sabato 21 settembre 2013

Comunicare il volto di una Chiesa che sia la “casa” per tutti



Papa Francesco ai partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali: “Sia sempre ben chiaro in noi che il Dio in cui crediamo, un Dio appassionato per l’uomo, vuole manifestarsi attraverso i nostri mezzi, anche se sono poveri, perché è Lui che opera, è Lui che trasforma, è Lui che salva la vita dell’uomo

[Text: Italiano, Français, English, Español, Português] 
"E’ una sfida quella che tutti noi affrontiamo insieme, in questo contesto comunicativo, e la problematica non è principalmente tecnologica. Ci dobbiamo domandare - e qui vengo al terzo passaggio -: siamo capaci, anche in questo campo, di portare Cristo, di portare all’incontro con Cristo? Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa che sia la “casa” per tutti?"
Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali che ha luogo dal 19 al 21 settembre 2013 sul tema: “La rete e la Chiesa”.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa indirizzato ai presenti:
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto tutti e vi ringrazio per il servizio che svolgete in un settore importante, quello della comunicazione. Ringrazio Mons. Claudio Maria Celli per il saluto che mi ha rivolto anche a nome vostro. Vorrei condividere con voi alcuni pensieri.
1. Il primo: l’importanza della comunicazione per la Chiesa. Quest’anno ricorrono i 50 anni dell’approvazione del Decreto Conciliare Inter mirifica. Non si tratta solo di un ricordo; quel Documento esprime l’attenzione della Chiesa alla comunicazione e ai suoi strumenti, importanti anche in una dimensione evangelizzatrice.
Negli ultimi decenni i mezzi di comunicazione si sono molto evoluti, ma questa sollecitudine rimane, assumendo nuove sensibilità e forme. Il panorama comunicativo è diventato a poco a poco per molti un “ambiente di vita”, una rete dove le persone comunicano, dilatano i confini delle proprie conoscenze e delle proprie relazioni (cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013). Sottolineo soprattutto questi aspetti positivi, nonostante siamo tutti consapevoli dei limiti e dei fattori nocivi che pure esistono.
2. In questo contesto - ed ecco il secondo pensiero - ci dobbiamo domandare: che ruolo deve avere la Chiesa con le sue realtà operative e comunicative? In ogni situazione, al di là delle tecnologie, credo che l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Sono uomini e donne a volte un po’ delusi da un cristianesimo che a loro sembra sterile, in difficoltà proprio nel comunicare in modo incisivo il senso profondo che dona la fede. In effetti, noi assistiamo, proprio oggi, nell’era della globalizzazione, ad una crescita del disorientamento, della solitudine; vediamo diffondersi lo smarrimento circa il senso della vita, l’incapacità di fare riferimento ad una “casa”, la fatica di intessere legami profondi. E’ importante, allora, saper dialogare, entrando, con discernimento, anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga, incoraggia. Non abbiate timore di essere questa presenza, portando la vostra identità cristiana nel farvi cittadini di questo ambiente. Una Chiesa che accompagna il cammino, sa mettersi in cammino con tutti!
3. E’ una sfida quella che tutti noi affrontiamo insieme, in questo contesto comunicativo, e la problematica non è principalmente tecnologica. Ci dobbiamo domandare - e qui vengo al terzo passaggio -: siamo capaci, anche in questo campo, di portare Cristo, di portare all’incontro con Cristo? Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa che sia la “casa” per tutti? Far riscoprire, anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale, oltre che nell’incontro personale, la bellezza di tutto ciò che è alla base del nostro cammino e della nostra vita, la bellezza della fede, dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore. La nostra presenza, le nostre iniziative sanno rispondere a questa esigenza? Abbiamo un tesoro prezioso da trasmettere, un tesoro che porta luce e speranza. Ce n’è tanto bisogno! Ma tutto ciò esige un’attenta e qualificata formazione, di sacerdoti, di religiosi, di religiose, di laici, anche in questo settore. Il grande continente digitale non è semplicemente tecnologia, ma è formato da uomini e donne reali che portano con sé ciò che hanno dentro, le proprie speranze, le proprie sofferenze, le proprie ansie, la ricerca del vero, del bello e del buono. C’è bisogno di saper indicare e portare Cristo, condividendo queste gioie e speranze, come Maria che ha portato Cristo al cuore dell’uomo; c’è bisogno di saper entrare nella nebbia dell’indifferenza senza perdersi; c’è bisogno di scendere anche nella notte più buia senza essere invasi dal buio e smarrirsi; di ascoltare le illusioni di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza cadere nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità (cfr Discorso all’Episcopato del Brasile, 27 luglio 2013, 4).
