sabato 17 gennaio 2015

Incontro con i Giovani nell’Università Santo Tomaso di Manila. Discorso di Papa Francesco

Incontro con i Giovani nell’Università Santo Tomaso di Manila. Discorso di Papa Francesco: "Vent’anni fa, in questo stesso luogo, san Giovanni Paolo II affermò che il mondo ha bisogno di “un nuovo tipo di giovane” – uno che sia impegnato con i più alti ideali e desideroso di costruire la civiltà dell’amore. Siate quei giovani di cui parlava san Giovanni Paolo II! Non perdete i vostri ideali!"
Sala stampa della Santa Sede


[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
- Il segno (...) indica frasi aggiunte dal Santo Padre e pronunciate a braccio.
Cari giovani amici, (...) 
Testo consegnato e letto solo in parte.
Il Santo Padre ricorda la giovane volontaria morta ieri a Tacloban in un incidenti e chiede una preghiera di tutti in silenzio. Chiede anche di pregare per i genitori.
***
E' una gioia per me essere oggi con voi. Saluto cordialmente ciascuno di voi e ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro. Nel corso della mia visita alle Filippine, ho voluto in modo particolare incontrarmi con voi giovani, per ascoltarvi e parlare con voi. Desidero esprimere l’amore e la speranza che la Chiesa ha per voi. E voglio incoraggiarvi, come cittadini cristiani di questo Paese, a dedicarvi con passione e con onestà al grande impegno di rinnovare la vostra società e di contribuire a costruire un mondo migliore.

In modo speciale, ringrazio i giovani che mi hanno rivolto parole di benvenuto. Loro hanno espresso in maniera eloquente, a vostro nome, le vostre preoccupazioni e inquietudini, la vostra fede e le vostre speranze. Hanno parlato delle difficoltà e delle attese dei giovani. Anche se non posso rispondere a ciascuna di queste problematiche in modo esaustivo, so che, insieme con i vostri Pastori e tra di voi, le considererete attentamente con l’aiuto della preghiera e farete concrete proposte di azione. (...)
Il Santo Padre risponde a braccio le domande dei giovani sul perché piangono i bambini innocenti, sull'enorme quantità d'informazione disponibile oggi, e sull'amore intenso come dono consegnato ad altri e come dono ricevuto da altri.
Oggi vorrei suggerire tre ambiti-chiave nei quali voi potete offrire un contributo significativo alla vita del vostro Paese. Il primo è la sfida dell’integrità morale. Il termine “sfida” può essere inteso in due modi. Il primo in senso negativo, come un tentativo di agire contro le vostre convinzioni morali, contro quanto voi professate circa il vero, il buono e il giusto. La nostra integrità morale può essere “sfidata” da interessi egoistici, dall’avidità, dalla disonestà, o dall’intenzione di strumentalizzare gli altri.
Ma l’espressione “sfida” può essere anche compresa in senso positivo. Può essere vista come un invito ad essere coraggiosi, a dare una testimonianza profetica della propria fede e a quanto viene ritenuto sacro. In questo senso, la sfida all’integrità morale è qualcosa con cui in questi tempi e nella vostra vita è necessario confrontarsi. Non si tratta di qualcosa che è possibile rimandare a quando sarete più anziani o avrete maggiori responsabilità. Anche adesso siete sfidati ad agire con onestà e correttezza nei vostri rapporti con gli altri, siano essi giovani o vecchi. Non fuggite da questa sfida! Una delle più grandi sfide che i giovani hanno di fronte è quella di imparare ad amare. Amare significa prendersi un rischio: il rischio del rifiuto, il rischio di venire usati, o peggio di usare l’altro. Non abbiate paura di amare! Ma, anche amando, preservate la vostra integrità morale! Anche in questo siate onesti e leali! Nella Lettura che abbiamo ora ascoltato, Paolo dice a Timoteo: «Nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii di esempio ai fedeli nel parlare, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza» (1 Tm 4,12).
Siete dunque chiamati a dare buon esempio, esempio di integrità morale. Naturalmente, nel farlo, dovrete affrontare opposizioni e critiche, lo scoraggiamento e persino la derisione. Ma voi avete ricevuto un dono che vi consente di superare quelle difficoltà. E’ il dono dello Spirito Santo. Se voi alimenterete questo dono con la preghiera quotidiana e trarrete forza dalla partecipazione all’Eucaristia, sarete in grado di raggiungere quella grandezza morale alla quale Gesù vi chiama. Diventerete anche una bussola per quei vostri amici che sono in ricerca. Penso specialmente a quei giovani che sono tentati di perdere la speranza, di abbandonare i loro alti ideali, di lasciare la scuola o di vivere alla giornata per la strada. Perciò, è essenziale non perdere la vostra integrità morale! Non compromettere i vostri ideali! Non cedere alle tentazioni contro la bontà, la santità, il coraggio e la purezza! Raccogliete la sfida! Con Cristo, voi sarete – e veramente lo siete già – gli artefici di una cultura filippina rinnovata e più giusta.
Un secondo ambito in cui siete chiamati a dare un contributo è nell’avere cura dell’ambiente. Questo non soltanto a causa del fatto che il vostro Paese, più di altri, rischia di essere seriamente colpito dal cambiamento climatico. Siete chiamati a prendervi cura del creato non solo come cittadini responsabili, ma anche come seguaci di Cristo! Il rispetto dell’ambiente richiede di più che semplicemente usare prodotti puliti o riciclarli. Questi sono aspetti importanti ma non sufficienti. Abbiamo bisogno di vedere, con gli occhi della fede, la bellezza del piano di salvezza di Dio, il legame tra l’ambiente naturale e la dignità della persona umana. L’uomo e la donna sono creati ad immagine e somiglianza di Dio e a loro è stato dato il dominio sulla creazione (cfr Gen 1,26-28). Come amministratori della creazione, siamo chiamati a fare della Terra un bellissimo giardino per la famiglia umana. Quando distruggiamo le nostre foreste, devastiamo il suolo e inquiniamo i mari, noi tradiamo quella nobile chiamata.
Tre mesi fa, i vostri Vescovi hanno affrontato questi temi in una profetica Lettera Pastorale. Hanno chiesto a ciascuno di riflettere sulla dimensione morale delle nostre attività e dei nostri stili di vita, sui nostri consumi e sull’uso che facciamo delle risorse naturali. Oggi vi chiedo di farlo nel contesto della vostra vita e del vostro impegno per la costruzione del Regno di Cristo. Cari giovani, l’uso corretto e la corretta gestione delle risorse naturali è un compito urgente e voi avete un importante contributo da offrire. Voi siete il futuro delle Filippine. Siate attivamente interessati a quanto avviene nella vostra bellissima terra!
Un altro ambito nel quale voi potete offrire un contributo è particolarmente caro a tutti noi. E’ la cura per i poveri. Siamo cristiani, membri della famiglia di Dio. Ognuno di noi, non importail tanto o il pocoche possiede, è chiamato atendere la manopersonalmentee servirei fratelli ele sorelleche hanno bisogno. C’è sempre qualcuno vicino a noi che si trova nella necessità, materiale, psicologica, spirituale. Il più grande dono che possiamo fare loro è la nostra amicizia, la nostra attenzione, la nostra tenerezza, il nostro amore per Gesù.Ricevere Lui significa ricevere ogni cosa insieme con Lui; donare Lui significa offrire il dono più grande di tutti.
Molti di voi sanno che cosa significa essere poveri. Ma molti di voi hanno anche fatto l’esperienza di qualcosa della beatitudine che Gesù ha promesso ai “poveri in spirito” (cfrMt 5,3). E qui vorrei dire una parola di incoraggiamento e di gratitudine a quelli tra voi che hanno scelto di seguire nostro Signore nella sua povertà, attraverso la vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa; attingendo a quella povertà arricchirete molti. Ma a tutti voi, specialmente a quelli che possono fare e dare di più, io chiedo: per favore, fate di più! Per favore, date di più! Quando offrite qualcosa del vostro tempo, dei vostri talenti e delle vostre risorse alle tante persone bisognose che vivono ai margini, voi fate la differenza. E’ una differenza di cui c’è un disperato bisogno e per la quale sarete abbondantemente ricompensati dal Signore. Perché, come Lui disse, avrete «un tesoro in cielo»(Mc 10,21).
