venerdì 3 gennaio 2014

Per la pace in Terra Santa



Appello del patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal. 

«La nostra Terra Santa ha bisogno di fraternità tra i popoli, tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Sappiamo già che molti uomini e donne di buona volontà lavorano duramente al servizio di una terra più fraterna, per una pace giusta, duratura, equa e sicura». È quanto ha detto il patriarca di Gerusalemme dei Latino, Fouad Twal, celebrando nella città santa la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. «La nostra vocazione di cristiani — ha sottolineato il patriarca — esige che ci mettiamo al servizio dei nostri fratelli, dei nostri Paesi, per contribuire alla loro crescita. Sul piano sociale e umanitario, molte associazioni cattoliche lavorano generosamente per venire in aiuto agli abitanti di Gaza, ai numerosi rifugiati siriani che giungono nella nostra diocesi». Anche perché, «il nostro mondo, il nostro Medio Oriente, la nostra Terra Santa non sono destinati irrimediabilmente al caos. Grazie alle nostre azioni di sostegno e di amicizia, per piccole che siano, “dei nuovi cieli e una nuova terra” (Apocalisse, 21, 1) possono sorgere. Ecco perché vorrei ringraziare tutte le congregazioni religiose, le comunità laiche, le associazioni e tutti coloro che operano nella preghiera, nell’apostolato, nella solidarietà per vivere il Vangelo nella fede e nelle opere».
Richiamato le parole di Papa Francesco contenute nel messaggio per la Giornata mondiale della pace sul tema «Fraternità, fondamento e via per la pace», il patriarca ha rimarcato che «non c’è fraternità autentica senza il riconoscimento della paternità di Dio. Una paternità infinitamente amorevole e giusta, che ci rende non solo figli, ma anche fratelli, membri di una sola grande famiglia, aventi come vocazione quella di volersi bene». In questo senso, «la pace cui dobbiamo mirare, il Cristo risorto ci chiama a trasmetterla soprattutto in questa terra devastata dai conflitti ormai da molti anni», ha aggiunto Twal che ha esortato i religiosi della Terra Santa, cristiani e non, «a costruire una pace sociale duratura, senza abbandonare la nostra fede, ma avendo un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore, saldi nella nostra fede e nella gioia di condividerla, sapendo tuttavia adattare il nostro discorso, perché possa essere ascoltato e capito. La nostra fratellanza deve impregnare la nostra cooperazione nella missione per il bene comune al di là delle rivalità e delle gelosie».
Il patriarca si è poi soffermato sul tema della famiglia, definita «la prima cellula in cui si forgia la fraternità. Conto su tutti voi nell’anno nuovo, che è posto sotto il segno della famiglia in vista del Sinodo straordinario di ottobre 2014, consacrato a questo tema». La famiglia, ha aggiunto, «può partecipare alla costruzione di un nuovo umanesimo di fratellanza in contrapposizione alla globalizzazione dell’indifferenza e la nostra Chiesa deve rilevare le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione come ci invita il documento di preparazione al Sinodo». Una sfida che interpella l’intera comunità cristiana.
L'Osservatore Romano