Cari amici, è importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo, nella consapevolezza, però, che noi siamo mezzi e che il problema di fondo non è l’acquisizione di sofisticate tecnologie, anche se necessarie ad una presenza attuale e valida. Sia sempre ben chiaro in noi che il Dio in cui crediamo, un Dio appassionato per l’uomo, vuole manifestarsi attraverso i nostri mezzi, anche se sono poveri, perché è Lui che opera, è Lui che trasforma, è Lui che salva la vita dell’uomo.
Preghiamo perché il Signore riscaldi il nostro cuore e ci sostenga nell’affascinante missione di portarlo al mondo. Mi raccomando alle vostre preghiere e volentieri vi do la mia Benedizione.
FRANCESE
Chers frères et soeurs,
Je vous salue tous et vous remercie pour le service que vous accomplissez dans un secteur important, celui de la communication. Je remercie Monseigneur Claudio Maria Celli pour le salut qu’il m’a adressé également en votre nom. Je voudrais partager avec vous quelques pensées. 
1. La première : l’importance de la communication pour l’Église. Nous célébrons cette année les 50 ans de l’approbation du Décret conciliaire Inter mirifica. Il ne s’agit pas seulement d’un souvenir ; ce Document exprime l’attention de l’Église à la communication et à ses instruments, importants aussi dans leur dimension évangélisatrice. Dans les dernières décennies, les moyens de communication ont beaucoup évolué, mais cette sollicitude demeure, en assumant de nouvelles sensibilités et formes. Le panorama de la communication est devenu peu à peu pour beaucoup un « milieu de vie », un réseau où les personnes communiquent, font reculer les frontières de leurs connaissances et de leurs relations (cf. Benoît XVI, Message pour la Journée mondiale des Communications sociales 2013). Je souligne surtout ces aspects positifs, bien que nous soyons tous conscients des limites et des facteurs nuisibles qui existent aussi.
2. Dans ce contexte – et c’est la seconde pensée – nous devons nous demander : quel rôle doit avoir l’Église avec ses réalités opérationnelles et communicatives ? Dans chaque situation, audelà des technologies, je crois que l’objectif est de savoir s’insérer dans le dialogue avec les hommes et les femmes d’aujourd’hui, pour en comprendre les attentes, les doutes, les espérances. Il y a des hommes et des femmes parfois un peu déçus par un christianisme qui leur semble stérile, en difficulté justement dans la manière incisive de communiquer le sens profond que donne la foi. En effet, nous assistons aujourd’hui, à l’ère de la mondialisation à une croissance de la désorientation, de la solitude ; nous voyons se diffuser la perte du sens de la vie, l’incapacité à faire référence à une “maison”, la peine à tisser des liens profonds. Il est important alors de savoir dialoguer, en entrant, avec discernement, même dans les milieux créés par les nouvelles technologies, dans les réseaux sociaux, pour faire émerger une présence, une présence qui écoute, dialogue, encourage. N’ayez pas peur d’être cette présence, en apportant votre identité chrétienne dans la manière de vous faire citoyen de ce milieu. Une Église qui accompagne le chemin, sait se mettre en chemin avec tous !
