lunedì 7 ottobre 2013

Giustizia e carità si incontreranno



Alla Lateranense, convegno Caritas sulla cultura del dono e della gratuità come prospettiva educante. Il cardinale Vallini: «La carità, misura dei rapporti umani». L'economista Becchetti: «Agire dal basso» di Alberto Colaiacomo

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Leggi la relazione:

Il cardinale Vallini al convegno Caritas "Giustizia e carità si incontreranno"   

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«Comunicare che questa crisi ha un senso, spiegare che questo è un tempo opportuno per nuovi inizi». Sono state le parole del poeta Marco Guzzi a spiegare il significato dell’incontro “Giustizia e Carità si incontreranno: le sfide per una comunità che vede, opera ed educa ai tempi della crisi” che la Caritas diocesana ha organizzato sabato scorso, 5 ottobre, presso l’Università Lateranense. Oltre 400 persone, in gran parte operatori delle Caritas parrocchiali che hanno sfidato il primo nubifragio della stagione, hanno riflettuto su come la crisi economica possa essere vissuta in una prospettiva educante.

Il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci, ha introdotto i lavori del convegno, evidenziando come «i fondamenti dello sviluppo economico e sociale degli ultimi decenni hanno subito profondi mutamenti nella percezione delle società e nelle prospettive dei governi: il cittadino si è trasformato in cliente e all’interesse per il bene comune si è sostituito l’interesse del singolo». Presentando il programma pastorale nel nuovo anno, in cui la Caritas diocesana promuove una serie di iniziative culturali legate al tema del bene comune, monsignor Feroci ha sottolineato l'importanza di «riaffermare che dono, gratuità e fraternità sono fondamentali per la vera fertilità sociale».

Il cardinale Agostino Vallini è intervenuto con la lectio magistralis "Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno". Per il vicario del Papa «giustizia e carità sono iscritte da Dio nell'uomo stesso: la carità è il dono più grande che Dio ha dato agli uomini, per questo non può essere la compensazione alla mancanza di giustizia. Deve essere invece la misura dei rapporti umani». Il cardinale ha poi aggiunto che «se la giustizia è la misura minima della carità, la carità supera la giustizia grazie alla logica del dono». Per questo, il cardinale Vallini ha indicato «un concetto espansivo di giustizia che abbia come obiettivo il bene comune con l'applicazione del principio di gratuità». La «logica del dono» e la «reciprocità» sono quelle che il porporato addita come «prospettive etiche e culturali di bene comune che consentono alla giustizia e alla carità di incontrarsi nel tessuto della vita sociale e civile». «La logica del dono - ha spiegato - è l'attitudine all'accoglienza e all'apertura all'altro e nasce dalla consapevolezza che siamo soggetti in relazione, ognuno in debito con gli altri». Conseguente a questo aspetto è la reciprocità «da intendere come una dilatazione della condivisione nelle relazioni reciproche di ciò che si è e si ha».

L'equilibrio tra la giustizia e la carità è stato al centro della relazione di Stefano Zamagni. Per l'economista «la giustizia senza carità diventa giustizialismo, la carità senza giustizia è buonismo». La Dottrina sociale della Chiesa, ha spiegato Zamagni, è quello che consente di camminare tra questi due estremismi. Un percorso quanto mai necessario in questa fase di crisi «che ha visto la globalizzazione sposarsi con la terza rivoluzione industriale, quella tecnologica, dove la povertà sta diventando endemica e aumentano le sacche di marginalità».

La crisi economica come occasione per affermare la cultura del dono e della gratuità è il tema su cui, nella seconda parte della mattinata, si sono confrontati gli economisti Leonando Becchetti e Giuliana Martirani, insieme al poeta Marco Guzzi e alla giornalista Daniela De Robert, che ha moderato il dibattito. «Carità - ha esordito Becchetti - non è elemosina che mantiene il misero nel suo stato d’indigenza ma dare dignità, dare diritti e doveri, opportunità d’inclusione e di crescita nel capitale sociale ed umano. Il povero è realizzato quando è messo in condizioni di dare come noi e supera la sua emarginazione». Per l'economia, ha aggiunto Becchetti, occorre l'azione dal basso, il coinvolgimento della società civile, con quello che ha definito "il voto col portafoglio": «È l’uso dei consumi e dei risparmi per premiare le aziende all’avanguardia nella sostenibilità sociale ed ambientale. È questa la leva per cambiare il mondo». 

Una sollecitudine a «riprenderci in mano la possibilità di vivere bene» è giunta da Giuliana Martirani che, nella sua analisi, ha invitato i cristiani a «non separare i talenti spirituali dalle proprietà spirituali». Per il poeta Marco Guzzi «la crisi è ancora più profonda dell'entità percepita, coinvolge in modo antropologico l'uomo».