Vent’anni fa, in questo stesso luogo, san Giovanni Paolo II affermò che il mondo ha bisogno di “un nuovo tipo di giovane” – uno che sia impegnato con i più alti ideali e desideroso di costruire la civiltà dell’amore. Siate quei giovani di cui parlava san Giovanni Paolo II! Non perdete i vostri ideali! Siate testimoni gioiosi dell’amore di Dio e dello splendido piano che Egli ha per noi, per questo Paese e per il mondo in cui viviamo. Per favore, pregate per me. Dio vi benedica tutti!
Francese
Chers jeunes amis,
C’est une joie pour moi d’être aujourd’hui avec vous. Je salue cordialement chacun de vous et je remercie tous ceux qui ont rendu possible cette rencontre. Au cours de ma visite aux Philippines, j’ai particulièrement voulu avoir une rencontre avec vous, les jeunes, pour vous écouter et pour parler avec vous. Je désire exprimer l’amour et l’espérance que l’Église a pour vous. Et je veux vous encourager, comme citoyens chrétiens de ce pays, à vous offrir avec enthousiasme et avec honnêteté au grand travail de renouvellement de votre société et de contribution à construire un monde meilleur. Je remercie spécialement les jeunes qui m’ont adressé des paroles de bienvenue. Ils ont exprimé de façon éloquente, en votre nom, vos préoccupations et vos inquiétudes, votre foi et vos espérances. Ils ont parlé des difficultés et des attentes des jeunes. Bien que je ne puisse pas répondre à chacun de ces questionnements de façon exhaustive, je sais que, avec vos Pasteurs et entre vous, vous les considérerez attentivement à l’aide de la prière et que vous ferez des propositions concrètes d’action. Aujourd’hui, je voudrais suggérer trois domaines-clés où vous avez une contribution significative à offrir à la vie de votre pays. Le premier est le défi de l’intégrité. Le terme “défi” peut être entendu de deux manières. D’abord, il peut être compris de façon négative, comme une tentative d’agir contre vos convictions morales, contre tout ce que vous savez être vrai, bon et juste. Notre intégrité peut être défiée par des intérêts égoïstes, par l’avidité, par la malhonnêteté, ou par l’intention d’instrumentaliser les autres. Mais l’expression “défi” peut aussi être comprise dans un sens positif. Elle peut être vue comme une invitation à être courageux, à donner un témoignage prophétique de sa foi et de tout ce qui est tenu pour sacré. En ce sens, le défi de l’intégrité est quelque chose à quoi, en ce moment et dans vos vies, il est nécessaire de se confronter. Il ne s’agit pas de quelque chose que vous pouvez renvoyer au temps où vous serez plus âgés, où vous aurez de plus grandes responsabilités. Dès maintenant aussi, vous avez à relever le défi d’agir avec honnêteté et correction dans vos relations avec les autres, qu’ils soient jeunes ou âgés. Ne fuyez pas ce défi ! Un des plus grands défis que les jeunes ont devant eux est celui d’apprendre à aimer. Aimer signifie prendre un risque : le risque du refus, le risque d’être utilisé, ou pire d’utiliser l’autre. N’ayez pas peur d’aimer ! Mais, aussi en aimant, préservez votre intégrité ! En cela aussi, soyez honnêtes et loyaux ! Dans la lecture que nous venons d’entendre, Paul dit à Timothée : « Que personne n’ait lieu de te mépriser parce que tu es jeune ; au contraire, sois pour les croyants un modèle par ta parole et ta conduite, par ta charité, ta foi et ta pureté » (1 Tm 4, 12). Vous êtes donc appelés à donner un bon exemple, exemple d’intégrité. Naturellement, en le faisant, vous devrez affronter des oppositions et des critiques, le découragement et même le ridicule. Mais vous avez reçu un don qui vous permet de dépasser ces difficultés. C’est le don de l’Esprit Saint. Si vous nourrissez ce don par la prière quotidienne et puisez la force dans la participation à l’Eucharistie, vous serez en mesure d’atteindre cette grandeur morale à laquelle Jésus vous appelle. Vous deviendrez aussi une boussole pour vos amis qui sont en recherche. Je pense spécialement à ces jeunes qui ont la tentation de perdre l’espérance, d’abandonner leur idéaux élevés, de quitter l’école ou de vivre au jour le jour dans les rues. Il est donc essentiel de ne pas perdre votre intégrité ! Ne compromettez pas vos idéaux ! Ne cédez pas aux tentations contre la bonté, la sainteté, le courage et la pureté ! Relevez le défi ! Avec le Christ, vous serez – vraiment vous l’êtes déjà – des artisans d’une culture philippine renouvelée et plus juste. Un autre domaine où vous êtes appelés à donner votre contribution est celui de montrer de la préoccupation pour l’environnement. Ce n’est pas seulement parce que votre pays, plus que d’autres, risque d’être sérieusement touché par le changement climatique. Vous êtes appelés à prendre soin de la création, non seulement comme des citoyens responsables, mais aussi comme disciples du Christ ! Le respect de l’environnement signifie davantage que de simplement utiliser des produits propres ou de recycler ce que nous utilisons. Ce sont des aspects importants, mais non suffisants. Nous avons besoin de voir, avec les yeux de la foi, la beauté du plan de salut de Dieu, le lien entre l’environnement naturel et la dignité de la personne humaine. L’homme et la femme sont créés à l’image et à la ressemblance de Dieu et la maîtrise de la création leur a été confiée (cf. Gn 1, 26-28). Comme administrateurs de la création de Dieu, nous sommes appelés à faire de la terre un beau jardin pour la famille humaine. Lorsque nous détruisons nos forêts, lorsque nous dévastons le sol et polluons les mers, nous trahissons ce noble appel ! Il y a trois mois, vos Évêques ont affronté ces thèmes dans une Lettre pastorale prophétique. Ils ont demandé à chacun de réfléchir sur la dimension morale de nos activités et de nos styles de vie, de notre consommation et de l’usage que nous faisons des ressources naturelles. Aujourd’hui, je vous demande de le faire, dans le contexte de vos vies et de votre engagement pour la construction du Royaume du Christ. Chers jeunes, l’usage juste et la gestion correcte des ressources naturelles est une tâche urgente et vous avez une contribution importante à offrir. Vous êtes l’avenir des Philippines. Soyez vivement intéressés à tout ce qui arrive à votre si belle terre ! Un dernier domaine où vous pouvez offrir une contribution vous est particulièrement cher à tous. C’est le soin des pauvres. Nous sommes chrétiens, membres de la famille de Dieu. Chacun de nous, et peu importe si individuellement nous avons beaucoup ou peu, est appelé à tendre la main personnellement et à servir nos frères et nos soeurs dans le besoin. Il y a toujours quelqu’un proche de nous qui a des besoins matériels, psychologiques, spirituels. Le plus grand don que nous puissions leur faire est notre amitié, notre préoccupation, notre tendresse, notre amour pour Jésus. Le recevoir signifie tout avoir; Le donner signifie offrir le don le plus grand de tous. Beaucoup d’entre vous savent ce que signifie être pauvres. Mais beaucoup d’entre vous ont aussi fait l’expérience de quelque chose du bonheur que Jésus à promis aux “pauvres en esprit” (cf. Mt 5, 3). Je voudrais dire ici une parole d’encouragement et de gratitude à ceux d’entre vous qui ont choisi de suivre notre Seigneur dans sa pauvreté, par la vocation au sacerdoce et à la vie religieuse; en puisant à cette pauvreté, vous vous enrichirez beaucoup. Mais à vous tous, spécialement à ceux qui peuvent faire et donner davantage, je demande : s’il vous plaît, faites davantage ! S’il vous plaît, donnez plus ! Lorsque vous donnez de votre temps, de vos talents et de vos ressources à beaucoup de personnes nécessiteuses qui vivent aux marges, vous faites une différence. C’est une différence qui est si désespérément nécessaire, et pour laquelle vous serez largement récompensés par le Seigneur. Parce que, comme il a dit : « Tu auras un trésor au ciel » (Mc 10, 21). Il y a vingt ans en ce même lieu, saint Jean-Paul II a affirmé que le monde a besoin d’“un nouveau type de jeunes ” – engagés dans les plus hauts idéaux, et désireux de bâtir la civilisation de l’amour. Soyez ces jeunes! Ne perdez pas vos idéaux ! Soyez des témoins joyeux de l’amour de Dieu et du magnifique dessein qu’il a pour nous, pour ce pays et pour le monde dans lequel nous vivons. S’il vous plaît, priez pour moi. Que Dieu vous bénisse tous !
