Lunedì 7 ottobre, alla presenza del Prelato dell'Opus Dei e Gran Cancelliere dell'Università SER. Mons. Javier Echevarría, si è svolta l'inaugurazione dell'Anno Accademico 2013/2014, il XXIX di attività.
Alle ore 9.30 ha avuto luogo la Santa Messa votiva dello Spirito Santo nella Basilica di Sant'Apollinare.
A seguire, alle 11:00, l'Atto accademico nell'Aula Magna con il saluto introduttivo del Rettore Magnifico, Mons. Luis Romera e la prolusione del Rev. Prof. Eduardo Baura, Ordinario della Facoltà di Diritto Canonico, sul tema "Il consiglio del giurista". L'Atto si è concluso con il discorso del Gran Cancelliere.
* * *
ROMA, 7 OTT 2013 - "La teologia, e più in generale gli studi ecclesiastici", non possono "separarsi dalla propria vita di orazione, dal nostro rapporto personale con Dio", "ma devono essere inseriti nella nostra personale vita di fede dalla quale ricevono, come del resto tutta la nostra attività, impulso e sostegno". Lo ha affermato questa mattina il Vescovo Prelato dell'Opus Dei, SER. Mons.Javier Echevarría, nel suo discorso all'inaugurazione del XXIX anno accademico (2013/2014) della Pontificia Università della Santa Croce, di cui è anche Gran Cancelliere.
LA VIRTÙ DELL'UMILTÀ - Prendendo spunto dalla prima Lettera Enciclica di Papa Francesco,Lumen Fidei, e riflettendo ancora sul compito della teologia, il Prelato si è poi riferito alla "virtù dell'umiltà", che "dovrebbe essere presente nel lavoro di ogni professore, ricercatore e studente". Innanzitutto, "l'umiltà dell'intelligenza", "per non dimenticare mai che ci troveremo sempre davanti a un Dio che, pur avvicinandosi quanto era possibile a noi in Cristo, resterà sempre un grande e insondabile mistero che richiederà di accogliere il dono della fede con l'umiltà della nostra ragione".
Parlando poi ai nuovi studenti che giungono a Roma da tanti paesi di tutto il mondo, Mons. Echevarría ha rilevato come "l'impegno in uno studio perseverante, nascosto e silenzioso, e la mancanza di un contatto diretto con un maggior numero di persone, richiederà da voi la consapevolezza, paziente e umile, che tutta questa vostra fatica sarà messa, in un futuro non molto lontano, al servizio pastorale delle anime e della Chiesa".
Il Gran Cancelliere ha anche ricordato le parole "Andate, senza paura, per servire", pronunciate da Papa Francesco nell'ultima Messa celebrata a Copacabana in occasione della GMG Rio 2013, e ha quindi incoraggiato i presenti a farle proprie. Infatti, "se saprete col vostro studio e il vostro lavoro entrare in dialogo vivo e personale con Dio, anche rimanendo chiusi tra i vostri libri, andrete dappertutto con Lui, senza paura di mettere le vostre qualità, il vostro tempo, la vostra vita al servizio di tutte le anime", realizzando quello che San Josemaría definiva "un apostolato direttissimo".
Facendo il bilancio dell’Anno accademico trascorso, Mons. Echevarría si è poi riferito "all'inatteso e commovente annuncio di Benedetto XVI di rinunzia al soglio pontificio", gesto che "con l'aiuto della fede" abbiamo compreso come di grande coraggio e generosità. E ha aggiunto: "ulteriore prove della vivacità e soprannaturalità della Chiesa è stata la successiva elezione di Papa Francesco lo scorso 13 marzo. La Chiesa è veramente un corpo vivo animato dallo Spirito Santo che conosce e vede ciò che noi uomini non vediamo, e sa suggerire ogni momento ciò che per la Chiesa è più conveniente".
Un ricordo speciale lo ha infine rivolto al Beato Giovanni Paolo II e al Venerabile Mons. Alvaro del Portillo, che saranno rispettivamente canonizzato e beatificato, entrambi legati strettamente alla nascita e allo sviluppo dell'Università della Santa Croce.
