giovedì 5 maggio 2016

La preghiera del Papa per i mali del mondo

Papa Francesco

Nuovo tweet del Papa: "Il Signore ci consola. Tutti siamo chiamati a consolare i nostri fratelli, testimoniando che solo Dio può eliminare le cause dei drammi." (5 maggio 2016)

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La Veglia con il Papa per asciugare le lacrime 
 Avvenire 
(Mimmo Muolo) Le loro lacrime sono come perle di una stessa collana. Tenute insieme dal filo di una sofferenza che è diventata molla per la rinascita. E così saranno offerte oggi pomeriggio al Papa durante la Veglia giubilare per "asciugare le lacrime" che si svolgerà nella Basilica Vaticana (diretta su Tv2000 a partire dalle 18), presente anche il reliquiario della Madonna delle lacrime giunto appositamente da Siracusa. 
Sono le lacrime della famiglia Pellegrino, toccata dal dramma del suicidio di un figlio; quelle di Felix Qaiser, un giornalista pachistano rifugiato politico, appartenente alla minoranza cattolica presente nel Paese, che ha dovuto riparare in Italia per mettere al sicuro la sua famiglia; e poi la sofferenza di Maurizio Fratamico con il fratello gemello Enzo, la cui conversione ha segnato anche la storia dello stesso Maurizio. Il quale, da giovane, pur avendo tutto in termini materiali, aveva smarrito il senso della vita. Per lui sono state determinanti altre lacrime: quelle della madre che, come una santa Monica del 2000, lo hanno toccato nel profondo consentendogli di cambiare vita. Tre testimonianze che, insieme con la parola del Pontefice, costituiranno uno dei momenti forti della Veglia. Un intenso momento di preghiera che intende esprimere l' opera di misericordia spirituale "consolare gli afflitti". Decisiva per trasformare il dolore in nuova speranza, è stata in tutti i casi la fede. E in questo i Pellegrino, Felix e i Fratamico non saranno soli. A completare il messaggio dei gesti e delle presenze saranno anche altri "testimoni" di lacrime asciugate, cioè di una ripartenza nel gran viaggio della vita. Il Papa infatti consegnerà l' antico simbolo giubilare dell' Agnus Dei ad altre dieci persone in rappresentanza di tutti coloro che, come si legge in un comunicato stampa diffuso ieri, «portano sulle spalle storie umane di grande sofferenza». Vi sarà la presidente dell' associazione "Figli in cielo", Andreana Bassanetti, che ha perso prematuramente un figlio, oppure chi il figlio se l' è visto strappare da un incidente stradale, come la presidente dell' associazione "Vittime della strada". Insieme a queste voci anche quelle di chi ha perso un congiunto durante lo svolgimento del proprio lavoro, portate dalla presidente dell' associazione "Vittime del dovere", Emanuela Piantadosi. Con loro, anche il diacono Eugène, un giovane proveniente dal Ruanda, che nel corso del genocidio del 1994 ha perso molti familiari; Angelo, che ha vissuto il dramma del carcere per reati legati alla camorra e alla malavita; Agostino, vittima del gioco d' azzardo, aiutato a rialzarsi da una Fondazione antiusura; e ancora Angelo, un ex-senza tetto. Accanto a queste testimonianze, le storie di lacrime versate dalle donne, nel triplice ruolo di mogli, madri e nonne, rappresentate dalla Signora Mariella, e quelle delle religiose impegnate in varie missioni, come suor Suor Silvana, che opra nel mondo della scuola. Infine un' infermiera, Alessia, che ogni giorno accudisce i malati terminali. A tutti, come già ricordato, Francesco consegnerà l' Agnus Dei in cera, che reca da un lato l' impronta dell' Agnello Pasquale e dall' altro il logo del Giubileo della misericordia. Si tratta di un oggetto di devozione usato particolarmente in occasione degli Anni Santi del passato. «Il suo utilizzo - afferma la nota diffusa ieri - risale al IV secolo, mentre è certamente documentato nel secolo IX, quando l' arcidiacono della chiesa romana il Sabato santo rompeva il cero pasquale in uso fino a quel giorno, e, sciolta la cera, vi univa dell' olio benedicendo la miscela, che veniva poi colata in stampi e distribuita nell' ottava di Pasqua ai fedeli. A partire dal 1470, con papa Paolo II, l' Agnus Deiviene utilizzato anche durante gli Anni giubilari». Una tradizione che continua ora anche nel terzo millennio.

