giovedì 20 marzo 2014

Riportare il bene comune all’attenzione della politica

Vescovi europei

Dichiarazione Comece in vista delle elezioni di maggio: “L’Unione Europea è a un punto di svolta”

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVAROMA
Affermano di rivolgersi in prima istanza ai cittadini dell’Unione Europea che si dichiarano cattolici, ma si augurano di essere ascoltati anche da “tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore il successo del progetto Europeo” e che la loro voce venga udita anche da “coloro che intendono ricevere un mandato presso il Parlamento europeo”.

È un appello a 360° quello che rivolgono i vescovi accreditati presso l’Unione Europea in una dichiarazione resa nota oggi a Strasburgo con diffusione immediata in dieci lingue, mentre tradizione voleva che fossero generalmente tre (inglese, tedesco e francese).

Che i vescovi europei (in testa il presidente cardinale Reinhard Marx che ha dichiarato in questi giorni di voler giungere a conclusione del suo mandato, nonostante il moltiplicarsi delle cariche) abbiano a cuore il tema europeo non è notizia di oggi, ed è lunga la serie di interventi e documenti, spesso in collaborazione con il Consiglio delle Chiese riformate (Kek), tesi a scuotere le coscienze e a sollecitare un impegno dei cristiani. Tuttavia questo intervento, peraltro anticipato nella prolusione di ieri in apertura dei lavori dell’assemblea Comece di primavera di Marx - “non solo un appello al voto, ma un richiamo alle priorità” - sembra contenere qualche elemento di novità o, per meglio dire, di “gravità”.

“L’Unione Europea è a un punto di svolta”: la crisi economica ha messo a dura prova le relazioni tra gli Stati membri, mettendo in discussione il principio fondante della solidarietà; risultato eclatante è l’incremento della povertà e la mancanza di prospettive future per i giovani. “La situazione è drammatica, per molti addirittura tragica”.

Consapevoli che l’esito delle prossime elezioni per il Parlamento europeo “avrà rilevanti implicazioni”, i vescovi rimarcano come “essenziale che i cittadini Ue partecipino al processo democratico esprimendo il loro voto”, dichiarando come questo periodo pre-elettorale offra “un’opportunità alla società europea nel suo insieme di dibattere le questioni socio-economiche che daranno forma all’Unione negli anni a venire”.

Così confessano di sentire come un loro “dovere” di pastori, offrire “orientamenti all’elettore Ue formandone la coscienza”, ossia una valutazione attraverso il “prisma della dottrina sociale Cattolica”.

Sottolineano pertanto in prima istanza alcune considerazioni generali: il ruolo dei giovani (milioni di loro voteranno per la prima volta e molti di essi sono disoccupati, incoraggiamoli a “fare in modo che la loro voce venga ascoltata”); la situazione dei poveri e più vulnerabili (“i numeri dei nuovi poveri stanno crescendo a un ritmo allarmante”); la ricerca del bene comune (“singoli cittadini, comunità e anche Stati-nazione devono essere capaci di mettere da parte l’interesse particolare”); la necessità di una cultura di moderazione (“dobbiamo imparare a vivere con meno”, ma contemporaneamente far sì che i poveri ottengano giustizia).

Nell’ottica della dottrina sociale i vescovi si spingono in prospettiva di future decisioni comunitarie. È importante  che vengano salvaguardati sia il principio di sussidiarietà “pilastro basilare dell’unica famiglia di Stati-nazione che costituiscono la Ue”, che quello di solidarietà (“dobbiamo costruire un mondo differente con la solidarietà nel cuore”), ma soprattutto è essenziale “ricordare che tutte le aree delle politiche socio-economiche sono sorrette da una visione dell’uomo radicata in un profondo rispetto della dignità umana”. Da una parte è la vita, tutta intera a essere difesa “dal concepimento alla morte naturale”, dall’altra, se l’Europa è un continente in movimento, “la responsabilità dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo deve essere condivisa in maniera proporzionata da tutti gli Stati membri”.

Significativa è ancora una volta l’attenzione alla sostenibilità ambientale delle scelte “elemento fondamentale di qualsiasi politica di crescita e sviluppo” (“siamo responsabili della creazione” e occorre “promuovere una visione internazionale in tema di cambiamento climatico”), come pure la dimensione della libertà religiosa “caratteristica fondamentale di una società tollerante e aperta”.

E infine spezzano anche una lancia a favore del “giorno di riposo settimanale, comunemente condiviso, la domenica” e segnalano il cambiamento demografico in atto, destinato ad accentuarsi nei prossimi cinque anni, invocando politiche che creino nuove opportunità peri giovani.

In conclusione l’appello si fa diretto: “Noi, vescovi europei, chiederemmo che il ‘Progetto Europeo’ non venga messo a rischio o abbandonato”.

Nella prolusione di ieri il presidente Marx , evocando il fantasma della “Guerra Fredda”, non aveva nascosto la sua preoccupazione per la situazione ucraina segno che le “conquiste della nostra Europa democratica non possono ancora essere date per scontate”.

“La democrazia europea ha bisogno di virtù”, concludeva Marx alludendo a un documento congiunto Comece-Kek di qualche anno fa e a quello più noto del 2012 “Una comunità europea di solidarietà e responsabilità”, ma soprattutto alle parole di papa Francesco sul bene comune contenute nella “Evangelii Gaudium” (n. 203). Perché “come Chiesa vogliamo riportare il bene comune all’attenzione della politica”.