3. C’est un défi que tous nous affrontons ensemble, dans ce contexte de la communication, et la problématique n’est pas principalement technologique. Nous devons nous demander – et j’en viens ici au troisième passage - : sommes-nous capables, même dans ce domaine, de porter le Christ, de conduire à la rencontre avec le Christ ? Sommes-nous capables de communiquer le visage d’une Église qui soit « la maison » pour tous ? Faire découvrir, même par les moyens de communication sociale, mais également par la rencontre personnelle, la beauté de tout ce qui est à la base de notre marche et de notre vie, la beauté de la foi, de la rencontre avec le Christ. Même dans le contexte de la communication, on a besoin d’une Église qui réussisse à donner de la chaleur, à enflammer le coeur. Notre présence, nos initiatives savent-elles répondre à cette exigence ? Nous avons un précieux trésor à transmettre, un trésor qui apporte lumière et espérance. On en a tant besoin ! Mais tout cela exige une formation attentive et qualifiée de prêtres, de religieux, de religieuses, de laïcs, dans ce secteur aussi. Le grand continent digital n’est pas seulement technologique, mais il est formé d’hommes et de femmes concrets qui portent avec eux ce qu’ils ont au fond d’eux-mêmes, leurs espérances, leurs souffrances, leurs angoisses, la recherche de ce qui est vrai, beau et bon. Il faut savoir indiquer et apporter le Christ, en partageant ces joies et ces espérances, comme Marie qui a porté le Christ au coeur de l’homme ; il faut savoir entrer dans le brouillard de l’indifférence sans se perdre ; il faut savoir descendre aussi dans la nuit la plus obscure sans être envahi par l’obscurité ni s’égarer ; écouter les illusions de nombreuses personnes, sans se laisser séduire ; accueillir les déceptions, sans tomber dans l’amertume ; toucher la désintégration de l’autre, sans se laisser défaire ou se décomposer dans son identité (cf. Discours à l’Épiscopat du Brésil, 27 juillet 2013, n. 4). Chers amis, l’attention et la présence de l’Église dans le monde de la communication sont importantes, afin de dialoguer avec l’homme d’aujourd’hui et de le conduire à la rencontre avec le Christ, en sachant que, cependant, nous sommes des instruments et le problème de fond n’est pas l’acquisition de technologies sophistiquées, même si elles sont nécessaires pour une présence actuelle et valide. Que ce soit toujours bien clair en nous que le Dieu auquel nous croyons, un Dieu passionné de l’homme, veut se manifester par nos moyens, même s’ils sont pauvres, car c’est lui qui agit, c’est lui qui transforme, c’est qui sauve la vie de l’homme. Prions pour que le Seigneur réchauffe notre coeur et nous soutienne dans la fascinante mission de le porter au monde. Je me confie à votre prière et je vous donne volontiers ma Bénédiction.
INGLESE
Dear Brothers and Sisters,
I am pleased to greet you and to thank you for your work and commitment to the important apostolate of social communications. I wish to thank Archbishop Claudio Maria Celli for his kind words of greeting extended to me on your behalf. I would like to share some thoughts with you.
1. The first: the importance that the Church attaches to the area of communication. This year is the fiftieth anniversary of the Conciliar Decree Inter Mirifica. This anniversary is more than a commemoration; the Decree expresses the Church’s solicitude for communication in all its forms, which are important in the work of evangelization. In the last few decades the various means of communication have evolved significantly, but the Church’s concern remains the same, though it assumes new forms and expressions. The world of communications, more and more, has become an “environment” for many, one in which people communicate with one another, expanding their possibilities for knowledge and relationship (cf. Benedict XVI, Message for the 2013 World Communications Day). I wish to underline these positive aspects notwithstanding the limits and the harmful factors that also exist and which we are all aware of.
2. In this context - and this is the second reflection - we must ask ourselves: what role should the Church have in terms of the practical means of communication at her disposal? In every situation, beyond technological considerations, I believe that the goal is to understand how to enter into dialogue with the men and women of today in order to appreciate their desires, their doubts and their hopes. They are men and women who sometimes feel let down by a Christianity that to them appears sterile and in difficulty as it tries to communicate the depth of meaning that comes with the gift of faith. We do in fact witness today, in the age of globalization, a growing sense of disorientation and isolation; we see, increasingly, a loss of meaning to life, an inability to connect with a “home” and a struggle to build meaningful relationships. It is therefore important to know how to dialogue and, with discernment, to use modern technologies and social networks in such a way as to reveal a presence that listens, converses and encourages. Allow yourselves, without fear, to be this presence, expressing your Christian identity as you become citizens of this environment. A Church that follows this path learns how to walk with everybody. 3. This is a challenge which we must all face together in this environment of communications.
