DOMENICA DOPO L'EPIFANIA
BATTESIMO DEL SIGNORE
Anno A - Festa
MESSALE
Antifona d'Ingresso Cf Mt 3,16-17
Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli,
e come colomba
lo Spirito di Dio si fermò su di lui ,
e la voce del Padre disse:
«Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto».
Colletta
Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo concedi ai tuoi figli, rinati dall'acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Padre, il tuo unico Figlio si è manifestato nella nostra carne mortale, concedi a noi, che lo abbiamo conosciuto come vero uomo, di essere interiormente rinnovati a sua immagine. Egli è Dio, e vive e regna con te ...
Oppure:
Padre d'immensa gloria, tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli: concedi a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano, di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace. Egli è Dio, e vive e regna con te ...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 42, 1-4. 6-7
Ecco il mio servo di cui mi compiaccio.
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 28
Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.
Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre.
Seconda Lettura At 10, 34-38
Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret.
Dagli Atti degli ApostoliIn quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».
Canto al Vangelo Cf Mc 9,9
Alleluia, alleluia.
Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse:
«Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo».
Alleluia.
Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli,
e come colomba
lo Spirito di Dio si fermò su di lui ,
e la voce del Padre disse:
«Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto».
Colletta
Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo concedi ai tuoi figli, rinati dall'acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Padre, il tuo unico Figlio si è manifestato nella nostra carne mortale, concedi a noi, che lo abbiamo conosciuto come vero uomo, di essere interiormente rinnovati a sua immagine. Egli è Dio, e vive e regna con te ...
Oppure:
Padre d'immensa gloria, tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli: concedi a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano, di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace. Egli è Dio, e vive e regna con te ...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 42, 1-4. 6-7
Ecco il mio servo di cui mi compiaccio.
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 28
Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.
Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre.
Seconda Lettura At 10, 34-38
Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret.
Dagli Atti degli ApostoliIn quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».
Canto al Vangelo Cf Mc 9,9
Alleluia, alleluia.
Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse:
«Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo».
Alleluia.
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
*
Risalire alla vita
La Chiesa Ortodossa celebra il Battesimo di Gesù come la Festa della Manifestazione. Immergendosi nelle acque della morte Gesù ha voluto, dal principio della sua missione come in un’overture, manifestare la Giustizia di Dio, che avrebbe compiuto nel Mistero Pasquale. La misericordia infinita ha cercato ardentemente l'uomo spacciato. La speranza ha cercato la disperazione. La sublimità del Cielo ha cercato la profondità della terra. Lo Spirito Santo ha cercato l'inganno della carne. La Sapienza celeste ha cercato la stolta menzogna del mondo.
Incarnandosi, Gesù ha posato sulla terra lo sguardo di Dio. Dove il mondo non vede che una canna incrinata, uno stoppino che sta per spegnersi, gli occhi di Dio vedono un futuro meraviglioso. Solo gli occhi di Gesù riescono a trafiggere la spessa parete della disperazione e scoprire, nel fondo delle acque della morte, un palpito di vita.
Per questo vi si immerge, certo di salvare quello che la sapienza della carne ha già dato per morto. Rivelandosi al Giordano, Gesù ci svela il segreto che può cambiare la nostra vita: il suo battesimo sconvolge i bollettini medici delle nostre anime sciogliendo per sempre la prognosi come nessuno avrebbe potuto immaginare: la morte è vinta! La Giustizia celeste ci guarisce dalla giustizia umana, la nostra, che colpisce e vendica, spegne la speranza, spezza la troppa debolezza; abortisce quello che non vale, l'imperfetto, il tarato, e toglie la spina all'inutile.
La Giustizia di Dio è, invece, Cristo immerso nel Giordano, profezia della sua Croce. Il luogo del battesimo di Gesù è da ritenersi presso le sorgenti più basse del Fiume Giordano, ad est di Gerico, il punto più basso della terra emersa, centinaia di metri sotto il livello del mare. La geografia terrestre è segno della geografia dell’anima: Gesù si spinge sino alle regioni più remote e oscure dello spirito umano, laddove siamo precipitati credendo agli inganni del demonio.