Inglese
Dear Young Friends, It is a joy for me to be with you this morning. I greet each of you from the heart, and I thank all those who made this meeting possible. During my visit to the Philippines, I wanted in a particular way to meet with young people, to listen to you and to talk with you. I want to express the love and the hopes of the Church for you. And I want to encourage you, as Christian citizens of this country, to offer yourselves passionately and honestly to the great work of renewing your society and helping to build a better world. In a special way, I thank the young people who have offered words of welcome to me. They have expressed eloquently, in your name, your concerns and worries, your faith and your hopes. They have spoken of the difficulties and the expectations of the young. Although I cannot respond to each of these issues at length, I know that, together with your pastors and among yourselves, you will prayerfully consider them and make concrete proposals for action in your lives. Today I would like to suggest three key areas where you have a significant contribution to make to the life of your country. The first of these is the challenge of integrity. The word “challenge” can be understood in two ways. First, it can be understood negatively, as a temptation to act against your moral convictions, what you know to be true, good and right. Our integrity can be challenged by selfish interest, greed, dishonesty, or the willingness to use other people. But the word “challenge” can be also understood positively. It can be seen as invitation to courage, a summons to bear prophetic witness to what you believe and hold sacred. In this sense, the challenge of integrity is something which you have to face now, at this time in your lives. It is not something you can put off until you are older or have greater responsibilities. Even now you are challenged to act with honesty and fairness in your dealings with others, young and old alike. Do not avoid the challenge! One of the greatest challenges young people face is learning to love. To love means to take a risk: the risk of rejection, the risk of being taken advantage of, or worse, of taking advantage of another. Do not be afraid to love! But in love, too, maintain your integrity! Here too, be honest and fair! In the reading we have just heard, Paul tells Timothy: “Let no one have contempt for your youth, but set an example for those who believe, in speech, conduct, love, faith, and purity” (1 Tim 4:12). You are called, then, to set a good example, an example of integrity. Naturally, in doing this, you will encounter opposition, negativity, discouragement, and even ridicule. But you have received a gift which enables you to rise above those difficulties. It is the gift of the Holy Spirit. If you nurture this gift by daily prayer and draw strength from sharing in the Eucharist, you will be able to achieve that moral greatness to which Jesus calls you. You will also be a compass for those of your friends who are struggling. I think especially of those young people who are tempted to lose hope, to abandon their high ideals, to drop out of school, or to live from day to day on the streets. So it is essential not to lose your integrity! Not to compromise your ideals! Not to give in to temptations against goodness, holiness, courage and purity! Rise to the challenge! With Christ, you will be – indeed you already are! – the architects of a renewed and more just Filipino culture. A second key area where you are called to make a contribution is in showing concern for the environment. This is not only because this country, more than many others, is likely to be seriously affected by climate change. You are called to care for creation not only as responsible citizens, but also as followers of Christ! Respect for the environment means more than simply using cleaner products or recycling what we use. These are important aspects, but not enough. We need to see, with the eyes of faith, the beauty of God’s saving plan, the link between the natural environment and the dignity of the human person. Men and women are made in the image and likeness of God, and given dominion over creation (cf. Gen 1:26-28). As stewards of God’s creation, we are called to make the earth a beautiful garden for the human family. When we destroy our forests, ravage our soil and pollute our seas, we betray that noble calling. Three months ago, your Bishops addressed these issues in a prophetic Pastoral Letter. They asked everyone to think about the moral dimension of our activities and lifestyles, our consumption and our use of the earth’s resources. Today I ask you to do this in the context of your own lives and your commitment to the building up of Christ’s kingdom. Dear young people, the just use and stewardship of the earth’s resources is an urgent task, and you have an important contribution to make. You are the future of the Philippines. Be concerned about what is happening to your beautiful land! A final area in which you can make a contribution is one dear to all of us. It is care for the poor. We are Christians. We are members of God’s family. No matter how much or how little we have individually, each one of us is called to personally reach out and serve our brothers and sisters in need. There is always someone near us who is in need, materially, emotionally, spiritually. The greatest gift we can give to them is our friendship, our concern, our tenderness, our love for Jesus. To receive Jesus is to have everything; to give him is to give the greatest gift of all. Many of you know what it is to be poor. But many of you have also experienced something of the blessedness that Jesus promised to “the poor in spirit” (cf. Mt 5:3). Here I would say a word of encouragement and gratitude to those of you who choose to follow our Lord in his poverty through a vocation to the priesthood and the religious life; by drawing on that poverty you will enrich many. But to all of you, especially those who can do more and give more, I ask: Please, do more! Please, give more! When you give of your time, your talents and your resources to the many people who struggle and who live on the margins, you make a difference. It is a difference that is so desperately needed, and one for which you will be richly rewarded by the Lord. For, as he has said: “you will have treasure in heaven” (Mk 10:21). Twenty years ago, in this very place, Saint John Paul II said that the world needs “a new kind of young person” – one committed to the highest ideals and eager to build the civilization of love. Be those young persons! Never lose your idealism! Be joyful witnesses to God’s love and the beautiful plan he has for us, for this country and for the world in which we live. Please pray for me. God bless you all!
Spagnolo 
Queridos jóvenes amigos 
(...) El Papa cuenta la circunstancia de la muete ayer en Tacloban di una giovane voluntaria en un accidente y pide a todos de rezar por ella en silencio.
