giovedì 20 marzo 2014

"Guardare tutti i fiori...



...Da una pagina del 49", di Chiara Lubich

I saggi raccolti nel volume edito da Città Nuova, con la prefazione di Stefan Tobler, illustrano l'intuizione fondativa delliniziatrice dei Focolari


La metafora di un grande giardino fiorito costituisce la trama di uno scritto di Chiara Lubich del novembre 1949, successivamente pubblicato con il titolo Guardare tutti i fiori. A partire da quella immagine e dal conseguente invito a posare lo sguardo su quella variopinta bellezza, l’Autrice coglie il profilarsi di una spiritualità che si declina come comunicazione e incontro e si fa accoglimento reciproco, riflesso sulla terra del paradigma uni-trinitario.
I saggi raccolti nel presente volume illustrano come una tale intuizione fondativa dà luogo a un percorso interdisciplinare in cui si cimentano membri della Scuola Abbà, con l’intento di offrire itinerari di ricerca nei diversi ambiti del sapere, a conferma della fecondità teoretica ed esistenziale che gli scritti della Lubich racchiudono.
A cura della Scuola Abbà. È un Centro di studi interdisciplinare fondato da Chiara Lubich nel 1990 con lo scopo di approfondire l’incidenza del Carisma dell’unità nei vari ambiti del sapere. Costituito da una trentina di studiosi del Movimento dei Focolari, alcuni dei quali docenti anche in ambito universitario, si riunisce periodicamente presso la sede centrale del Movimento 
COLLANA
Studi della Scuola Abbà espressione culturale pluridisciplinare del Centro studi del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich per l’elaborazione della dottrina contenuta nel Carisma dell’unità. Oggetto fondamentale di studio sono gli scritti legati alla luminosa esperienza mistica vissuta dalla Fondatrice negli anni 1949-1950. 

*

Incontro interreligioso nel ricordo della fondatrice dei Focolari. Il metodo del dialogo secondo Chiara

Cinquant’anni sono trascorsi da quando, nel maggio del 1964, un piccolo gruppo di musulmani venne in visita al Centro dei Focolari di Rocca di Papa per poi partecipare all’udienza generale con Papa Paolo VI. «Il Santo Padre — ricordava Chiara Lubich — li ha nominati per primi, e loro sono stati felici e hanno applaudito. Il Papa ha appena istituito il segretariato per i non cristiani. È quindi veramente bella questa presenza del nostro gruppo di quattro musulmani».

