
Aperto l’anno giudiziario del tribunale vaticano.
(Mario Ponzi) Un passaggio epocale che va colto anche nel suo divenire. È questa la chiave di lettura per entrare nella esatta dimensione delle trasformazioni che hanno segnato, negli anni più recenti, il sistema giuridico dello Stato della Città del Vaticano. Lo si comprende leggendo l’ampia relazione che il promotore di Giustizia Gian Piero Milano ha svolto sabato mattina, 11 gennaio, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario del Tribunale dello Stato Vaticano.
Rimodulare infatti all’interno della Curia romana certi profili — la tesi sostenuta dal relatore — è materia assai delicata che richiede attenta riflessione. Dunque occorre agire con una gradualità che deve essere assecondata con una valutazione nel tempo.
È anche vero che nello spazio di pochissimi anni il sistema giuridico dello Stato è profondamente mutato. Soprattutto dopo l’ampia riforma del codice penale vaticano che, insieme ad alcune innovazioni nel sistema amministrativo e finanziario, si è resa necessaria a partire dalla stipula della convenzione monetaria fra l’Unione europea e lo Stato già dal 2009. Anzi è proprio a questi anni recenti che Gian Piero Milano fa risalire anche una certa mutazione geopolitica dello Stato: da enclave della Repubblica italiana a enclave dell’Unione europea, pur mantenendo quella sua capacità «di interagire e recepire le realtà ordinamentali esterne — si legge infatti nella relazione — senza derivarne contaminazioni estranee alla sua natura e conformazione».
Con questo il promotore di Giustizia ha inteso puntualizzare che nonostante l’adeguamento alla normativa internazionale sia stato fortemente voluto, ciò «non significa che il Vaticano si stia statualizzando o laicizzandosi». Certamente «questa normativa — ha spiegato all’Osservatore Romano — è recepita dall’ordinamento internazionale. Il Vaticano è uno Stato; come tale svolge delle attività statuali e ha anche una sua economia che risente di flussi monetari evidentemente da regolamentare. Ma non si può dimenticare che sarebbe riduttivo contenere e limitare queste attività nei confini, seppure importanti, delle politiche di stabilità economica e finanziaria, come tali recepite all’interno dello Stato. Ci sono infatti ragioni di ordine ecclesiale che offrono ben più alte motivazioni per un impegno con questi contenuti».
Ragioni, si legge infatti nella relazione, «legate all’ineludibile esigenza che le strutture politiche, economiche e giuridiche riscoprano, valorizzino e testimonino la vocazione alla fraternità e alla solidarietà come dimensioni costitutive dell’uomo e della sua dimensione interpersonale». Anzi, è proprio la centralità dell’uomo il segno evidente della continuità che caratterizza tutta la serie delle disposizioni di leggi emanate in questi ultimissimi tempi, seppure a cavallo di due pontificati.
«Una centralità — ci ha detto ancora Milano — che si manifesta nella valorizzazione dell’uomo, protagonista e non vittima del mercato. La pace è frutto della giustizia, giustizia anche di mercato. Ecco, è proprio nella dimensione etica della giustizia e della finanza ciò che gli altri Stati possono apprendere dalla nuova legislazione vaticana».
Il 2013 è dunque stato un anno di forte impegno. Nei primi mesi di pontificato di Papa Francesco sono giunte a compimento importanti innovazioni già anticipate in alcune disposizioni emanate da Benedetto XVI, in particolare in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Disposizioni di cui le cronache si sono ampiamente occupate nei mesi scorsi. «Credo però — ci ha detto ancora il promotore di Giustizia — che a questo proposito ci sia bisogno di alcune precisazioni. Soprattutto per offrire ai media, e dunque all’opinione pubblica, una visione corretta circa gli accadimenti che riguardano quella particolarissima entità giuridica che è il Vaticano, che rimane unica nonostante l’apertura alla dimensione internazionale. Troppo spesso infatti a essa si guarda per cogliere, nelle pieghe delle notizie divulgate a volte in modo tutt’altro che preciso ed equilibrato, elementi di giudizio per rafforzare quel pregiudizio che alimenta superficiali e fuorvianti forme di curiosità».