IL CONSIGLIO DEL GIURISTA - In che cosa consista la funzione consultiva del giurista nella Chiesa è stato il tema al centro della lezione magistrale pronunciata dal Rev. Prof. Eduardo Baura, Ordinario della Facoltà di Diritto Canonico. Partendo dalla consapevolezza che "sia in maniera privata sia in campo pubblico, il giurista è sovente chiamato a dare il suo parere", "fornendo gli opportuni dati giuridici", il professore ha cercato innanzitutto di definire "quale sia la competenza professionale che ci si debba attendere dal giurista".
Una delle prime caratteristiche è che "occorre una conoscenza approfondita dei diritti e della giustizia", in modo da essere in grado di "proferire con maggiore certezza il giudizio su ciò che è giusto in un caso concreto".
Tuttavia, "affinché la consulenza giuridica possa compiere correttamente la sua funzione, occorre definire bene gli estremi del rapporto che si viene a instaurare tra il richiedente del consiglio e il giurista", rapporto che ha esso stesso "una dimensione giuridica".
Tuttavia, "affinché la consulenza giuridica possa compiere correttamente la sua funzione, occorre definire bene gli estremi del rapporto che si viene a instaurare tra il richiedente del consiglio e il giurista", rapporto che ha esso stesso "una dimensione giuridica".
Oltre a possedere la dovuta preparazione professionale, al giurista è anche richiesto di essere "giusto, prudente e leale". Dovrà perciò essere competente nell'arte giuridica, ma dovrà anche dimostrare "l'unità della vita personale" che lo porta "ad amare la giustizia, altrimenti sarà assai difficile in pratica che riesca a capire il diritto a causa dell'influsso che la volontà, e la vita morale in generale, esercita di fatto sull'intelletto". In riferimento alla virtù della prudenza, questa è necessaria affinché il giurista sappia "soppesare il suo consiglio, cercando di prevedere le conseguenze ultime e collaterali delle sue azioni, senza accontentarsi dei primi dati normativi o fattuali ritrovati". Circa la lealtà, invece, ciò significa che chiunque offre un consiglio "deve rispettare il dovuto riserbo".
Parte della lealtà e della prudenza del giurista - ha concluso Baura - "sarà quella di limitarsi nel suo parere al profilo prettamente giuridico della questione, senza pretendere minimamente di condizionare l'oggetto delle decisioni".
MOMENTI COSTITUTIVI DELL'IDENTITÀ DELL'UNIVERSITÀ - Nel suo discorso inaugurale, il Rettore Magnifico dell'Università, Mons. Luis Romera, ha fatto riferimento a "due momenti che hanno sicuramente segnato l'Università e ciascuno di noi, in una maniera assai incisiva" nel corso dell'Anno accademico trascorso: la rinuncia di Benedetto XVI e la successiva elezione di Papa Francesco; e il processo di valutazione interna dell'Università.
Partendo proprio dal "ricco pontificato di Benedetto XVI", il Rettore ha presentato "quattro aspetti che si riconoscono nella nostra Università come momenti costitutivi della sua identità e che si ergono come indicatori di un percorso di crescita per la vita universitaria e per la vita personale di ciascuno di noi".
Il primo di questi è ciò che si può definire come una "scelta per la parola", avendo il Pontefice emerito "dedicato molta attenzione al ministero della predicazione, scritta e orale", in un contesto culturale individualista. Questo tratto - ha spiegato il Rettore - "si concretizza nella nostra Università come un fare intellettuale che non si limita al momento meramente esegetico, ma si sviluppa come autentico intellectus fidei, che si presenta in modo complessivo e riesce a comunicarsi, tenendo presente la sensibilità contemporanea".
Sempre dal pontificato precedente emerge l'aspetto del "dialogo con la modernità", e qui il riferimento con l'Università si trova "in alcuni progetti accademici e programmi di ricerca e di docenza" proprio "incentrati nel dialogo con la società civile" (scienza, filosofia e fede, etica ed economia). C'è poi "il riconoscimento, intellettuale e vitale, del primato di Dio", che rappresenta un "carattere costitutivo, nell'orientamento e nell'architettura" del pensiero di Benedetto XVI. Infine, "la consapevolezza dell'importanza della formazione integrale per ogni cristiano e quindi per i sacerdoti", a cui l'Università cerca di rispondere avendo "investito in persone, impegno di lavoro e programmazione, serietà nella ricerca, disponibilità nella docenza e nell'attenzione personalizzata".