Scendendo nelle acque Gesù sperimenta l'abbandono, l'assenza di Dio che svuota la vita e la fa rimbalzare da un peccato all'altro. Quanti uomini si trovano invischiati tra violenze, omicidi, furti, prostituzioni. Dove non c'è Dio non vi sono più freni, tutto diviene lecito, si smarrisce il valore della vita, e così se ne può fare qualsiasi cosa. Gesù è sceso in quest'abisso di morte, ha varcato il gradino più basso.
Per questo anche oggi viene a farsi battezzare da Giovanni, da te e da me. Viene ad immergersi nel nostro matrimonio, scende nella piaga maleodorante di gelosia e rancore, proprio dove non riusciamo a perdonare il tradimento, la sciatteria in cui l’altro ha fatto scivolare il rapporto, le disattenzioni e la superficialità. Il Giordano è oggi quel rivolo d’acqua avvelenata che ci fa pensare male dei figli, che non cambieranno mai, incastrati in amicizie sbagliate.
Gesù è in fila accanto a quelli che esigono da noi quello che non possiamo dare, affetto, comprensione, ascolto e, soprattutto, amore. E ci chiede solo di poter immergersi nei nostri peccati, per tirarci fuori dalla paura della sofferenza e della morte che suppone l’amore autentico.
Gesù ci chiede di “acconsentire” e lasciarlo scendere nel punto più basso della nostra esistenza per farne il più alto: sì, ciò che oggi ci induce alla disperazione può divenire un anticipo del Cielo. Come la Croce che, piantata nella profondità della terra, si eleva sino alle altezze celesti.
Ci guarda con la stessa compassione con cui ha guardato Giovanni: come Lui e come Pietro anche noi vorremmo “impedirgli” di amarci così come siamo. L’orgoglio giunge a tanto, ma è il suo mestiere… Ci fa male scoprirci ingiusti e ingiustificabili secondo qualsiasi legge, mentre ci pensavamo così buonini… Ci è difficile accettare che per salvare il matrimonio, quell’amicizia, il rapporto con figli e parenti, per strapparci alla sedia elettrica già pronta, Dio stesso debba farsi peccato e lasciarsi giustiziare al posto nostro per “adempiere ogni giustizia”
Ora che Verità è davanti a noi, attraverso l’annuncio del Vangelo che intercetta e illumina la nostra vita, beh è davvero dura…. Preferiremmo essere battezzati noi da Lui, secondo ogni logico criterio religioso. Ma che sia Dio ad inginocchiarsi dinanzi a noi per lasciarsi sommergere dai nostri peccati, e per mano nostra per giunta….
E’ incomprensibile una Giustizia così; non l’abbiamo mai vista, non la conosciamo, nessuno ce l’ha mai insegnata; a scuola, in televisione, su internet, dove mai si è visto che per fare Giustizia del colpevole si giustizi l’innocente e che, grazie a questo, proprio il reo si ritrovi assolto e con la fedina penale immacolata?
Quel giorno al Giordano accadde proprio questo, così come oggi accade sulle rive delle nostre storie, follia d’amore che solo Dio può aver escogitato: il “Figlio prediletto” si è fatto l’ultimo, dietro il più grande peccatore della storia, perché anche questi, come sospinto da Gesù, possa risalire alla vita.
Battezzati con Lui possiamo ascoltare anche oggi la voce del Padre che ci annuncia la gioia più grande: figli nel Figlio, “si è compiaciuto” anche in noi poveri peccatori. Come disprezzarci ancora, come continuare a disperare e giudicare?
Ormai libero dalle acque della morte, come Noè dopo il diluvio Gesù ha visto aprirsi il Cielo. Per questo può scendere “la colomba”, immagine dello Spirito Santo. Essa, come l’alito divino che ha creato l’universo, è scampata al diluvio che ha sepolto ogni cosa, e in Gesù riemerso dalle acque trova finalmente l’arca, la dimora dove poter permanere.
Tutto questo si compie oggi: giustificati e per questo risorti, possiamo alzare lo sguardo e scoprire che il Cielo rimasto chiuso per tanto tempo è ora aperto proprio sopra di noi.
