venerdì 24 gennaio 2014

Con Cristo diviso in verità siamo morti




Il cammino ecumenico è indispensabile per rispondere ai bisogni dell’uomo. 

(Gennadios Zervos, Metropolita, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta ed esarca per l’Europa meridionale)
Celebriamo con solennità la Settimana per l’unità dei cristiani che costituisce una felice occasione per rinnovare l’impegno continuamente, pregare con serietà e dedizione per il ristabilimento dell’unità e collaborare serenamente per affrontare alla sua radice la questione, in quanto la comunità divisa nega di fatto che Gesù Cristo sia l’unico Signore.
Vorremo ribadire che questa terribile e triste realtà della negazione di Gesù Cristo come unico Signore, costituisce per noi un motivo di preghiera, affinché Dio mandi il Paraklitos — lo Spirito Santo — per illuminare i nostri cuori e le nostre anime in modo da vivere in perpetuo la verità secondo cui “Gesù Cristo non può essere diviso” e vivendo in questo modo riconosciamo e adoriamo Gesù Cristo come un unico Signore e unico nostro Salvatore. E dobbiamo sapere molto bene che Gesù Cristo non viene più a farsi crocifiggere; è venuto una volta per tutte, per la nostra salvezza. Tocca a noi adesso prendere il posto di Cristo sulla Croce e, crocifiggendo le nostre passioni, la nostra mentalità mondana, sacrificarci per realizzare la volontà di Dio: «Che tutti siamo una cosa sola» (Giovanni, 17, 21).
In questo anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Paolo VI e Atenagora, di eterna e gloriosa memoria. È una tappa storica. Costituisce il principio di un nuovo cammino: il pensiero di tutto il mondo cristiano e i cuori degli uomini di buona volontà erano rivolti alla città dell’amore e della riconciliazione, nei luoghi dove il grande maestro e pacificatore Gesù Cristo è diventato uomo, è vissuto, è stato crocifisso ed è risuscitato per dare all’uomo la salvezza e la gloria.
Lasciamo parlare il patriarca Atenagora: «L’umanità cristiana da secoli vive la notte della divisione. I suoi occhi sono appesantiti per aver troppo guardato le tenebre. Sia questo nostro incontro l’alba di un luminoso e santo giorno in cui le future generazioni Cristiane comunicando dal medesimo Calice del prezioso corpo e sangue del Signore in amore e pace e unità canteranno e glorificheranno l’unico Signore e Salvatore di tutti». Identiche e di grandissima importanza sono anche le parole rivolte da Paolo VI ad Atenagora: «Sia questo nostro incontro l’alba di un giorno luminoso e santo in cui le generazioni che vengono comunichino del medesimo calice del corpo e del sangue del Signore, nell’amore e nella pace e nell’unità cantino e glorifichino l’unico Signore e Salvatore di tutti».
Di speciale rilevanza anche la risonanza che ha avuto lo storico incontro: «Tutto il mondo, cristiani e non cristiani, si sono meravigliati di questo incontro e l’hanno considerato come “segno dei tempi” che ha svegliato l’opinione pubblica del mondo ed ha aperto una nuova strada verso la benedetta unità, che è l’unica volontà del nostro Signore Gesù Cristo».
È verità incontestabile che «non tutto è compiuto. Ma con questo avvenimento è stata compiuta la più grande offerta da parte dei nostri contemporanei. Ciò che seguirà in questo settore sarà la continuazione e la conseguenza della benedizione del Monte degli Ulivi. La preghiera in questo era tanto calda, interpretando il desiderio di milioni di anime, cosicché il Padre celeste ascolterà la voce delle sue creature per l’ulteriore benedetto cammino comune».