Tutti questi elementi, ha sottolineato il Rettore, "costituiscono, però, dimensioni che ci orientano verso l'attuale Pontefice, con il suo costante richiamo a una Chiesa che non è auto-referenziale, che esce a cercare le donne e gli uomini di oggi nelle periferie esistenziali".
MEDAGLIE D'ARGENTO - Come consuetudine, il Gran Cancelliere ha consegnato le medaglie d'argento dell'Università al personale che vi opera da 25 anni. Sono stati insigniti il Rev. Prof. Philip Goyret, attuale Vice Rettore dell'Università, il Rev. Prof. Giuseppe Tanzella-Nitti, ordinario della Facoltà di Teologia, la dott.ssa Francesca Vigliar, dell'ISSR all'Apollinare, il dott. Alberto Gambardella, catalogatore della Biblioteca, il dott. Nicola Romano, della Segreteria Accademica e il fotografo Gianni Proietti, dell'Ufficio Comunicazione.
L'Atto di inaugurazione aveva avuto inizio nella Basilica di Sant'Apollinare con la Santa Messa votiva dello Spirito Santo, presieduta da Mons. Echevarría e concelebrata dalle autorità accademiche dell'Università. Nel corso dell'omelia, riferendosi all'invocazione allo Spirito Santo, il Gran Cancelliere aveva ricordato come "soltanto lasciandoci guidare dallo Spirito" possiamo vivere "conformemente al volere divino, in un continuo progredire" e distruggendo tutte quelle "tendende egoistiche" che ci privono della vicinanza di Dio.
*
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 2013/2014
7 ottobre 2013
Messa votiva dello Spirito Santo
Omelia del Gran Cancelliere
SER. Mons. Javier Echevarría
«Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore». Sono
parole del Canto al Vangelo ed è ciò che oggi, all’inizio di questo nuovo anno accademico,
chiediamo specialmente alla Terza Persona della Santissima Trinità: che ci riempia dei suoi doni e
ci infiammi col fuoco del suo amore per corrispondere costantemente all’amabile volontà di Dio.
La vita del cristiano consiste infatti nel camminare «secondo lo Spirito», come ci ricorda san Paolo
nel brano della lettera ai Galati che abbiamo letto poco fa. E l’Apostolo precisa con determinazione
che non è possibile armonizzare il camminare «secondo lo Spirito» con il «soddisfare il desiderio
della carne», poiché «si oppongono a vicenda». Per questo, il nostro impegno, che ribadiamo in
questo momento all’interno di un’azione liturgica come la Santa Messa, non può essere altro di
quello di lasciarci «guidare dallo Spirito» in ogni circostanza della nostra vita, cioè di accogliere le
sue costanti mozioni, sia quelle che immette direttamente all’interno della nostra anima, sia quelle
che ci vengono attraverso i canali normali della vita cristiana, specialmente l’Eucaristia e la
Confessione, ma anche nell’ambito della vita ordinaria e universitaria in cui siamo immersi, in
particolare per quanto riguarda la conoscenza e la trasmissione della Parola di Dio in tutti i suoi
aspetti. Soltanto lasciandoci guidare dallo Spirito è possibile produrre quei frutti di bene che
l’Apostolo enumera nella stessa lettera ai Galati – lasciate che ve li ricordi – «amore, gioia, pace,
magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Sono i segni che indicano che la
nostra vita si svolge conformemente al volere divino, in un continuo progredire, distruggendo in
essa le tendenze egoistiche; segni quindi dell’identificazione con Cristo, poiché «coloro che sono di
Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri» per vivere una vita in
Dio, come ricorda anche l’Apostolo nella lettera già citata.
