La Conferenza episcopale spagnola per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
La Conferenza episcopale spagnola ha presentato nei giorni scorsi la campagna «Ha100do un mundo mejor», in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il 19 gennaio con il tema generale «Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore». I vescovi iberici, in un comunicato, ricordano che la prima Giornata ebbe luogo esattamente cento anni fa, nel 1914, durante il pontificato di Benedetto XV. E aggiungono, nel loro messaggio, che Papa Francesco «va avanti e ci incoraggia nei nostri sforzi, non solo con le parole ma con la testimonianza della sua vita». Esplicito il riferimento alla visita del Pontefice nell’isola di Lampedusa, «l’icona più significativa di ripetute tragedie di tanti immigrati che perdono la vita in mare o lungo la strada». I presuli sottolineano che tali tragedie si sono verificate, e si verificano, in altre zone come il deserto del Sahara, l’Arizona, la costa sud della Spagna.
La Conferenza episcopale indica modelli diversi per “applicare” il messaggio del Papa alle sfide dell’immigrazione in Spagna. Un fenomeno visto come «occasione per la nuova evangelizzazione», ricordando che la Chiesa è stata sempre con i migranti durante gli ultimi cento anni, «e noi vogliamo rimanere con loro, condividendo gioie e speranze, tristezze e angosce, offrendo l’amore e il dinamismo liberatore che nasce da Gesù Cristo e del suo Vangelo».
Sul sito web della Chiesa cattolica spagnola è possibile trovare il messaggio di Francesco, quello dei vescovi spagnoli, sussidio liturgico e altro materiale per preparare veglie di preghiera e incontri. C’è anche un video che sarà diffuso nelle reti sociali: è intitolato «One Heart» ed è stato registrato sulla spiaggia della Malvarrosa a Valencia il 14 dicembre.
Alla sua realizzazione hanno lavorato, tra gli altri, il Servizio audiovisivo diocesano dell’arcivescovado di Valencia, il Programma di attenzione sociale e pastorale della Caritas, varie parrocchie e congregazioni, sacerdoti, religiosi e laici della diocesi di Valencia. Con un gioco di parole si sofferma brevemente sull’idea, universalmente diffusa, che gli immigrati rappresentino un pericolo. Il video si chiude con uno stralcio del messaggio per la Giornata pronunciato da Papa Francesco: «È necessario un cambio di atteggiamento — ha detto il Pontefice — verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione — che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” — ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore».
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"Il sesto continente
bussa alle porte:
dobbiamo cooperare"
bussa alle porte:
dobbiamo cooperare"
Monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presiede la Commissione episcopale per le migrazioni e la Fondazione Migrantes: "Ancora oggi continuiamo a guardare al Sud del mondo con logiche di colonizzazione... Tante situazioni di lavoro nero e sfruttamento a noi fanno comodo perché ne traiamo profitto. Ci sono dei giochi equivoci da parte nostra: non li vogliamo però li sfruttiamo"
Patrizia Caiffa
Nel messaggio per la Giornata, intitolato “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”, Papa Francesco invita a una conversione degli atteggiamenti nei confronti dei migranti: al posto della cultura dello scarto, la cultura dell’incontro. Che ne pensa?
“Già il titolo del messaggio è significativo: il Papa ci invita non solo a prendere atto di una situazione ma a proiettarsi in avanti verso un mondo migliore. Noi siamo molto sulle difensive riguardo al discorso delle migrazioni. Papa Francesco ci chiede di avere il coraggio di superare questa cultura dello scarto e cominciare a pensare a come il mondo può migliorare se si è attenti ad uno sviluppo autentico. Ci ricorda che gli immigrati non sono pedine e non sono solo numeri. Con i poveri le statistiche non si possono fare. Ogni immigrato è un volto, una storia. Oramai, con 250 milioni di persone che si spostano, i migranti costituiscono quello che chiamano ‘il sesto continente’. È qualcosa di cui tener conto”.