Lo storico incontro di Gerusalemme tra Paolo VI e Atenagora, a cinquanta anni dalla sua ricorrenza, sarà solennemente celebreto con manifestazioni e preghiere dai loro successori, Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, uomini di amore, di pace, di pazienza, di unità, di umiltà e di sacrificio. Senz’altro anche l’abbraccio a Gerusalemme tra Francesco e Bartolomeo sarà storico: due pellegrini di preghiera presso il Santo Sepolcro pregheranno e celebreranno il cinquantesimo anniversario del “dialogo dell’amore”, perché soltanto esso e la preghiera possono cambiare l’odierna realtà: “Cristo è diviso”, e come dice il Patriarca Bartolomeo «ci incontreremo non solo per ricordare e onorare il loro gesto (quello di Paolo VI e Atenagora) ma come capi spirituali abbiamo il dovere di fare appello e invitare tutti gli uomini di buona volontà, indipendentemente dalla loro fede e virtù, al dialogo e di far conoscere loro l’importanza del messaggio di Gesù Cristo, veramente utile per la rinascita dell’esistenza umana». Dunque pensiamo ai poveri, agli ammalati, ai carcerati, agli immigrati; pensiamo a tutti quelli che vengono nei nostri territori e allargano i nostri confini culturali e spirituali. Pensiamo a tutti quelli che hanno bisogno della libertà e della giustizia, del nostro aiuto e della nostra protezione.
Tutti questi bisogni umani che incontriamo non si guariscono e non si formano in una comunità sana in Cristo, in quanto abbiamo Cristo diviso. La comunità invano cerca la sua forma ideale, la sua identità in Cristo. Con Cristo diviso viviamo una crisi spirituale, morale e sociale; siamo vuoti, senza fraternità e amore. In verità, siamo morti, malgrado i nostri beni terrestri e la nostra provvisoria prosperità. La nostra salvezza e il nostro bene divino ci fanno riflettere e ascoltare il messaggio, l’invito di san Paolo: «Cristo non può essere diviso». I nostri padri e le nostre guide spirituali ci invitano alla preghiera e al dialogo dell’amore nella fede e nella verità, nella pazienza e nella speranza di seguire e realizzare la volontà del nostro salvatore Gesù Cristo: «che tutti siano una cosa sola» (Giovanni, 17, 21).
L'Osservatore Romano

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I rapporti con il Consiglio ecumenico delle Chiese e l’Alleanza battista mondiale. Così s’impara a guardare con gli occhi dell’altro

(Gregory J. Fairbanks, Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) Le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco sono state di grande importanza non solo per la Chiesa cattolica, ma anche per i suoi partner ecumenici. La transizione ha offerto ai nostri interlocutori ecumenici l’opportunità di condividere la nostra gratitudine per il ministero di Papa Benedetto XVI e la gioia per l’inaugurazione del ministero petrino di Papa Francesco. Questi eventi ci hanno dato la possibilità di intensificare le relazioni con i cristiani delle altre comunità, nel nostro cammino comune verso l’unità desiderata da Cristo per la sua Chiesa.In questo quadro, il 2013 è stato segnato dalla pubblicazione di due importanti documenti ecumenici. Il testo della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) The Church: Towards a Common Vision (La Chiesa: verso una visione comune) è stato pubblicato nel marzo del 2013. Si tratta del secondo documento di convergenza da quando la Commissione è stata istituita nel 1948. Nel luglio 2013 è stato pubblicato il secondo rapporto delle conversazioni tra l’Alleanza battista mondiale e la Chiesa cattolica. Questo testo, intitolato The Word of God in the Life of the Church: Scripture, Tradition and Koinonia (La Parola di Dio nella vita della Chiesa: Scrittura, Tradizione e koinonia), è il risultato di una serie di conversazioni iniziate nel 2006.
Nella lunga storia della Commissione Fede e Costituzione, a solo due testi è stato riconosciuto lo status di “testi di convergenza”. Il primo, era il documento miliare del 1982, Baptism, Eucharist and Ministry (Battesimo, eucarestia e ministero). Il nuovo documento sull’ecclesiologia è stato in fase di elaborazione per circa vent’anni. In questo periodo, sono stati pubblicati due documenti di studio come testi sui cui lavorare per arrivare alla stesura definitiva del testo finale di convergenza: The Nature and Purpose of the Church (La natura e lo scopo della Chiesa) su «Faith and Order Paper», n. 181, pubblicato nel 1998) e The Nature and Mission of the Church – A Stage on the Way to a Common Statement (La natura e la missione della Chiesa - Una fase sul cammino verso una dichiarazione comune) su «Faith and Order Paper», n. 198, pubblicato nel 2005.