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di Salvatore Cernuzio
I cristiani perseguitati, le persone in imminente pericolo di morte e quelle che subiscono torture, abusi, schiavitù oppure soggette alle sperimentazioni mediche. Poi le vittime di guerra, di terrorismo, di violenze; i malati, i carcerati, i depressi e gli angosciati; le famiglie che hanno perso un figlio, anche prima della nascita, oppure hanno perso la casa, la patria o il lavoro. Coloro che piangono un parente morto o un familiare da cui sono stati costretti a separarsi a causa delle “ingiustizie umane”.
C’è tutto il male del mondo nelle preghiere che Papa Francesco innalza questa sera a Dio, in occasione della Veglia “per asciugare le lacrime” in programma alle 18 nella Basilica Vaticana. Un momento di riflessione, nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione di Gesù, per porsi accanto a chi oggi, per diversi motivi, soffre. Nell’anima o nel corpo, personalmente o per i propri cari.
Francesco raccoglie tutte le “lacrime” di questa gente nella sua appassionata orazione universale – pubblicata dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche – che sembra riecheggiare la struggente preghiera già scritta per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo.
In essa il Papa chiede a Dio di accogliere il dolore dei cristiani vittime di persecuzioni “come un sacrificio per la salvezza del mondo” e, avvicinandosi a chi “ha sperimentato l’esilio e la separazione a causa dell’odio umano”, grida: “Ricongiungi le famiglie, riconcilia i popoli e suscita in tutti propositi di accoglienza e di solidarietà”.
Ai malati, segnati nel fisico “dal limite e dalla fragilità”, “afflitti dalla sofferenza”, Bergoglio offre consolazione e prega che Dio li sostenga “sulla via della croce”; mentre per i bambini e i ragazzi “non amati, abusati e violati nella loro dignità”, domanda al Signore di curare “le loro piaghe” e di trasformare “le ferite in nuova gioia di vivere”.
“Le lacrime degli innocenti ottengano la tua dolce carezza di Padre e il pentimento sincero di quanti generano scandalo”, recita il Pontefice. E non manca di ribadire l’appello per la cessazione di ogni guerra: “Converti i cuori dei violenti e concedi al mondo intero il dono della tua pace”.
“Nessuna lacrima andrà perduta davanti agli occhi di Dio” afferma poi il Vescovo di Roma, pensando a chi oggi è vittima della “potenza del male”, costretto a subire “ingiustizie umane” come sfruttamento, incarcerazione, torture, nuove forme di schiavitù.
Il Papa invoca per loro la “libertà” dei figli di Dio; la stessa che chiede anche per chi è vittima di dipendenze: “La liberazione dell’uomo, che il Signore Gesù ha ottenuto a prezzo del suo sangue, convinca il loro cuore e la loro mente a scegliere percorsi di bene e rafforzi la loro volontà nel perseguire cammini di liberazione”, sottolinea il Pontefice. “Concedici di non ricadere nella schiavitù e solleva dalla loro miseria quanti sono vittime di nuove prigionie”.
Un messaggio di speranza anche per chi soffre l’amarezza dell’abbandono e della solitudine, della desolazione e della disperazione, della sfiducia e dell’angoscia: Gesù – prega il Papa – “faccia loro gustare la consolazione di appartenere alla Chiesa” e che essa “sia sempre più autenticamente il cenacolo nel quale sperimentare la gioia della fraternità”.
Commosse le parole per coloro che piangono per la morte di una persona cara: “Il Signore Gesù, che ha pianto per la morte dell’amico Lazzaro e sempre si commuove per il dolore umano, asciughi le loro lacrime e infonda la fede nella risurrezione” auspica Francesco, assicurando che in Cristo “la vita non è tolta, ma trasformata e nessun legame d’amore si spezza”.
La preghiera del Santo Padre sarà preceduta da alcune testimonianze di vita e di sofferenza e da una riflessione del Papa stesso. I fedeli presenti alla Veglia avranno poi la possibilità di venerare il reliquiario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, relativo al prodigio avvenuto tra il 29 agosto e il 1° settembre 1953. Ovvero quando da un quadretto di gesso raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, posto sopra il letto matrimoniale dei coniugi Iannuso, una giovane coppia di sposi siciliani, sgorgarono miracolosamente lacrime umane.
Zenit