Il Papa chiede poi di gestire “in modo nuovo, equo ed efficace” le migrazioni, indicando due strumenti: la cooperazione internazionale e la solidarietà. Vuol dire che finora non è stato fatto abbastanza?
“Siamo consapevoli che finora non è stato fatto abbastanza. Ancora oggi continuiamo a guardare al Sud del mondo con logiche di colonizzazione. Se gli immigrati vengono qui è perché ci stanno chiedendo gli interessi di un gioco che noi abbiamo fatto a spese loro. Come si fa a dire che l’Africa è un Paese povero quando l’Africa è un Paese ricco, che ha tutte le materie che a noi mancano. Noi andiamo lì a prenderle e loro continuano a restare poveri. Noi continuiamo ad essere i popoli ‘ricchi’ che decidono le sorti del mondo. Una cosa è colonizzare, un’altra è cooperare. Fino a quando ci saranno divari tra Paesi ricchi e poveri, e tra poveri e ricchi all’interno di un Paese, non ci sarà mai cooperazione. Cooperazione è dire: io ti do quello che posso e che ho, tu mi dai quello che puoi e che hai. Purtroppo nel gestire i flussi dobbiamo tenere conto sia delle nostre esigenze, perché la nostra economia ha bisogno degli immigrati, sia dei problemi che ci sono dall’altra parte del mare. Bisogna che i Paesi ricchi li aiutino perché questa gente non fugga da conflitti e miseria. Ma sembra che tutto questo interesse non ci sia”.
Papa Francesco evidenzia poi la necessità di superare paure, pregiudizi, precomprensioni, con un appello ai media a smascherare gli stereotipi e offrire una informazione corretta. Una grande responsabilità...
“I media hanno delle grandi responsabilità perché fomentano l’idea della paura e nella mente della gente l’immigrato è uguale ad un criminale. Ma ricordiamo che chi arriva qui è sempre il più forte perché deve sopravvivere a viaggi lunghi, al deserto, a torture. Quindi arrivano i migliori, non i peggiori. Dobbiamo evitare di fare il rapporto criminalità-immigrazione-malattie perché creare paure è creare distanze e continueremo a non vedere. Anche perché tante situazioni di lavoro nero e sfruttamento a noi fanno comodo perché ne traiamo profitto. Ci sono dei giochi equivoci da parte nostra: non li vogliamo però li sfruttiamo”.
Però il video che denunciava le condizioni del centro di Lampedusa è stato un servizio utile. Cosa pensa di quanto sta avvenendo a seguito di quel servizio?
“Sì è stato utile. Ma perché si è gridato allo scandalo solo quando è stato visto il video e quando sono morte 300 persone? Perché a noi fa comodo creare emozioni e avere reazioni immediate che non sono più gestibili. A noi non era permesso entrare nel centro. Ma è chiaro che un centro di quel tipo non può mantenere lì le persone per mesi, senza fare niente. Deve essere un centro di passaggio per due o tre giorni. È diversa l’accoglienza nella terraferma o in una isoletta. I gestori hanno la loro importanza ma bisogna cambiare la modalità di gestione. Il problema è che noi gestiamo le cose sociali al ribasso: ma gli uomini non sono oggetti”.
Cosa dovrebbe fare la politica?
“La politica deve avere il coraggio. Nessuno può fermare il vento e la storia. Non si può pensare improvvisamente di chiudere le porte. Perché la storia e la geografia ci dicono che quei poveri hanno bisogno di vivere e sopravvivere. La politica deve prenderne atto e smettere di affrontare questo fatto semplicemente come una emergenza”.
Sir
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Domenica 19 gennaio
come cento anni fa
la preghiera della Chiesa
come cento anni fa
la preghiera della Chiesa
Papa Francesco, dopo averci sollecitato nelle prime sue due visite in Italia, a Lampedusa e al Centro Astalli di Roma, a guardare al cammino drammatico dei migranti e dei rifugiati, nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato c'invita a leggere le migrazioni come una risorsa per costruire un mondo migliore
Giancarlo Perego (*)
È passato un secolo da quando, nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra mondiale, commosso dalla drammatica situazione di migliaia di rifugiati e profughi e di persone e famiglie espulse dai Paesi europei tra loro belligeranti, Benedetto XV scrisse a tutti i vescovi italiani invitandoli a celebrare in ogni parrocchia una Giornata di preghiera e di solidarietà per i migranti. Da allora, ogni anno, in Italia prima e poi in tutto il mondo, questa Giornata è diventata una tappa fondamentale del magistero della Chiesa sulle migrazioni.