Me alegro de estar con vosotros esta mañana. Mi saludo afectuoso a cada uno, y mi agradecimiento a todos los que han hecho posible este encuentro. En mi visita a Filipinas, he querido reunirme especialmente con vosotros los jóvenes, para escucharos y hablar con vosotros. Quiero transmitiros el amor y las esperanzas que la Iglesia tiene puestas en vosotros. Y quiero animaros, como cristianos ciudadanos de este país, a que os entreguéis con pasión y sinceridad a la gran tarea de la renovación de vuestra sociedad y ayudéis a construir un mundo mejor. Doy las gracias de modo especial a los jóvenes que me han dirigido las palabras de bienvenida. Hablando en nombre de todos, han expresado con claridad vuestras inquietudes y preocupaciones, vuestra fe y vuestras esperanzas. Han hablado de las dificultades y las expectativas de los jóvenes. Aunque no puedo responder detalladamente a cada una de estas cuestiones, sé que, junto con vuestros pastores, las consideraréis atentamente y haréis propuestas concretas de acción para vuestras vidas. Me gustaría sugerir tres áreas clave en las que podéis hacer una importante contribución a la vida de vuestro país. En primer lugar, el desafío de la integridad. La palabra «desafío» puede entenderse de dos maneras. En primer lugar, puede entenderse negativamente, como la tentación de actuar en contra de vuestras convicciones morales, de lo que sabéis que es verdad, bueno y justo. Nuestra integridad puede ser amenazada por intereses egoístas, la codicia, la falta de honradez, o el deseo de utilizar a los demás. La palabra «desafío» puede entenderse también en un sentido positivo. Se puede ver como una invitación a ser valientes, una llamada a dar testimonio profético de aquello en lo que crees y consideras sagrado. En este sentido, el reto de la integridad es algo a lo que tenéis que enfrentaros ahora, en este momento de vuestras vidas. No es algo que podáis diferir para cuando seáis mayores y tengáis más responsabilidades. También ahora tenéis el desafío de actuar con honestidad y equidad en vuestro trato con los demás, sean jóvenes o ancianos. ¡No huyáis de este desafío! Uno de los mayores desafíos a los que se enfrentan los jóvenes es el de aprender a amar. Amar significa asumir un riesgo: el riesgo del rechazo, el riesgo de que se aprovechen de ti, o peor aún, de aprovecharse del otro. ¡No tengáis miedo de amar! Pero también en el amor mantened vuestra integridad. También en esto sed honestos y justos. En la lectura que acabamos de escuchar, Pablo dice a Timoteo: «Que nadie te menosprecie por tu juventud; sé, en cambio, un modelo para los creyentes en la palabra, la conducta, el amor, la fe y la pureza» (1 Tm 4,12). Estáis, pues, llamados a dar un buen ejemplo, un ejemplo de integridad. Naturalmente, al actuar así sufriréis la oposición, el rechazo, el desaliento, y hasta el ridículo. Pero vosotros habéis recibido un don que os permite estar por encima de esas dificultades. Es el don del Espíritu Santo. Si alimentáis este don con la oración diaria y sacáis fuerzas de vuestra participación en la Eucaristía, seréis capaces de alcanzar la grandeza moral a la que Jesús os llama. También seréis un punto de referencia para aquellos amigos vuestros que están luchando. Pienso especialmente en los jóvenes que se sienten tentados de perder la esperanza, de renunciar a sus altos ideales, de abandonar los estudios o de vivir al día en las calles. Por lo tanto, es esencial que no perdáis vuestra integridad. No pongáis en riesgo vuestros ideales. No cedáis a las tentaciones contra la bondad, la santidad, el valor y la pureza. Aceptad el reto. Con Cristo seréis, de hecho ya los sois, los artífices de una nueva y más justa cultura filipina. Una segunda área clave en la que estáis llamados a contribuir es la preocupación por el medio ambiente. Y esto no sólo porque vuestro país esté probablemente más afectado que otros por el cambio climático. Estáis llamados a cuidar de la creación, en cuanto ciudadanos responsables, pero también como seguidores de Cristo. El respeto por el medio ambiente es algo más que el simple uso de productos no contaminantes o el reciclaje de los usados. Éstos son aspectos importantes, pero no es suficiente. Tenemos que ver con los ojos de la fe la belleza del plan de salvación de Dios, el vínculo entre el medio natural y la dignidad de la persona humana. Hombres y mujeres están hechos a imagen y semejanza de Dios, y han recibido el dominio sobre la creación (cf. Gn 1, 26-28). Como administradores de la creación de Dios, estamos llamados a hacer de la tierra un hermoso jardín para la familia humana. Cuando destruimos nuestros bosques, devastamos nuestro suelo y contaminamos nuestros mares, traicionamos esa noble vocación. Hace tres meses, vuestros obispos abordaron estas cuestiones en una Carta pastoral profética. Pidieron a todos que pensaran en la dimensión moral de nuestras actividades y estilo de vida, nuestro consumo y nuestro uso de los recursos del planeta. Os pido que lo apliquéis al contexto de vuestras propias vidas y vuestro compromiso con la construcción del reino de Cristo. Queridos jóvenes, el justo uso y gestión de los recursos de la tierra es una tarea urgente, y vosotros tenéis mucho que aportar. Vosotros sois el futuro de Filipinas. Interesaos por lo que le sucede a vuestra hermosa tierra. Una última área en la que podéis contribuir es muy querida por todos nosotros: la ayuda a los pobres. Somos cristianos. Somos miembros de la familia de Dios. No importa lo mucho o lo poco que tengamos individualmente, cada uno de nosotros está llamado a acercarse y servir a nuestros hermanos y hermanas necesitados. Siempre hay alguien cerca de nosotros que tiene necesidades, ya sea materiales, emocionales o espirituales. El mayor regalo que le podemos dar es nuestra amistad, nuestro interés, nuestra ternura, nuestro amor por Jesús. Quien lo recibe lo tiene todo; quien lo da hace el mejor regalo. Muchos de vosotros sabéis lo que es ser pobres. Pero muchos también habéis podido experimentar la bienaventuranza que Jesús prometió a los «pobres de espíritu» (cf. Mt 5,3). Quisiera dirigir una palabra de aliento y gratitud a todos los que habéis elegido seguir a nuestro Señor en su pobreza mediante la vocación al sacerdocio y a la vida religiosa. Con esa pobreza enriqueceréis a muchos. Os pido a todos, especialmente a los que podéis hacer y dar más: Por favor, ¡haced más! Por favor, ¡dad más! Qué distinto es todo cuando sois capaces de dar vuestro tiempo, vuestros talentos y recursos a la multitud de personas que luchan y que viven en la marginación. Hay una absoluta necesidad de este cambio, y por ello seréis abundantemente recompensados por el Señor. Porque, como él ha dicho: «Tendrás un tesoro en el cielo» (Mc 10,21). Hace veinte años, en este mismo lugar, san Juan Pablo II dijo que el mundo necesita «un tipo nuevo de joven», comprometido con los más altos ideales y con ganas de construir la civilización del amor. ¡Sed vosotros de esos jóvenes! ¡Que nunca perdáis vuestros ideales! Sed testigos gozosos del amor de Dios y de su maravilloso proyecto para nosotros, para este país y para el mundo en que vivimos. Por favor, rezad por mí. Que Dios os bendiga.
Portoghese
Queridos jovens amigos!
É uma alegria para mim estar hoje convosco. Saúdo cordialmente a cada um de vós e agradeço a todos aqueles que tornaram possível este encontro. Durante a minha visita às Filipinas, senti uma vontade particular de me encontrar convosco, queridos jovens, para vos escutar e falar. Desejo exprimir o amor e a esperança que a Igreja tem por vós e em vós. A minha intenção é encorajar-vos, como cidadãos cristãos deste país, na oferta de vós mesmos feita com entusiasmo e honestidade para o grande compromisso de renovar a vossa sociedade e contribuir para a construção de um mundo melhor. De modo especial, agradeço aos jovens que me dirigiram palavras de boas-vindas. Expressaram de forma eloquente, em vosso nome, as vossas preocupações e ansiedades, a vossa fé e as vossas esperanças. Falaram das dificuldades e expectativas dos jovens. Embora não possa responder a cada uma destas questões de forma exaustiva, sei que, juntamente com os vossos pastores e entre vós, ireis considerá-las cuidadosamente com a ajuda da oração e fareis propostas concretas de acção. Hoje quero sugerir-vos três áreas-chave onde tendes uma contribuição significativa a dar à vida do vosso país. A primeira é o desafio da integridade. O termo «desafio» pode ser entendido de duas maneiras. A primeira, de modo negativo, como uma tentativa