mercoledì 15 gennaio 2014

Chiamati a testimoniare l’unità




Incontro fra il patriarca Bartolomeo e il primate anglicano Welby. 

Proseguire le relazioni e intensificare la cooperazione per dare una testimonianza comune in particolare in Europa: sono questi i propositi espressi dal patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo, e dal primate della Comunione anglicana e arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, incontratisi lunedì e martedì a Istanbul. Entrambi hanno ribadito l’importanza del dialogo teologico in corso e l’impegno al riguardo della Chiesa ortodossa e degli anglicani. Il colloquio — il primo da quando Welby è stato intronizzato come arcivescovo di Canterbury — si è svolto nel corso di due giorni caratterizzati da un clima di grande amicizia.
Il patriarca ecumenico e il primate anglicano hanno espresso in particolare «preoccupazione per l’ingiustizia presente in molte parti del mondo» e hanno pregato per i poveri e gli oppressi, per la pace e la giustizia in tutto il mondo, in particolare in Medio Oriente. Bartolomeo e Welby si sono trovati d’accordo nell’«esplorare le modalità per promuovere una maggiore consapevolezza sulle questioni ambientali nonché sulla difesa dei valori cristiani, della dignità umana e dei diritti religiosi».
Bartolomeo — nel suo discorso di benvenuto — ha ricordato quanto in passato «il riavvicinamento tra le due Chiese sia stato notevolmente aiutato dallo scambio di studenti» e ha espresso l’auspicio che ciò possa continuare in futuro. «La nostra scuola teologica ad Halki — ha detto — era solita offrire borse di studio agli studenti anglicani e quando sarà riaperta, cosa che speriamo accadrà nel prossimo futuro, certamente desideriamo di riprendere questa tradizione. Gli studenti che hanno partecipato allo scambio sono diventati leader nelle loro rispettive Chiese e la loro esperienza interecclesiale ha consentito di promuovere la causa dell’unità dei cristiani in maniera assai costruttiva».
Soddisfazione per l’opportunità dell’incontro e la visita a Istanbul, nella sede del Fanar, è stata espressa dal primate anglicano: «Questa città ha lasciato il segno sul cristianesimo nel suo insieme in una varietà di modi». Welby ha in particolare ricordato che è stato «da questa città che i manoscritti della Bibbia nelle lingue originali sono stati ricevuti in Occidente. Questa città è anche sede del patriarcato ecumenico e noi continuiamo a beneficiare dell’intuizione di ciò che la leadership laica e cristiana attraverso questo legame ha insegnato alla Chiesa universale sui rapporti tra il cristianesimo e l’applicazione del potere temporale nel corso degli anni». Denunciando chi vuole utilizzare la religione come alibi per la violenza, il primate anglicano ha ricordato la testimonianza offerta dal patriarcato ecumenico: «voi avete mostrato nel corso dei secoli il martirio a cui siamo chiamati nella Scrittura, la chiamata a testimoniare con le parole e la vita. Una chiamata più importante della vita stessa». Oggi, ha detto ancora l’arcivescovo di Canterbury, «il costo di tale martirio si vede in tanti luoghi. Non lontano da qui, ricordiamo e cerchiamo la misericordia di Cristo e l’intercessione della Beata Madre, per la Siria, in particolare per i due vescovi di Aleppo: il metropolita greco ortodosso Boulos al-Yazigi e il metropolita siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim», da tempo nelle mani dei rapitori, «per i quali preghiamo ogni giorno».
Rivolgendosi a Bartolomeo Welby ha detto: «Lei stesso è stato un esempio di pace e di riconciliazione nella sua storica visita in occasione dell’inizio di pontificato di Papa Francesco. Istanbul è il crocevia tra Europa e Asia. È il luogo dove due grandi religioni si incontrano. Il suo significato per il commercio è enorme e continua a ricordarci l’importanza della Turchia come una nazione industriale e commerciale. Commercio e affari possono essere oggetto di avidità, ma nella Grazia di Dio possono aprire la strada al dialogo tra le nazioni».
L'Osservatore Romano