Quest’anno, Papa Francesco, dopo averci sollecitato nelle prime sue due visite in Italia, a Lampedusa e al Centro Astalli di Roma, a guardare al cammino drammatico dei migranti e dei rifugiati, nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato c’invita a leggere le migrazioni come una risorsa per costruire un mondo migliore. Di fronte alla paura e ai pregiudizi, alle crescenti discriminazioni nei confronti dei migranti, allo sfruttamento che scade in una rinnovata tratta degli schiavi, Papa Francesco invita anzitutto le nostre comunità cristiane a costruire un alfabeto e uno stile di vita diverso, che aiuti a passare nelle nostre città “da una cultura dello scarto a una cultura dell’incontro”. Lo sviluppo integrale della persona e dei popoli chiede d’impegnarsi oggi, anche in Italia, in due direzioni. Anzitutto rafforzare e non indebolire - come sta avvenendo nel nostro Paese e in Europa - le risorse della cooperazione internazionale, che aiutano persone e famiglie a non lasciare il proprio Paese. Inoltre, superare situazioni vergognose in cui vengono accolti o vivono i migranti anche in Italia.
Le drammatiche morti di 366 persone, uomini, donne e bambini, nel tratto di Mediterraneo di fronte a Lampedusa come i 7 operai cinesi arsi vivi nell’azienda tessile di Prato ci hanno ricordato l’incapacità di avere adeguate strutture di accoglienza in un confine d’Italia che è anche d’Europa; ma ancor più l’inazione se non la tolleranza visti i pochissimi casi di denuncia – 80 riscontrati nel 2012 in sole 3 Regioni italiane (70 casi in Puglia, 7 in Campania e 3 in Emilia Romagna) – rispetto alle situazioni di sfruttamento e di lavoro nero di migliaia d’immigrati, uomini e donne, dal Nord al Sud del nostro Paese: nelle aziende, nei servizi alla persona, in agricoltura, nei porti. In questi anni il mondo dei lavoratori immigrati in Italia è cresciuto, arrivando a 2.300.000 unità: 1 lavoratore su 10 in Italia è un lavoratore immigrato.
La crisi economica non può giustificare una caduta così grave della nostra democrazia nella tutela dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie: in Italia i lavoratori immigrati sotto “inquadrati” sono il 61% contro il 17% dell’Europa; le retribuzioni dei lavoratori immigrati è inferiore a quella degli italiani del 24,2%; 100mila infortuni sul lavoro denunciati riguardano lavoratori immigrati - con una percentuale doppia e talora tripla rispetto a quella degli italiani - senza contare i cosiddetti “infortuni invisibili”. L’incapacità legislativa di far incontrare domanda e offerta di lavoro nel mondo dell’immigrazione, oltre a generare continuamente irregolarità di permanenza nel nostro Paese, alimenta naturalmente lo sfruttamento lavorativo e il lavoro nero. Per queste ragioni, il cammino “verso un mondo migliore”, in compagnia dei migranti, deve essere animato da una “sete di giustizia”, perché la storia di molte persone diventi anche la nostra storia sociale ed ecclesiale e il Mediterraneo sia, come amava dire Giorgio La Pira, non una barriera, un presidio, ma “una fontana”: un luogo comune su cui costruire il domani.
Domenica 19 gennaio, con Papa Francesco, nelle nostre parrocchie siamo invitati a una preghiera comune e a condividere gesti di solidarietà, perché il mondo della mobilità umana sia almeno per un giorno al centro della comunità, nello spirito evangelico e conciliare della preferenza per i poveri.
(*) direttore generale della Fondazione Migrantes
Sir