de agir contra as vossas convicções morais, contra tudo o que vós professais acerca do que é verdadeiro, bom e justo. A nossa integridade pode ser desafiada por interesses egoístas, pela ganância, pela desonestidade ou pela intenção de manipular os outros. Mas a palavra «desafio» pode-se entender também em sentido positivo. Pode ser vista como um convite a ser corajoso, a dar um testemunho profético da própria fé e de tudo o que se crê e considera sagrado. Neste sentido, o desafio da integridade é algo com que é preciso confrontarvos nestes tempos e nas vossas vidas. Não se trata de algo que se pode adiar para quando fordes mais idosos ou tiverdes maiores responsabilidades. Mesmo agora, sois desafiados a agir com honestidade e lealdade nas vossas relações com os outros, sejam eles jovens ou idosos. Não fujais deste desafio. Um dos maiores desafios que os jovens têm pela frente é o de aprender a amar. Amar significa assumir um risco: o risco da rejeição, o risco de ser usados ou, pior, usar o outro. Não tenhais medo de amar. Mas, mesmo amando, preservai a vossa integridade. Também nisso, sede honestos e leais. Na leitura que acabámos de ouvir, Paulo diz a Timóteo: «Ninguém escarneça da tua juventude; antes, sê modelo dos fiéis na palavra, na conduta, no amor, na fé, na castidade» (1 Tm 4, 12). Portanto sois chamados a dar bom exemplo, exemplo de integridade. Ao fazê-lo, naturalmente tereis de enfrentar oposições e críticas, o desânimo e até o ridículo. Mas vós recebestes um dom que vos permite superar estas dificuldades: o dom do Espírito Santo. Se alimentardes este dom com a oração diária e tirardes força da participação na Eucaristia, sereis capazes de alcançar aquela grandeza moral a que vos chama Jesus. Tornar-vos-eis também uma bússola para os vossos amigos que andam à deriva. Penso especialmente nos jovens que se sentem tentados a perder a esperança, a abandonar os seus altos ideais, a deixar a escola ou a gozar o dia-a-dia. Por isso, é essencial não perder a vossa integridade, não comprometer os vossos ideais, nem ceder às tentações contra a bondade, a santidade, a coragem e a pureza. Abraçai o desafio. Com Cristo, vós sereis – na verdade, já o sois – os artífices duma cultura filipina renovada e mais justa. Uma segunda área onde sois chamados a dar a vossa contribuição é mostrar solicitude pelo meio ambiente. Isto não se deve apenas ao facto de que o vosso país, mais do que outros, corre o risco de ser seriamente afectado pelas alterações climáticas. Sois chamados a cuidar da criação, não só como cidadãos responsáveis, mas também como seguidores de Cristo. O respeito pelo ambiente requer mais do que simplesmente usar produtos não poluentes ou reciclá-los. Estes são aspectos importantes, mas não suficientes. Temos necessidade de ver, com os olhos da fé, a beleza do plano de salvação de Deus, a ligação entre o ambiente natural e a dignidade da pessoa humana. O homem e a mulher foram criados à imagem e semelhança de Deus, tendo-lhes sido dado o domínio sobre a criação (cf. Gn 1, 26-28). Como administradores da criação, somos chamados a fazer da Terra um belíssimo jardim para a família humana. Quando destruímos as nossas florestas, devastamos o solo e poluímos os mares, traímos esta nobre vocação. Há três meses, os vossos bispos abordaram estes temas numa Carta Pastoral profética. Pediram a cada um que reflectisse sobre a dimensão moral das nossas actividades e dos nossos estilos de vida, nos nossos consumos e no uso que fazemos dos recursos naturais. Hoje peço-vos que o façais no contexto das vossas vidas e do vosso compromisso em prol da construção do Reino de Cristo. Queridos jovens, o uso e a gestão correctos dos recursos naturais é uma tarefa urgente, para a qual tendes uma importante contribuição a dar. Sois o futuro das Filipinas. Mostrai-vos interessados por tudo o que sucede na vossa belíssima terra. Outra área, para a qual podeis prestar uma contribuição, é particularmente querida a todos vós: o cuidado dos pobres. Somos cristãos, membros da família de Deus. Cada um de nós – não importa se, individualmente, temos muito ou pouco – é chamado a estender a mão pessoalmente e servir os nossos irmãos e irmãs necessitados. Há sempre alguém perto de nós que está em necessidade: material, psicológica, espiritual. O maior presente que lhe podemos dar é a nossa amizade, a nossa solicitude, a nossa ternura, o nosso amor por Jesus. Recebê-Lo significa receber com Ele tudo; dá-Lo significa dar o maior presente de todos. Muitos de vós sabem o que significa ser pobre. Mas, muitos de vós terão experimentado também algo da bem-aventurança que Jesus prometeu aos «pobres em espírito» (Mt 5, 3). Gostaria de deixar aqui uma palavra de incentivo e gratidão àqueles de vós que escolheram seguir Nosso Senhor na sua pobreza, através da vocação ao sacerdócio e à vida religiosa; bebendo naquela pobreza, enriquecereis a muitos. A todos vós, porém, especialmente àqueles que podem fazer e dar mais, peço: Por favor, fazei mais! Por favor, dai mais! Quando ofereceis algo do vosso tempo, dos vossos talentos e dos vossos recursos a tantas pessoas carentes que vivem marginalizadas, sois diferentes. É uma diferença de que há uma necessidade desesperada e pela qual sereis abundantemente recompensados pelo Senhor, pois – como Ele disse - «tereis um tesouro no céu» (Mc 10, 21). Vinte anos atrás, São João Paulo II afirmou, neste mesmo lugar, que o mundo precisa de «um novo tipo de jovem»: um jovem que esteja comprometido com os mais altos ideais e desejoso de construir a civilização do amor. Sede aqueles jovens de que falava São João Paulo II. Não percais os vossos ideais. Sede jubilosas testemunhas do amor de Deus e do plano maravilhoso que Ele tem para nós, para este país e para o mundo em que vivemos. Por favor, rezai por mim. Deus vos abençoe a todos.

Dopo la recita dell’Angelus, i giovani, insieme ai loro genitori e sacerdoti, chiedono la benedizione del Santo Padre. Concluso il rito, il Papa rientra in auto alla Nunziatura Apostolica.

*

Traduzione di lavoro del discorso di Papa Francesco ai giovani filippini pronunciato in spagnolo. "Scusatemi perché non ho letto ciò che ho preparato per voi. Ma c’è una frase che mi consola un po’: la realtà è superiore all’idea. E la realtà che voi tutti rappresentate è superiore alla carte che ho di fronte. Grazie"


(Testo della Radio Vaticana) Quando parlo in maniera spontanea lo faccio in spagnolo, perché non conosco la lingua inglese. Posso farlo? Grazie molte!
La preghiera per la morte di una  volontaria
Prima di tutto, una notizia triste. Ieri, quando stava per iniziare la Messa una parte dell’impalcatura è crollata e ha colpito una giovane donna che stava lavorando e che è morta. Il suo nome è Chrystel. Lavorava per come volontaria nell’organizzazione della Messa, aveva 27 anni. Era giovane come voi. Lavorava per un’associazione che si chiama Catholic relife services, era una volontaria. Vorrei che tutti voi, suoi coetanei osservaste un minuto di silenzio e poi pregheremo la nostra Madre nel cielo. Preghiamo.
(Ave Maria)
Preghiamo anche per suo padre e sua madre. Era figlia unica. Sua mamma sta tornando da Hong Kong, e suo padre è arrivato a Manila per attenderla.
(Padre Nostro)
Cari giovani amici,
è una gioia per me essere oggi con voi. Saluto cordialmente ciascuno di voi e ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro. Nel corso della mia visita alle Filippine, ho voluto in modo particolare incontrarmi con voi giovani, per ascoltarvi e parlare con voi. Desidero esprimere l’amore e la speranza che la Chiesa ha per voi. E voglio incoraggiarvi, come cittadini cristiani di questo Paese, a dedicarvi con passione e con onestà al grande impegno di rinnovare la vostra società e di contribuire a costruire un mondo migliore.
Ringrazio in maniera speciale i giovani che hanno portato le loro testimonianze: June, Leandro Santos II, e Ricky. Grazie.
L'importanza delle donne
C’è solo una piccola rappresentanza di donne tra voi. Troppo poche. Le donne hanno molto da dirci nella società di oggi. Talvolta siamo troppo maschilisti e non diamo spazio alle donne. Ma le donne sono capaci di vedere le cose con occhi diversi da noi uomini. Le donne sono capaci di porre domande che gli uomini non sono capaci di comprendere. Prestate attenzione. Lei (Taziel) oggi ha posto l’unica domanda che non ha una risposta. E non essendo in grado di esprimerla a parole lo ha fatto con le lacrime. Quindi, quando verrà il prossimo Papa a Manila fate in modo che ci siano più donne tra voi.
Perchè soffrono i bambini?