La Chiesa: verso una visione comune è considerato come una fondamentale dichiarazione ecumenica sulla natura e sullo scopo della Chiesa, la più ampia dichiarazione ecumenica sull’ecclesiologia prodotta sinora in un contesto multilaterale. Il documento è un “testo di convergenza” (riassume un vasto lavoro di documentazione) della Commissione Fede e Costituzione del Cec, a cui da anni partecipa la Chiesa cattolica, insieme ad altre Chiese e comunità ecclesiali comprendenti ortodossi, anglicani, protestanti, evangelicali, al fine di pervenire a una visione condivisa della natura e dello sviluppo della loro vita e testimonianza comune. 
Diversi intenti si è prefisso tale fondamentale documento, tra cui quello di fornire un rinnovato input allo studio ecumenico dell’ecclesiologia e alla comprensione ecclesiologica delle varie Chiese e comunità ecclesiali. È auspicabile che il testo aiuti le diverse comunità a esaminare più approfonditamente la propria identità ecclesiale e a cercare una più ampia unità. Un secondo obiettivo è quello di far sì che si studi ulteriormente e ci si muova maggiormente verso una definizione condivisa di ciò che significa essere “Chiesa”. Il testo di convergenza esorta le Chiese e le comunità ecclesiali a reagire, a rispondere. Ci auguriamo che il testo le assista nella loro riflessione sul significato dell’uso del termine “Chiesa” quando, con esso, esse si identificano. È nostra viva speranza che tutto ciò aumenti nelle Chiese e nelle comunità ecclesiali il desiderio della piena e visibile unità.
La Commissione Fede e Costituzione include la Chiesa cattolica tra i suoi membri dal 1968. Fino a ora, la Chiesa cattolica ha avuto dodici commissari su centoventi (il 10 per cento del totale). Nel comitato permanente di Fede e Costituzione, composto da trenta membri, vi sono stati tre cattolici su trenta (di nuovo il 10 per cento). La Commissione è stata definita dal Consiglio ecumenico delle Chiese come «il forum teologico più rappresentativo della cristianità». 
Durante l’assemblea generale del Cec, tenutasi tra l’ottobre e il novembre scorsi a Busan in Corea del Sud, è stata approvata la ristrutturazione della Commissione Fede e Costituzione, che ha ridotto il numero dei commissari e restituito loro la competenza di avviare e valutare studi e documenti. La nuova Commissione sarà un unico organo composto da quaranta membri, il 10 per cento dei quali (quattro) cattolici, nominati dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. La nuova leadership sarà nelle mani di un moderatore e di cinque vice-moderatori. Almeno uno di loro, facente parte dei membri della Commissione, sarà cattolico, nominato dal Pontificio Consiglio. Il vecchio comitato permanente di Fede e Costituzione si riunirà un’ultima volta nel marzo 2014 per nominare formalmente i nuovi membri. La nuova Commissione inizierà i suoi lavori nel 2015 e li terminerà nel 2022.
Quanto all’Alleanza battista mondiale è utile ricordare come questa sia un’alleanza di 228 “convenzioni” e unioni battiste in 121 Paesi e territori diversi, comprendente oltre 42 milioni di membri appartenenti a 177.000 chiese e una comunità di oltre 110 milioni di persone. Poiché i battisti hanno radici anabattiste, essi non amministrano il battesimo a neonati e bambini; questo spiega la differenza tra le due cifre sopra menzionate, l’una riferita ai fedeli battezzati, l’altra alla comunità in generale. Le relazioni tra battisti e cattolici hanno conosciuto nel passato le loro difficoltà. 
Dal 1984 al 1988 fu intavolata una prima serie di conversazioni tra l’Allenza e la Chiesa cattolica. Soprattutto nelle regioni a maggioranza cattolica e minoranza battista, si ebbero resistenze nei confronti di queste conversazioni iniziali; sono occorsi quasi vent’anni per riuscire ad avviare una seconda serie di conversazioni. In questo periodo, sono state tenute due consultazioni principali per permettere a cattolici e battisti di incontrarsi e superare i rispettivi pregiudizi. La prima ha avuto luogo a Roma nel dicembre del 2000, sul tema «Questioni storiche e contemporanee». La seconda, nel dicembre dell’anno dopo, a Buenos Aires su «Questioni teologiche tra battisti e cattolici in America latina; la nozione di communio come quadro delle conversazioni su tematiche controverse». 