E’ vero che sino ad oggi la carne ferita dal peccato ci ha reso incapaci di amare. Ma con questa stessa nostra carne Gesù è risorto, trasformandola nella degna dimora dello Spirito Santo. Per questo la Festa del Battesimo di Gesù è la festa della nostra carne redenta: in Cristo possiamo amare oltre la morte, e così dischiudere il Cielo su questa generazione che ha perduto la speranza nella vita eterna.
*
Commento della Congregazione per il Clero
Il
giorno del Battesimo di Gesù è un grande dono per tutta l’umanità; si aprono
nuovamente i cieli, che erano stati chiusi in seguito alla cacciata di Adamo ed
Eva dal giardino dell’Eden. Ora invece, letteralmente, si squarciano per farci
ascoltare la voce del Padre, che manifesta tutto il suo amore e la sua
compiacenza nel suo Unigenito, il nuovo Adamo.
La
parola del Padre non è solo un invito a riconoscere Gesù come suo Figlio, ma,
nello stesso tempo, lo rivela come il Messia, venuto a cercare e a trovare ciò
che era perduto, iniziando e costruendo una nuova alleanza tra cielo e terra.
“Se
tu squarciassi i cieli e scendessi…” è scritto in Isaia 63,19. Nel battesimo di
Gesù ecco i cieli aperti e Dio che si rivela nel suo Figlio, fatto uomo per
noi. Dio chiede a noi di ascoltare il suo Figlio, perché in questo incontro
nasce, si genera, il nostro essere fratelli di Gesù e figli dell’unico Padre
che è nei cieli.
Come
Giovanni Battista, anche noi siamo presi da preoccupazioni contingenti, di
convenienza… Come leggiamo nel Vangelo, Gesù, insistendo, chiede al Battista
“lascia fare”. Come sono eloquenti queste due parole.
Anche
a noi Gesù chiede di lasciarlo fare, di lasciarlo operare, di lasciarlo entrare
nella nostra vita! Se lo lasciamo fare, egli parlerà al nostro cuore e ci
rivelerà la pienezza dell’amore, che Dio ha per tutti gli uomini e le donne.
Nell’incontro
con Nicodemo, il quale rappresenta tutti noi nella ricerca di Dio, Gesù
dichiara che il Padre “ha mandato il Figlio non per giudicare il mondo, ma
perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 2,16). L’invito di Gesù, “lascia fare”, manifesta il suo desiderio di
essere ponte di salvezza per ciascuno di noi. A Gesù tutti stanno a cuore, non
vuole che nessuno vada perduto, ma desidera che tutti siano raccolti e portati
alla casa del Padre!
Diventare
discepoli di Gesù è stare alla sua scuola, rimanere alla sua sequela fino alla
croce e alla tomba, rimasta vuota, perché Egli è risorto.
L’esperienza
che ci ha permesso di entrare nella storia di salvezza portata nel mondo da
Gesù è il nostro battesimo, che ci ha segnati con la paternità di Dio, il quale
ci ha rigenerati tutti, come suoi figli nel suo Figlio, che ha vinto il peccato
e la morte.
Il
dono del Battesimo! Quanto ricordiamo del nostro battesimo? Quando riflettiamo
sul nostro battesimo? Non sarebbe male cercare e conoscere la data della
celebrazione del sacramento del nostro battesimo, per essere più coscienti che,
nella nostra storia, un evento così trasformante ci ha resi partecipi del
Mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù, il quale ci rivela il
volto del Padre e ci dona lo Spirito che ci accompagna nella vita della Chiesa.
Papa Francesco ha chiesto alcuni mesi fa quanti di noi si ricordano questa data
fondamentale, chissà quanti ci hanno pensato..
Il
battesimo evidenzia la scelta fondamentale della nostra vita: la rinuncia al
Maligno e la professione di fede,
insomma, la fiducia in Dio.
In
questo giorno del battesimo del Signore, all’invito del Padre “ascoltate lui”,
cioè il suo Figlio amato, è bello prorompere nella gioia del nostro “credo in
Dio”, come inno all’amore di Dio per noi.
*
Commento di Enzo Bianchi
Abbiamo celebrato a Natale la manifestazione-epifania del Salvatore ai poveri, all’Epifania la manifestazione alle genti: oggi, con il battesimo di Gesù, celebriamo la sua manifestazione a Israele, concludendo così il tempo delle epifanie dell’incarnazione.
C’è stato un lungo silenzio dall’infanzia di Gesù fino a quest’ora. Dove Gesù ha vissuto la sua giovinezza? Dove ha imparato a leggere le sante Scritture? Dove è diventato un uomo maturo di circa trent’anni (cf. Lc 3,23)? I vangeli non ci danno risposte. Possiamo solo dire che, negli anni immediatamente precedenti al battesimo, Gesù è stato discepolo del Battista nel deserto di Giuda, come Giovanni stesso ci testimonia nella sua predicazione messianica: “Chi viene dietro a me (opíso mou), chi è alla mia sequela è più forte di me” (Mt 3,11; Mc 1,7).
È in questa sequela che Gesù chiede a Giovanni, il suo rabbi, di ricevere l’immersione nelle acque del Giordano, mettendosi in una fila di peccatori che vogliono professare la volontà di conversione, di ritorno a Dio. Questa è la scena, è l’atto di presentazione di Gesù adulto, il suo primo atto pubblico. Gesù è il Messia, l’Unto del Signore, è il Salvatore di Israele, è il Figlio di Dio venuto nel mondo, ma la sua prima manifestazione è nell’abbassamento, nello svuotamento, senza presentare le sue prerogative divine.
Sì, in questa immersione di Gesù, che non ha bisogno di battesimo per la remissione dei peccati, essendo lui senza peccato (cf. 2Cor 5,21; Eb 4,15), egli stesso si annovera tra i peccatori, come accadrà anche nella sua morte in croce tra due malfattori (cf. Mt 27,38; Mc 15,27). Ecco perché dico che Gesù è “il Messia al contrario”, perché contraddice ogni immaginazione umana, ogni logica che vuole che la venuta di Dio avvenga nello splendore, nella gloria, nella potenza.
Giovanni però, che per rivelazione e soltanto per fede conosce la vera identità di Gesù, si rifiuta di immergere Gesù nelle acque del Giordano. Anzi, nel racconto di Matteo confessa: “Io ho bisogno di essere immerso da te, e tu invece vieni a me e chiedi di essere immerso?”. Ma poi obbedisce silenziosamente alle parole di Gesù, che gli ricorda l’obbedienza che entrambi devono fare alla missione ricevuta: entrambi devono “adempiere ogni giustizia”, cioè corrispondere puntualmente alla volontà di Dio. Giovanni, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo profeta del Nuovo, lascia a Gesù ogni decisione, lascia fare a Gesù: egli sa di dover solo predisporre tutto affinché la volontà di Dio, ormai espressa autorevolmente da Gesù, si compia.
Gesù viene dunque immerso da Giovanni nel Giordano, e mentre esce dalle acque – avendo compiuto questo momento pasquale di morte, affogamento, deposizione dei peccati e resurrezione a vita nuova, profezia della sua passione-Pasqua; e dopo essersi identificato con l’umanità peccatrice –, ecco giungere su di lui, proprio allora, la parola definitiva di Dio. Si aprono i cieli, cioè avviene una comunicazione tra mondo celeste e mondo terrestre, tra Dio e la terra; lo Spirito santo scende come una colomba, dolcemente, su di lui; e una voce proclama: “Questi è il mio Figlio, l’amatissimo: in lui ho posto tutta la mia gioia”.
Questa teofania è ricca di significato: come sulle acque primordiali, nell’in-principio della creazione, aleggiava lo Spirito di Dio (cf. Gen 1,2), così sulle acque del Giordano scende lo Spirito, inaugurando la nuova creazione nel nuovo Adamo, Gesù Cristo. E la parola di Dio dice la sua identità di Figlio di Dio stesso, Figlio unico e amatissimo, Figlio di cui Dio, vedendo lo stile da lui assunto e le azioni da lui compiute, come quel battesimo, può attestare: “Io mi rallegro di te, sei amatissimo da me, mi compiaccio di te, per come vivi e agisci, in piena conformità alla mia volontà”.
Queste parole di Dio all’inizio di ogni vangelo sinottico (cf. Mc 1,11; Lc 3,22) sono anche per ciascuno di noi, che dovrebbe sentirle rivolte a sé: sì, Dio mi dice che sono suo figlio, che sono da lui amatissimo. Ciascuno di noi dovrebbe sperare che Dio gli possa dire: “Di te mi compiaccio, di te mi rallegro!”, ma forse, conoscendo le nostre rivolte verso Dio, i nostri peccati, esitiamo a crederlo possibile. Noi esitiamo, eppure dovremmo esserne convinti: queste sono le parole che Dio vorrebbe dirci e che ci dirà se speriamo in lui, non in noi, nella sua misericordia, non nelle nostre giustificazioni.
*
Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per la III Domenica dopo Natale - Battesimo di Gesù.
Come di consueto, il presule propone anche una lettura patristica.
***
LECTIO DIVINA
Battesimo di Gesù: epifania di Umiltà, Misericordia e Grazia
III Domenica dopo Natale - Battesimo di Gesù – 12 gennaio 2014
1) Il Battesimo di Gesù, l’Amato, l’umile Messia
La festa del Battesimo di Gesù -di cui oggi facciamo memoria- è nella scia delle manifestazioni che la liturgia del tempo di Natale ci propone per celebrare, contemplare e vivere il Mistero d’Amore di Dio fatto carne.
A Natale, insieme con Maria, Giuseppe e i pastori abbiamo contemplato il fatto che, in un’umile stalla di Betlemme, è nato il Verbo incarnato, manifestazione dell’Amore di Dio per noi.
Nell’Epifania, il Messia si è manifestato a tutte le genti, rappresentate dai Magi, uomini che sapevano che “i cieli narrano la gloria di Dio” (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può essere intravisto nel creato. “Ma, da uomini saggi, sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi” (Benedetto XVI, 6 gennaio 2011)
Oggi, sulle rive del Giordano “nel Battesimo di Cristo il mondo è santificato, i peccati sono perdonati; nell’acqua e nello Spirito diveniamo nuove creature”[1].
Oggi, Gesù si rivela a Giovanni il Battista e al popolo d'Israele e, sottoponendosi al battesimo, svela due aspetti del suo mistero: l’umiltà e la carità: l’umile Dio di misericordia e il Figlio, l’Amato, l’Unto del Signore.
Umilmente, Egli si presenta tra i peccatori, come loro riceve il battesimo in segno di penitenza, e, allo stesso tempo, il Padre dichiara solennemente che Lui è Suo Figlio prediletto.
Giovanni è sconcertato, quando vede Gesù che si è messo in fila con i peccatori per farsi battezzare. Poiché L’ha indentificato come il Messia, il Santo di Dio, Colui che è l’Agnello Immacolato, Giovanni dichiara il suo sbalordimento. Lui stesso, il battista (= battezzatore), avrebbe voluto farsi battezzare da Gesù, ma Gesù lo invita decisamente a non fare resistenza: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15). Con questa risposta a Giovanni, Gesù manifesta di essere venuto nel mondo per fare la volontà di Colui che lo ha mandato, per compiere tutto ciò che il Padre gli chiede. “Gesù è pura trasparenza del volere del Padre, è pura e spontanea eco della volontà del Padre” (H. U. von Balthasar).
La breve e decisa risposta di Gesù rivela la divina misericordia, che adempie ogni giustizia. La giustizia divina non contrasta con quella umana ma la supera, la completa e trasforma con l’amore. Potremmo dire che la giustizia più l’amore è la misericordia.
Il Battista, anche se è sconcertato di fronte a questo inatteso gesto di Cristo, dà credito alle parole di Gesù e si piega alla volontà di Dio, come deve fare ogni uomo: abbandonare il proprio modo di pensare per accettare quello di Dio: “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore” (Is 55, 8). Egli giudica secondo verità e riscatta seconda la sua misericordia.
E’ per obbedire alla volontà d’amore del Padre che Egli ha accettato di farsi uomo, che “si è abbassato” per farsi uno di noi, che si è umiliato fino alla morte di croce (cfr Fil 2,7). Dunque il primo aspetto del Mistero che oggi celebriamo è quello della misericordia umile e dell’amore solidale: è il gesto di Colui che vuole farsi in tutto uno di noi e si mette realmente in fila con i peccatori; Lui, che è senza peccato, si lascia trattare come peccatore (cfr 2Cor5,21), per portare sulle sue spalle il peso della colpa dell’intera umanità, anche della nostra colpa. È il “servo di Dio” di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima lettura (cfr 42,1). La sua umiltà è dettata dal voler stabilire una comunione piena con l’umanità, dal desiderio di realizzare una vera solidarietà[2] con l’uomo e con la sua condizione.
Il secondo aspetto è quello dell’“unzione”, come Gesù stesso ce lo insegna quando spiega quello che Gli era accaduto ricevendo il Battesimo di Giovanni il Battista. Ha lasciato il Giordano, si trova nella sinagoga di Nazareth e applica a se stesso le parole di Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me: Mi ha consacrato con l'unzione.”. Lo stesso termine di “unzione” è utilizzato da San Pietro (cfr la seconda lettura), quando parla del battesimo di Gesù: “Dio ha unto di Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth”.
2) Il Battesimo di Gesù: epifania di Grazia.
Andiamo idealmente sulle rive del Giordano, dove Giovanni Battista amministra un battesimo di penitenza, esortando alla conversione. In questo evento straordinario Giovanni vede realizzarsi quanto era stato detto riguardo al Messia nato a Betlemme, adorato dai pastori e dai Magi. È proprio Lui l’annunciato dai Profeti, il Figlio prediletto del Padre, che dobbiamo cercare mentre si fa trovare, e invocare mentre ci è vicino.
Oggi non sono i pastori o i Magi che riconoscono il Figlio di Dio, è il Padre che Lo riconosce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3, 17), e che consacra Messia il Figlio mediante l'effusione dello Spirito. Dai Cieli aperti, dal Seno del Padre, il Figlio vedo lo Spirito di Dio che come una colomba plana su suo nido: “Ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di Lui.” (Mt 3, 16) e resta su di Lui, perennemente (cfr (Gv 1, 32-33). Quest’Uomo sul quale scende, come una colomba, lo Spirito Santo, è il Figlio di Dio che ha assunto da Maria Vergine la nostra carne per redimerla dal peccato e dalla morte.
E’ davvero grande questo mistero di grazie e di salvezza. Mistero nel quale ciascuno di noi è inserito grazie al sacramento del Battesimo, per cui siamo diventati figli di Dio, “figli nel Figlio”, figli del Suo Amore.
C’è un nesso profondo tra il Battesimo di Cristo ed il nostro Battesimo. Al Giordano si aprirono i cieli (cfr Lc 3,21) ad indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via della salvezza e noi possiamo percorrerla grazie proprio alla nuova nascita "da acqua e da Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo. In esso noi siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, moriamo e risorgiamo con Lui, “Lui ci ha risuscitati nel Suo Amore, si dona a ciascuno di noi per assimilarci aLui, perché siamo la Sua copia fedele, perché noi scompariamo in Lui e diventiamo un altro Lui-stesso” (Marthe Robin), ci rivestiamo di Lui, come a più volte San Paolo scrive nelle sue lettere (si veda per esempio 1 Cor 12,13; Rm6,3–5; Gal 3,27).
L’impegno che scaturisce dal Battesimo è pertanto quello di “ascoltare” Gesù come veri discepoli, cioè di credere in Lui e di seguirlo cordialmente, vivendo una personale amicizia con Lui. Per realizzare questo non basta seguirlo e ascoltarlo esteriormente. Bisogna anche vivere con Lui e come Lui. Ciò è possibile soltanto nel contesto di un rapporto di grande familiarità e di totale fiducia. E’ in questo modo che ciascuno può tendere alla santità, una meta che, come il Concilio Vaticano II insegna, è la vocazione di tutti i battezzati.
Il modo con cui le Vergini consacrate tendono alla santità mostra come la fede ricevuta in dono nel giorno del battesimo è un dono da coltivare e da testimoniare. Queste donne si sono impegnate a portare la luce di Cristo nelle tenebre del tempo (come è significato dalla lampada che ricevono il giorno della loro consacrazione cfr RCV n. 25 e n. 69); a vivere il Vangelo della speranza nel mondo del dubbio; ad essere modello per chi non intende dare ascolto alla voce dell'Altissimo. Ad essere, infine, cristiane adulte, consapevoli del proprio agire redento, portatrici non di una Promessa, ma di una Presenza, evangelizzatrici della Parola fatta carne. Che queste donne consacrate ci siano di esempio ad avere un comportamento da discepoli secondo “logica” di Cristo seguendo l’invito di San Paolo:“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di in Cristo Gesù” (Fil. 2,5) e quello di San Pietro:“Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pt 2,4-5).