Dunque, per farsi un’idea giusta e precisa di ciò che è alla base di una così abbondante produzione normativa, di carattere in prevalenza penale, pienamente maturata a cavallo di due pontificati e in un momento particolarmente sensibile come l’attuale, a livello sia economico-finanziario sia ecclesiale e sociale, non si può prescindere da una considerazione di fondamentale importanza. E non a caso il promotore di Giustizia lo sottolinea sin dalle prime pagine della sua esauriente relazione. Il processo di adeguamento «perseguito nella consapevolezza della funzione di alta testimonianza che la Santa Sede avverte nel novero delle nazioni — prosegue il testo — si rende possibile, con la relativa incisività e tempestività, grazie ad alcuni tratti caratterizzanti il sistema delle fonti, delineato dalla Legge n. LXXI dell’ottobre 2008». Un sistema cioè che non prevede una ripresa tout court di normative internazionali di riferimento, ma che è al contrario «costruito attraverso la strutturazione gerarchica tra principi fondanti l’ordinamento ecclesiale, fonti suppletive emanate dallo Stato italiano e come tali recepite dalle autorità vaticane, e norme di diritto internazionale generale e pattizio cui si conforma l’ordinamento vaticano».
In questo modo «il sistema di produzione normativa per un verso — precisa la relazione — esprime le due dimensioni costitutive dell’ordinamento, cioè quella di ascendenza ecclesiale e quella di impronta statuale; per altro verso salvaguarda il principio che l’ordinamento canonico è la prima fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo dell’ordinamento giuridico vaticano».
Messo questo punto fermo, la relazione passa poi dettagliatamente in rassegna le leggi più significative dell’anno appena concluso, soffermandosi naturalmente sulle principali novità apportate all’interno dello Stato e nei suoi rapporti con l’esterno, soprattutto per ciò che riguarda la prevenzione e il contrasto dei reati finanziari e la necessità di un continuo adeguamento ai sempre più elevati standard internazionali.
Particolare attenzione la relazione dedica alla Legge n. VIII dell’11 luglio 2013, contenente norme complementari in materia penale, nella quale si configurano soggetti penali prima non considerati ma che oggi, vista l’«evoluzione dei comportamenti maggiormente offensivi della pacifica convivenza», finiscono nel novero delle figure delinquenziali. Gli ambiti di interesse riguardano la persona, i minori, l’umanità, i crimini di guerra, i delitti in materia di terrorismo o eversione, i delitti mediante ordigni esplosivi o concernenti materiali nucleari, i delitti in materia di sostanze stupefacenti o psicotrope. Suscita particolare interesse la normativa nella sfera dei delitti contro la persona, nella quale sono ricomprese tra l’altro la discriminazione razziale in ogni sua espressione, la tratta delle persone, la tortura. Un discorso a parte è dedicato alle disposizioni per i delitti contro i minori. Tra le tipologie perseguite figurano la vendita del minore, l’induzione o la gestione della prostituzione minorile, gli atti e gli abusi anche sessuali nei loro confronti, la pedopornografia o la sola detenzione di materiale a essa riferibile, l’arruolamento di minori.
Conclusa l’esposizione, seppur per sommi capi, della più recente normativa, la relazione del promotore di Giustizia entra nell’ambito della cooperazione internazionale. E si sofferma sul carattere quasi sempre transazionale dei nuovi reati finanziari contemplati e sulle difficoltà, sul piano operativo o anche semplicemente formale, che essi comportano. Soprattutto quando si tratta di riciclaggio, la cui stessa struttura richiede a monte la commissione di un reato grave, il più delle volte consumato fuori i confini dello Stato vaticano, ma che poi magari si trasforma e si perfeziona proprio entro le mura. L’orientamento è quello di seguire la Cassazione italiana, la quale non ha dubbi quando si trova davanti a una prova logica della provenienza illecita dell’utilità oggetto delle operazioni compiute. In questo quadro fa rientrare anche l’illecito fiscale commesso all’estero e penalmente rilevante per l’ordinamento straniero.
Qualunque sia la strada che si seguirà, ciò che sembra necessario oggi è l’adeguamento delle professionalità ai nuovi reati configurati. «Ci troviamo infatti a operare — ci ha detto il promotore di Giustizia — in un contesto che, devo dire, ho trovato di alta professionalità in tutti i settori del tribunale e negli organi investigativi». Bisogna ricordare che Gian Piero Milano, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’università romana di Tor Vergata, è stato nominato promotore di Giustizia del Tribunale vaticano lo scorso anno. «Il lavoro del Corpo della Gendarmeria — ha proseguito — è stato inesauribile e di inestimabile preziosità, e sempre adeguato alle continue e nuove richieste investigative. Credo però, e gli stessi vertici ne avvertono la necessità, che oggi ci sia bisogno di una nuova figura investigativa con particolari competenze sulla criminalità economico-finanziaria. Sinora hanno sopperito egregiamente; ma io credo che l’applicazione e il relativo controllo dell’intera normativa richiederà qualche sforzo in più». E «dobbiamo tener conto — ha aggiunto — anche dell’estensione di competenze del Tribunale vaticano verso tutti i dicasteri della Santa Sede». Si tratta in sostanza di recepire queste riforme e di pensare a preparare figure professionali che sappiano ottimizzarle.