where the issues are not principally technological. We must ask ourselves – and here I come to the third step – are we up to the task of bringing Christ into this area and of bringing others to meet Christ? Are we able to communicate the face of a Church which is “home” to all? The challenge is to rediscover, through the means of social communication as well as by personal contact, the beauty that is at the heart of our existence and our journey, the beauty of faith and of the encounter with Christ. Even in this world of communications, the Church must warm the hearts of men and women. Do our presence and plans measure up to this requirement? We hold a precious treasure that is to be passed on, a treasure that brings light and hope. They are greatly needed. All this, however, means that priests, religious and laity must have a thorough and adequate formation. The great digital continent not only involves technology but is made up of real men and women who bring with them their hopes, their suffering, their concerns and their pursuit of what is true, beautiful and good. We need to bring Christ to others, through these joys and hopes, like Mary, who brought Christ to the hearts of men and women; we need to pass through the clouds of indifference without losing our way; we need to descend into the darkest night without being overcome and disorientated; we need to listen to the dreams, without being seduced; to share their disappointments, without becoming despondent; to sympathize with those whose lives are falling apart, without losing our own strength and identity (cf. Pope Francis, Address to the Bishops of Brazil, 27 July 2013, n. 4). Dear friends, it is important to bring the solicitude and the presence of the Church into the world of communications so as to dialogue with the men and women of today and bring them to meet Christ. This must be done, however, in complete awareness that we ourselves are means of communication and that the real problem does not concern the acquisition of the latest technologies, even if these make a valid presence possible. It is necessary to be absolutely clear that the God in whom we believe, who loves all men and women intensely, wants to reveal himself through the means at our disposal, however poor they are, because it is he who is at work, he who transforms and saves us. Let us pray that the Lord may make us zealous and sustain us in the engaging mission of bringing him to the world. I ask you for your prayers and assure you of my Blessing. 
SPAGNOLO
Queridos hermanos y hermanas:
Saludo a todos y les doy las gracias por el servicio que prestan en un campo tan importante como es el de la comunicación. Agradezco a Mons. Claudio Celli las palabras que me ha dirigido en nombre de todos. Quisiera compartir con ustedes algunas ideas:
1. La primera: la importancia de la comunicación para la Iglesia. Este año se cumple el 50 aniversario de la aprobación del Decreto conciliar Inter mirifica. No se trata sólo de una conmemoración; ese documento expresa el interés de la Iglesia por la comunicación y por sus instrumentos, importantes también en una dimensión evangelizadora. En los últimos decenios los medios de comunicación se han desarrollado mucho, pero esta solicitud continúa, asumiendo nuevas sensibilidades y nuevas formas. El panorama comunicativo se ha convertido poco a poco para muchos en un “ambiente vital”, una red donde las personas se comunican, amplían el horizonte de sus contactos y de sus relaciones (cf. Benedicto XVI, Mensaje para la Jornada mundial de las Comunicaciones Sociales 2013). Subrayo, sobre todo, estos aspectos positivos, aunque todos somos conscientes de que también hay límites y elementos nocivos.
2. En este contexto –y ésta es la segunda idea– nos tenemos que preguntar: ¿Qué papel tiene que desempeñar la Iglesia con sus medios operativos y comunicativos? En cualquier situación, más allá de la puramente tecnológica, creo que el objetivo ha de ser lograr inserirse en el diálogo con los hombres y mujeres de hoy, para comprender sus expectativas, sus dudas, sus esperanzas. Son hombres y mujeres a veces un poco desilusionados con un cristianismo que les parece estéril, que tiene dificultades precisamente para comunicar incisivamente el sentido profundo que da la fe. En efecto, precisamente hoy, en la era de la globalización, estamos asistiendo a un aumento de la desorientación, de la soledad; vemos difundirse la pérdida del sentido de la vida, la incapacidad para tener una “casa” de referencia, la dificultad para trabar relaciones profundas. Es importante, por eso, saber dialogar, entrando también, aunque no sin discernimiento, en los ambientes creados por las nuevas tecnologías, en las redes sociales, para hacer visible una presencia, una presencia que escucha, dialoga, anima. No tengan miedo de ser esa presencia, llevando consigo su identidad cristiana cuando se hacen ciudadanos de estos ambientes. ¡Una Iglesia que acompaña en el camino, sabe ponerse en camino con todos!
