Evangelizzazione e morale in Papa Francesco.
(Humberto Miguel Yañez) La creatività di Papa Francesco espressa nella sua prima Esortazione apostolica ha incoraggiato anche la creatività dei professori della Pontificia Università Gregoriana, che hanno riflettuto su alcune delle suggestive idee del documento papale lo scorso 14 gennaio. L’evento è stato coordinato dal Dipartimento di Teologia morale, in quanto le questioni trattate hanno tutte a che fare con la coscienza morale del credente e richiamano perciò a una responsabilità che oltrepassa una visione individualista e si apre agli orizzonti del Regno di Dio, presente nella Persona di Gesù di Nazaret, e del quale la Chiesa è al tempo stesso servitrice e portatrice. Il rapporto tra evangelizzazione e morale è appunto una delle problematiche alla base della Evangelii gaudium. La prospettiva di questo documento è in stretta continuità con quella del concilio Vaticano II, laddove si riconosce che c’è un ordine d’importanza tra le verità della dottrina cattolica (Unitatis redintegratio, 11), compreso l’insegnamento morale, in modo tale da fondarlo sulla chiamata dei fedeli in Cristo (Optatam totius, 16). L’Evangelii gaudium ci ricorda una volta in più, riprendendo la tradizione della Chiesa, che al centro c’è l’annuncio di Gesù Cristo, la gioia dell’incontro con Lui, la conversione basata sulla fiducia nel suo amore. Come conseguenza, tale incontro conduce a uno stile di vita sempre più simile a quello di Gesù, il che comporta anzitutto criteri di giudizio, e in seguito, norme di attuazione. Il Papa ci ricorda che tali norme si comprendono alla luce dell’esperienza di fede nell’amore misericordioso, il quale incoraggia a uscire da se stessi a livello personale, e a uscire come comunità incontro al mondo, alla società e all’altro, perché abbiamo un tesoro da condividere, un senso per la vita, una luce che illumina il cammino: «Ogni verità si comprende meglio se la si mette in relazione con l’armoniosa totalità del messaggio cristiano» (Evangelii gaudium, 39). «Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere (...) l’annuncio si concentra sull’essenziale» (n. 35).
La proposta morale, quindi, non si riduce a un sistema normativo. Si tratta invece di una proposta di «vivere ad un livello superiore» (n. 10) basata sull’esperienza dell’amore di Dio in Gesù Cristo e, contemporaneamente, su «un’attenzione rivolta all’altro» che porta al suo riconoscimento (n. 199) e avvia il «vero dinamismo della realizzazione personale» (n. 10): «Noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro (...) stringere relazioni e aiutarci “a portare i pesi gli uni degli altri” (Galati, 6, 2)» (Evangelii gaudium, 67). Infatti, «il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da se stessi per cercare il bene di tutti» (Evangelii gaudium, 39). «Gesù ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dell’altro con le sue parole e con i suoi gesti» (n. 194). «Nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri (...) un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità (...) Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana indissolubile legame tra accoglienza dell’annuncio salvifico e un effettivo amore fraterno» (nn. 177-178).
Se la proposta morale cristiana è una proposta anzitutto relazionale, «si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali» (n. 74). Il Papa si accorge che è in atto una svolta epocale che presuppone un cambiamento culturale, nel quale «Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana» (n. 113). Occorre ricondurre all’essenziale la proposta morale per guadagnare chiarezza e profondità: «Si tratta di “osservare” (...) quel comandamento nuovo che è il primo, il più grande, quello che meglio ci identifica come discepoli (Giovanni, 15, 12) (...) quando gli autori del Nuovo Testamento vogliono ridurre ad un’ultima sintesi, al più essenziale, il messaggio morale cristiano, ci presentano l’ineludibile esigenza dell’amore del prossimo» (Evangelii gaudium, 161). Ciò non significa sminuire l’esigenza cristiana, quanto piuttosto renderla più autentica ed efficace: «Per giungere ad un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili» (n. 171). Un eccesso di normatività da una parte potrebbe far dimenticare cosa è veramente essenziale; dall’altra, può impedire di crescere nel proprio discernimento personale, mostrando così una mancanza di fiducia nello Spirito. Ma proprio su di essa l’Esortazione apostolica fa leva, indicando che è Lui a condurre l’evangelizzazione. Invitando le comunità ad approfondire il proprio discernimento il Papa fa perciò un atto di riconoscimento dell’azione dello Spirito nella Chiesa, in ogni comunità e in ogni cristiano. È la prospettiva conciliare della morale personale come discernimento nello Spirito dell’agire di Dio nella storia, che il cristiano è chiamato ad assecondare.
Successivamente, si propone una revisione di quelle consuetudini, norme e precetti ecclesiali che hanno uno statuto diverso della legge morale naturale e il cui ruolo d’interpretazione autentica il magistero si riserva: «La Chiesa può anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo (...) Non abbiamo paura di rivederle. Allo stesso modo, ci sono norme o precetti ecclesiali che possono essere stati molto efficaci in altre epoche ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita». E comunque sia, il principio pastorale deve essere sempre tenuto presente: citando sant’Agostino, «i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione» (Evangelii gaudium, 43). Contemporaneamente si richiama alla responsabilità personale: «Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente (Matteo, 7, 2; Luca, 6, 36-38). Ciò che esprimono questi testi è l’assoluta priorità dell’“uscita da sé verso il fratello” come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale» (Evangelii gaudium, 179). Si ribadisce quindi il senso personalistico di ogni norma morale nel custodire e promuovere la dignità altrui.
Il Papa mette in guardia anche sul rischio di manipolare ideologicamente il Vangelo: «Allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche» (n. 39). Occorre pertanto un discernimento delle diverse ideologie presenti nelle mentalità correnti, le quali potrebbero essere assunte in modo acritico anche da parte dei cristiani. Ma come uscire, in questo caso, da una posizione ideologica? Il Papa raccomanda di stare in contatto con la realtà, di considerare l’altro nella sua realtà personale: «Quello che lo Spirito mette in moto (...) prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro “considerandolo come un’unica cosa con se stesso” (Summa Theologiae, I, II, q. 27, a. 2)» (Evangelii gaudium, 199); «desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri» (n. 178). La profondità della proposta va accompagnata da una spiritualità incarnata: «Scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme» (n. 87).
Una volta chiarita la questione morale, è possibile proseguire con le questioni più diverse che affronta il documento, le quali colgono al vivo la problematica odierna dell’evangelizzazione, evitando tanto una posizione ingenua quanto una posizione pessimistica, come ricordava il beato Giovanni XXIII nel suo risoluto dissenso dai profeti di sventura.