L’episodio, nella sua straordinaria ed eloquente semplicità, è stato ricordato da padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, intervenuto all’incontro organizzato in questi giorni — dal 17 al 20 marzo — dal movimento dei Focolari nel sesto anniversario della scomparsa, avvenuta il 14 marzo 2008, della loro fondatrice Chiara Lubich. Anniversario ricordato con celebrazioni e iniziative un po’ in tutto il mondo, da Pretoria in Sud Africa, a Melbourne in Australia, da Lublino in Polonia, a Siviglia in Spagna. A Roma, l’evento centrale si svolge nel pomeriggio di oggi, giovedì, presso la Pontificia Università Urbaniana, dove personalità e rappresentanti di diverse tradizioni religiose sono stati chiamati a confrontarsi su «Chiara e le religioni. Insieme verso l’unità della famiglia umana».
Incontro pubblico che in qualche modo raccoglie e sintetizza le numerosissime testimonianze — 250 rappresentanti di otto religioni: ebrei, cristiani, musulmani, indù, buddisti, sikhs, shintoisti e membri della Tenrikyo — che da lunedì scorso si sono alternate alla tribuna della Mariapoli di Castel Gandolfo per rendere omaggio e ribadire l’attualità del messaggio della Lubich, soprattutto nel campo dei rapporti con le religioni. «Si tratta di un inedito — viene sottolineato dagli organizzatori — anche per la storia del dialogo nell’ambito del movimento dei Focolari. Per la prima volta, una pluralità di tradizioni religiose si ritrova insieme ed evidenzia la ricchezza di questo dialogo che è uno degli aspetti più attuali del carisma dell’unità di Chiara Lubich, riprendendo il suo invito a “puntare sempre lo sguardo nell’unico Padre di tanti figli” per poi “guardare le creature tutte, come figli dell’unico Padre”. Si tratta di un cammino comune di dialogo con fratelli e sorelle di fedi diverse, un mosaico variegato che si è composto negli anni e nelle comunità dei focolari sparse nel mondo».
Allo specifico «metodo» del dialogo di Chiara Lubich ha fatto riferimento il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il quale — ricordando il premio Templeton «per il progresso delle religioni» ricevuto nel 1977 dalla fondatrice dei Focolari — ha sottolineato come «con l’apertura e la franchezza che richiede l’incontro tra persone che desiderano conoscersi, in qualche modo questo dialogo si è fatto “famiglia”, tanto che varie migliaia di persone di diverse religioni condividono, per quanto possibile, lo spirito del movimento collaborando ai suoi scopi». È l’incontro con lo spirito e con il carisma dei focolari. «Chiara, infatti — ha proseguito — ha spesso definito i carismi nella Chiesa come una finestra per entrare nel Vangelo. Quella che si è aperta con lei parla di amore e di unità, come frutto dell’amore reciproco vissuto. Anche nel dialogo, quindi, in particolare quello con seguaci di altre religioni, l’amore resta il segreto o, se vogliamo, il metodo caratteristico dei Focolari. La presenza del comando o dell’invito ad amare è presente nella formula che viene universalmente riconosciuta come “regola d’oro”. Essa è, infatti, rintracciabile in ogni tradizione religiosa».
Soprattutto, di fronte alle sfide attuali, la strada del dialogo tra le religioni appare non solo una scommessa, ma un pellegrinaggio verso la verità. Questo convegno, che già Chiara Lubich avrebbe voluto realizzare — ha spiegato la presidente dei Focolari, Maria Voce — «arriva al termine di un percorso, a volte recente, ma, nella maggior parte dei casi, lungo di decenni, che ci ha permesso di approfondire la nostra conoscenza reciproca, che è diventata amicizia e, poi, fratellanza. Il cammino fatto negli anni passati ci fa essere, infatti, più fratelli e sorelle, al di là delle differenze e di quelle problematiche che, certo, non possiamo ignorare, ma che abbiamo imparato a sperare possano un giorno essere risolte. Già oggi, comunque, sono una ricchezza più che una minaccia, perché, come in famiglia, abbiamo imparato ad accogliere gli uni i pesi degli altri». Infatti, il dialogo è un rischio su cui occorre scommettere perché costruisce rapporti di fiducia reciproca che si cementano nel tempo. E facendo proprie le parole di un intellettuale giordano — il musulmano Amer Al Hafi — Maria Voce ha rimarcato come «il dialogo è una grazia di Dio per noi. Attraverso il dialogo, infatti, io capisco quanto è grande Dio che ci permette di gustare la diversità». Per questo occorre un impegno sempre maggiore. «Sento che insieme possiamo camminare lungo la strada che Chiara ha aperto per dare testimonianza che il mondo unito è possibile. Siamo tutti pellegrini verso la verità, come ha detto più volte Benedetto XVI e ripete anche Papa Francesco».
Di qui l’importanza delle testimonianze che esprimono la modalità concreta con cui il carisma dell’unità si incarna ed è capace di abbattere i muri dell’indifferenza e, spesso, della diffidenza. «Nel 1993 — racconta Preeyanoot Surinkaew, buddista thailandese — ho incontrato i giovani del movimento dei Focolari a Bangkok. Per la prima volta ho sentito dire che possiamo costruire la pace lì dove viviamo attraverso l’amore. Ho scoperto che il loro segreto era vivere la Parola di vita del Vangelo. Insieme a loro, ho cercato di vivere bene gli insegnamenti di Budda che sono in armonia con le parole del Vangelo che loro vivevano. In seguito ho sentito che era importante trasmettere questo ai giovani del mio villaggio. Facevamo anche delle attività per costruire un mondo unito, organizzate dai giovani del movimento dei Focolari». Un insegnamento che ha anche importanti riflessi sociali. «Ho capito che questa può essere la risposta alla nostra ricerca per trovare il modo di contribuire a trasformare la realtà sociale del nostro Paese».
L'Osservatore Romano