Tiene in braccio sua figlia e finalmente sorride al fotografo de Il Giornale di Sicilia, Linda Missione, autrice Booksprint Edizioni. Il suo libro L’Angelo – il tesoro nascosto è il racconto autobiografico e drammatico di una donna in lotta contro spietate convenzioni sociali.
Abbandonata subito dopo il matrimonio, Linda passa da un amore che credeva perfetto alla solitudine della realtà. Sua unica amica è Lilly, inanimata bambola di porcellana. Poi, lo sbocciare di un nuovo amore e una nuova promessa di felicità, coronata dalla gravidanza. Ma ancora una volta Linda viene illusa e abbandonata.
La famiglia vuole che interrompa la gravidanza, lei simula un aborto spontaneo e fa credere di partire per riprendere gli studi. In realtà si rifugia dalle suore, in un paesino poco distante, dove dà alla luce una splendida bambina. Linda sceglie di dire la verità. Racconta tutto ai suoi genitori, che di fronte agli occhi della nipotina la accolgono commossi.
Il 3 luglio 2013, Il Giornale di Sicilia racconta la storia di Linda, e ne riconosce il talento di scrittrice. Con la sua bimba in braccio, ora può davvero sorridere.
La famiglia vuole che interrompa la gravidanza, lei simula un aborto spontaneo e fa credere di partire per riprendere gli studi. In realtà si rifugia dalle suore, in un paesino poco distante, dove dà alla luce una splendida bambina. Linda sceglie di dire la verità. Racconta tutto ai suoi genitori, che di fronte agli occhi della nipotina la accolgono commossi.
Il 3 luglio 2013, Il Giornale di Sicilia racconta la storia di Linda, e ne riconosce il talento di scrittrice. Con la sua bimba in braccio, ora può davvero sorridere.
Ed è ancora Il Giornale di Sicilia che le dedica un articolo in occasione della presentazione del libro che continua a riscuotere consensi: Linda Missione ha racchiuso in cento pagine la sua personale odissea. L’Angelo – il tesoro nascosto, infatti, sta rappresentando una speranza per molte madri d’Italia. Contro tutto e tutti Linda dà alla luce la sua creatura e, durante il parto, rischia la vita, “ma Dio ha voluto salvare me, come io avevo deciso di salvare la mia bambina”. E una storia così, in cui la vita trionfa a qualsiasi costo, non poteva non catturare l’attenzione di Papa Francesco, che ha benedetto la sua vicenda, infondendo nuova speranza.
*
«Io, madre,
più forte della Sla»
Stanza di un albergo romano. Le dieci di mattina, Alessia dorme sul lettone e senza il ciuccio, mamma Laura Morgante è accanto alla finestra, sulla sua carrozzella, Ugo le è vicino. Bella, capelli biondi a caschetto, occhi chiarissimi. Sono di Morciano di Romagna, due passi da Rimini, stamane saranno dal Papa, grazie all’accompagnamento organizzato dall’Unitalsi capitolina. «Ci conoscemmo l’estate del 2004, ci piacemmo, ci mettemmo insieme», racconta lui. Il matrimonio all’orizzonte e nell’ottobre 2010 ebbero «la notizia poco piacevole»: Laura ha la Sclerosi laterale amiotrofica. La Sla. Devastati? «Non ci scoraggiammo». Anzi, decisero di sposarsi e anche «il prima possibile, così che lei potesse percorrere la chiesa fino all’altare sulle sue gambe e al braccio di suo padre, come tutte le spose».
Non s’illudono: «Conoscevamo bene la sua patologia, sapevamo che non avremmo potuto avere bambini e che, seppure fosse rimasta incinta sarebbe stato molto pericoloso». Un giorno invece scoprono che Laura “aspetta”. Sono... «sorpresi». Ma «ce la metteremo tutta», si dicono. E «con una grossa forza arrivata dall’Alto, siamo andati avanti fiduciosi, certi che quel dono se Qualcuno aveva voluto farcelo, allora ci avrebbe dato anche la forza di portarlo avanti. Di accudirlo».
I medici le consigliano, le suggeriscono insistentemente d’interrompere la gravidanza, le spiegano che i rischi sono alti, che può giocarcisi la vita. E quando Alessia decide che è ora di venire al mondo – otto mesi fa – «nella sala parto eravamo quattordici persone con medici, anestesisti e infermieri che aspettavano... E la gioia di tutti in quei momenti è difficile da raccontare». Più che un parto, insomma, è stata «una specie di festa». Laura sorride.
Non si sono mai sentiti soli dal 2004. «È cresciuto a dismisura l’affetto delle persone», dice d’istinto Ugo: «Si sono avvicinati tutti. Gran parte della forza che pensiamo di avere arriva proprio da loro e ci serve per continuare a lottare».