3. Es un reto que afrontamos todos juntos, en este contexto de la comunicación, y la problemática no es principalmente tecnológica. Nos tenemos que preguntar –y ésta es la tercera idea–: ¿somos capaces, también en este campo, de llevar a Cristo, de llevar al encuentro con Cristo? ¿Somos capaces de comunicar el rostro de una Iglesia que es “casa” de todos? Se trata de hacer descubrir, también a través de los medios de comunicación social, además de en el encuentro personal, la belleza de todo lo que constituye el fundamento de nuestro camino y de nuestra vida, la belleza de la fe, del encuentro con Cristo. También en el contexto de la comunicación es necesario que la Iglesia consiga llevar calor, que enardezca los corazones. ¿Nuestra presencia, nuestras iniciativas responden a esta exigencia? Tenemos un tesoro precioso que transmitir, un tesoro que da luz y esperanza. ¡Son tan necesarias! Pero todo esto requiere una cuidada y cualificada formación, de sacerdotes, religiosos, religiosas, laicos, también en este campo. El gran continente digital no es simplemente tecnología, sino que está formado por hombres y mujeres que llevan consigo lo que tienen dentro, sus experiencias, sus sufrimientos, sus anhelos, la búsqueda de la verdad, de la belleza, de la bondad. Es necesario saber indicar y llevar a Cristo, compartiendo estas alegrías y esperanzas, como María que llevó a Cristo al corazón del hombre; es necesario saber entrar en la niebla de la indiferencia sin perderse; es necesario bajar también a la noche más oscura sin verse dominados por la oscuridad y perderse; escuchar las ilusiones de muchos, sin dejarse seducir; acoger las desilusiones, sin caer en la amargura; palpar la desintegración ajena, sin dejarse disolver o descomponer en la propia identidad (cf. Discurso al episcopado de Brasil, 27 julio 2013, 4).
Queridos amigos, es importante la atención y la presencia de la Iglesia en el mundo de la comunicación, para dialogar con el hombre de hoy y llevarlo al encuentro con Cristo, siendo conscientes, no obstante, de que nosotros somos medios y que el problema de fondo no es la adquisición de sofisticadas tecnologías, aunque sean necesarias para una presencia actual y significativa. Que nos quede siempre claro que creemos en un Dios apasionado por el hombre, que quiere manifestarse mediante nuestros medios, aunque siempre son pobres, porque es Él quien obra, transforma, salva la vida del hombre.
Pidamos al Señor que enardezca nuestro corazón y nos sostenga en la misión fascinante de llevarle al mundo. Me encomiendo a sus oraciones y les imparto de corazón mi Bendición.
PORTOGHESE
Queridos irmãos e irmãs,
Saúdo-vos a todos, agradecido pelo serviço que realizais no importante sector da comunicação. Agradeço ao Arcebispo Cláudio Maria Celli a saudação que me dirigiu também em vosso nome. Queria partilhar convosco alguns pensamentos.
1. O primeiro: a importância da comunicação para a Igreja. Este ano completam-se 50 anos da aprovação do Decreto Conciliar Inter mirifica. Não se trata apenas de uma recordação; este Documento exprime a atenção que a Igreja dá à comunicação e aos seus instrumentos, importantes nomeadamente para a dimensão evangelizadora. Nas últimas décadas, os meios de comunicação evoluíram muito, mas a solicitude permanece, assumindo novas sensibilidades e formas. Pouco a pouco o panorama da comunicação foi-se tornando, para muitos, um «ambiente de vida», uma rede onde as pessoas comunicam, alargam as fronteiras dos seus conhecimento e das suas relações (cf. BENTO XVI, Mensagem para o Dia Mundial das Comunicações Sociais de 2013). Sublinho sobretudo estes aspectos positivos, apesar de todos estarmos cientes dos limites e factores nocivos que também existem.
