genti", la città che "giaceva nelle tenebre" con il suo "popolo", in una "regione sommersa da ombre di morte". Ma il suo nome aveva un sapore profetico, perché significava "Villaggio della consolazione". Giovanni era stato arrestato e gettato nel buio di un carcere, ma per Gesù questa notizia segnava l'inizio della consolazione per i suoi fratelli. Nelle pieghe di una storia che s'annunciava ostile e malvagia, Dio svelava le orme della sua volontà: per "compiere la profezia di Isaia" e illuminare il mondo, il Figlio doveva entrare nelle tenebre della morte. E a Cafarnao Gesù veniva a prendere confidenza con l'oscurità del sepolcro, perché il più doloroso non è quello scavato nella roccia, ma la voragine di solitudine aperta dal rifiuto. E Cafarnao lo avrebbe rifiutato senza sconti, mentre sulla sua anima sarebbe scesa la “verga dell'aguzzino”, e il “giogo caricato sulle spalle” (cfr. Is. 8,3) del Popolo si sarebbe fatto pesante anche su di Lui. Il Vangelo, infatti, è annunziato solo da chi soffre nella propria carne la stessa sorte di coloro ai quali è inviato. A Cafarnao Dio si è gettato nella mischia, condividendo le tenebre e il dolore di ogni uomo: è questa la vera inculturazione del Vangelo. A Gesù preme l'uomo, il suo cuore, la sua vita intima, dove scende la lama del peccato e comincia a sanguinare e a sporcare tutto. E' questa la cultura nella quale desiderava incarnarsi, la terra che ha coltivato (secondo l’etimologia del termine “cultura”) facendosi seppellire come il seme più piccolo. Quanti di noi pensano all'evangelizzazione in questi termini? O alla trasmissione della fede ai figli dal punto di vista del seme? Se esso non si consuma per dissolversi nella terra rimane solo! Che vuol dire? Che se un apostolo muore per la fede, le chiese si riempiranno grazie al suo sacrificio? No, ma significa che la terra è stata fecondata dal seme che vi è morto e non è più la stessa di prima; è diventata, misteriosamente parte della vita di quel seme. Non è più "abbandonata" ma "sposata" come profetizzava Isaia. Significa che la santità di Dio ha abbracciato e purificato l'empietà dell'uomo. Per l'umanità vale quello che ha scritto San Paolo riguardo al coniuge pagano: "il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi" (1 Cor. 7, 14). Capite? I "figli" dell'annuncio e della testimonianza che seminiamo nella vita dei pagani sono "santi"! Ciò significa che se ci doniamo agli altri morendo a noi stessi, questi vengono purificati dall'amore di Dio che si diffonde attraverso le nostre ferite. E così possono di nuovo accedere al culto, che è la lode, la gioia, la pace. 

Per questo, da quei giorni in cui "andò ad abitare a Cafarnao", Gesù scende ogni giorno con la sua Chiesa nella terra violata, piena di spine e pietre, secca ed arida del mondo per seminarvi la luce e la vita. E chiama e invia anche noi. Anche tu hai sentito qualcosa che ti ha turbato? Hai perso il lavoro? Una malattia? E' morto tuo padre? Apri gli occhi e lasciati illuminare dalla Chiesa: in questi fatti si nasconde la tua chiamata, perché proprio nei fatti dolorosi e tristi Dio depone le sue orme che ci conducono alla Croce dove donarci con Cristo per santificare i peccatori. Per questo Cafarnao è oggi la nostra vita, il luogo dove Gesù si rifugia. La Galilea delle Genti, le nostre città, i nostri quartieri, e poi le scuole, i posti di lavoro, le piazze, i bar, le discoteche, i pub, i marciapiedi, questo mondo accecato dal male e soggiogato dall'aguzzino è il luogo di Gesù. Quello che per noi è da fuggire per Lui è un rifugio; quello che noi disprezziamo Lui lo trasforma nel suo Regno. Attraverso la Chiesa giunge a noi la salvezza: la Parola, i sacramenti e la comunione tra i fratelli sono la “guarigione” profonda da ogni sorta di malattie del cuore e dell'anima. Allora oggi è Pasqua per tutti noi, perché dove sorge la Luce di Cristo giunge la sua vittoria sulla morte. Oggi è il perdono dei peccati, oggi può ricominciare la nostra vita. Oggi possiamo “convertirci“ perché “è giunto a noi il Regno dei Cieli”. Così Cafarnao diventa il centro di irradiazione del Vangelo. Così la nostra vita un tempo avvolta nelle tenebre che Cristo ha illuminato diviene luce per le tenebre del mondo, che si irradia sino ai confini della terra, sino ai peccatori più incalliti. Così la Chiesa, estendendo i confini del Regno sin dentro le tenebre, "conduce" a Cristo "tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici"