lunedì 13 gennaio 2014

Jean-Pier Delaume-Myard, omosessuale Francese contro i matrimoni gay

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L’Intervento di Jean-Pier Delaume-Myard, omosessuale Francese contro i matrimoni gay alla manifestazione di  Roma a piazze dei SS Apostoli dell’ 11 Gennaio 2014 organizzata da La Manif pour Tous ITALIA
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Cari amici, buonasera a tutti!
Purtroppo non  ho la fortuna di parlare la vostra bella lingua, quindi permettetemi di intervenire in francese Sono molto felice e onorato di essere qui  in Italia, in mezzo a voi, con La Manif pour Tous Italia.
Quello che ci riunisce tutti qui oggi è il valore fondamentale della Famiglia. Noi stessi formiamo una bella e grande famiglia che va ben aldilà dei nostri confini nazionali poiché la Famiglia è una e universale.
Che si parli di questo qui da voi in Italia, da noi in Francia, oppure in altri paesi europei o in tutto il mondo non importa . Infatti vorrei rivolgere un pensiero al mio amico Bobby che lotta come noi negli Stati Uniti contro le lobby gay perché non vogliamo che la donna sia considerata una merce, non vogliamo che i bambini siano volontariamente privati di un padre o di una madre, oppure di entrambi. Conosco un po’ l’Italia. Varie volte ho avuto l’occasione di venire e in circostanze sempre diverse.
La prima volta che sono venuto era nel 1981, dopo una grave malattia che mi ha stravolto durante la mia adolescenza. Per ringraziare il Signore di esserne uscito, mi sono recato a San Damiano là dove viveva ancora Mama Rosa che aveva incontrato la Vergine Maria. Poi ho avuto la fortuna di venire a Roma per partecipare a un’udienza privata con Papa Giovanni Paolo II. Ma ci sono state anche diverse altre occasioni di venire qui.
Il legame che mi unisce all’Italia è stato anche di tipo affettivo, infatti ho vissuto 8 anni con un amico italiano. Allora, nel mese di novembre 2012 in Francia, i media annunciarono che tutte le persone omosessuali erano a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso e che tutti gli omosessuali vorrebbero dei bambini. In realtà mi stavano rubando la mia voce, stavano rubando la nostra voce, di noi omosessuali che non avevamo chiesto niente di tutto ciò.
Perciò ho deciso di prendere carta e penna come un semplice cittadino e di scrivere sul sito di un noto settimanale francese: Le Nouvel Observateur. Quel articolo intitolato “Sono omosessuale, non gay: cessate questa confusione!” fa rapidamente il giro della rete con più di 110.000 visite. Nell’ articolo scrivo fra l’altro che: “non sono orgoglioso del mio orientamento omosessuale piú di quanto un etero non lo sia del suo.”
Vorrei ricordare in maniera chiara che “i gay si richiamano ad una cultura, ad uno stile di vita. Hanno bisogno che il loro macellaio, il loro panettiere, il loro venditore di giornali sia gay. Vogliono vivere con altri gay… Io, in quanto omosessuale e come individuo di una nazione, ho sempre fatto la scelta di alloggiare e di agire senza preoccuparmi dell’orientamento sessuale dei miei vicini o dei miei colleghi di lavoro. Proseguendo nell’articolo faccio una domanda importante: “Perché vogliono una legge a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso? Per le persone omosessuali o per la centinaia di gay che vivono nelle zone chic di Parigi?”
A seguito di questo abbiamo fondato un collettivo chiamato HomoVox, che riunisce centinaia e centinaia di omosessuali contro la legge sui matrimoni gay. Ho avuto la possibilità di dare una testimonianza video, e l’ho accettata ben volentieri. Dopo tanti articoli e testimonianze, mi sono ritrovato il 25 gennaio 2012 di fronte al Presidente della Repubblica francese.
Quando gli ho detto che la legge sui matrimoni gay era in realtà l’albero dietro al quale si nascondeva la foresta della maternità surrogata e della procreazione medicalmente assistita, lui mi ha risposto: “Non sono assolutamente favorevole a questo e mi esprimerò contro”.
In Francia abbiamo seri dubbi su questa questione. Sappiamo che in occasione della presentazione della prossima legge sulla famiglia, a marzo, dei deputati dell’attuale maggioranza depositeranno emendamenti a favore della Procreazione medicalmente assistita e della Maternità surrogata.
Come omosessuale e sin dall’inizio del mio impegno, non lavoro a favore di un partito politico e nemmeno a favore di una comunità, a me non piacce il comunitarismo. Combatto in coscienza e con tutte le mie forze affinché ogni bambino abbia un padre e una madre. Se io fossi eterosessuale, avrei perseguito lo stesso scopo, vale a dire quello della razionalità! Il mio impegno non ha niente a che vedere con il mio orientamento sessuale.
Mi sono impegnato perché se uno ha un minimo di compassione per gli esseri umani, certamente non si può accettare che un bambino rimanga senza punti di riferimento sociali.
Mi sono impegnato perché se fra vent’anni incontrassi un ragazzo o una ragazza, figlio di una copia dello stesso sesso, non voglio che mi rimproveri di averlo privato della possibilità di avere un padre e una madre, come ogni bambino, figlio di una coppia divorziata, una coppia di fatto o sposata.  Per tutti, si vuole un padre e una madre!
Mi sono impegnato perché il mio desiderio di aver dei figli non deve aver come conseguenza la venuta al mondo di un bambino senza l’affetto materno. Mi sono impegnato perché in quanto persona responsabile, non voglio un giorno dover rispondere a mio figlio che mi chiederà chi fosse sua madre, che la sua identità non è diversa dal numero di un assegno.In Francia La Manif Pour Tous è vittima di discriminazione quando non è oggetto di gravi violenze poliziesche o di pesanti condanne giudiziarie. Sto pensando a Nicola, un giovane di 23 anni fermato il 19 giugno 2013 per aver indossato una felpa de La Manif Pour Tous sugli Champs-Elysees e condannato a due mesi di carcere! Le Autorità del mio paese non hanno voluto sentire la voce di una petizione che aveva raccolto 700.000 firme!
In Francia la legge che apre il matrimonio alle coppie  dello stesso sesso è stata votata in fretta a mani alzate in seconda lettura al fine di preservare la pace sociale! In Francia le più alte autorità hanno dichiarato che eravamo 300.000 persone quando in realtà sono scesi in piazza più di 1 milione di cittadini!
Vorrei anche cogliere l’occasione per ringraziare da parte de La Manif Pour Tous uno dei vostri connazionali, Luca Volontè, già Presidente del PPE a Strasburgo. Grazie a uno di voi, cari amici Italiani, il comitato dei ministri del Consiglio dell’Europa ha chiesto in data 23 aprile 2013 una questione al Governo francese riguardo la gestione delle manifestazioni in favore della famiglia e ha insistentemente chiesto al Governo di dare spiegazioni. Cosa inedita nella patria dei diritti dell’uomo. Grazie Signor Luca Volontè.
Se domani in Francia o in Italia dovessero essere approvate la maternità surrogata oppure la procreazione assistita, purtroppo non saremo noi a pagarne le conseguenze. A pagarne il prezzo saranno prima di tutto i bambini stessi, privati del diritto legittimo alla filiazione diretta. Li priveremo del diritto ad aver un padre e una madre.
Ne pagheranno il prezzo gli omosessuali stessi, perchè sono queste leggi stesse che stanno creando omofobia, non chi scende in piazza. Oggi non abbiamo necessità d’indossare una gonna da sposa per aver gli stessi diritti.
Il desiderio ad aver un bambino è una realtà singolare e dolorosa. Io lo so. Ma noi omosessuali non chiediamo alla società un bricolage legislativo per cambiare la realtà. La politica del governo francese non ha altro scopo che uccidere la Famiglia. Il Governo famigliafobico, uccide la famiglia.
La Manif Pour Tous in Francia continua a chiedere l’abrogazione della legge che autorizza il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Oltre la necessaria abrogazione di tale legge, proponiamo che venga riconosciuta la filiazione all’interno della famiglia. Un bambino non è ne merce di scambio,  ne carne da macello, è un essere umano che ha diritto a conoscere l’origine culturale, geografica, sociale e religiosa dei suoi genitori.
Riguardo le prossime elezioni europee, ricorderemo ai candidati l’importanza delle decisioni che saranno chiamati a prendere. I candidati dovrebbero firmare una carta dichiarando di proteggere la famiglia e di rispettare le persone.
Siete invitati a fare lo stesso in Italia perché siamo convinti che la famiglia è il posto migliore per crescere ed essere educati. Siamo convinti che la famiglia è la cellula base della società e che la famiglia assicura il futuro e il progresso del paese. Il 21 ottobre scorso ho pubblicato un libro intitolato  “OMOSESSUALE contro il matrimonio per “tutti”. Questa pubblicazione è censurata dai media sotto la pressione della LGBT.
Questa lobby mi accusa di essere un traditore perché non la penso ciome  i 2000 gay di Parigi. È un atteggiamento totalmente omofobico da parte loro. significa che un omosessuale non può ne pensare ne agire autonomamente.
Più grave ancora è il fatto che ho ricevuto minacce di morte sul web. Chi è omofobo, La Manif Pour Tous oppure loro?
Noi cittadini italiani o francesi, uomini e donne di ragione, che stiamo omosessuali o eterosessuali, proseguiremo il nostro cammino di uomini responsabili che vogliono lasciare dietro di sé un pianeta dove gli uomini con la U maiuscola non sono dei beni commerciali. La cosiddetta libertà, voluta da alcuni, non deve condannare l’uomo e la sua diversità. Il diritto alla differenza deve rimanere l’unica libertà dell’essere umano. La natura è l’unica a poter vigilare!
Perciò La Manif Pour Tous vi ringrazia per aver creato La Manif Pour Tous Italia. Vi ringrazio di cuore per avermi accolto in maniera così calorosa.
Grazie a tutti voi, ci rivedremo presto in occasione di una grande manifestazione europea. Non rinunceremo mai!
fonte: lamanifpourtous.it

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"Non basta una legge a zittire le nostre coscienze"

Lo ha detto Pietro Invernizzi, portavoce delle Sentinelle in Piedi, che ha partecipato sabato scorso alla manifestazione di Roma della Manif pour Tous

Molti gli interventi che si sono succeduti, sabato scorso, durante la prima manifestazione nazionale della Manif pour Tous italiana. A salire sul palco anche Pietro Invernizzi, portavoce delle Sentinelle in Piedi, il quale ha esordito con questa efficace testimonianza: “Devo essere sincero, fino a qualche mese fa non avrei mai pensato di dover scendere in piazza. Forse perché fino a qualche mese fa alcune cose – come, per esempio vivere in un Paese in cui la libertà di espressione è garantita - le potevamo dare per scontate. Oggi purtroppo non è più così”.
E non lo è perché il Ddl Scalfarotto passato alla Camera lo scorso 19 settembre, “cosiddetto contro i reati di omofobia e di transfobia”, in realtà ha una “portata fortemente liberticida e non aggiunge alcuna tutela a quelle già previste dal nostro ordinamento giuridico”.
“La Costituzione - ricorda Invernizzi a ZENIT - tutela tutte le persone in quanto tali”. E aggiunge: “Se un omosessuale viene picchiato in ragione del proprio orientamento sessuale, sono già previste dalla legge delle aggravanti; mi riferisco all’art. 61 del codice penale, che contempla la fattispecie dei motivi abietti”.
Oltre che liberticida, il Ddl Scalfarotto è per Invernizzi anche “ambiguo”, poiché “introduce il reato di omofobia senza definirlo da un punto di vista giuridico. Così si lascia una libera interpretazione sia a chi denuncia sia a chi è chiamato a giudicare”. Del resto, Invernizzi si domanda: “Cosa si intende per omofobia?”. La risposta, tristemente retorica, è racchiusa nella vicenda che ha visto protagonista Guido Barilla, “accusato di essere omofobo per aver dichiarato che per le pubblicità della sua azienda preferisce utilizzare l’immagine di una famiglia naturale”.
Se a seguito di queste innocue dichiarazioni si è scatenato tale clamore oggi, cosa potrà accadere domani, a legge approvata? Una sinistra idea ce l’hanno già quanti hanno riempito piazza Santi Apostoli, e quanti sono scesi in strada nei mesi scorsi in ogni parte d’Italia.
Come le Sentinelle, appunto, che hanno un modo di manifestare molto peculiare. “Una provocazione”, per dirla con Invernizzi. “In questo clima caotico - prosegue - noi ‘vegliamo’ in rigoroso silenzio, stando in piedi, a poca distanza l’uno dall’altro, guardando tutti nella stessa direzione. Speriamo che il nostro silenzio diventi rumoroso come sta avvenendo oggi. Confidiamo che sarà così anche in tante altre occasioni”.
Un po’ di rumore l’ha sollevato lo stesso Ivan Scalfarotto la settimana scorsa, quando, intervenendo a una trasmissione di Radio 24, a proposito dei timori delle Sentinelle in Piediha affermato: “Pare a volte che le persone che commentano le leggi non le abbiano lette”.
Invernizzi reagisce così alle dichiarazioni di Scalfarotto: “A me sembra abbastanza chiaro che quanto ha dichiarato su Radio 24 è in palese contraddizione con quanto ha scritto sul suo blog il 28 settembre scorso”. Ossia? “Ha scritto - risponde Invernizzi - che si è “accorta benissimo” di come stiano le cose una persona che aveva dichiarato che,con l’approvazione di questa legge,“andranno in galera coloro che sosterranno che il matrimonio gay è una porcheria e che l’adozione dei bambini da parte delle coppie gay un’aberrazione”.
Secondo Invernizzi, c’è quindi un tentativo ambivalente di Scalfarotto, che “da un lato vuole garantire alle comunità gay che chi sostiene certe idee finirà in carcere”. Dall’altro lato, tuttavia, “vuole tranquillizzare una parte di popolazione” sul fatto che, anche a legge approvata, si potrà continuare ad affermare la propria opinione sul matrimonio e sulle adozioni, ma “all’interno di circoli politici o religiosi”.
Comunque sia, dichiara Invernizzi, “per noi non è sufficiente che un cittadino possa esprimersi in un circolo politico o religioso. Ciò che esigiamo è che ogni cittadino possa esprimersi ovunque liberamente”.
Ma se la legge passerà anche in Senato, le Sentinelle proseguiranno le loro iniziative? Invernizzi non ha dubbi: “Certo. Non basta una legge a zittire le nostre coscienze”.
F. Cenci

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Bambino = made in... papà e mamma

La "Manif Pour Tous Italia" vista dai suoi partecipanti: giovani, genitori e bambini

Le immagini che valgono tutta la Manif Pour Tous sono frutto della creatività dei bambini: mentre i loro genitori ascoltavano gli interventi sul palco a piazza Santi Apostoli, un’area dibaby-sitting era stata allestita per i più piccoli.
Un disegno da loro realizzato durante le tre ore di manifestazione reca impresse le impronte di tante manine, quattro sagome a rappresentare una mamma, un papà e due bambini, due cuori e la scritta: Famiglia è un diritto ad avere dei genitori. Affianco un'altra tavola, firmata dalla piccola Raphaelle dove spiccano un tricolore italiano e la scritta: Bambino = made in papà e mamma.
L’azzurro e il rosa, simboli della incontrovertibile differenza maschio-femmina che dà luogo alla vita umana, sono i colori dominanti della Manif Pour Tous romana: ovunque è un florilegio di palloncini e t-shirt di questi due colori. C’è chi si è stampato sul volto l’adesivo con il logo dell’iniziativa e, in tempo reale, lo mostra orgoglioso ai suoi amici su Facebook.
Non mancano le famigliole al completo, tra le quali balza agli occhi una carrozzina in cui dorme beata una bimba di quattro mesi, probabilmente la più giovane manifestante: carrozzina e tutina della piccola sono di un fucsia perfettamente intonato al rosa scuro del logo della Manif
I manifestanti-tipo sono la giovane mamma e il giovane papà che, tra qualche anno dovranno spiegare ai loro figli, quella che, fino a poco tempo fa, era una pacifica realtà naturale e sociale: i bambini nascono da una madre e da un padre e da loro sono cresciuti ed educati.
C’è chi è venuto da altre città, sacrificando tempo e anche un po’ di denaro. La maggior parte dei gruppi sono autonomi e spontanei, ovvero non fanno capo ad alcuna associazione o gruppo parrocchiale: sono semplicemente famiglie o comitive di famiglie recatesi a Roma per condividere con altre famiglie, la bellezza di ciò che vivono quotidianamente e per preservare questo tesoro prezioso.
Da Bologna, città secolarizzata e piuttosto incline alla mentalità dominante, è giunto un gruppo di una decina di manifestanti, tra cui Elena Tinti, una grintosa mamma di 28 anni. “Ho scelto di sposarmi giovane, poiché ho incontrato un uomo coraggioso che la pensa come me – racconta a ZENIT -. Ce l’abbiamo messa tutta e c’è da difendersi da ogni parte perché questo Stato non ci sostiene in nulla”.
Elena ha due figli piccoli ai quali, appena saranno un po’ cresciuti, spiegherà che “oggi, i loro genitori si sono battuti per difendere quello che vivono in casa, che è qualcosa di vero e di naturale da cui nasci e che, dalla più tenera età, sei portato a riconoscere come qualcosa di bello”.
La diversità tra uomo e donna “ti rende ricco, ti fa crescere, ti porta a uscire da te stesso e ad incontrare una diversità che genera vita, in ogni senso, anche nella società”, dice la giovane mamma bolognese.
Parlando del progetto di legge contro l’omofobia, la signora Tinti si infervora: “Gli omosessuali invece non possono generare vita, è la natura che glielo impedisce: se dirlo è essere omofobi, io sono omofoba, arrestatemi! Mi domando, poi: una volta che mi avranno arrestato, in che carcere mi metteranno? Maschile o femminile?”.
A piazza Santi Apostoli non mancano i giovani, la cui famiglia è ancora solo quella di origine, come nel caso di Alessandro, studente romano di 22 anni, che afferma: “In un momento in cui è in atto un attacco antropologico alla famiglia, sentiamo il dovere di difenderla e far sentire la nostra voce. La famiglia è qualcosa di essenziale nella natura dell’uomo, quindi attaccarla, significa attaccare la natura umana”.
Federico, 21 anni, anch’egli studente, si sofferma invece sulla libertà di opinione, che il progetto di legge Scalfarotto metterebbe a repentaglio. “Questa legge non è essenziale, anzi è dannosa. I dati che abbiamo in mano testimoniano che i casi di omofobia sono molto pochi e quando veniamo a conoscenza di casi di suicidio di persone omosessuali, di solito non è per l’intolleranza di qualcuno, come vogliono far credere i media, ma per malesseri personali e molto profondi”.
Secondo Federico è errato parlare di “matrimonio” tra persone omosessuali anche dal punto di vista “etimologico”. Se si eliminano i “cardini” della famiglia, ovvero le figure del padre e della madre, “si crea confusione nel bambino” e non è più possibile “sviluppare quella serie di valori cui oggi la società vuole fare riferimento”.
L. Marcolivio