Ringrazio June, che si è espresso con tanto coraggio. Come ho detto il fulcro della tua domanda non ha praticamente una risposta. Solo quando anche noi saremo capaci di piangere per le cose che hai detto allora saremo pronti a rispondere a questa domanda. Una grande domanda per tutti: perché soffrono i bambini? Quando il cuore è pronto ad interrogare se stesso e piangere, allora saremo in grado di comprendere qualcosa. Esiste una compassione ‘mondana’ che non serve a nulla. Tu hai detto qualcosa al riguardo. Una compassione che al massimo consiste nel mettere una mano in tasca ed allungare una moneta. Se Cristo avesse avuto questo tipo di compassione, sarebbe semplicemente passato, avrebbe curato tre o quattro persone e se ne sarebbe tornato dal Padre. Solamente quando Cristo pianse e fu capace di piangere, comprese ciò che accadeva nelle nostre vite.
Imparare a piangere per chi soffre
Cari ragazzi e ragazze, nel mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono esclusi, quelli che vengono scartati, ma quelli che hanno una vita senza particolari necessità non sanno piangere. Alcune realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi lavati dalle lacrime. Così invito ciascuno di voi a chiedersi: ho imparato a piangere quando vedo un bambino che è affamato, un bambino drogato, un bambino che non ha casa, un bambino abbandonato, un bambino abusato, un bambino sfruttato dalla società? Ogni tanto qualcuno piange in maniera capricciosa perché vorrebbe di più. Questa è la prima cosa che volevo dirvi. Impariamo a piangere. Come lei ci ha mostrato oggi. Non dimentichiamoci di questa testimonianza. La grande domanda sul perché i bambini soffrono lei l’ha posta piangendo. E la risposta che noi diamo oggi è: impariamo a piangere.
Se non imparate come si piange non potrete essere buoni cristiani
Gesù nel Vangelo pianse, pianse per un amico morto, pianse nel suo cuore per quella famiglia che ha perduto sua figlia, pianse nel cuore quando vide una povera vedova che ha dovuto seppellire il figlio, ma soprattutto pianse nel suo cuore e fu mosso a compassione quando vide una moltitudine di persone senza un pastore. Se non imparate come si piange non potrete essere buoni cristiani.
Non temete di piangere
Questa è una sfida. June e Gisele, oggi ci hanno lanciato questa sfida. E quando ci chiedono perché soffrono i bambini? Perché capita questo o quest’altra tragedia nella vita? La nostra risposta può essere o il silenzio, o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi. Non temete di piangere.
Non trasformatevi da giovani da museo
E poi è stato il Turno di Leandro Santos II. Anche lui ha fatto delle domande, riguardanti il mondo dell’informazione. Oggi con tanti mezzi di comunicazione siamo sempre iper-informati. E’un male? Non necessariamente. Va bene, è può essere utile. Ma corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni. Abbiamo moltissime informazioni, ma non sappiamo come utilizzarle. Corriamo il rischio di trasformarci in giovani ‘museo’, che hanno tutto, ma non sanno cosa farci. Non abbiamo bisogno di giovani ‘museo’, ma di giovani santi.
La grande sfida della vita: imparare ad amare
Voi potrete chiedermi: padre come si diventa santi? Questa è un'altra sfida. La sfida dell’amore. Qual è la materia più importante che imparate all’università? E quale la materia più importante che dovete imparare nella vita? Imparare ad amare! E’ questa la grande sfida della vita, imparare ad amare. Non solo accumulare informazione, senza sapere cosa farne. E’ solo attraverso l’amore che questa informazione diventa feconda.
I tre linguaggi del Vangelo: pensare, sentire, amare
Per questo il Vangelo ci propone un cammino semplice. Usare i tre linguaggi: il linguaggio della mente, il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. Tutti e tre da usare in maniera armonica. Pensare qualcosa, sentirlo nel cuore e realizzarlo. Le informazioni che riceviamo devono arrivare al cuore e si trasformano in qualcosa di concreto. In maniera armonica. Sentire ciò che si pensa e sentire ciò che si fa. Fare ciò che pensi e ciò che provi. I tre linguaggi. Siete capaci di ripeterlo ? Pensare, sentire, fare. (i ragazzi ripetono)
Lasciamoci sorprendere da Dio
Il vero amore è amare e farsi amare.  E’ più difficile farsi amare che amare. Per questo è tanto difficile comprendere l’amore perfetto di Dio. Perché possiamo amarlo, ma è importante che ci facciamo amare da lui. Il vero amore è aprirsi all’amore che ci vuole raggiungere e che ci provoca sorpresa. Se disponi soltanto di informazioni, non hai accesso alla sorpresa, l’amore invece ti dispone alla sorpresa, perché suppone un dialogo tra due persone, tra chi ama e chi è amato. E noi diciamo che Dio è un Dio delle sorprese, perché sempre ci ha amati per primo, con una sorpresa. Dio ci sorprende. Lasciamoci sorprendere da Dio. Rifiutiamo la psicologia del computer che ci fa pensare di sapere tutto. Sul computer si trovano tutte le risposte sullo schermo, ma nessuna sorpresa.
La sorpresa di scoprirsi amati da Dio
Nella sfida dell’amore Dio si manifesta attraverso la sorpresa. Pensiamo a San Matteo. Era un buon commerciante e impoveriva le persone perché imponeva le tasse ai propri concittadini ebrei per darle ai romani. Era pieno di soldi e imponeva queste tasse. Quando passa Gesù, lo osserva  e gli dice vieni, seguimi! Matteo non poteva crederci. Se avete l’occasione andate a vedere il quadro dipinto da Caravaggio su questo episodio. Gesù lo chiama e gli altri intorno dicono: questo qua?! E’ un traditore senza vergogna. Ma la sorpresa di scoprirsi amato lo vince. Il giorno in cui Matteo ha lasciato la sua casa, sua moglie mai avrebbe pensato che sarebbe rientrato senza soldi, preoccupandosi di come preparare un banchetto per colui che lo aveva amato per primo, che lo aveva sorpreso con qualcosa di molto importante, più importante del denaro che possedeva.
San Francesco morì povero ma con il cuore stracolmo
Lasciatevi sorprendere da Dio. E non temete le sorprese! Vi scuotono il terreno sotto i piedi! E rendono tutto insicuro, ma ci spingono ad avanzare nella giusta direzione. Il vero amore fa che vi spendiate nella vita, vi lascia le tasche vuote. San Francesco morì con le mani vuote, con le tasche vuote, ma con un cuore stracolmo. Siamo d’accordo, allora? No giovani ‘museo’, ma uomini saggi. Per essere saggi usate i tre linguaggi: pensare, sentire e agire. Per essere saggi permettete a voi stessi di farvi sorprendere dall’amore di Dio. Grazie per la tua testimonianza!
Siamo pronti a ricevere?
Ricky invece è venuto con un buon piano per capire come procedere nella nostra vita, ci ha raccontato di tutti gli aspetti della vita dei giovani. Grazie Ricky. Grazie per quanto tu e i tuoi amici fate. Vorrei farvi una domanda. Tu e i tuoi amici sapete aiutare, ma vi preparate anche a ricevere? Ricky rispondi nel tuo cuore. Nel Vangelo che abbiamo appena sentito c’è una frase che secondo me è la più importante di tutte. Dice il Vangelo di Gesù: guardò quel giovane e lo amò. Quando vedi il gruppo di giovani amici di Ricky, li si ama molto perché fanno cose molto buone. Ma la frase più importante che dice Gesù è: ti manca solo una cosa. Ascoltiamo questa parola di Gesù in silenzio. Ti manca solo una cosa. Cosa è? A tutti voi che Gesù ama così tanto io chiedo: permettete agli altri di darvi una ricchezza che voi non possedete?
Impariamo a ricevere dall’umiltà di coloro che aiutiamo
I sadducei, i dottori della legge dell’epoca di Gesù, davano molto al popolo, davano le leggi, insegnavano loro, ma non hanno mai permesso alla gente di dare loro qualcosa. Doveva arrivare Gesù per permettere loro di provare compassione, per essere amati. Quanti giovani tra voi sono in questa condizione? Sapete donare, ma non sapete ricevere. Vi manca solo una cosa… Diventate mendicanti. Imparate a mendicare da coloro ai quali date. Non è facile da comprendere. Imparare a mendicare. Imparare a ricevere dall’umiltà di coloro che aiutiamo. Imparare ad essere evangelizzati dai poveri.
Abbiamo bisogno di essere evangelizzati dai poveri
Le persone che aiutiamo, i poveri, gli infermi, gli orfani, hanno molto da darci. Ho imparato a mendicare da loro? O mi sento autosufficiente e offro soltanto aiuto. Voi che vivete dando sempre e credete di non aver bisogno di nulla, sapete che anche voi siete poveri? Sapete che siete in povertà e che avete bisogno di farvi evangelizzare dai poveri, dagli infermi, da coloro che aiutate? Questo è ciò che vi aiuta a maturare nel vostro impegno a voler aiutare gli altri. Imparare a tendere la mano spinti dalla propria miseria.
Ho preparato alcuni punti: Imparare ad amare e imparare ad essere amati. C’è una sfida ancora  che è quella per l’integrità. Questo non è solo perché il vostro paese rischia di essere fortemente colpito  dai cambiamenti climatici. E’ la sfida.
Chiedete la saggezza dei poveri
Amare i poveri. I nostri vescovi vorrebbero che pensaste in modo speciale ai poveri quest’anno. Pensate ai poveri? Vi sentite con i poveri? Fate qualcosa per i poveri? Chiedete ai poveri che vi diano la saggezza che essi possiedono? Questo è ciò che desideravo dirvi oggi.
La realtà è superiore all'idea
Scusatemi perché non ho letto ciò che ho preparato per voi. Ma c’è una frase che mi consola un po’: la realtà è superiore all’idea. E la realtà che voi tutti rappresentate è superiore alla carte che ho di fronte. Grazie.


*

Francisco improvisa su mensaje a los jóvenes de Filipinas

Texto completo. El Papa invita a la juventud a aprender a amar y dejarse amar


Este domingo, a las 10,30 hora local, el papa Francisco se ha reunido con los jóvenes filipinos en el campo de deportes de la Universidad de Santo Tomás de Manila. El encuentro, que ha sido una Liturgia de la Palabra, ha sido introducido por el presidente de la Comisión Episcopal para los jóvenes y obispo de Bangued, Mons. Leopoldo C. Jaucian, SVD, y el saludo de una familia.
Después de la entronización de la Santa Cruz, han tenido lugar los testimonios de tres jóvenes --que han planteado también sus preguntas al Pontífice-- y las lecturas bíblicas. A continuación, el Santo Padre ha pronunciado un discurso improvisado.
El Pontífice ha empezado diciendo en inglés:  
"Queridos jóvenes amigos,
Cuando hablo espontáneamente, lo hago en español. ¿No? Porque no sé la lengua inglesa. ¿Puedo hacerlo? ¡Muchas gracias! Aquí, el padre Marc, es un buen traductor".
Y ha proseguido en español:
"Primero de todo, una noticia triste: ayer, mientras estaba por empezar la misa, se cayó una de las torres, como esa, y al caer hirió una muchacha que estaba trabajando, y murió. Su nombre es Cristel. Ella trabajó en la organización de esa misa. Tenía 27 años. Era joven como ustedes. Trabajaba para una asociación que se llama "Catholic Relief Services". Era una voluntaria.
Yo quisiera que nosotos, todos juntos, y ustedes jóvenes como ella, rezáramos en silencio un minuto y después invocáramos a nuestra madre del cielo.
Let us pray (oremos).
[Todos juntos rezan un Ave María en inglés]
Y también hagamos una oración por su papá y su mamá. Era única hija. Su mamá está llegando de Hong Kong. Su papá ha venido a Manila a esperar a su mamá".
[Todos juntos rezan un Padre Nuestro en inglés]
El Papa ha retomado el inglés y ha leído unas frases del texto que había preparado para la ocasión. Así, ha dicho:
"Me alegro de estar con vosotros esta mañana. Mi saludo afectuoso a cada uno, y mi agradecimiento a todos los que han hecho posible este encuentro. En mi visita a Filipinas, he querido reunirme especialmente con vosotros los jóvenes, para escucharos y hablar con vosotros. Quiero transmitiros el amor y las esperanzas que la Iglesia tiene puestas en vosotros. Y quiero animaros, como cristianos ciudadanos de este país, a que os entreguéis con pasión y sinceridad a la gran tarea de la renovación de vuestra sociedad y ayudéis a construir un mundo mejor.
Doy las gracias de modo especial a los jóvenes que me han dirigido las palabras de bienvenida".
Y ha añadido:
"Jun Chura, Leandro Santos II, Rikki Macolor, muchas gracias".
De nuevo en español, Francisco ha continuado diciendo:
"Y la pequeña representación de las mujeres... ¡demasiado poco! ¿eh? Las mujeres tienen mucho que decirnos en la sociedad de hoy. A veces somos demasiado machistas, y no dejamos lugar a la mujer, pero la mujer es capaz de ver las cosas con ojos distintos de los hombres. La mujer es capaz de hacer preguntas que los hombres no terminamos de entender. Presten ustedes atención: ella, hoy, ha hecho la única pregunta que no tiene respuesta. Y no le alcanzaron las palabras, necesitó decirlas con lágrimas. Así que, cuando venga el próximo Papa a Manila, que haya más mujeres.
Yo te agradezco Jun, que hayas expresado tan valientemente tu experiencia. Como dije recién, el núcleo de tu pregunta casi no tiene respuesta. Solamente cuando somos capaces de llorar sobre las cosas que vos viviste, podemos entender algo y responder algo. La gran pregunta para todos: ¿por qué sufren los niños? ¿Por qué sufren los niños? 
Recién cuando el corazón alcanza a hacerse la pregunta, y a llorar, podemos entender algo. Existe una compasión mundana, que no nos sirve para nada. Vos hablaste algo de eso... Una compasión que a lo más nos lleva a meter la mano en el bolsillo y dar una moneda. Si Cristo hubiera tenido esa compasión, hubiera pasado, curado a tres o cuatro, y se hubiera vuelto al Padre. Solamente cuando Cristo lloró y fue capaz de llorar, entendió nuestros dramas.
Queridos chicos y chicas, al mundo de hoy le falta llorar. Lloran los marginados, lloran aquellos que son dejados de lado, lloran los despreciados... pero aquellos que llevamos una vida más o menos sin necesidades, no sabemos llorar. Solamente ciertas realidades de la vida se ven con los ojos limpios por las lágrimas.
Os invito a que cada uno se pregunte: '¿Yo aprendí a llorar?' '¿Yo aprendí a llorar cuando veo un niño con hambre, un niño drogado en la calle, un niño que no tiene casa, un niño abandonado, un niño abusado, un niño usado por una sociedad como esclavo?' ¿O mi llanto es el llanto caprichoso de aquel que llora porque le gustaría tener algo más? Y esto es lo primero que yo quisiera decirles. Aprendamos a llorar como ella nos enseñó hoy.
No olvidemos este testimonio. La gran pregunta, ¿por qué sufren los niños?, la hizo llorando. Y la gran respuesta que podemos hacer todos nosotros es aprender a llorar. Jesús, en el Evangelio, lloró. Lloró por el amigo muerto, lloró en su corazón por esa familia que había perdido a su hija, lloró en su corazón cuando vio esa pobre madre viuda que llevaba a enterrar a su hijo, se conmovió y lloró en su corazón cuando vio a la multitud como ovejas sin pastor. ¡Si vos no aprendés a llorar, no sos un buen cristiano!
Y este es un desafío. Jun Chura y su compañera que habló hoy, nos han planteado este desafío. Y cuando nos hagan la pregunta, '¿por qué sufren los niños? '¿por qué sucede esto, esto otro o esto otro de trágico en la vida?, que nuestra respuesta sea o el silencio, o la palabra que nace de las lágrimas. Sean valientes, no tengan miedo a llorar.