Infine, numeri e curiosità rilevabili dalla relazione. In materia civile il Tribunale ha tenuto quattro udienze riguardanti altrettante cause pendenti, ha pronunciato un decreto e due sentenze. In sede penale il tribunale in cinque procedimenti ha tenuto sette udienze, pronunciato quattro sentenze e tre ordinanze. Ha ricevuto sette rogatorie da autorità giudiziarie straniere, cinque dall’Italia. E per la prima volta nella storia dello Stato ha inoltrato una rogatoria alla Procura della Repubblica di Roma in merito a una vicenda di riciclaggio. Significativo il dato relativo al giudice istruttore del Tribunale: ha ricevuto 36 richieste e pronunciato 36 decreti di archiviazione, cinque relativi però ad anni precedenti. Il promotore di Giustizia ha disposto 109 notifiche richieste da procure italiane restituendone tre per incompetenza. Attualmente ci sono in corso una decina di istruttorie sommarie e indagini per due denunce-querela. In due procedimenti, ultimata l’istruttoria, il promotore di Giustizia ha chiesto il rinvio a giudizio. A seguito di una sentenza a condanna a pena restrittiva della libertà personale ha emesso un ordine di cattura. Infine in seguito a due provvedimenti di grazia del Santo Padre ha curato gli adempimenti previsti dalla legge.
L'Osservatore Romano, 12 gennaio 2014.
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Il cardinale Leo Burke celebra la messa per l’inaugurazione
Servitori prima di Dio poi dello Stato
Essere specchio della giustizia per tutti gli ordinamenti giuridici «soprattutto nella difesa della dignità inviolabile dell’uomo». È questa la testimonianza che deve dare l’ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano, secondo il cardinale Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Il porporato lo ha detto sabato mattina, 11 gennaio, durante la messa celebrata in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario del tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nella cappella di Maria, Madre della famiglia, nel Palazzo del Governatorato.
Dopo aver riproposto la figura eroica di san Tommaso Moro, il santo patrono dei ministri di giustizia, il cardinale, rivolgendosi ai presenti come ministri di giustizia, li ha invitati a implorare «l’aiuto dello Spirito Santo che abita nelle nostre anime, che ci rivela la legge di Dio, la sua giustizia e ci rafforza a obbedire alla sua legge e a fare ciò che è retto e giusto a beneficio del nostro prossimo senza condizione e limite».
E ha poi chiesto per quanti operano nella giustizia «la grazia di essere buoni servitori dello Stato e prima buoni servitori di Dio». La partecipazione a questa messa, ha aggiunto, richiama la verità: «Il servizio di giudici, di avvocati di professionisti legali ha la sua fonte originaria in Dio, che solo è giusto e che solo ci insegna nell’intimo dei nostri cuori come giudicare giustamente per il bene dei nostri fratelli e per il bene dello Stato intero». Infatti, la forma tradizionale della decisione definitiva dei giudici è «sempre preceduta dalla formula: “Avendo solo Dio dinanzi agli occhi”».
E ancora una volta, rivolgendosi ai ministri della giustizia, ha detto che «la partecipazione alla messa dona sempre nuove ispirazioni e nuova forza per l’insostituibile e impegnativo ministero». Infatti, amministrare la giustizia è «veramente un dono spirituale», una manifestazione dello Spirito Santo «attivo nei membri del corpo di Cristo per il bene comune, per il bene di tutto il corpo». In pratica, è «un servizio per tutti i fratelli per i quali Cristo ha dato la sua vita sulla croce».
Tra i presenti, il cardinale Manuel Monteiro de Castro e il vescovo Giorgio Corbellini; il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Dalla Torre, i giudici Piero Antonio Bonnet Paolo Papanti-Pelletier, il giudice aggiunto Venerando Marano, il promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, e il promotore di Giustizia aggiunto, Pierfrancesco Grossi; il direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione civile del Governatorato, Domenico Giani. Ha animato la liturgia il coro della Cappella Giulia, diretta dal maestro Pierre Paul.
Al termine della messa è seguita, nel vicino Palazzo del Tribunale, la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, con la relazione del promotore di Giustizia. Vi hanno partecipato anche i cardinali Domenico Calcagno, Attilio Nicora e Giovanni Lajolo. Erano inoltre presenti l’arcivescovo Pietro Parolin, segretario di Stato, e i monsignor Peter Bryan Wells, assessore della Segreteria di Stato, e Gianpaolo Montini, promotore di Giustizia della Corte di Cassazione. Presenti anche rappresentanti dei diversi uffici del Governatorato e numerose autorità civili italiane.