2. Neste contexto – e passo ao segundo pensamento –, devemos interrogar-nos: Qual é o papel que a Igreja deve ter com as suas realidades e actividades de comunicação? Em cada situação, independentemente das tecnologias, acho que o objectivo é poder inserir-se no diálogo com os homens e as mulheres de hoje, para compreender as suas expectativas, dúvidas, esperanças. São homens e mulheres por vezes um pouco desiludidos por um cristianismo que lhes parece estéril, com dificuldade precisamente em comunicar de forma incisiva o sentido profundo que a fé dá. Com efeito, assistimos hoje, precisamente na era da globalização, a um aumento da desorientação, da solidão; vemos alastrar a confusão sobre o sentido da vida, a incapacidade de fazer referimento a uma «casa», a dificuldade em tecer laços profundos. Assim, é importante saber dialogar, entrando, com discernimento, também nos ambientes criados pelas novas tecnologias, nas redes sociais, para fazer emergir uma presença, uma presença que escuta, dialoga, encoraja. Não tenhais medo de ser esta presença, afirmando a vossa identidade cristã ao fazer-vos cidadãos deste ambiente. Uma Igreja companheira de estrada sabe pôr-se a caminho com todos!
3. Neste contexto da comunicação, todos nós enfrentamos juntos um desafio, e a problemática principal não é de ordem tecnológica. Devemos interrogar-nos – e chego assim ao terceiro ponto –: Somos nós capazes, neste campo também, de levar Cristo, de levar ao encontro com Cristo? Somos capazes de comunicar o rosto de uma Igreja que seja a «casa» para todos? Fazer redescobrir, no encontro pessoal e também através dos meios de comunicação social, a beleza de tudo o que está na base do nosso caminho e da nossa vida, a beleza da fé, do encontro com Cristo. Também aqui no contexto da comunicação, é precisa uma Igreja que consiga levar calor, inflamar o coração. A nossa presença, as nossas iniciativas sabem dar resposta a esta exigência? Temos um precioso tesouro para transmitir, um tesouro que gera luz e esperança. E há tanta necessidade disso! Mas tudo isto exige uma formação cuidadosa e qualificada de sacerdotes, religiosos, religiosas, leigos, também neste sector. O grande continente digital não é simplesmente tecnologia, mas é formado por homens e mulheres reais que trazem consigo aquilo que têm dentro, as suas esperanças, os seus sofrimentos, as suas ansiedades, a busca do verdadeiro, do belo e do bom. É preciso saber indicar e levar Cristo, partilhando estas alegrias e esperanças, como Maria que trouxe Cristo ao coração do homem; é preciso saber penetrar no nevoeiro da indiferença, sem se perder; há necessidade de descer mesmo na noite mais escura, sem ser invadido pela escuridão nem se perder; ouvir as ilusões de muitos, sem se deixar seduzir; acolher as desilusões, sem cair na amargura; tocar a desintegração alheia, sem se deixar dissolver e decompor na própria identidade (cf. Discurso aos Bispos do Brasil, 27 de Julho de 2013, 4). Queridos amigos, é importante a atenção e a presença da Igreja no mundo da comunicação, para dialogar com o homem de hoje e levá-lo ao encontro de Cristo, na certeza, porém, de que somos meios e que o problema fundamental não é a aquisição de tecnologias sofisticadas, embora necessárias para uma presença actual e válida. Esteja sempre bem claro em nós que o Deus em quem acreditamos, um Deus apaixonado pelo homem, quer manifestar-Se através dos nossos meios, ainda que pobres, porque é Ele que opera, é Ele que transforma, é Ele que salva a vida do homem.

Rezemos para que o Senhor inflame o nosso coração e nos sustente na missão fascinante de levá-Lo ao mundo. Recomendo-me às vossas orações e, de bom grado, dou-vos a minha Bênção.