Y después vino Leandro Santos II. También hizo preguntas. El mundo de la información. Hoy, con tantos medios, estamos informados, hiperinformados. '¿Y eso es malo?' No. Eso es bueno y ayuda. Pero corremos el peligro de vivir acumulando información. Y tenemos mucha información, pero quizás no sabemos qué hacer con ella. Corremos el riesgo de convertirnos en 'jóvenes museo', que tienen de todo, pero no saben qué hacer. No necesitamos jóvenes museos, sino jóvenes sabios.
Me pueden preguntar, 'padre, ¿cómo se llega a ser sabio?' Y este es otro desafío, el desafío del amor. ¿Cuál es la materia más importante que tienen que aprender en la Universidad? ¿Cuál es la materia más importante que hay que aprender en la vida? Aprender a amar. Y este es el desafío que la vida te pone a vos hoy: aprendé a amar. No sólo acumular información, porque hay un momento en que no sabés qué hacer con ella, es un museo, sino a través del amor que esa información sea fecunda.
Para esto el Evangelio nos propone un camino sereno, tranquilo: usar los tres lenguajes. El lenguaje de la mente, el lenguaje del corazón y el lenguaje de las manos. Y los tres lenguajes armoniosamente. Lo que pensás, lo sentís y lo realizás. Tu información baja al corazón, lo conmueve y lo realiza. Y esto, armoniosamente. Pensar lo que se siente y lo que se hace, sentir lo que pienso y lo que hago, hacer lo que pienso y lo que siento. Los tres lenguajes. ¿Se animan a repetir los tres lenguajes? ¿Eh? Pensar, sentir y hacer. ¡En voz alta!
[Todos lo repiten tres veces en inglés]
And all that harmoniously. (Y todo eso, armoniosamente)
El verdadero amor es amar y dejarme amar. Es más difícil dejarse amar que amar. Por eso es tan difícil llegar al amor perfecto de Dios. Porque podemos amarlo, pero lo importante es dejarnos amar por él. El verdadero amor es abrirse a ese amor que está primero, y que nos provoca una sorpresa.
Si vos tenés solo toda la información, estás cerrado a la sorpresa. El amor te abre a la sorpresa. El amor siempre es una sorpresa, porque supone un diálogo entre dos: entre el que ama y el que es amado. Y a Dios decimos que es el Dios de las sorpresas, porque él siempre nos amó primero, y nos espera con una sorpresa. Dios nos sorprende. dejémonos sorprender por Dios. Y no tengamos la 'psicología del computer' de creer saberlo todo. -'¿Cómo es esto?' -'Wait a moment' (espera un momento). [Francisco hace que consulta en el ordenador] El computer, todas las respuestas. Ninguna sorpresa.
En el desafío del amor, Dios se manifiesta con sorpresas. Pensemos en san Mateo. Era un buen comerciante. Además traicionaba a su patria, porque le cobraba los impuestos a los judíos para pagárselo a los romanos. Estaba lleno de plata y cobraba los impuestos. Pasa Jesús, lo mira y le dice: 'Vení, seguíme'. No lo podía creer. Si después tienen tiempo, vayan a ver el cuadro que Caravaggio pintó sobre esta escena. Jesús lo llama, le hace así, los que estaban con él dicen: '¿A éste, que es un traidor, un sinvergüenza?' Y él se agarra a la plata, y no la quiere dejar. Pero la sorpresa de ser amado lo vence. Y sigue a Jesús.
Esa mañana cuando Mateo fue al trabajo y se despidió de su mujer, nunca pensó que iba a volver sin el dinero y apurado para decirle a su mujer que preparara un banquete. El banquete para aquel que lo había amado primero, que lo había sorprendido con algo muy importante, más importante que toda la plata que tenía.
Dejaté sorprender por Dios, no le tengas miedo a las sorpresas. Que te mueven el piso, ¿eh? Nos ponen inseguros, pero nos meten en camino. El verdadero amor te lleva a quemar la vida, aun a riesgo de quedarte con las manos vacías.
Pensemos en san Francisco. Dejó todo. Murió con las manos vacías, pero con el corazón lleno. ¿De acuerdo? No jóvenes de museo, sino jóvenes sabios. Y para ser sabios, usad los tres lenguajes: pensar bien, sentir bien y hacer bien. Y para ser sabios, dejarse sorprender por el amor de Dios. Y andá y quemá la vida. Gracias por tu aporte de hoy.
Y el que vino con un buen plan para ayudarnos a ver cómo poder andar por la vida fue Rikki. Contó todas las actividades, todo lo que hace, todo lo que hacen los jóvenes, todo lo que pueden hacer... Gracias Rikki, gracias por lo que hacés vos y tus compañeros. Pero yo te voy a hacer una pregunta. Vos y tus amigos van a dar. Dan, dan, ayudan... ¿pero vos dejás que te den? Contestate en el corazón.
En el Evangelio que escuchamos recién hay una frase que para mí es la más importante de todas. Dice el Evangelio que Jesús a ese joven lo miró, y lo amó. Y cuando uno ve el grupo de compañeros de Rikki, Rikki, uno los quiere mucho, porque hacen cosas muy buenas. Pero la frase más importante que dice Jesús es: 'Solo te falta una cosa'. Cada uno de nosotros escuchemos esta palabra de Jesús, en silencio. 'Solo te falta una cosa'. ¿Qué cosa me falta? Para todos los que Jesús ama tanto porque dan tanto a los demás, les pregunto: ¿Vos dejás que los otros te den de esa otra riqueza que no tenés?
Los saduceos, los doctores de la ley de la época de Jesús daban mucho al pueblo, le daban la ley, le enseñaban... pero nunca dejaron que el pueblo les diera algo. Tuvo que venir Jesús para dejarse conmover por el pueblo. ¡Cuántos jóvenes, no lo digo de vos, pero cuántos como vos que hay aquí, saben dar pero todavía no aprendieron a recibir! Sólo te falta una cosa: become a beggar, become a beggar (conviértete en un mendigo, conviértete en un mendigo). Esto es lo que nos falta: aprender a mendigar de aquellos a quienes damos. Esto no es fácil de entender. Aprender a mendigar.
Aprender a recibir de la humildad de los que ayudamos. Aprender a ser evangelizados por los pobres. Las personas a quienes ayudamos, pobres, enfermos, huérfanos, tienen mucho que darnos. ¿Me hago mendigo y pido también eso? ¿O soy suficiente y solamente voy a dar? Vos que vivís dando siempre, y creés que no tenés necesidad de nada, ¿sabés que sos un pobre tipo? ¿Sabés que tenés mucha pobreza y necesitás que te den? ¿Te dejás evangelizar por los pobres, por los enfermos, por aquellos que ayudás?
Y esto es lo que ayuda a madurar a todos aquellos comprometidos como Rikki en el trabajo de dar a los demás. Aprender a tender la mano desde la propia miseria.
Había algunos puntos que yo había preparado... Primero, que ya lo dije, aprender a amar y aprender a dejarse amar. Hay un desafío además, que es el desafío por la integridad".
A este punto, el Santo Padre ha dicho en inglés:
"Y esto no sólo porque vuestro país esté probablemente más afectado que otros por el cambio climático.
Existe el desafío que concierne al medio ambiente. Y, finalmente, el desafío de los pobres".
Y el Pontífice ha concluido en español:
"Amar a los pobres. Vuestros obispos quieren que miren a los pobres de manera especial este año. ¿Vos pensás en los pobres? ¿Vos sentís con los pobres? ¿Vos hacés algo por los pobres? Y ¿vos pedís a los pobres que te den esa sabiduría que tienen? Esto es lo que hoy quisiera decirles a ustedes. Perdónenme porque no leí casi nada de lo que tenía preparado, pero hay una frase que me consuela un poquito: 'La realidad es superior a la idea'. Y la realidad que ellos plantearon, la realidad de ustedes, es superior a todas las ideas que yo había preparado. Gracias, muchas gracias y recen por mí".
(Transcripción desde el audio realizada por ZENIT)