Trentaquattro anni lui, che è impiegato, trentuno lei. Alessia non ha smesso di dormire e sempre senza il ciuccio. A Ugo non passò «nemmeno mai per la testa» di lasciare Laura, spiega: «È la stessa persona prima e dopo la diagnosi. Non è cambiata assolutamente, lei aveva scelto me e io lei». Lui però ora non riesce proprio a non sorridere: «A dirla tutta, qualcosa che è cambiato c’è, le basta uno sguardo per comandarmi!», aggiunge. E qui sono entrambi a ridersela... Chissà se è difficile nella loro situazione: «Veramente noi ridiamo sempre!».
Alcuni raccontano che una disabilità tolga dignità: «Un disabile ha bisogno solo di maggiore aiuto, non certo di rendergli la sua dignità, che non può essere scalfita da una malattia».
Desideravano andare da Papa Francesco: «Abbiamo una grossa fede» e «lo vediamo come un grande papà, che ci dà speranza e forza per andare avanti». Chissà cosa si porteranno via, dopo l’incontro, tornando a Morciano... «Tanta forza. Una gran buona “ricarica” delle nostre pile».
I sogni di Laura e Ugo sono per la loro piccola: «Un bel futuro, l’istruzione e serenità». Lui aggiunge una frase: «Vivere una vita tranquilla con mia moglie e mia figlia». C’è qualcosa che non rifarebbero, tornando indietro? Laura scuote subito la testa, Ugo lo pronuncia: «No. Niente. Rifaremmo tutto quanto abbiamo fatto». E se si trovassero davanti a chi sta per cedere alla disperazione, a chi sta per arrendersi? «Gli direi – è Laura ad esprimersi – di combattere ogni giorno. Perché ogni giorno vale la pena viverlo». L’ultima domanda è tutta per Laura: cosa vi ha insegnato la malattia?. «Che l’uomo non è il suo limite», risponde sussurrando, gli occhi lucidi. E come si fa ad andare oltre il limite?. «Con la pazienza e la fantasia. Con la fede».
Non s’illudono: «Conoscevamo bene la sua patologia, sapevamo che non avremmo potuto avere bambini e che, seppure fosse rimasta incinta sarebbe stato molto pericoloso». Un giorno invece scoprono che Laura “aspetta”. Sono... «sorpresi». Ma «ce la metteremo tutta», si dicono. E «con una grossa forza arrivata dall’Alto, siamo andati avanti fiduciosi, certi che quel dono se Qualcuno aveva voluto farcelo, allora ci avrebbe dato anche la forza di portarlo avanti. Di accudirlo».
I medici le consigliano, le suggeriscono insistentemente d’interrompere la gravidanza, le spiegano che i rischi sono alti, che può giocarcisi la vita. E quando Alessia decide che è ora di venire al mondo – otto mesi fa – «nella sala parto eravamo quattordici persone con medici, anestesisti e infermieri che aspettavano... E la gioia di tutti in quei momenti è difficile da raccontare». Più che un parto, insomma, è stata «una specie di festa». Laura sorride.
Non si sono mai sentiti soli dal 2004. «È cresciuto a dismisura l’affetto delle persone», dice d’istinto Ugo: «Si sono avvicinati tutti. Gran parte della forza che pensiamo di avere arriva proprio da loro e ci serve per continuare a lottare».
Trentaquattro anni lui, che è impiegato, trentuno lei. Alessia non ha smesso di dormire e sempre senza il ciuccio. A Ugo non passò «nemmeno mai per la testa» di lasciare Laura, spiega: «È la stessa persona prima e dopo la diagnosi. Non è cambiata assolutamente, lei aveva scelto me e io lei». Lui però ora non riesce proprio a non sorridere: «A dirla tutta, qualcosa che è cambiato c’è, le basta uno sguardo per comandarmi!», aggiunge. E qui sono entrambi a ridersela... Chissà se è difficile nella loro situazione: «Veramente noi ridiamo sempre!».
Alcuni raccontano che una disabilità tolga dignità: «Un disabile ha bisogno solo di maggiore aiuto, non certo di rendergli la sua dignità, che non può essere scalfita da una malattia».
Desideravano andare da Papa Francesco: «Abbiamo una grossa fede» e «lo vediamo come un grande papà, che ci dà speranza e forza per andare avanti». Chissà cosa si porteranno via, dopo l’incontro, tornando a Morciano... «Tanta forza. Una gran buona “ricarica” delle nostre pile».
I sogni di Laura e Ugo sono per la loro piccola: «Un bel futuro, l’istruzione e serenità». Lui aggiunge una frase: «Vivere una vita tranquilla con mia moglie e mia figlia». C’è qualcosa che non rifarebbero, tornando indietro? Laura scuote subito la testa, Ugo lo pronuncia: «No. Niente. Rifaremmo tutto quanto abbiamo fatto». E se si trovassero davanti a chi sta per cedere alla disperazione, a chi sta per arrendersi? «Gli direi – è Laura ad esprimersi – di combattere ogni giorno. Perché ogni giorno vale la pena viverlo». L’ultima domanda è tutta per Laura: cosa vi ha insegnato la malattia?. «Che l’uomo non è il suo limite», risponde sussurrando, gli occhi lucidi. E come si fa ad andare oltre il limite?. «Con la pazienza e la fantasia. Con la fede».
Pino Ciociola (Avvenire)