*
LETTURA PATRISTICA
IL BATTESIMO DEL SIGNORE
San Massimo di Torino
Homilia XXX De Epiphania, PL 57, 291-294.
Vescovo di Torino nel V secolo, San Massimo è, con S. Agostino, uno degli antichi Padri latini che ci hanno lasciato magnifiche collezioni di sermoni. E' noto quasi unicamente per la sua opera letteraria e oratoria, che ce lo rivela vescovo ardente nella lotta per l'integrità della fede e sollecito del progresso spirituale dei suoi fedeli. La sua eloquenza, dotata di forza e, nello stesso tempo, di semplicità, è ispirata da uno zelo pastorale proteso a far ritrovare la presenza del Cristo in tutta la Scrittura.
“Il Vangelo ci racconta che il Signore venne al Giordano per essere battezzato e volle che in questo stesso fiume la sua consacrazione fosse confermata da segni celesti. Non dobbiamo meravigliarci che in questo egli abbia preceduto tutti gli altri. Volle compiere per primo quello che comandava di fare, per insegnare - da buon maestro - la sua dottrina non tanto con le parole, quanto piuttosto con gli atti che compiva...
E' significativo che questa festa segua, nello stesso volgere di tempo, quella della nascita del Signore, nonostante siano intercorsi degli anni fra i due avvenimenti, perché credo che tale festività celebri ancora una nascita... Là nasce come uomo e Maria, sua madre, lo riscalda stringendolo al seno; qui nasce secondo il mistero e Dio, suo Padre, lo abbraccia con la carezza della sua voce, dicendo:Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho riposto ogni mia compiacenza, ascoltatelo (Mt. 3, 17 e 17, 5)...
Oggi dunque il Signore Gesù è venuto a ricevere il battesimo e ha voluto che il suo corpo fosse lavato nell'acqua del Giordano. Qualcuno forse dirà: «Perché ha voluto farsi battezzare se è Santo?». Ascoltami dunque: Cristo è battezzato, non per essere santificato dalle acque, ma per santificare lui stesso le acque e per purificare - lui, puro - le acque che tocca. Si tratta dunque più di una consacrazione dell'acqua che di quella del Cristo.
Dal momento in cui il Salvatore è lavato, tutta l'acqua è resa pura in vista del battesimo di noi tutti é viene purificata la sorgente, perché la grazia del lavacro passi alle generazioni che si succederanno nel tempo.
Il Cristo passa per primo attraverso il battesimo, perché i popoli cristiani seguano con fiducia il suo esempio.
Così la colonna di fuoco precedette i figli di Israele nel Mar Rosso, perché la seguissero coraggiosamente nel cammino da essa indicato e, ancora per prima, attraversò le acque, per preparare la strada a quanti la seguivano. Quest'avvenimento fu, secondo la parola dell'Apostolo, una figura del battesimo (cfr. 1Cor. 10, 1 ss.) e battesimo era veramente quello in cui gli uomini erano coperti da una nube e portati dalle acque. Tutto ciò ha compiuto lo stesso Cristo nostro Signore, che, come allora aveva preceduto nella colonna di fuoco i figli d'Israele, così nel Giordano precedette nella colonna del suo corpo i popoli cristiani. La stessa colonna, dico, che illuminava gli occhi degli Ebrei in marcia, dona la luce ai cuori dei credenti. Allora essa tracciò un cammino sicuro tra le onde, ora corrobora la via della fede in questo lavacro: chi procederà intrepido, con fede, come i figli di Israele, non temerà la persecuzione degli Egiziani” (Hom. 30, PL 57, 291-294).
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NOTE
[1] Antifona del Benedictus della Liturgia delle Ore, Ufficio delle Lodi per la Festa del Battesimo di Gesù.
[2] “Solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune” (B. Giovanni Paolo II, Sollicitudo Rei socialis, n. 38).