Come diretto risultato di questi intensi sforzi compiuti da entrambe le parti, è stato possibile avviare nel 2006 un secondo round di conversazioni, con esito ancora incerto in quel momento. I temi scelti erano alquanto eclettici, consistenti per lo più in una combinazione delle questioni più spinose sollevate nella recezione del primo rapporto ed evidenziate durante le conversazioni di Buenos Aires. I titoli dei capitoli del secondo rapporto riflettono la varietà delle tematiche del documento: l’autorità di Cristo nella Scrittura e nella Tradizione; il battesimo e la cena del Signore - eucaristia come Parola visibile di Dio nella koinonia della Chiesa; Maria nella comunione della Chiesa; sorveglianza e primato nel ministero della Chiesa. Infine, a conclusione del grande lavoro portato avanti da entrambe le parti, dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dal Comitato sulla Dottrina dell’Alleanza battista mondiale, il testo è stato ultimato e, nel luglio del 2013, è stato pubblicato il rapporto della seconda fase di conversazioni. La Chiesa cattolica ha pubblicato un commento al testo, redatto da Thomas A. Baima, vicario per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Chicago e vice rettore per le relazioni accademiche dell’Università di Saint Mary of the Lake a Mundelein, in Illinois. L’ Alleanza battista mondiale ha pubblicato il testo con due commenti, rispettivamente di Josué Fonseca, del Baptist Theological Seminary a Santiago del Cile, e del reverendo Stephen Holmes, dell’Università di Saint Andrew in Scozia. La prova della validità del testo, come per ogni testo, sarà nella recezione del documento da parte di entrambe le comunità. L’esperienza ci insegna che l’incontro con l’altro rappresenta una sfida non solo per l’“altro” ma anche per se stessi, rappresenta una sfida dall’interno per la stessa comunità. Questo è quanto evidenziava Unitatis redintegratio affermando: «Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento dell’animo, dall’abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità. Perciò dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di una sincera abnegazione, dell’umiltà e della dolcezza nel servizio e della fraterna generosità di animo verso gli altri». (n. 7).
Anche noi cattolici siamo invitati, nel dialogo, a guardare alla nostra fede con gli occhi degli “altri” e a vedere una più grande ricchezza all’interno della nostra comunità. Tra le ricchezze citate dal commentatore cattolico, il reverendo Thomas A. Baima, vi è quanto segue: «La parte contenuta nel n. 147 è tra le migliori esposizioni della teologia dell’Immacolata concezione. Collocando l’Immacolata concezione nel contesto della preparazione di Maria di Nazareth alla sua libera risposta alla grazia, il documento allontana la discussione dalla teologia speculativa e la sposta verso la teologia biblica la quale ci mostra Dio che prepara Maria a realizzare il suo ruolo nella storia della salvezza come la Nuova Eva». Questa attenzione rivolta, partendo da una base biblica, a un tema così difficile per molti protestanti, quale l’Immacolata concezione di Maria, è uno stimolo non solo per i protestanti, ma anche per i cattolici a portare avanti un approccio più biblico alla teologia. La recezione del rapporto richiederà ancora tempo, certamente. Entrambe le parti sono tuttavia fiduciose che tra non molto sarà possibile avviare una nuova fase di conversazioni.
Questi due documenti pubblicati nel 2013, uno multilaterale (Fede e Costituzione) e uno bilaterale (battista-cattolico), sono entrambi, ognuno a suo modo, espressioni del desiderio di promuovere l’unità della Chiesa, invitando i cristiani a guardare sia all’interno della propria tradizione che all’esterno, verso le tradizioni degli altri, al fine di testimoniare in maniera convincente l’amore di Dio nella Chiesa. È proprio a compiere questo che ci invita Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium: «Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio. Affidarsi all’altro è qualcosa di artigianale, la pace è artigianale. Gesù ci ha detto: “Beati gli operatori di pace” (Matteo, 5, 9). In questo impegno, anche tra di noi, si compie l’antica profezia: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri” (Isaia, 2, 4)» (n. 244). Possano questi testi, su cui hanno lavorato insieme cristiani pieni di fede, essere per noi un utile viatico sul nostro cammino comune verso l’unità desiderata da Cristo per la sua Chiesa.
L'Osservatore Romano