«Manda il tuo Spirito Signore», ribadiamo adesso con le parole dell’antifona del Salmo
responsoriale, consapevoli che senza questa presenza divina che viene dall’alto non è possibile, non
solo il nostro camminare verso Dio, ma neanche il compiere la missione di «rinnovare la terra» di
cui parla la stessa antifona, cioè di riempire il mondo dell’amore di Dio. E il mondo si rinnoverà per
mezzo di noi – poveri uomini –, se accogliamo lo Spirito divino, perché Dio vuole fare cose grandi
per mezzo della nostra scienza e della nostra vita di pietà. Lo segnalava Benedetto XVI nella sua
Lettera apostolica con la quale indiceva l’Anno della Fede, momento ecclesiale che si avvia verso la
conclusione, ma che dovrebbe rimanere nella sua sostanza nel cuore di ognuno di noi. Affermava,
infatti, che il «cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato. La fede è decidere di
stare con il Signore per vivere con Lui. E questo “stare con Lui” introduce alla comprensione delle
ragioni per cui si crede. La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità
sociale di ciò che si crede. La Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza questa
dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona. È il
dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola
franca e coraggiosa» (n. 10).
Gesù stesso illuminò questa realtà nell’Ultima Cena, come leggiamo nel Vangelo della Messa. In
quel momento sublime disse infatti ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paraclito, che io manderò del
Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi darete
testimonianza, perché siete con me fin dal principio» (Gv 15,26-27). Erano parole rivolte
primariamente agli Apostoli, ma non solo a loro: erano rivolte a tutti i suoi discepoli di tutti i tempi,
come suggerisce il contesto ecclesiale in cui si trovano. Il Signore prometteva l’invio dello Spirito
perché agisse in noi e per mezzo di noi fosse data testimonianza di Gesù. Egli avrebbe guidato la
Chiesa alla comprensione della verità tutt’intera, quella insegnata dallo stesso Gesù, culmine della
rivelazione, motivo per cui Gesù affermò che lo Spirito lo avrebbe glorificato: «Perché prenderà da
quel che è mio e ve lo annuncerà». Mi viene in mente il commento di Papa Francesco nell’udienza
generale di mercoledì 15 maggio a proposito di questo testo giovanneo che parla di «Spirito di
verità». Dopo aver segnalato che Gesù è la verità che nella pienezza dei tempi si è fatta carne (Gv
1,1.14), aggiungeva che «abbiamo bisogno di lasciarci inondare dalla luce dello Spirito Santo,
perché Egli ci introduca nella Verità di Dio, che è l’unico Signore della nostra vita. In quest’Anno
della fede chiediamoci se concretamente abbiamo fatto qualche passo per conoscere di più Cristo e
le verità della fede, leggendo e meditando la Sacra Scrittura, studiando il Catechismo, accostandoci
con costanza ai Sacramenti. Ma chiediamoci contemporaneamente quali passi stiamo facendo
perché la fede orienti tutta la nostra esistenza».
Dobbiamo concludere la nostra omelia, ma vorrei prima ricordare la preghiera allo Spirito Santo
composta da san Josemaría nel lontano aprile del 1934: «Vieni, Santo Spirito! Illumina la mia
intelligenza per conoscere i tuoi mandati. Fortifica il mio cuore contro le insidie del nemico.
Infiamma la mia volontà… Ho ascoltato la tua voce e non voglio indurirmi e respingerti dicendo
“Dopo… domani”. Nunc coepi! Ora! Non sia mai che il domani mi venga meno. Spirito di verità e
di sapienza, Spirito di intelletto e di consiglio, Spirito di gioia e di pace! Voglio quello che vuoi,
voglio perché vuoi, voglio come vuoi, voglio quando vuoi».
Maestra di questa fedeltà allo Spirito Santo fu nostra Madre Santa Maria, come ci ricordava il
Romano Pontefice quando, nell’udienza generale sopra menzionata, affermava: «Pensiamo a Maria
che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19.51). L’accoglienza delle parole
e delle verità della fede perché diventino vita, si realizza e cresce sotto l’azione dello Spirito Santo.
In questo senso occorre imparare da Maria, rivivere il suo “sì”, la sua disponibilità totale a ricevere
il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata». E cosí sia.